Cercare casa (in affitto) a Londra / 3

Foto di Joynana7

Richiedere informazioni su una casa che ci interessa

Come dovrebbe andare

“Buongiorno, sono XY dell’agenzia YX, come posso esserle utile?”

“Buongiorno, sono interessata al bilocale in via Lemanidalculo (NdA tipica battuta livello seconda media) che avete pubblicizzato su Zoopla, è ancora disponibile?”

“Sì, è disponibile! Le andrebbe bene fissare un appuntamento per domani alle 12.00?”

Come dovrebbe andare in una dimensione realistica

“Buongiorno, sono XY dell’agenzia YX, come posso esserle utile?”

“Buongiorno, sono interessata al bilocale in via Lemanidalculo che avete pubblicizzato su Zoopla, è ancora disponibile?”

“Purtroppo no, ma ho delle soluzioni alternative con bilocali intorno a quel budget che potrebbero interessarle. Se mi dà il suo indirizzo e-mail le invio tutto”

COME VA VERAMENTE

“Buongiorno, sono XY dell’agenzia YX, come posso esserle utile?”

“Buongiorno, sono interessata al bilocale in via Lemanidalculo che avete pubblicizzato su Zoopla, è ancora disponibile?”

“No, mi dispiace. Però ho delle soluzioni alternative. Prima di tutto, però, le faccio qualche domanda per inserirla nel sistema, ok?”

“…”

“…”

“EVABENEDAI”

“Nome?

Per quante persone è la casa?

Siete una coppia?

Lavorate?

Che tipo di lavoro?

Fumate?

Avete figli?

E animali?

Dove abitate in questo momento?

Di quanto è il vostro notice period?

Come mai avete deciso di lasciare?

E il vostro budget qual è?

Che tipo di casa vi interessa?

Che area vi interessa?”

a356_s1

Il problema, ci tengo a precisare, non sono le domande (anche se, arrivati alla decima agenzia e al decimo interrogatorio, devo dire che iniziano a pesare pure quelle).

Il problema è che se io comunico al tizio/tizia dell’agenzia che A) Cerchiamo studio flats (=monolocali) spaziosi o bilocali e che B) Non vogliamo spendere più di una Determinata Cifra al mese, posso stare serena che nel giro di cinque minuti riceverò da lui/lei un interessantissimo ventaglio di proposte su

TRILOCALI

che costano la nostra Determinata Cifra mensile

+ un’aggiunta di minimo 350 pound.

25yuswsw28295

ORA, immagino che la situazione sia simile in tutti luoghi e in tutti i laghi e che non avrei dovuto scriverci un post apposta (notiamo l’elegante familiarità che contraddistingue il mio giocherellare con l’italico idioma) (“POST non mi sembra parte dell’italico idioma” SHHH), ma sentivo il bisogno di sfogarmi.

Vi lascio con delle foto de-li-zio-se di un appartamentino disponibile in area (credo) Westbourne Park:

casa1 casa2Ciao.

Cercare casa (in affitto) a Londra / 2

Una-pallottola-spuntata-Nielsen

Questo intervento giovane & sbarazzino segue il post dell’altro giorno. Mamma, ma tu l’hai capito che le scritte di colore diverso e sottolineate sono dei link (qua la regia mi dice che le parole straniere in italiano si scrivono sempre in singolare e io credo fermamente nella regia)?

Riformulo: mamma, ma tu lo sai che i link (approfitto della situazione per comunicare alla regia che, comunque, a me linkS suona meglio) li devi cliccare, così ti portano su altre pagine?

A questo proposito ci terrei a dire una cosa che non c’entra una mazza col discorso-case ma che mi sta appesantendo l’anima da mesi: quando interpello mia mamma non lo faccio per copiare Zerocalcare (LINK ALERT!), lo giuro. Ho iniziato a rivolgermi direttamente alla Sostanza Che Mi Ha Creato (cit. mio fratello quando era in terza elementare) dopo aver notato un incremento nella mia casella Gmail di domande inerenti al blog rivoltemi da, appunto, lei. Capirete il mio disappunto quando ho letto per la prima volta fumetti (GENIALI, tra l’altro), tipo questo (ce ne sono altri dove l’Autore si rivolge direttamente a sua Madre ma in questo momento non li trovo). Mi sono sentita quasi peggio di quando volevo introdurre l’espressione WHAT THE FUDGE e poi, dopo una veloce googlata, mi sono accorta che it was already a thing. Però (in questo caso, non nel caso di What the fudge) sono andata avanti, perché visto che great minds think alike è probabile che due persone abbiano la stessa idea senza che uno dei due (io) abbia copiato l’altro (lui), giusto?

