Cercare casa (in affitto) a Londra / 2

Una-pallottola-spuntata-Nielsen

Questo intervento giovane & sbarazzino segue il post dell’altro giorno. Mamma, ma tu l’hai capito che le scritte di colore diverso e sottolineate sono dei link (qua la regia mi dice che le parole straniere in italiano si scrivono sempre in singolare e io credo fermamente nella regia)?

Riformulo: mamma, ma tu lo sai che i link (approfitto della situazione per comunicare alla regia che, comunque, a me linkS suona meglio) li devi cliccare, così ti portano su altre pagine?

A questo proposito ci terrei a dire una cosa che non c’entra una mazza col discorso-case ma che mi sta appesantendo l’anima da mesi: quando interpello mia mamma non lo faccio per copiare Zerocalcare (LINK ALERT!), lo giuro. Ho iniziato a rivolgermi direttamente alla Sostanza Che Mi Ha Creato (cit. mio fratello quando era in terza elementare) dopo aver notato un incremento nella mia casella Gmail di domande inerenti al blog rivoltemi da, appunto, lei. Capirete il mio disappunto quando ho letto per la prima volta fumetti (GENIALI, tra l’altro), tipo questo (ce ne sono altri dove l’Autore si rivolge direttamente a sua Madre ma in questo momento non li trovo). Mi sono sentita quasi peggio di quando volevo introdurre l’espressione WHAT THE FUDGE e poi, dopo una veloce googlata, mi sono accorta che it was already a thing. Però (in questo caso, non nel caso di What the fudge) sono andata avanti, perché visto che great minds think alike è probabile che due persone abbiano la stessa idea senza che uno dei due (io) abbia copiato l’altro (lui), giusto?

(Lasciatemi nel mio ingenuo mondo degli orsetti fatati, grazie)

Chiusa parentesi.

Visto che l’altro giorno non eravamo giunti da nessuna parte possiamo agevolmente partire dal Principio.

Fase uno – La ricerca di una stanza

In Principio c’erano la stazione di Victoria alle dieci di sera, tre ragazze, quattro trolley, uno zaino, due borsoni e un ostello dall’altra parte della città da raggiungere (notate l’elegantezza dell’ossimoro) in TAXI.

In Principio c’erano l’indecisione, l’ansia, la fretta, l’odore della zuppa carrot & coriander in offerta da Sainsbury’s, l’Amico di Tutti che si ostinava a cucinare tranci di salmone nella cucina comune, la voglia di schiodare dall’ostello il più velocemente possibile (anche se, ripeto, il posto non era affatto male – ma le mie sono news risalenti a due anni fa, quindi ora non saprei) e, ovviamente, il fattore I’ve no idea what I’m doing (per una sua efficace rappresentazione iconografica si prega di fare riferimento alla mia scheda About – mamma la stai capendo sta roba dei link? Ne sto mettendo troppi per un solo post, vero?).

Il fattore I’ve no idea what I’m doing è quella cosa che fa venire in mente a tre ragazze appena giunte a Londra, senza lavoro, senza conto in banca e con un capitale complessivo a disposizione pari a 75 pound e otto mini-confezioni di Mature Cheddar di prendere in affitto UN INTERO APPARTAMENTO – questo perché, nella nostra stupidità ingenuità, all’epoca eravamo convinte che affittare due stanze nella stessa casa o una casa con due stanze fosse più o meno la stessa roba, ergo prendevamo in considerazione solo la quota da pagare settimanalmente, ignorando con leggiadria parole minacciose quali deposit (= caparra), agency fees (= vabbè dai, questa è facile: spese di agenzia), council tax e bollette varie. Brrrr.

Il fattore I’ve no idea what I’m doing è quella cosa che ci ha portato prima nell’ufficio Dexters di Shepherd’s Bush, poi in un trilocale nei dintorni, poi di nuovo nell’ufficio della Dexters (in mezzo al secondo tragitto trilocale-ufficio Dexters: scene di giubilo collettivo, lancio di cappelli in aria, declamazione di frasi tipo “SÌ, QUESTA CASA FA PER NOI, LA PRENDIAMO SUBITO!”).

Interno di agenzia immobiliare, pomeriggio inoltrato.

