Turismo Senza Gente: Due giardini relativamente segreti a Londra

Scrivere questo articolo è stato molto difficile. E per ora ho scritto solo il titolo e una frase e mezza. Quanta sofferenza nella vita, quanta vita nella sofferenza, eccetera eccetera MA NON DIVAGHIAMO. Siccome intendo parlarvi di ben due luoghi in un solo post dovrò necessariamente fare sfoggio delle mie leggendarie abilità di sintesi (…) E DUNQUE confinare in uno scarno elenco puntato qualsiasi premessa alla trattazione dei due giardini abbastanza segreti citati nel titolo.

  • La cosa bizzarra dell’essere sintetici è che quando provi a ridurre tutto all’osso ti rendi conto di non avere veramente nulla da dire.
  • Qual è il senso della vita?
  • Ah ecco -> ho scritto “giardini relativamente segreti” e non “giardini segreti” e basta per due semplici motivi:
    • “Due giardini segreti a Londra” mi sembrava un titolo eccessivamente pretenzioso.
    • Se questi giardini fossero stati veramente SEGRETI e non facilmente rintracciabili tramite Google io non ne sarei mai venuta a conoscenza.

 

St John’s Lodge Garden

A conferma che la scelta di apporre “relativamente” all’aggettivo “segreti” è stata azzeccata va il fatto che il primo dei due giardini che analizziamo oggi è nel bel mezzo di REGENT’S PARK, probabilmente uno dei parchi meno “segreti” della città. MA ATTENZIONE: con questo non intendo screditare Regent’s Park, visto che il Queen Mary’s rose garden, seppur super frequentato da turisti della peggior risma, è uno dei miei posti preferiti al mondo e nel corso degli anni mi ha regalato innumerevoli momenti di grande appagamento estetico.

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Per non dimenticare.

Comunque.

Visto che intendiamo allontanarci dai sentieri battuti dalla Banalità e percorrere le vie del Nuovo, noi oggi non varcheremo il cancello che porta al Rose garden ma gireremo a destra, verso il giardino relativamente segreto oggetto della discussione odierna.

Visto che non si capisce una mazza spiego meglio: entrate nell’Inner Circle percorrendo Chester Road (la vedete? È lì sulla destra). Arrivati nell’Inner Circle, che poi è quella strada a forma di cerchio, girate verso destra e percorrete una roba tipo 100 metri guardando attentamente alla vostra destra, fino a quando vi troverete davanti questo:

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Che è poi l’entrata del St John’s Lodge garden.

La cosa più bella di questo giardino è che è stato costruito espressamente per creare un luogo favorevole alla “meditation” e alla “peaceful relaxation” e che dunque i passatempi amati dal volgo (ossia i giochi con la palla/frisbee/eccetera) sono espressamente VIETATI. Io ci sono andata un lunedì pomeriggio e il posto era quasi vuoto (escludendo una coppia di anziani che fotografava i fiori e un pazzo furioso che, incurante delle regole del luogo, è entrato sfrecciando in bicicletta – ma che per fortuna è andato via dopo due secondi). Tornerò nel weekend e vi farò sapere com’è la situazione.

Kensington Roof Gardens

Il secondo giardino di cui parleremo oggi è talmente segreto che c’ha pure il sito Internet. Va però detto che io non ne avevo mai sentito parlare prima di qualche giorno fa, e che quindi magari scriverne può essere utile (a chi, non lo so).

DUNQUE.

I Kensington Roof Gardens sono dei giardini (appunto) situati sul tetto (appunto) di un palazzo di sei piani che si trova a Kensington (appunto).

Visitare ‘sti Kensington Roof Gardens è possibile (e gratis), ma molto complicato. Questo perché sono aperti al pubblico solo pochi giorni al mese, segnalati in questa pagina. Noterete che la maggior parte dei giorni sono “open to Babylon guests only”, il che significa che per entrare dovete necessariamente andare a mangiare/bere qualcosa al ristorante contenuto nel complesso che si chiama, appunto, Babylon e che, incidentalmente, è molto bello, ma, temo, non molto economico. I giorni denominati come “club night” sinceramente mi suscitano timore e ribrezzo, e ho controllato cosa sia questo “club” solo per Voi: pare però che per fortun purtroppo si tratti di una cosa esclusiva per soli membri (che però possono portarsi dietro gruppi fino a 20 persone, quindi tanto esclusiva non mi pare MA VABBÈ).