(Lasciatemi nel mio ingenuo mondo degli orsetti fatati, grazie)

Chiusa parentesi.

Visto che l’altro giorno non eravamo giunti da nessuna parte possiamo agevolmente partire dal Principio.

Fase uno – La ricerca di una stanza

In Principio c’erano la stazione di Victoria alle dieci di sera, tre ragazze, quattro trolley, uno zaino, due borsoni e un ostello dall’altra parte della città da raggiungere (notate l’elegantezza dell’ossimoro) in TAXI.

In Principio c’erano l’indecisione, l’ansia, la fretta, l’odore della zuppa carrot & coriander in offerta da Sainsbury’s, l’Amico di Tutti che si ostinava a cucinare tranci di salmone nella cucina comune, la voglia di schiodare dall’ostello il più velocemente possibile (anche se, ripeto, il posto non era affatto male – ma le mie sono news risalenti a due anni fa, quindi ora non saprei) e, ovviamente, il fattore I’ve no idea what I’m doing (per una sua efficace rappresentazione iconografica si prega di fare riferimento alla mia scheda About – mamma la stai capendo sta roba dei link? Ne sto mettendo troppi per un solo post, vero?).

Il fattore I’ve no idea what I’m doing è quella cosa che fa venire in mente a tre ragazze appena giunte a Londra, senza lavoro, senza conto in banca e con un capitale complessivo a disposizione pari a 75 pound e otto mini-confezioni di Mature Cheddar di prendere in affitto UN INTERO APPARTAMENTO – questo perché, nella nostra stupidità ingenuità, all’epoca eravamo convinte che affittare due stanze nella stessa casa o una casa con due stanze fosse più o meno la stessa roba, ergo prendevamo in considerazione solo la quota da pagare settimanalmente, ignorando con leggiadria parole minacciose quali deposit (= caparra), agency fees (= vabbè dai, questa è facile: spese di agenzia), council tax e bollette varie. Brrrr.

Il fattore I’ve no idea what I’m doing è quella cosa che ci ha portato prima nell’ufficio Dexters di Shepherd’s Bush, poi in un trilocale nei dintorni, poi di nuovo nell’ufficio della Dexters (in mezzo al secondo tragitto trilocale-ufficio Dexters: scene di giubilo collettivo, lancio di cappelli in aria, declamazione di frasi tipo “SÌ, QUESTA CASA FA PER NOI, LA PRENDIAMO SUBITO!”).

Interno di agenzia immobiliare, pomeriggio inoltrato.

PERSONAGGI:

  • Tre Giovani Donne visibilmente impreparate alla Tragedia che sta per abbattersi su di loro
  • Dietro una scrivania enorme, un tizio in vestito elegante e cravatta che esteriormente sorride ma dentro di sé è tutto un “Ma tu guarda se devo sprecare il mio abito della domenica per rovinare i sogni di gloria a queste tre imbecilli, ma what the fudge proprio oh”
  • Un mattonazzo di fogli da compilare situato strategicamente tra le Giovani Donne e il Tizio Elegante.

Il mattonazzo di fogli rendeva chiaro ciò che Tizio Elegante non aveva cuore di spiegarci a voce, e cioè che essendo noi

  • Letteralmente appena sbarcate sull’Isola
  • Prive di lavoro / conto in banca / appoggi
  • Sfigate

Dovevamo, oltre ad avere a che fare con bollette, council tax e spese d’agenzia (ma questo ovviamente è normale, solo un deficiente come, appunto, noi, poteva pensare di bypassare tutto ciò) avere un GUARANTOR, ossia qualcuno residente in Uk e disposto a garantire per noi (questo non nel senso di fare una telefonata a Tizio Elegante e dirgli “Ma sì, non preoccuparti, sono delle brave fanciulle, fidati”, bensì nel senso di essere disposto a pagare di tasca propria qualora non fossimo riuscite a tirare fuori la mensilità dai nostri 75 pound + 8 mature cheddar).