PERSONAGGI:

  • Tre Giovani Donne visibilmente impreparate alla Tragedia che sta per abbattersi su di loro
  • Dietro una scrivania enorme, un tizio in vestito elegante e cravatta che esteriormente sorride ma dentro di sé è tutto un “Ma tu guarda se devo sprecare il mio abito della domenica per rovinare i sogni di gloria a queste tre imbecilli, ma what the fudge proprio oh”
  • Un mattonazzo di fogli da compilare situato strategicamente tra le Giovani Donne e il Tizio Elegante.

Il mattonazzo di fogli rendeva chiaro ciò che Tizio Elegante non aveva cuore di spiegarci a voce, e cioè che essendo noi

  • Letteralmente appena sbarcate sull’Isola
  • Prive di lavoro / conto in banca / appoggi
  • Sfigate

Dovevamo, oltre ad avere a che fare con bollette, council tax e spese d’agenzia (ma questo ovviamente è normale, solo un deficiente come, appunto, noi, poteva pensare di bypassare tutto ciò) avere un GUARANTOR, ossia qualcuno residente in Uk e disposto a garantire per noi (questo non nel senso di fare una telefonata a Tizio Elegante e dirgli “Ma sì, non preoccuparti, sono delle brave fanciulle, fidati”, bensì nel senso di essere disposto a pagare di tasca propria qualora non fossimo riuscite a tirare fuori la mensilità dai nostri 75 pound + 8 mature cheddar).

Essere provviste di GUARANTOR, oppure sborsare una maxi caparra pari a sei mesi (SEI MESI! SEI!) di affitto. Una cifra francamente terrificante (lasciando perdere per un attimo il fatto che all’epoca non avremmo potuto permetterci nemmeno la classica caparra che viene richiesta 9 volte su 10, ossia sei settimane di affitto.

Bene.

Visto e considerato che sei mesi (SEI!) di affitto anticipato e che la visione ossessivo-compulsiva di Sherlock non comportava la possibilità di contattare Benedict Cumberbatch e chiedergli di agire in veste di guarantor, l’unica via di uscita da questa Situazione A Dir Poco Complessa consisteva nel mantenere il controllo dei propri muscoli facciali

 

screams

e FUGGIRE farfugliando un “Grazie-le-faremo-sapere”.

Abbiamo mantenuto il controllo dei nostri muscoli facciali e siamo fuggite. Io e Corgi sull’orlo di una crisi isterica, Marta più serena ed in armonia con il Mondo Circostante (“Dai ragazze, calma, questo significa che non siamo pronte a fare un passo così grande – oooooh, guardate, questo negozio vende delle infradito leopardate”).

Bene.

Il sugo della storia è questo: siete appena arrivati a Londra? Sentite vagamente scorrere dentro voi lo spirito I’ve no idea what I’m doing? Non avete ancora un lavoro? Siete abbastanza low in termini di cash (notiamo per favore il linguaggio multiculturale, giovane e al passo coi tempi)? Non fate Cumberbatch di cognome? NO alla ricerca di un appartamento, SÌ alla ricerca di una stanza.

Che poi andare a condividere una casa con dei perfetti estranei può presentare dei vantaggi di non poco conto:

  • Si risparmia
  • Si risparmia
  • Il landlord si occupa di tutte le seccature (aka bollette, tasse, eccetera)
  • Si risparmia
  • In certi casi i coinquilini possono rivelarsi persone gradevoli con le quali fare amicizia
  • Se siete il genere di persone a cui piace essere sempre in compagnia del Prossimo può rivelarsi un’esperienza favolosa
  • Si risparmia.

Nonostante il nostro essere tarde ingenue, Corgi, Marta & io ci siamo ben presto rese conto che trovare una stanza doppia e una singola nella stessa casa era abbastanza improbabile. Le nostre strade di Ricerca, dunque, hanno preso direzioni diverse: Corgi si è lanciata nel fantastico mondo dell’Alloggio Studentesco (il famoso LOCULO!), Marta ed io nella frenetica ricerca di una stanza doppia (ossia la Camera Padronale della Stamberga).

Se devo essere totalmente sincera tra la fase Sogno infranto dell’appartamento e Cerco camera doppia disperatamente c’è stata una parentesi molto breve (durata: due ore e mezza) chiamata Andiamo a vedere gli studio flats proposti dalla compagnia che gestisce l’ostello. Sottotitolo: never again.

Comunque.