DUNQUE.

Controllate che il giorno che vi interessa i giardini siano “open to the public” e, giusto per essere sicuri, telefonate allo 0044 207 937 7994 per chiedere conferma che siano effettivamente aperti (o, se come me pensate che nel 2016 usare il telefono per TELEFONARE sia una roba da persone incivili, compilate l’enquiry form che potete trovare in fondo alla pagina “contact us”).

L’indirizzo dei giardini è 99, Kensington High Street (ma l’entrata si trova in Derry Street). La fermata della metro più vicina è High Street Kensington. Mi raccomando, portatevi dietro un documento di identità perché vi verrà chiesto all’ingresso.

Sono stata molto professionale in queste ultime righe e la cosa mi ha sfiancato.

Vi lascio con le mie foto (anche se, specialmente se paragonate a quelle che ci sono nel sito che vi ho linkato, fanno schifo).

Ciao.

Surrey Quays e la roba intorno/1

Sono passati circa sedici mesi dall’ultima volta che ho scritto un post appartenente alla categoria Turismo Senza Gente.

Sedici mesi.

Un bambino nato il 3 novembre 2014, data dell’ultimo post dedicato alle mie commoventi gesta da P.I.R.L.A., ora ha più o meno quest’aspetto:

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(O almeno credo. Che ne so io di bambini?)

NON VA BENE.

NON. VA. BENE.

E con “non va bene” mi riferisco soprattutto al fatto che A) Io abbia cercato su Google “foto di bambino a 16 mesi” e che B) Io stia ora leggendo con interesse articoli su http://www.bravibimbi.it e http://www.pianetamamma.it.

NON VA, APPUNTO, BENE.

Cosa stavo dicendo?

Ah: NON VA BENE.

Rimediamo dunque con una specie di spin off della serie di successo Turismo Senza Gente che intitoleremo Cose da Vedere intorno a Surrey Quays. Oppure Surrey Quays e la Roba Intorno. Una cosa così, insomma.

Questa amena zona della Londra Sud-Est che piace (a chi non lo so, ma a qualcuno piacerà sicuramente, e questo qualcuno sono io) è incastonata graziosamente nel Tamigi e presenta vari punti di interesse, il più importante dei quali consiste nel fatto che ci abito io; il secondo punto di interesse è il Greenland Dock, col quale vi ho già sfracellato ampiamente i cog dilettato grazie alle mie fotografie (non preccupatevi, ne parleremo meglio a tempo debito). Ho scritto in italiano corretto? Probabilmente no, ma il Tempo scorre implacabile e non si ferma per noi, insignificanti briciole rotolanti via con disordine dalla Tovaglia della Vita, ergo BENE COSÌ.

Questa amena zona eccetera eccetera presenta vari punti di interesse, ma chiaramente se avete tre/quattro giorni per visitare Londra le cose che dovete vedere sono altre. Se, però, rimarrete a Londra per tre/quattro mesi, o se il vostro albergo/appartamento/locanda si trova in area Surrey Quays & dintorni e volete esplorare ciò che vi circonda, o se, ancora, siete miei grandi fan e desiderate fare un tour dei miei luoghi (STO SCHERZANDO), ecco, questa Serie fa per voi.

In linea con la tradizione di questo Spazio mi sarebbe piaciuto molto partire con un punto panoramico (ossia Stave Hill), ma è successo un casino del tipo che:

  • Non trovavo le foto che che avevo scattato mesi fa e che dovevano andare a corredare il post;
  • Dopo aver cercato le foto per giorni mi sono rassegnata e mi sono recata fino alla collinetta per trovarla INVASA DA UNA CLASSE DI LICEALI IMPEGNATA NELL’ORA DI EDUCAZIONE FISICA.
  • Ma io dico: puoi tu, liceo, appropriarti di uno spazio PUBBLICO per un motivo così triviale come l’educazione fisica?
  • Avrei potuto salire sulla collinetta e fregarmene e scattare delle foto ma ho paura della gioventù. Quando vedo un branco di quindicenni mi dimentico che ho TOT anni in più di loro e che dovrei essere IO a incutere timore a loro, NON il contrario, e mi sento come quando avevo quattordici anni e passare davanti a un branco di quindicenni era un Incubo Vero. In realtà lo è anche adesso ma non divaghiamo. Riprendiamo il nostro elenco puntato.
  • Dicevo:
  • Non trovavo le foto, non sono riuscita a scattare le foto, mi sono lamentata con TBS della mancanza di foto e lui mi ha suggerito di controllare nel mio cellulare vecchio e di cercarle lì (le foto). Io gli ho risposto MA FIGURATI SE SONO NEL MIO CELLULARE VECCHIO IO SPOSTO SEMPRE TUTTO NEL DISCO FISSO ESTERNO e infatti le foto le ho poi trovate. Nel cellulare vecchio.
  • Le foto fanno un po’ cagare ma questa è un’altra storia.