Essere provviste di GUARANTOR, oppure sborsare una maxi caparra pari a sei mesi (SEI MESI! SEI!) di affitto. Una cifra francamente terrificante (lasciando perdere per un attimo il fatto che all’epoca non avremmo potuto permetterci nemmeno la classica caparra che viene richiesta 9 volte su 10, ossia sei settimane di affitto.

Bene.

Visto e considerato che sei mesi (SEI!) di affitto anticipato e che la visione ossessivo-compulsiva di Sherlock non comportava la possibilità di contattare Benedict Cumberbatch e chiedergli di agire in veste di guarantor, l’unica via di uscita da questa Situazione A Dir Poco Complessa consisteva nel mantenere il controllo dei propri muscoli facciali

 

screams

e FUGGIRE farfugliando un “Grazie-le-faremo-sapere”.

Abbiamo mantenuto il controllo dei nostri muscoli facciali e siamo fuggite. Io e Corgi sull’orlo di una crisi isterica, Marta più serena ed in armonia con il Mondo Circostante (“Dai ragazze, calma, questo significa che non siamo pronte a fare un passo così grande – oooooh, guardate, questo negozio vende delle infradito leopardate”).

Bene.

Il sugo della storia è questo: siete appena arrivati a Londra? Sentite vagamente scorrere dentro voi lo spirito I’ve no idea what I’m doing? Non avete ancora un lavoro? Siete abbastanza low in termini di cash (notiamo per favore il linguaggio multiculturale, giovane e al passo coi tempi)? Non fate Cumberbatch di cognome? NO alla ricerca di un appartamento, SÌ alla ricerca di una stanza.

Che poi andare a condividere una casa con dei perfetti estranei può presentare dei vantaggi di non poco conto:

  • Si risparmia
  • Si risparmia
  • Il landlord si occupa di tutte le seccature (aka bollette, tasse, eccetera)
  • Si risparmia
  • In certi casi i coinquilini possono rivelarsi persone gradevoli con le quali fare amicizia
  • Se siete il genere di persone a cui piace essere sempre in compagnia del Prossimo può rivelarsi un’esperienza favolosa
  • Si risparmia.

Nonostante il nostro essere tarde ingenue, Corgi, Marta & io ci siamo ben presto rese conto che trovare una stanza doppia e una singola nella stessa casa era abbastanza improbabile. Le nostre strade di Ricerca, dunque, hanno preso direzioni diverse: Corgi si è lanciata nel fantastico mondo dell’Alloggio Studentesco (il famoso LOCULO!), Marta ed io nella frenetica ricerca di una stanza doppia (ossia la Camera Padronale della Stamberga).

Se devo essere totalmente sincera tra la fase Sogno infranto dell’appartamento e Cerco camera doppia disperatamente c’è stata una parentesi molto breve (durata: due ore e mezza) chiamata Andiamo a vedere gli studio flats proposti dalla compagnia che gestisce l’ostello. Sottotitolo: never again.

Comunque.

Cose di cui essere consci in partenza quando si dà il via alla Ricerca della Camera:

  • Trovare una singola o una doppia per due ragazze (o una coppia mista) è MOLTO più semplice che trovare una doppia per due maschi o una tripla
  • Espressioni come “young area” o “young environment” nel 99% dei casi significano una sola cosa e cioè “SCAPPATE VELOCEMENTE”. A meno che il vostro sogno proibito non sia abitare nelle immediate vicinanze di Brick Lane e party hard everyday, in tal caso accomodatevi pure (e sappiate che un po’ invidio la vostra joye de vivre).
  • Frasi come “newly refurbished” “bright, spacious flat” e “amazing area” ci piacciono, ma d’altra parte possono risultare non completamente in linea con la situazione low on cash alla quale accennavamo prima.
  • Qualche riflessione in merito alle fotografie presenti negli annunci: se nella foto della camera da letto non si vede altro che un materasso buttato a terra, potete affermare con quasi assoluta certezza che la stanza è UN BUCO e che non ci sta altro che il giaciglio (il quale consisterà, appunto, in un materasso buttato a terra). Invece va detto che l’assioma “foto brutte o risalenti al 1989” – “casa brutta” non è sempre valido. Molte volte si tratta, semplicemente, della totale incapacità del landlord di utilizzare lo strumento “carica file” (e qua, in un perfetto cerchio, torniamo al fumetto di Zerocalcare propostovi prima). E molte altre volte, chiaro, si tratta del fatto che la casa fa semplicemente schifo.