Cose di cui essere consci in partenza quando si dà il via alla Ricerca della Camera:

  • Trovare una singola o una doppia per due ragazze (o una coppia mista) è MOLTO più semplice che trovare una doppia per due maschi o una tripla
  • Espressioni come “young area” o “young environment” nel 99% dei casi significano una sola cosa e cioè “SCAPPATE VELOCEMENTE”. A meno che il vostro sogno proibito non sia abitare nelle immediate vicinanze di Brick Lane e party hard everyday, in tal caso accomodatevi pure (e sappiate che un po’ invidio la vostra joye de vivre).
  • Frasi come “newly refurbished” “bright, spacious flat” e “amazing area” ci piacciono, ma d’altra parte possono risultare non completamente in linea con la situazione low on cash alla quale accennavamo prima.
  • Qualche riflessione in merito alle fotografie presenti negli annunci: se nella foto della camera da letto non si vede altro che un materasso buttato a terra, potete affermare con quasi assoluta certezza che la stanza è UN BUCO e che non ci sta altro che il giaciglio (il quale consisterà, appunto, in un materasso buttato a terra). Invece va detto che l’assioma “foto brutte o risalenti al 1989” – “casa brutta” non è sempre valido. Molte volte si tratta, semplicemente, della totale incapacità del landlord di utilizzare lo strumento “carica file” (e qua, in un perfetto cerchio, torniamo al fumetto di Zerocalcare propostovi prima). E molte altre volte, chiaro, si tratta del fatto che la casa fa semplicemente schifo.

Ma procediamo con le fasi della Ricerca:

  1. Individuare un’area della città che ispira per posizione/nome/consigli di amici/sentimento generico di attrazione.
  2. Passare ore a spulciare annunci su Gumtree, Spareroom, Loot. Per gli amanti del “young environment” di cui parlavamo prima, dirò che esistono eventi di Speedflatmating ai quali partecipare potrebbe anche essere divertente. Potrebbe. Credo.
  3. Una volta individuate le Soluzioni Abitative più appetibili, contattare i vari landlordS tramite e-mail/sms/telefonata/piccione viaggiatore per fissare un appuntamento.
  4. LA VISIONE DEL LUOGO ABITATIVO: è importante imparare la differenza tra “Cose che a noi possono non piacere ma che sono assolutamente normali per una casa inglese” e “Cose francamente inaccettabili”. Cose che a noi possono non piacere ma che sono assolutamente normali per una casa inglese: cesso separato da doccia e lavandino, lavandino con due rubinetti separati per acqua calda e acqua fredda, moquette (spesso presente in tutti gli ambienti tranne il bagno e la cucina – in alcuni casi estremi, presente anche in cucina. Un saluto commosso a Lara e alla sua vecchia casa in Royal Oak), scale strette, lavatrice in cucina, assenza di prese elettriche in bagno, mancanza del bidet (ma questo è ovvio, ragazzi), mancanza di un tavolo da pranzo definibile come tale, sciacquone old style con la catena, presenza di sei o più persone nella stessa casa. Cose francamente inaccettabili (ma che a volte, per forza di cose, vanno accettate – solo, fate attenzione che non siano TUTTE presenti nella stessa casa): tavolo da pranzo creato con vecchi comodini Ikea e cassettiere, lavatrice a gettoni, macchie di umidità molto estese, moquette risalente alla Glorious Revolution del 1688.
  5. ATTENZIONE: le case carine, recentemente ristrutturate e con meno di quattro persone che ci abitano dentro esistono, solo che sono più difficili da trovare (io non ne ho mai vista una MA continuo a crederci).
  6. Se durante l’esame del Luogo Abitativo sono presenti i coinquilini, studiarli con occhio clinico. Quando siamo andate a vedere la Scatola abbiamo notato la presenza di QUPP avvolta in un bozzolo di coperte sul divano, e abbiamo scioccamente ingenuamente pensato “Poverina, sarà malata”, mentre invece, come avremmo avuto agevolmente modo di apprendere nei mesi seguenti 1) Il divano era il suo habitat naturale; 2) Non era malattia ma hangover. Comunque.
  7. Se la casa NON piace: Controllo dei muscoli facciali, “Grazie-le-faremo-sapere”, FUGA.
  8. Se piace: versare il deposit per fermare la stanza, generalmente pari a un mese di affitto (angolo serietà: meglio compiere questa operazione tramite versamento bancario; se non avete ancora il conto inglese potete sempre andare in banca a fare un bel versamento di cash sul conto del vostro futuro landlord).