RIASSUMO:

Come avrete probabilmente notato il mio Stile Espositivo non brilla per Sintesi, e se mi metto a parlare della collinetta finiamo a maggio 2089.

Ma di cosa posso parlare cavandomela in poche righe?

DI NULLA.

Solo che mi dispiace per voi e allora vi parlerò de

IL PUB WIBBLEY WOBBLEY

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(Foto presa da qua)

Il pub Wibbley Wobbley è in una barca ormeggiata nel Greenland Dock ed è chiuso da tempo immemore (ossia da prima che io mi trasferissi in zona). Perché vi sto parlando di questo pub, se è chiuso e non potete andarci?

  1. Perché magari camminando lungo il Greenland Dock vi imbatterete in questa barca e vi chiederete quale sia la sua storia, anzi no, non ve lo chiederete, perché ve la sto raccontando io – prego.
  2. Il punto due non mi viene in mente ma devo scrivere qualcosa per dare un senso a questo elenco numerato.

Il pub Wibbley Wobbley era proprietà del comico Malcom Hardee, che abitava in una barca ormeggiata lì vicino (e che, scopro adesso, era anche proprietario del comedy club Up the Creek a Greenwich che ho scoperto grazie a MARTA). La sera del 31 gennaio 2005 Malcom ha avuto la brillante idea di raggiungere la sua casa-barca camminando lungo il bordo della banchina da ubriaco, è caduto nell’acqua gelida e, ecco, è morto. L’hanno ritrovato due giorni dopo e hanno stabilito che è caduto mentre stringeva una bottiglia di birra nella mano destra.

Questa storia un po’ mi inquieta e sono a tanto così da googlare DEAD BODIES FOUND IN GREENLAND DOCK THROUGHOUT HISTORY ma non lo farò, perché stanotte vorrei dormire.

Bene. Vado.

Un saluto a tutti e soprattutto a Malcom.

Turismo senza gente: Point Hill (o The Point, non ho ben capito)

Prima di lanciarci in una nuova entusiasmante Pirlata (nel caso foste novizi al Verbo dei P.I.R.L.A., ecco qua un’illuminante spiegazione socio-semantica al riguardo – dove con “illuminante” intendo “NO”, con “spiegazione” intendo “soliloquio” e con “socio-semantica” intendo “in realtà si tratta di cazzate”) sento il bisogno di scassarvi le p intrattenervi con una breve digressione fonetico-sociologica-socio-semantica.

A quanto pare Greenwich, ridente borough situato a sud-est di Londra, non si pronuncia Grìnuich, bensì una roba tipo Grènich. Come mai, chiederete voi? CHE NE SO, rispondo io, io mi limito a copiare l’intonazione della tizia che annuncia le fermate della metropolitana e, al limite, chiedere conferma a Corgi e a Charlie obbligandoli a ripetere lo stesso termine diecimila volte di fila, IO. Per lo stesso imperscrutabile motivo che vuole la pronuncia del “Green” di “Greenwich” diversa da quella del “Green” di “Green”, il river Thames si dice Thèms (e non Theims) e Leicester square si dice Lèster (e non Leisester). E Islington non è Ailington, bensì Ìslinton.

HO FINITO.

Chiuso questo per nulla irritante dispiego di competenze linguistiche,

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Thank you.

focalizziamo dunque la nostra attenzione su GREENWICH. Grènich. Quel posto dove tutti vanno a farsi fotografare con un piede nell’emisfero orientale e l’altro nell’emisfero occidentale. Io, chiaramente, NO, in quanto a) Sono un fiocco di neve unico e speciale; b) Odio farmi scattare delle fotografie mentre c’è della gente che mi sta fissando.