Ma procediamo con le fasi della Ricerca:

  1. Individuare un’area della città che ispira per posizione/nome/consigli di amici/sentimento generico di attrazione.
  2. Passare ore a spulciare annunci su Gumtree, Spareroom, Loot. Per gli amanti del “young environment” di cui parlavamo prima, dirò che esistono eventi di Speedflatmating ai quali partecipare potrebbe anche essere divertente. Potrebbe. Credo.
  3. Una volta individuate le Soluzioni Abitative più appetibili, contattare i vari landlordS tramite e-mail/sms/telefonata/piccione viaggiatore per fissare un appuntamento.
  4. LA VISIONE DEL LUOGO ABITATIVO: è importante imparare la differenza tra “Cose che a noi possono non piacere ma che sono assolutamente normali per una casa inglese” e “Cose francamente inaccettabili”. Cose che a noi possono non piacere ma che sono assolutamente normali per una casa inglese: cesso separato da doccia e lavandino, lavandino con due rubinetti separati per acqua calda e acqua fredda, moquette (spesso presente in tutti gli ambienti tranne il bagno e la cucina – in alcuni casi estremi, presente anche in cucina. Un saluto commosso a Lara e alla sua vecchia casa in Royal Oak), scale strette, lavatrice in cucina, assenza di prese elettriche in bagno, mancanza del bidet (ma questo è ovvio, ragazzi), mancanza di un tavolo da pranzo definibile come tale, sciacquone old style con la catena, presenza di sei o più persone nella stessa casa. Cose francamente inaccettabili (ma che a volte, per forza di cose, vanno accettate – solo, fate attenzione che non siano TUTTE presenti nella stessa casa): tavolo da pranzo creato con vecchi comodini Ikea e cassettiere, lavatrice a gettoni, macchie di umidità molto estese, moquette risalente alla Glorious Revolution del 1688.
  5. ATTENZIONE: le case carine, recentemente ristrutturate e con meno di quattro persone che ci abitano dentro esistono, solo che sono più difficili da trovare (io non ne ho mai vista una MA continuo a crederci).
  6. Se durante l’esame del Luogo Abitativo sono presenti i coinquilini, studiarli con occhio clinico. Quando siamo andate a vedere la Scatola abbiamo notato la presenza di QUPP avvolta in un bozzolo di coperte sul divano, e abbiamo scioccamente ingenuamente pensato “Poverina, sarà malata”, mentre invece, come avremmo avuto agevolmente modo di apprendere nei mesi seguenti 1) Il divano era il suo habitat naturale; 2) Non era malattia ma hangover. Comunque.
  7. Se la casa NON piace: Controllo dei muscoli facciali, “Grazie-le-faremo-sapere”, FUGA.
  8. Se piace: versare il deposit per fermare la stanza, generalmente pari a un mese di affitto (angolo serietà: meglio compiere questa operazione tramite versamento bancario; se non avete ancora il conto inglese potete sempre andare in banca a fare un bel versamento di cash sul conto del vostro futuro landlord).

Momento nostalgia – “Come eravamo”

Marta & io siamo finite nella Stamberga complici la necessità di trovare una Sistemazione in fretta, il nostro esserci (anche un po’ in modo irragionevole, perché adesso guardo indietro e mi chiedo: “PERCHÉ?”) innamorate di East Acton e l’eloquio della M.R., che ci ha presentato quella che era una catapecchia come un luogo fun e young ma anche bene organizzato.

Frasi dette dalla M.R. durante la nostra Presa in Visione della Stamberga:

  • “Questa è una casa giovane e multiculturale, gli altri ragazzi che vivono qui sono francesi e spagnoli” (più tardi abbiamo compreso che “francesi e spagnoli” per lei era un modo come un altro per dire “italiani”)
  • “La casa non è nuova ma è pulita” (più tardi abbiamo compreso che… vabbè)
  • Ci sono delle porte che vanno lasciate chiuse” (INQUIETANTE)
  • “C’è un po’ di caos in giro ma toglierò tutto, promesso” (abbiamo vissuto per tre mesi con svariati materassi di dubbia provenienza gettati dietro i divani della sala, una lavatrice non funzionante posizionata nel corridoio,  di fianco a un cumulo di roba non meglio identificata nella quale spiccavano un albero di Natale e una tenda da campeggio)
  • “Sì, quell’edificio davanti a noi è la prigione, ma non preoccupatevi è safe, basta solo non attaccare bottone coi carcerati, perché altrimenti poi urleranno HEY MATE, COME BACK per tutta la notte perché, poverini, vogliono chiacchierare”.

