Rivelazioni

Il titolo di questo Elaborato potrebbe fare riferimento a un riassunto delle ultime due settimane.

In breve, LA GENTE. Il Cocoon ha visto susseguirsi ospiti di grandissimo rilievo internazionale (Letizia + consorte e Lara), insieme ai quali TBS ed io ci siamo dilettati in raffinati esperimenti di cucina macrobiotica (ossia biscotti Digestive al cioccolato con su spalmati due chili di Nutella e l’accoppiata sempre valida sushi e pizza).

Sabato sera inoltre sono andata a un meraviglioso party a tema Harry Potter (grazie Stefy per aver accolto Marta&me nella grande e potente casa dei Black – TOUJOURS PUR), party che mi ha fatto comprendere svariate cose:

  • Gilderoy Lockhart era un Corvonero (e qua parte spontanea la domanda MA COME? QUEL DEFICIENTE?)
  • L’elfa amica di Dobby si chiama Winky e non BLINKY (Mea culpa)
  • Se mangi un dolce dorato rappresentante il Boccino non usare le mani durante l’atto e, se proprio non riesci ad evitarlo, CERCA ALMENO DI NON SFREGARTI LE MANI IN FACCIA, ALESSANDRA.

Il titolo di questo Elaborato potrebbe PERÒ anche fare riferimento a ciò che è accaduto venerdì scorso intorno alle 13.24 (minuto più minuto meno), e cioè: Matthew Macfadyen (o il suo sosia) è passato davanti al negozio dove lavoro.

I nostri sguardi si sono incrociati (più o meno: io guardavo lui, lui guardava la vetrina della farmacia di fianco a me).

Matthew Macfadyen. Che ho appena scoperto chiamarsi NON Macfayden ma, appunto, Macfadyen.

MR DARCY.

Lui.

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Ciao sono Matthew Macfadyen e questo è il mio abbigliamento da shopping farmaceutico

No ok, adesso vi metto una foto che lo rappresenti più realisticamente.

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Ciao sono Matthew Macfadyen e forse il rosa salmone non è molto il mio colore

Detto questo, essendo io una persona MOLTO matura, ho reagito con uno straordinario dispiego di compostezza interiore ed esteriore (mandare sms deliranti al 50% delle donne presenti nella mia rubrica telefonica, mia mamma inclusa, non conta).

Dicevamo.

Il titolo di questo Elaborato potrebbe, infine, fare riferimento a un Interrogativo Esistenziale che, finalmente, ha ricevuto Risposta: il Dubbio Primario di una donna che si trova costretta a prendere ogni giorno la District Line per recarsi al lavoro.

La District Line. Quella linea della metropolitana che funziona un giorno sì e due no. Quella linea della metropolitana che, mentre tutte le altre vantano un “good service”, ha un “kind of a good service” (cit. testuale da un tizio dello staff della stazione di West Ken). Quella linea della metropolitana che una mattina su tre soffre di “severe delays” per colpa di un “signal failure”. Quella linea della metropolitana, insomma.

E IO MI SONO SEMPRE CHIESTA:

Ma cos’è ‘sto signal failure? (Qua, ma anche qua, una spiegazione esaustiva e commovente del significato profondo di questo flagello)

Come si inserisce nel Grande Schema delle Cose?

Perché mai dovrebbe essere in grado di bloccare tutta la circolazione dei treni da Turnham green a Richmond?

PERCHÉ?

L’altro giorno (pre-incontro con Mcfadyen) ho avuto la Risposta, proprio quando il mio treno (già partito in ritardo di sei minuti, ma vabbè, dettagli) si è fermato di botto a circa settecento metri dalla stazione di Turnham green.

“Sì buonasera sono il vostro conducente , mi dispiace tantissimo, ma pare che siamo incappati in un signal failure. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi della situazione”

Due minuti dopo:

“Sì buonasera sono sempre il vostro conducente, sono veramente costernato ma dobbiamo aspettare ancora qualche minuto perché lo staff deve controllare il signal”

Tre minuti dopo:

“Sì buonasera sono sempre io, il vostro conducente. Volevo dirvi che la situazione potrebbe sbloccarsi a breve, dico potrebbe, anche se sembra abbastanza probabile che… sì”

Cinque minuti dopo:

“Sì buonasera sono il vostro conducente, volevo comunicarvi che adesso proveremo a muovere il treno per dieci metri NEL VERSO OPPOSTO, quindi non allarmatevi se ci sposteremo NEL SENSO OPPOSTO A QUELLO DI MARCIA, è solo per un test, riprenderemo la circolazione normale il prima possibile. RIPETO, ci muoveremo al contrario per qualche metro, poi ci fermeremo e riprenderemo il senso di marcia consueto”.

Il treno arretra. Una coppia di turisti italiani inizia a guardarsi in giro allarmata e a chiedere genericamente al Cielo “OH MA COME MAI ADESSO STIAMO TORNANDO INDIETRO?”

Un minuto dopo:

“Sì buonasera è il vostro conducente che vi parla, pare che sia tutto ok, però purtroppo ora dovremmo procedere verso la prossima stazione con estrema lentezza, mi dispiace, è la prassi per la sicurezza”.

Solamente diciassette minuti dopo:

“TURNHAM GREEN STATION MIND THE GAP PLEASE THIS IS TURNHAM GREEN STAND CLEAR OF THE CLOSING DOORS, MIND THE DOORS PLEASE”.

Possiamo dunque concludere dicendo che:
A) Un semplice signal failure è in grado di dar vita a un Effetto Domino di proporzioni catastrofiche
B) La District Line farà anche pena, ma i conducenti che ci lavorano sono di una gentilezza squisita.