Oltre a essere un posto francamente delizioso e a vantare attrazioni degne di nota per il Turista Medio (chessò, il Royal Observatory, il parco, il National Maritime Museum, Cutty Sark, eccetera), Greenwich presenta la notevole attrattiva di trovarsi a dieci minuti di distanza da casa di Marlie. E a UN’ORA E DUE MINUTI da casa mia, ma dettagli.

Il Vero Viaggiatore non si lascia scoraggiare dall’Avventura, nemmeno quando essa implica Sofferenza, Sacrificio, Scomodità.

Nemmeno quando essa implica il dover cambiare linea a Bank.

Bank è una specie di luogo infernale che unisce due stazioni (Monument e, appunto, Bank) e cinque linee metropolitane. Bank è un dedalo di scalini, scalette, scaloni, curve infinite e rettilinei angoscianti. Bank puzza anche un po’ di cavolo. L’unica cosa che mi dà soddisfazione mentre vago nelle Vie del Dolore a Bank è sentire i lamenti degli altri viandanti costretti allo strazio di dover percorrere chilometri e chilometri di scale prive di senso logico per passare dalla Dlr alla Central line.

Nel 2013 Bank ha ricevuto il meritatissimo titolo di stazione più odiata dai londinesi.

Chiudiamo questa parentesi della quale sicuramente sentivate tutti la necessità con un’immagine altamente educativa rubata da Time Out. E passiamo oltre. Prego.

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Stavamo parlando di Greenwich, luogo celebre per trovarsi vicinissimo a casa di Marlie e per tutta quella roba relativa al meridiano e alle barche. Un altro punto di forza di Greenwich è sicuramente il meraviglioso panorama che si può ammirare dall’alto della collina dove è situato il Royal Observatory. La fruizione di tale Bellezza, però, lungi dal concretizzarsi in un’appagante Esperienza di Contemplazione Mistica & Solitaria, assomiglia di più a una roba tipo questa:

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Ci siamo fatti la foto coi piedi nei due emisferi e ora siamo venuti qua a turbare la tua quiete.

Bene.

Cioè male.

Ma non disperate: a Greenwich è presente un altro punto panoramico, molto meno battuto di quello posto sulla collina del Royal Observatory (e, purtroppo, anche un po’ meno bello, MA QUESTO MI SEMBRA OVVIO, altrimenti la Gente si sarebbe recata in massa là, giusto?).

Sto parlando di The Point. O di Point Hill. Insomma:

The Point è facilmente raggiungibile sia da Cutty Sark che da Greenwich. Basta portarsi su Greenwich High Road e girare dentro Royal Hill appena si vede il Sainsbury’s. E poi da Royal Hill infilarsi dentro Point Hill. Cristallino. A questo punto dovete solamente percorrere la salita, arrancando con grazia verso la destinazione. Se volete rendere la vostra esperienza ancora più catartica potete seguire le orme di TBS&me, ossia fare una puntata al Greenwich market prima della scalata e mangiare QUASI TUTTO il cibo in vendita (no dai, non quasi tutto. Solo un paio di samosas -CIAO LETI E GIUS! Cuori-, una specie di sfogliatina con feta e verdure miste, un calzone, un hot dog, un robo con agnello e halloumi e poi basta, robetta, dai).

Continuate a percorrere Point Hill con ostinazione. A un certo punto troverete uno spazio verde alla vostra destra. Siete arrivati. Datevi una pacca sulla spalla.

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Notare la calma. La quiete. La quasi totale mancanza di esseri umani, fatta eccezione per le due figure appena distinguibili sullo sfondo (spoiler: il punto panoramico è proprio lì), le quali, tra l’altro, si sono allontanate a grandi passi appena ci siamo palesati. Scusate se abbiamo turbato il vostro idillio, ragazzi, ma, come ho già avuto modo di enunciare tempo fa, in fondo siamo tutti “la Gente” per qualcun altro.

Il panorama offerto da Point Hill, MI SEMBRA DI AVERLO GIÀ DETTO, non è ai livelli di quello che si vede dall’Osservatorio, ma ha un suo perché. Dato soprattutto dal fatto che potete godervelo senza beccarvi gomitate nello sterno.

Girando “on the line” (cit. colta) ho trovato questa foto scattata da questo tizio qua, dove Point Hill fa una gran porca figura. Visto che io non sono da meno, vi lascio con le più “normaline” (cit. mio fratello quando era in seconda elementare) creazioni della fotocamera dell’Iphone di TBS.