Adesso sono diventata una di quelle che afferma robe tipo “Se hai la card e se scegli i prodotti in modo oculato Waitrose non è più caro degli altri supermercati. GUARDA COME È ECONOMICO QUESTO AVOCADO BIOLOGICO” e “Da quando possiedo un frullatore a immersione la mia vita è cambiata”, ma rimango del parere che un po’ di disagio sia altamente formativo e che vivere nella Stamberga mi abbia reso una persona spiritualmente ed artisticamente più meglio.

bambini povri

È anche vero che se a condividere con noi la Stamberga non ci fossero stati i cari Trop, Mela, Gabriello ed Ise bensì gente del calibro di QUPP, GC ed USUR probabilmente ci saremmo sparate / saremmo andate direttamente a consegnarci nella prigione Wormwood Scrubs.

Il mio messaggio finale si può riassumere nei tre seguenti slogan (giovani, sbarazzini e multiculturali come ben si addice a questo Spazio):

  1. EMBRACE DISAGIO, ma con cautela.
  2. Don’t try Stamberga at home.
  3. Stay hungry, stay foolish ma, mi raccomando, non stay pirla.

Eclettismo, ossia roba senza senso, for a change

L’altroieri Marta mi ha detto: “Uno di questi giorni andiamo a mangiare al ristorante indiano?”

Oggi apro il frigorifero e mi trovo davanti questo:

20130723_175411

Cioè Marta, dimmelo prima che per te RISTORANTE INDIANO = SAINSBURY’S, così almeno regolo le mie aspettative. E qua la faccina di Whatsapp che emette fumo dalle narici (ma noi tutti ne conosciamo il Vero Significato) ci starebbe TUTTA.

Vabbè.

Dunque, stasera si mangia dall’indiano.

Che altro?

Settore lavoro: tutto nella norma, se escludiamo l’avvenimento terrificante di oggi. Tra la massa di bambini schiamazzanti, molesti, odiosi e capricciosi che ho avuto il (dis)piacere di assistere mi sono capitate DUE creature MERAVIGLIOSE. Un bimbo asiatico sui tre anni, piccolissimo, tenerissimo, silenziosissimo, un batuuuuuffolo con due occhioni grandi così, e una bambinetta inglese di quattro anni bellissima, carinissima, dolcissima, coccolosissima con un pancino adorabile e MI STO UFFICIALMENTE RINCRETINENDO.

Ricomponiamoci & parliamo di cose serie:

  1. Alle 16.24 di ieri è nato il Royal Baby! It’s a boy! Ma: non sarebbe stata meglio una femmina (da chiamare rigorosamente Alexandra)? Her Royal Highness Princess Alexandra of Cambridge. Suona benissimo.
  2. Her Royal Highness Princess Alexandra of Trezzano Sul Naviglio.
  3. (Scusate, stavo facendo le prove).
  4. BRACE YOURSELVES, QUPP IS BACK IN LONDON ripeto QUPP IS BACK IN LONDON. La disgraziata è tornata circa una settimana fa e sta provando a insediarsi nuovamente nella Casa: ha scritto al Landlord chiedendogli se per caso ci fosse un posto-letto libero (risposta: NIET), ha scritto a Capetta 2 chiedendole se per caso ci fosse spazio sul divano per qualche giorno (risposta: NIET), è possibile che si presenti davanti alla Casa e inizi a bussare selvaggiamente alla porta. Inutile dire che non la lasceremo entrare, perché noi Figli di Scozia siamo venuti a combattere da uomini liberi e uomini liberi siamo, pronti ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno MAI la libertà! YEEEEEEAAAH!wallpaper-braveheart-32189752-1920-1080
  5. Comunque. La notizia di QUPP risale a ieri. Indovinate in che giorno MARTA ha pensato bene di uscire, dimenticare le chiavi, tornare a casa e iniziare a tempestare la porta di pugni, facendomi venire l’Ansia?
  6. Esatto. Ieri.
  7. MARTA.
  8. Domani è il mio day off. Ciò vuol dire che la vicina inizierà a strimpellare alla chitarra dalle 7.35 in poi (ora britannica). Siete carichi??