Momento nostalgia – “Come eravamo”

Marta & io siamo finite nella Stamberga complici la necessità di trovare una Sistemazione in fretta, il nostro esserci (anche un po’ in modo irragionevole, perché adesso guardo indietro e mi chiedo: “PERCHÉ?”) innamorate di East Acton e l’eloquio della M.R., che ci ha presentato quella che era una catapecchia come un luogo fun e young ma anche bene organizzato.

Frasi dette dalla M.R. durante la nostra Presa in Visione della Stamberga:

  • “Questa è una casa giovane e multiculturale, gli altri ragazzi che vivono qui sono francesi e spagnoli” (più tardi abbiamo compreso che “francesi e spagnoli” per lei era un modo come un altro per dire “italiani”)
  • “La casa non è nuova ma è pulita” (più tardi abbiamo compreso che… vabbè)
  • Ci sono delle porte che vanno lasciate chiuse” (INQUIETANTE)
  • “C’è un po’ di caos in giro ma toglierò tutto, promesso” (abbiamo vissuto per tre mesi con svariati materassi di dubbia provenienza gettati dietro i divani della sala, una lavatrice non funzionante posizionata nel corridoio,  di fianco a un cumulo di roba non meglio identificata nella quale spiccavano un albero di Natale e una tenda da campeggio)
  • “Sì, quell’edificio davanti a noi è la prigione, ma non preoccupatevi è safe, basta solo non attaccare bottone coi carcerati, perché altrimenti poi urleranno HEY MATE, COME BACK per tutta la notte perché, poverini, vogliono chiacchierare”.

Adesso sono diventata una di quelle che afferma robe tipo “Se hai la card e se scegli i prodotti in modo oculato Waitrose non è più caro degli altri supermercati. GUARDA COME È ECONOMICO QUESTO AVOCADO BIOLOGICO” e “Da quando possiedo un frullatore a immersione la mia vita è cambiata”, ma rimango del parere che un po’ di disagio sia altamente formativo e che vivere nella Stamberga mi abbia reso una persona spiritualmente ed artisticamente più meglio.

bambini povri

È anche vero che se a condividere con noi la Stamberga non ci fossero stati i cari Trop, Mela, Gabriello ed Ise bensì gente del calibro di QUPP, GC ed USUR probabilmente ci saremmo sparate / saremmo andate direttamente a consegnarci nella prigione Wormwood Scrubs.

Il mio messaggio finale si può riassumere nei tre seguenti slogan (giovani, sbarazzini e multiculturali come ben si addice a questo Spazio):

  1. EMBRACE DISAGIO, ma con cautela.
  2. Don’t try Stamberga at home.
  3. Stay hungry, stay foolish ma, mi raccomando, non stay pirla.
Annunci

Che tu possa affogare in una valle di pancakes stantii, M.R.

Oggi è un giorno importante.

È il Pancake Day!

E io me lo sto passando alla grandissima.

E con “alla grandissima” intendo “avvolta nel piumone in preda a una Sofferenza Psicofisica di Tutto Rispetto”.

A questo proposito vorrei rendervi partecipi delle riflessioni che ho partorito negli ultimi 16 minuti:

  • Forse quell’ultimo pancake era di troppo;
  • Stasera digiuno;
  • MAI PIÙ carboidrati, lo giuro;
  • Se stasera Marta porta i bagels a casa mi sparo;
  • Però la Nutella è la Nutella, eh;
  • Scherzavo. La Nutella è IL DEMONIO. Never again.

Però non preoccupatevi, sto bene. Sto benissimo. Un fiore.

DUNQUE.

Una gentile ed attenta Lettrice mi ha fatto notare che non vi ho ancora narrato gli ultimi sviluppi della faccenda-M.R.

È vero.

Dove eravamo rimasti?

Che la nostra ex-subaffittante sia una Creatura Francamente Orrenda ve l’avevo già detto, vero?

E anche che la prenderei volentieri a schiaffi sul cervelletto, giusto?

Questo, ovviamente, se non avessi la forza fisica e l’appeal minaccioso di un cucciolo di Labrador. Facciamo che delego il compito del pestaggio a Marta. Io, invece, mi premurerò di comunicare ai Posteri le Gesta Malvagie di quell’Essere Oscuro e Spregevole.

DUNQUE.

Avevamo già avuto modo di erudirci riguardo a come siamo stati vigliaccamente et ingiustamente SFRATTATI dalla Stamberga.