Bene.

Adesso mi manca solamente di capire cosa dica la voce registrata all’ingresso del Waitrose di Shepherd’s Bush per essere felice.

Protetto: Tutto ma non Grifondoro. Such fun!

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Tamarreide

Tu, genitrice trafelata che hai raggiunto a lievi balzelli il tragitto che ti separava da Hollister al chioschetto trascinandoti dietro un paio di bambinetti che avranno avuto 11 anni in due.

Tu, che invece di interessarti (come sarebbe stato più che normale) al prezzo degli charms o dei portachiavi a forma di muffin, hai scelto di rivolgerti direttamente a me chiedendomi “Scusa eh. È vero che domani ci sarà Kim Kardashian al centro commerciale?”

Tu, che quando hai sentito la mia risposta rassegnata accompagnata da un lieve sospiro esprimente disapprovazione nei confronti del fenomeno-Kardashian in sé (“Ebbene sì, ci saranno tutte le sorelle…”) hai dato di gomito al maggiore dei tuoi figli (attenzione eh, avrà avuto al massimo otto anni) dicendogli: “HAI VISTO?! E TU CHE NON CI CREDEVI!!!”.

Tu, che quando hai visto gli occhi della tua prole illminarsi di una luce che, a quella verde età, dovrebbe essere unicamente riservata all’arrivo di Babbo Natale e/o della Befana (o al massimo di Harry Potter) NON sei stata pervasa da un brivido di ribrezzo ma, anzi, hai proseguito a crogiolarti nel tuo ingiustificato autocompiacimento di madre moderna in grado di istruire i minori sulle cose importanti della vita.

TU.

Senti il mio disprezzo.

Anche se è difficile da trasmettere indossando un grembiulino fucsia.

Comunque, sì, dopo il concerto esclusivo di Taylor Swift la zona eventi di Westfield avrà l’onore di ospitare -today- le fantastiche sorelle Kardashian. Forse oggi non voglio andare a lavorare.

Per chiudere con una nota positiva, ho trovato posto al pomello! E tutto da sola! Ben fatto.

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Tanta felicità nell’aria (e profumo di kebab)

Volevo intitolare questo post “Gente che se va avanti così presto andrà a lavorare dal kebabbaro” ma poi no. Positività è la parola d’ordine. Non devo pensare ai *coffcoff* anni che ho trascorso a memorizzare pure le note a piè di pagina e le bibliografie dei testi d’esame.

È un po’ dura, però. Probabilmente se potessi tornare indietro al giorno in cui ho deciso di studiare storia “perché mi piace” darei un calcio nei denti alla vecchia-me urlando “MAI NELLA VITA!”. Invece non posso, e mi ritrovo qui con tantissime nozioni interessanti su Lodovico Dolce e Juan Luis Vives che, anche se bizzarre e poco note, non credo che mi saranno utili per trovare un lavoro da un kebabbaro (per quanto colto egli possa essere). E si ritorna dal kebabbaro. È ciclico, vedete.

Va bene, ok, parliamo di cose positive.

Oggi e ieri NON ha piovuto per tutto il giorno (nel senso che ha piovuto eh, ma solo a sprazzi).

Ho comprato un cappottino rosso che è un ammore (anche se forse mi fa sembrare il soldatino di piombo, quello lì sfigato della favola – oppure, secondo il mio fidanzato, una delle guardie di Buckingham Palace).

Stiamo vivendo notti folli di feste con i roomies –> abbiamo iniziato la maratona di Harry Potter in lingua originale.

Sono tornata a correre nel parco (stavolta per almeno 7 minuti). È ufficiale: DETESTO questa attività. In teoria dovrebbe farti scaricare l’adrenalina e aiutarti a stare meglio. In pratica dopo 1/15 di giro del parco volevo solo mettermi a piangere come un agnello. E ora mi fanno male perfino i denti.

Le visite alla stanza vuota proseguono, cheggioia. Tra gli ultimi pellegrini annoveriamo:

  • Due coppie che potrebbero essere abbastanza gradevoli MA NON IN QUESTA CASA, perché, vi ricordo, noi NON VOGLIAMO nessuno.
  • Una coppia di italiani, meglio conosciuta come “Ma noi stiamo in un ostello che è molto meglio di questo posto”. Ecco, bravi, tornate lì, conoscete già la strada, ciao, ciao ciao, circolare, ciao.
  • Una coppia di ragazzi asiatici (lei abbastanza simpatica, lui non pervenuto – nel senso che non si è nemmeno degnato di venire a fare il tour della casa), altrimenti definibili come “But we live in a house better than this one” – Va bene, non fatemi ripetere che altrimenti divento noiosa, la porta è quella, addio.

Marta è caduta. Di nuovo. In mezzo a Trafalgar Square. Rovesciandosi rovinosamente da uno dei leoni. Vogliamo ricordarla con le sue ultime parole: “Senti Tandi io ci provo ad arrampicarmi, tanto cosa mai potrà succedermi, guarda, lo fanno pure i bambini. E poi sono assicurata”.

A dare la mazzata finale al mio umore ha provveduto con grazia il grande Mela, il quale, dopo avere indagato sul tema del post, ha detto con delicatezza: “Ma io direi gente che non trova lavoro nemmeno dal kebabbaro, se va avanti così”.

Ok.

No ma sto bene.

Da grande farò la lavapiatti, probabilmente, ma sto bene.

Nel frattempo Marta e il Mela stanno discutendo molto ecletticamente sul buddismo, sul quanto è grosso il Canada e sulla rimozione sicura delle chiavette USB.