Comunque. Come vedete sto bene.

Ma, secondo voi, come lo chiameranno ‘sto Royal Baby? Spero, con tutto il cuore, NON Charles. Perché sennò poi nasce la Carlo-fever e va a finire che La Gente mi ruba uno dei Possibili Nomi per un mio Eventuale Iperuranico Figlio (NON CHE NE VOGLIA UNO ADESSO), ossia, appunto, Carlo. Come mio padre, His Royal Highness Duke Carlo of Verbania.

Anche, se, forse, la Carlo-fever è già tra noi.

CELESTE GAIA DI SANREMO 2012 PROFETESSA!

Eh eh eh eh ehhh eh eh eh eh. Eh eh eh eh ehhh.

Ciao. Vado al ristorante indiano. Uscitemi il nome del Royal Baby.

They call me Cracco

Dlin dlon. Si sconsiglia la lettura del seguente Elaborato a:

  • Mia mamma
  • Qualsiasi persona dotata di abilità culinarie che superino il livello “cereali nel latte”.

Circolare. Non c’è niente da vedere.

Sciò.

Ciao.

Bene.

Chi è rimasto in linea? Nessuno? Ottimo.

Dunque.

Prima stavo preparandomi la cena quando BAM, folgorazione: DEVO mostrare al Mondo la mia Arte Culinaria. DEVO creare una nuova categoria sul blog e nominarla “Ricette”.

Poi vabbè, mi sono accorta che la categoria “Ricette” esisteva già (essendo io un vulcanico ribollire di creatività. Thank you very much) e che l’avevo creata per condividere con Voi la meravigliosa insalata partorita dalla mente di Marta.

Comunque. Dicevo.

Il Mondo è, spesso, ironicamente malvagio.

La Vita è una giungla.

Uscire indenni dal Labirinto dell’Esistenza è una Sfida complessa.

Ad esempio: un giorno ti svegli, contempli il sole nascente e scopri di avere voglia dello SFORMATO DI PORRI che cucina tua mamma.

Un giorno ti svegli, contempli il sole nascente e rifletti sull’esistenza di svariati Scogli che si frappongono tra te e lo SFORMATO:

  • Tua mamma è in Italia
  • Non sai come si dica “porro” in inglese
  • Non parliamo di “sformato”
  • Non sai preparare il suddetto piatto
  • Non hai voglia di preparare il suddetto piatto
  • Hai £ 5.90 sulla debit card
  • Devi assolutamente fare fuori l’hummus avanzato che è in frigorifero da tre giorni

Un giorno ti svegli, contempli il sole nascente e, pardon my French, pensi MA A ME CHE CAZZO ME NE FREGA.

Io non mi vergogno dell’Indigenza.

Io faccio un elegante triplo salto carpiato e MI CI BUTTO DENTRO, ok?

Perché, miei cari, tanto lo sappiamo tutti che entro il 2018 sarò una Persona di Spicco e che guarderò a questo Periodo di Formazione con la bonaria nostalgia di chi ormai ha trovato la sua strada.

So già che pubblicherò un’autobiografia intitolata “Mangiavo la pasta col formaggino”.

E A PROPOSITO DI FORMAGGINI.

Vorrei dire la mia su questo Prodotto spesso ingiustamente svilito.

IL FORMAGGINO NON FA COSÌ SCHIFO COME LA KA$TA VUOLE FARCI CREDERE.

Il formaggino è simpatico.

Il formaggino ti salva e poi ti fa l’occhiolino dicendo “Shhh, non diciamolo a nessuno”.

Il formaggino ti regala quel nonsoché di “mantecato” che impreziosisce quasi tutti i piatti dell’Universo Mondo.

C’è un formaggino per ogni occasione.

Ad esempio:

  • I formaggini PARMAREGGIO vanno usati per dare un tocco deciso al sapore finale della Pietanza
  • Quelli CREMA BEL PAESE per creare quella sensazione di morbidezza insapore che a volte è necessaria per ingentilire l’Elaborato
  • Quelli THE LAUGHING COW versione ORIGINAL vanno bene per quando volete dare luogo a un Piatto che sappia di formaggio ma non eccessivamente.