(Pianti, lacrime rumore di fazzoletti accartocciati e portati via dal vento, sospiri disperati, bandiere a mezz’asta, frullare d’ali di corvi)

Quello che non abbiamo ancora approfondito è, invece,

L’ULTIMO TIRO MANCINO DELLA M.R.

Che potremmo riassumere tranquillamente con

LA M.R. NON CI HA RIDATO TUTTA LA CAPARRA ADDUCENDO MOTIVI POCO PLAUSIBILI

E con

‘STA ZOZZA.

Esatto, amici.

The Day After lo Sgombero noi ex inquilini della Stamberga abbiamo ricevuto un messaggio a reti unificate che diceva pressappoco così: “Hellllllooooo mài littòl frieeendddds, spero tutto bene, baci baci je vous aime BUT purtroppo I can’t give all your mòòònèèèèy back”.

I motivi?

  • I CAVOLO DI TAPPETI – Vi ricordate il tappeto che io e Marta avevamo comprato (e trascinato con caparbia lungo il quartierino) nel tentativo di rendere la nostra stanza leggermente più vivibile? Ecco, tra la foga del “Oddiooddiooddio dobbiamo trovare casa nel giro di quattro giorni” e dello “AAAAARRRGH dobbiamo pulire tutta la Stamberga entro la Data dello Sgombero” ce lo siamo dimenticate, lasciando così alla M.R. un comodo appiglio per multarci. Cerchiamo, please, di non pensare al fatto che a quell’ESSERE ORRENDO la presenza del tappeto non arrecava alcun danno visto che avrebbe dovuto comunque occuparsi dello sgombero di TUTTA la mobilia presente nella casa. Tappeto più tappeto meno, ma cosa te ne frega, sorella? Vabbè. Gliene frega. Consoliamoci pensando a chi è andata peggio, ossia ad Ise, che di tappeti in camera ne aveva DUE.
  • LA VERA NOTA DOLENTE ossia LA PULIZIA. Secondo la M.R. abbiamo lasciato la casa SPORCA. Invece lei ce l’aveva subaffittata PULITA. E, logicamente, si aspettava di riaverla nelle medesime condizioni. Non potete capire quanto sia Doloroso per me affrontare questo argomento. Così Doloroso che adesso vado a capo e abbandono la formattazione a elenco in modo da esternare il mio disagio interiore.

Allora.

M.R. DELLA FAVA, tu non ci hai lasciato una casa pulita. Tu ci hai lasciato UN PORCILE SCHIFOSO.

Abbiamo passato DUE SETTIMANE a pulire tutto.

A scrostare residui di cibo punico dai frigoriferi.

A lustrare mobili che non avevano MAI visto uno straccio in vita loro.

E non parliamo di quando ho avuto l’ardire di sollevare lo scopino del cesso.

E non parliamo di quando Marta ha deciso di lavare il tappetino della doccia.

E non parliamo del serraglio che ho trovato dietro il mio letto.

E non parliamo dei materassi in soggiorno, della lavatrice in anticamera, della moquette antidiluviana, dei vetri, delle TENDE, no, dai, non parliamo delle tende, per favore, altrimenti non finisco più di scrivere.

Ma, soprattutto, non parliamo della giara piena di cicche di sigarette.

E non parliamo di Mordor (come abbiamo simpaticamente battezzato l’area sotto il lavandino della cucina, che era ANCORA PIÙ SCHIFOSA del resto della casa).

Comunque.

La Sordida Serpe, nonostante queste Premesse, ha avuto il Barbaro Coraggio di dire, appunto, che ce n’eravamo andati via lasciando Sporcizia dietro di noi.

E, quando io e Marta le abbiamo fatto notare che A) avevamo passato due giorni a pulire e che B) a settembre non avevamo di certo trovato una reggia asettica, beh, la Cloaca Maxima ci ha risposto che:

  • NON ERA VERO!!1!
  • LEI NON VIVREBBE MAI IN UNA CASA SPORCA!!!1! (“I would never live in a house that isn’t clean”, cit.)
  • SIAMO DISGUSTOSI PERCHÉ ABBIAMO VISSUTO NELLO SCHIFO PER TRE MESI!1!1!!! Ok, non ha proprio detto “disgustosi”, ma trapelava dalle sue parole, fidatevi.

Capite adesso.

Capite adesso la Miseria Umana.

Capite adesso i Problemi e le Beffe che abbiamo dovuto affrontare.