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Guardate. non c’era un cane, ahahaha ok non fa ridere.
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Non si capisce nulla ma posso assicurarvi che si vedono: London Eye, St Paul’s, i grattacieli della City, Canary Wharf e altro.

Quando terminate di Abbracciare l’Orizzonte con lo sguardo e di bearvi per essere riusciti, ancora una volta, ad evitare la Folla, potete scendere dai gradini posti alla vostra sinistra (questi). Ciò ha una triplice funzione: a) Così facendo diversificherete il vostro vagare, e sappiamo tutti che la varietà è il sale della vita; b) Potrete scattare foto pseudoartistiche della skyline incastonata tra i comignoli delle case; c) Il fatto di riapprodare sulla strada verso casa da un punto diverso rispetto all’andata metterà simpaticamente alla prova le vostre capacità di orienteering.

(Non preoccupatevi. Se sono riuscita a tornare a Cutty Sark sana e salva io, che tempo fa sono riuscita a perdermi a Lèster Square, è semplice. AH ma io avevo TBS a indirizzarmi. Vabbè, ma voi siete più bravi di me, lo so. E poi esiste il GPS. L’importante è non chiedere mai informazioni alla Gente)

Turismo senza gente: Hill Garden and Pergola/2

(Prima di proseguire con la lettura andate a studiarvi l’imprescindibile introduzione storico-sociologica da me composta. Grazie).

Ah! Volevo anche dirvi che da oggi noi Avventurieri del Bello, noi Turisti senza Gente, noi Vagabondi Urbani, noi Raminghi per Scelta, noi P.I.R.L.A.* insomma, NOI ora abbiamo una playlist gentilmente regalataci dalla mente superiore di Bratinez. Dico “Mente superiore” perché 1) L’ha chiamata VagaTanding, 2) Vi ha inserito componimenti che si adattano perfettamente a ognuna delle emozioni che un P.I.R.L.A.* prova nel corso delle sue avventure, 3) Ha capito come si creano le playlist su Spotify.

In realtà VagaTanding sarebbe mia ma siccome sono buona la condivido con voi tutti: toh.

*Con P.I.R.L.A., acrostico creato così su due piedi perché, ma guarda, sono un’artista, si intende:

Pedone

Irriducibilmente

Rifuggente

L’

Altro

Con “Altro” si intende, ovvio, LA GENTE.

Notiamo dunque come ora lo “Stay pirla” assuma tutto un altro significato.

Sorridiamo con compiacimento interno e andiamo oltre, liberi come allodole felici.

Il Luogo di cui parliamo oggi (e di cui parlavamo anche un paio di settimane fa, giorno più giorno meno. MA NON PERDIAMOCI IN CHIACCHIERE), ossia Hill Garden and Pergola, è situato in mezzo al null ad Hampstead Heath, tra le stazioni della metropolitana di (appunto) Hampstead e Golders Green, sulla Nothern Line.

Quando sono andata ad esplorare questa HIDDEN GEM non avevo tanta voglia di scarpinare (forse per la prima volta nella mia vita); ho quindi preso la Tube fino ad Hampstead e da lì sono zompata sull’autobus 268 destinazione Golders Green. Durata del tragitto in autobus: 1 minuto e mezzo. Età media dei passeggeri: 87 anni.

Tutto considerato la strada potete farla tranquillamente a piedi.

Informazione nel caso decideste di prendere il gioioso 268: il nome della vostra fermata è INVERFORTH HOUSE.

“Ma come?!” si chiederanno i più attenti tra voi.

(Ossia NON MIO FRATELLO, il quale ha candidamente ammesso che quando parlo di cose leggermente più impegnative di “Odio la gente” non riesce a leggere con attenzione)

Alcuni tra voi, insomma, domanderanno rivolgendosi con aria interrogativa al cielo: “E Lord Leverhulme? E WILLIAM?”

Eh. Praticamente Andrew Weir, AKA IL BARONE DI INVERFORTH (Non è un nome bellissimo? Un po’ tipo GANDALF IL GRIGIO. Oppure IL BARONE DI MÜNCHHAUSEN. O ancora Antonio Coimbra de la Coronilla y Azevedo. Ma stiamo divagando), è il tizio che si è comprato la casa (completa di giardino e pergola, cosa ve lo dico a fare) di Lord Leverhulme dopo il passaggio a miglior vita di quest’ultimo e ha deciso prepotentemente di cambiarle nome.