Spero di essere stata chiara ed esaustiva.

Mamma, non piangere, sto scherzando.

Lo so che la pasta col formaggino è un abominio.

Lo so.

MA A VOLTE È TUTTO QUELLO CHE LA VITA TI OFFRE.

Un giorno la strada è lastricata di porri, il giorno dopo è solo pasta con formaggino all over tha face. Va bene così.

Chiudo postandovi in esclusiva la mia supermeravigliosa ricetta odierna.

PASTA DEL 2015

(Spiegazione: Adesso reagirete tutti dicendo “Bleaurgh, ma come si fa, oddio che pena ‘sta ragazza, Carlo, ma hai visto cosa mangia tua figlia? Cosa facciamo, la disconosciamo come erede?” MA IO LO SO che tra tre anni sarete tutti “Oddyo non hai mai assaggiato la pasta fatta così e cosà? È l’ultimo grido!”).

Procedimento:

  1. Mettere a bollire l’acqua con l’idea di preparare tortellini in brodo
  2. Mettere un dado nella suddetta acqua
  3. Girare con convinzione l’acqua wannabe-brodo
  4. Aprire la dispensa e notare che c’è una confezione di fusilli aperta.
  5. FUSILLI MODE: ON
  6. Ovviamente chissenefrega del brodo, siamo giovani.
  7. Acqua bolle: fusilli nell’acqua-brodo.
  8. Aprire frigo.
  9. Accorgersi che c’è un cavolo di avanzo di hummus che deve essere assolutamente fatto fuori.
  10. Spalmare l’hummus su delle fette di pane croccante e servire come antipasto
  11. OVVIAMENTE IL PUNTO 10 ERA UNA BURLA.
  12. Siamo giovani, siamo vivi, l’unica cosa che abbiamo a disposizione che può essere classificata sotto la voce “pane” sono dei biscotti al retrogusto di Ritz. Quindi attendiamo che la pasta sia al dente, scoliamo e PIAZZIAMO L’HUMMUS DURO E PURO NELLA PASTA.
  13. Mescolare bene.
  14. Lasciare mantecare. (?)
  15. Osservare con sconforto la pasta e ricorrere all’ELEMENTO SALVA-VITA ossia Il Formaggino. Optare per un The Laughing Cow, ma solo perché quelli Belpaese sono finiti.
  16. Girare il tutto con regalità.
  17. Servire.
  18. Dire a Marta “Guarda che non è così male come può sembrare”.

Bambini che rovinano le festività

Grandi notizie: stasera, direttamente da Milano, arriveranno i miei stivali preferiti!

E, ok, pure i miei genitori.

Ieri pomeriggio i bambini del vicinato sono passati dalla Stamberga a fare trick-or-treating. Adorabili. Certo che, però, avrebbero potuto scegliere un orario migliore per farsi vivi. ‘Sti cretinetti.

Non sono arrivati alle 16, quando eravamo arzille, pimpanti, parrucca-dotate e pronte a dispensare dolciumi.

Non sono arrivati alle 17, quando l’entusiasmo ha iniziato a calare e le parrucche a cedere.

Non sono arrivati alle 18, quando una specie di delusione strisciante ha iniziato a serpeggiare dentro noi: “Ma secondo te è veramente possibile che non vengano a casa nostra?” “Eh forse sì… in fondo siamo nuove nel vicinato, non ci conoscono…” “Ma… ma abbiamo comprato le caramelle apposta per loro!”

Alle 19, quando la tristezza era ormai stata soppiantata da una sensazione di pace interiore definibile come “TANTO MEGLIO” e stavamo per dividerci a metà il contenuto della ciotola-insalatiera, bam, ci bussano alla porta. Che simpatico tempismo. “Trick or treeeeeeeeeeeeeeaaaaaaaaaaat?!”. Oh ma che carini, oh ma che bei costumi, oh ma tu sei una zucca e tu un pirata, OH MA CHE CAVOLO DI STORMO DI CAVALLETTE CHE SIETE!

Almeno lasciateci un paio di jelly beans, che le caramelle costano.

Un po’ come i nostri costumi di Halloween. Spesa complessiva (in due) sei pound.