Capite adesso perché abbiamo imparato da questo Errore di Gioventù e non ci fideremo mai, MAI, MAI PIÙ di un Landlord / subaffittante-subaffittario-subaffittcoso / Figura di Potere. Mai. Mai più.

M.R., questo pezzone trasudante Odio is for you, ovunque tu sia. Spero in un posto molto sporco.

There and back again – a tale by Tandi Ri

Buongiorno.

Cioè, volevo dire buon pomeriggio. È che a pranzo ho mangiato un piattone enorme di riso e tonno che mi ha un attimo destabilizzato la percezione degli orari. Però sto bene, suppongo, e visto che qui sono accadute parecchie cose ho intenzione di trascorrere le prossime due ore a scrivere (e a mettermi uno smalto perché è da tre giorni che ho le unghie nature e non ne posso più), almeno finché dura la labile connessione che il mio telefono, sempre sia lodato, mi sta gentilmente sparaflashando attraverso il tetheringaggio-qualcosa.

Allora.

Dobbiamo sgomberare la Stamberga entro le 11 di sabato mattina. È Ufficiale&Definitivo. Si conclude così una Vicenda Veramente Strappalacrime che si è drammaticamente trascinata per più di due settimane.

Visto che mi sento buona e che mi si deve asciugare la base trasparente ve la riassumo:

  • 13 novembre: “Haiiiii ggggaìs, I’ve gòt bèd niiiiiuuuuuuus”. Con queste parole la M.R. ci informa cortesemente del fatto che il suo contratto col Landlord Primario AKA Nano Malefico è in via di scadenza e che il Landlord, cattivone che non è altro, vuole fare partire al più presto dei lavori di ristrutturazione sbattendoci tutti fuori al freddo e al gelo (e chi se ne importa del Natale alle porte). Dobbiamo, dunque, smammare entro l’uno dicembre, A MENO CHE non chiediamo gentilmente ad Angelo (questo l’ossimorico nome del L.P. AKA N.M.) di farci rimanere in casa fino a gennaio. No, non possiamo contattarlo adesso, meglio attendere sabato, giorno in cui verrà a casa portandosi dietro vari elettricisti ed idraulici per fare il punto della situazione abitativa (a’ nano, te lo posso fare direttamente io il punto: questa casa FA SCHIFO).
  • 17 novembre (il sabato dopo Il Fattaccio): dal colloquio con il Nano Malefico Ma In Fondo Non Così Tanto Dai, Poverino emerge una simpatica novità. La M.R. era da tempo a conoscenza del triste destino che pendeva sopra gli inquilini della Stamberga. Almeno da quando ce l’ha subaffittata per poi sparire in un vortice di “Haiiii gggggaaaaais” e “You are uàn uìk lèit with the reeeeeent”. Altra cosa: Possiamo rimanere fino a gennaio, ma questo non dipende dal Landlord Primario, bensì dalla volontà della M.R. di agire come intermediaria ancora per un mesetto.
  • Ricontattiamo la M.R. “Yes gaaaais, I can let you stay until January, but you all have to stay in the house until the same dayyyy, and you have to give me the money of the dèposit, and there will be a lòt of problèèèèèèms, and you will have to pay a lot of money…”. Ok, ce ne andiamo via a dicembre, và.
  • Bene. Siamo ufficialmente sotto sfratto pesante. Iniziamo a cercare casa tornando alle formazioni originarie (Andrew e Gabriello singoli, Trop&Mela twin room e Marta&me idem). Umore sotto le scarpe e disagio persistente, combo resa ancora più fastidiosa dall’improvvisa dipartita del Wi-Fi di casa.
  • 22 novembre: La M.R. inizia a metterci addosso una pressure negativa riguardo allo Sgombero dell’Uno Dicembre. Non dobbiamo solamente farle trovare la casa pulita e splendente (quando lei ce l’ha lasciata in condizioni disumane), ma anche tosare il prato – NO, MA DICO, STIAMO SCHERZANDOOO? L’erba del backyard della Stamberga sta crescendo allo stato brado almeno dal 1066 (al Tenant Originario, presumibilmente, non stava tanto simpatico Guglielmo il Conquistatore e ha lasciato che l’incuria vincesse sullo stato del giardino in segno di lutto: CHI SONO IO PER INTERROMPERE QUESTA GLORIOSA TRADIZIONE?). Anyway, sistemo la situazione con un bellissimo sms passive-aggressive e, almeno sul punto del giardino, la M.R. cede.
  • Internet non torna, ma lo sconforto cede il passo alla positività. Scrocchiamo la connessione in giro, facciamo cose, vediamo case. Rimaniamo favorevolmente impressionate da una magione in zona Hammersmith: non esente da difetti, capiamoci, ma una Vera Reggia se paragonata alla Stamberga.
  • 26 novembre: decidiamo di fermare la casa ad Hammersmith. Il Nuovo Probabile Landlord ci manda il (pignolissimo) contratto per email (sì, il contratto, e sì, sa usare internet, mica come il Nano Malefico che non sa manco usare il telefono cellulare – ho scoperto solo ieri che invece di darmi il suo numero di telefono mi aveva dato il numero di non so chi). Stringiamo una specie di Patto dell’Amicizia: noi paghiamo la caparra mercoledì e lui (Il Nuovo Landlord) non cerca più altri potenziali inquilini. Ok, è quasi fatta, siamo magiche, baci e abbracci. Il momento autocelebrativo dura esattamente dodici ore poiché…
  • Tadan. 27 novembre: il Landlord Primario se ne esce bello bello con un “HO CAMBIATO IDEA, PERCHE’ NON RIMANETE FINO A MARZO?”. Già. Ci propone di silurare la M.R. e di stipulare un contratto diretto. Panico. Innumerevoli liste di pro e contro dopo, decidiamo di declinare l’offerta (anche perché scopriamo dalla – per una volta provvidenziale – M.R. che il 90% dei mobili prenderanno il largo l’uno dicembre. Abbello, ma che ci vuoi affittare una casa vuota?).
  • 28 novembre: “Ah, avete deciso di andare via comunque a dicembre? Bene, perché avevo cambiato idea di nuovo”. NO COMMENT.