E l’ha chiamata, appunto, Inverforth House. Da qui l’appellativo della fermata del bus.

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Ciao sono il barone di Inverforth e sono un birbone

Bene.

Siete scesi alla fermata (o siete arrivati in loco a piedi, fatti vostri). Siete vicinissimi alla Meta.

Se arrivate da Hampstead non dovete nemmeno attraversare la strada (in caso contrario, e mi pare anche ovvio, attraversatela). Proseguite per circa dieci metri. Davanti a voi troverete l’Ingresso: una specie di cancello in legno. Chiuso. NON LASCIATEVI INTIMORIRE e seguite, se non il vostro cuore, il cartello posizionato pochi passi più a destra dell’apparente via sbarrata. Avventuratevi dunque lungo il pedestrian access, ossia una misera striscia di terriccio posta alla destra del cancello.

Vi troverete in quello che sembra paurosamente il viale privato di una casa, ma niente paura: dopo pochi passi noterete un sentiero sulla destra. Imboccatelo con decisione. Congratulatevi con voi stessi per avere seguito il vostro istinto esplorativo. Dopo mezzo minuto iniziate a sentirvi in ansia perché la stradina è deserta. O, perlomeno, questo è quello che è capitato a me in un anonimo mercoledì mattina: è abbastanza probabile che di domenica pomeriggio l’area sia leggermente più popolata.

Percorriamo i 50 metri che ci separano dall’inizio del sentiero al vero e proprio ingresso del parco con un filo di preoccupazione, preoccupazione che, nel mio caso, è stata spazzata via da:

  1. Questo cartello di benvenuto passive-aggressive
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  2. L’aver notato, appena entrata nel parco, una coppia di anziani intenta a passeggiare. E una ragazza seduta pacificamente su una panchina. E una mamma con due bambini. Ci terrei a sottolineare: tutte persone molto tranquille e silenziose, non ascrivibili alla categoria “Gente” che stiamo cercando di evitare con caparbietà nelle nostre esplorazioni.

Bene.

Il garden è grazioso, ma niente di incredibile rispetto alle altre 3942942032 aree verdi presenti a Londra. La Pergola è più interessante. Prima di tutto è enorme (io mi aspettavo che fosse un mini porticato di due metri, invece no, è infinita. Cioè, non proprio infinita, ma sicuramente è più grande di due metri). E poi, e poi niente, mi piace ecco. Vi metto qualche foto per darvi un’idea del Luogo. Intanto mi imprimo nella mente la necessità di tornarci in primavera, che il tutto sarà sicuramente ancora più amazing.

Notare la noncuranza con cui faccio mia l’Arte di creare una galleria di immagini su WordPress.

Ma procediamo.

Tutto molto bene, tutto molto bello. Ho solamente una cosa di cui lamentarmi.

Da qualche parte (qui) avevo letto che la Pergola offriva un panorama stupendo, anzi, cito pari pari, “magnificent views of The Heath and surrounding areas”. Inoltre “There is an ornamental fish pond at the heart of the garden and at the far end there is a little alcove with a bench which gives a stunning view of The Heath with London as the backdrop”.

Ora, lungi da me dire che gli alberi non siano una creazione magnifica della Natura, ma tutto ciò che ho visto dalla Pergola è questo.

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Sono anche andata a cercare la panchina vicino al fish pond. QUARANTACINQUE MINUTI per localizzarla e per convincermi che sì, la panchina doveva proprio essere quella. Io, la lieve brezza estiva, la solitudine, i due vecchietti che passeggiano – ANDATE VIA CHE QUA SI STA CONSUMANDO UNA TRAGEDIA -, il sito di WordReference aperto alla voce “backdrop” (che, per la cronaca, significa “scenario”). A casa mia, dunque, la citazione di prima significa che Londra fa da scenario alla vista meravigliosa (O NO? O sono io che sono pirla non nel senso dell’acrostico ma nel senso vero del termine? Aiutatemi).

E invece questo è quello che si vede dalla panchina.

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Che poi non è neanche male, chiariamoci.

Morale:

Gli alberi sono nostri amici ma a volte possono farci soffrire.

Ciao.