Insomma, sintetizzando: cambiamo casa.

Nelle prossime 36 ore dobbiamo comprimere tutta la nostra roba nei bagagli (ed è un problema, anche perché non intendo separarmi da pezzi d’arredamento fondamentali quali l’alzatina in cartone rotta che ho recuperato dal chioschetto) e pulire la Stamberga.

Yes, we can.

Nel frattempo Marta fa il pisolino pomeridiano e io sono qui da un’ora e mezza. Però adesso, perlomeno, ho delle fantastiche unghie color Viola Quaresima.

The Massacre of Braybrook street reloaded

Care amiche, cari amici,

era troppo strano.

Potevo io trovare una casa (semi)accogliente, un lavoro a due fermate di Tube e vivere tranquilla e gaia per qualche tempo?

NO.

Ingiusto, nevvero? Beh, ditelo a quella persona orribile che è la M.R. Altro che il Nano Malefico (che poi tanto Malefico non è, solamente un pochettino irritante), la vera Mente Malvagia che si cela dietro a tutto questo piano disdicevole è LEI!

Va bene, non si capisce niente di quello che sto dicendo. Ricapitoliamo i punti salienti del discorso, giusto per fare un po’ di chiarezza.

Personaggi ed interpreti de The Massacre of Braybrook street reloaded – commedia breve in mezzo atto:

  • Noi, ossia sei adorabili ed innocenti flatmates, AKA giovani piccole fiammiferaie
  • La M.R., vale a dire l’orripilante creatura senza scrupoli che ci subaffitta la Stamberga. Il vero boss della situazione, però, è:
  • Il Landlord Primario (AKA Nano Malefico), essere quasi mitologico che abbiamo avuto l’onore di incontrare solamente un paio di volte. Ed io che ero convinta che fosse lui il Bad Boy! Che fosse tutta colpa sua. E invece no. La colpa è della M.R.

Ma sto nuovamente divagando. Se c’è una cosa che Marta mi ha insegnato è il valore del dono della sintesi, quindi per le prossime due righe adotterò lo stile letterario/conversativo della mia roomie.

Ciao.

Ci sfrattano.

Sì, carissimi. Dobbiamo levare le tende. L’uno dicembre (per gli amici “sabato prossimo”) goodbye, adiós, ti saluto e sono.

No more Stamberga.

Il Landlord Primario vuole iniziare dei lavori il prima possibile per trasformarla in un Luogo Accettabile.

Ciò vuol dire che da una settimana a questa parte trovarselo per casa di prima mattina e accompagnato da un codazzo di elettricisti è diventata una gradevole abitudine della quale sentiamo già preventivamente la mancanza.

Però stiamo bene, abbiamo ripreso in mano le nostre vite a brandelli e ne abbiamo creato un nuovo patchwork allegro, ottimista e colorato (no, Marta, con “colorato” non intendo “nero con una punta di verde scuro”), anche grazie al fondamentale intervento del nostro Faro (sì, Corgi) che dal Loculo ci indica la Via.

E adesso stiamo molto simpaticamente fregando la connessione da Caffè Nero mentre cerchiamo una nuova twin room. O un pilone libero al London Bridge.

Narrami, o musa

Stasera c’ho qualche problema con l’ispirazione letteraria.

Sapete com’è quando ti misuri con l’opera di qualche Genio che ti ha preceduto e non puoi fare a meno di pensare: “Perché disturbarmi ad esternare le mie sensazioni quando esiste Qualcuno che ha già espresso Ogni Cosa in modo perfetto?”.

Ecco.

Marta&io abbiamo appena finito di ascoltare tutto l’album Millennium dei Backstreet Boys, per poi proseguire con capolavori sparsi presi da Backstreet’s back e dal Greatest hits. Ora siamo ammutolite di fronte a tanta Arte.

Per lei, però, la vita continua ad essere semplice. Lei non ha un blog con ben cinque followers che necessitano di essere regolarmente foraggiati di Bellezza e di Arguzia.

Un interrogativo mi scava dentro l’anima: come posso io competere con pezzi grondanti Poesia quali, ad esempio, Don’t wanna lose you now e As long as you love me?

Non posso.

Quindi vi racconterò di quello che ho fatto ieri sera.

Ieri sera mi sentivo ganza inside. Stavo andando alla grande con la Cerimonia di Chiusura e perfino la Copertura mi era uscita fuori un amore (si, devo drappeggiare più o meno con eleganza vari enormi panni colorati sopra la merce – ed è un compito difficile, specialmente per me che ho la grazia innata di Gattuso).

Ho guardato con aria di sfida le ragazze dello stand degli smalti Models own: va beh, se n’erano andate via già da un pezzo (e ripensandoci, loro sono in tre a fare il lavoro che io devo sbrigare da sola, ci mancherebbe altro).

Ho dunque osservato con compatimento i camerieri di Tapas Revolution che erano ancora in alto mare. Ah-ah, sfigati.

Ho afferrato il contenitore degli charms per spostarlo più in là con un unico gesto elastico.

VRAM.

E fu così che smontai mezzo chioschetto.

Ok, non proprio, dai. Precisiamo che non ho rotto nulla di valore e che ho fatto solamente cadere un paio di travi (che si reggevano su per miracolo, NB) per terra. Il problema è che questo piccolo incidente ha prodotto un rumore notevole, attirando l’attenzione altrui fino alla Food Hall, temo.

Ma io sono riuscita ad acquattarmi per terra e trascorrere sette minuti sette a sistemare il casino mantenendo comunque un’aria di superiorità. Come se avessi programmato tutto.

Poi beh, sono tornata a casa e ho trovato i flatmates intenti nella visione di un programma televisivo che parlava di alieni, mangbetu ed egizi.

C’è da dire, però, che il Profondo Disagio di ieri è stato egregiamente cancellato dall’ Estrema Positività di oggi, causata da una fortunata nonché inedita combinazione di day off e sole. E quindi siamo andate a vedere i cervi nell’immenso Richmond Park.

Il problema dei parchi di Londra è che ogni volta che ne vedo uno questo diventa automaticamente il mio preferito.

Richmond Park è il mio preferito perché è semi deserto, è di una grandezza spropositata e poi, beh, ci sono i cervi che se la girano in libertà. Mi sembra un motivo più che ragionevole.

Poi c’è Hampstead heath, che è il mio preferito perché è un bosco ed è a un quarto d’ora dal centro della città. E poi c’è Parliament Hill, che da sola vale la visita.

Ma il mio preferito è Holland Park, che è piccolino eppure ha tutto, pure un meraviglioso giardino in stile giapponese con aironi e carpe giganti.

E non ho ancora visto Greenwich e i Royal Botanic Gardens di Kew.

(Hyde Park, Kensington gardens e Regent’s park non li cito che sono troppo mainstream).

Ma sono conscia di come tutto questo non possa competere con le alte vette di Espressione Artistica menzionate a inizio post, quindi: