CYGNUS OLOR e altre cose

Ho molte cose da dirvi, ma non me le ricordo.

Certo, potrei ricordarmele con più facilità se abbandonassi la lettura della pagina Wikipedia CYGNUS OLOR (o, per i non addetti ai lavori, cigno reale), ma la Sete di Conoscenza è più forte di qualsiasi velleità autobiografica (cosa sto scrivendo, esattamente? Non ne ho idea); c’è, dunque, un tempo per vivere, un tempo per morire, un tempo per narrare robe ai propri Lettori e APPUNTO un tempo per informarsi sul CYGNUS OLOR (che, incidentalmente, sarebbe un gran nome per un gruppo metal).

Sì, care amiche, cari amici, cari bonsai (ha senso questo grazioso appellativo? NO, ma controbatto chiedendo: ha senso la vita?) (D’ora in poi la smetto con le parentesi): in me è sbocciato un forte interesse per l’ornitologia, come si poteva facilmente prevedere dalla lettura di questo post del 2013.

Come forse saprete, o forse no, vivo in zona Canada Water e dunque mi ritrovo spesso a camminare lungo i docks (come il mio poco monotono profilo Instagram testimonia) (Sì lo so avevamo detto basta parentesi LO SO). I docks sono tipo delle simpatiche pozze d’acqua artificiali dove stanno ormeggiate le barche (o, per i non addetti ai lavori, banchine) (credo). Nei docks, e intorno ad essi, prospera un maestoso quanto minaccioso insieme di vari pennuti che mi diverto a studiare (a distanza di sicurezza).

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(Avrei voluto postare questa foto, presa dal profilo Instagram di tale @mazvis95, ma siccome non si vede vi beccate una delle mie)

Tra questi pennuti annoveriamo una famiglia di cigni che, ed è con il tono più pacato possibile che ve lo sto dicendo, IO HO VISTO CRESCERE, VISTO CHE UN ANNO FA QUESTA FAMIGLIOLA ERA COMPOSTA DAI GENITORI E DA CINQUE ANATROCCOLI E MESE DOPO MESE I CINQUE ANATROCCOLI SONO DIVENTATI SPLENDIDI CIGNI ADULTI E PERCHÉ STAI USANDO IL CAPS LOCK CHIEDERETE VOI E boh risponderò io.

Per farla breve, da qualche tempo non vedo più SETTE splendidi cigni adulti, ma solo tre o quattro splendidi cigni adulti e dunque, piuttosto logicamente, mi chiedo: i cigni hanno formato vari gruppetti e vanno in giro separati? O qualche cigno ha abbandonato queste mortali lande per migrare verso Valinor?

Immagino che riuscirò a trovare una risposta a questo Dilemma solo dopo aver consultato la pagina Wikipedia dedicata al CYGNUS OLOR e avere effettuato varie indispensabili ricerche a tema (“Vita media cigni”, “Cigni vita in famiglia”, “Cigni rimangono insieme ai genitori per quanto tempo”, “Cigni curiosità”, “Cigni”, “Si scrive cigno o cignio”).

Visto che siamo creature poliedriche concludiamo questo intervento parlando di creazioni culinarie.

Ieri avevo voglia di preparare una pizza, poi ho considerato realisticamente le mie abilità e la mia non-voglia di andare a comprare gli ingredienti necessari e ho infine ripiegato per dei biscotti (seguendo il ben noto proverbio “Se la vita richiede pizza, tu prepara dei biscotti”).

Questa è la foto che accompagnava la ricetta:

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Questo è il mio risultato:

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Mi sembra che per oggi sia tutto, ciao.

Non ringraziatemi

Torna a grande richiesta (a grande richiesta da parte mia) la rubrica GRANDE MUSICA. In realtà la rubrica GRANDE MUSICA non esiste ancora, ma provvederò immediatamente andando a catalogare post tipo questo e quest’altro sotto la voce GRANDE MUSICA.

Prima, però, due fondamentali premesse scaturite con loquace spontaneità dalla mia rilettura odierna del Background Culturale di questo Spazio:

  • Devo aggiornare l’elenco ASAP
  • SEXY BABY SEXY MAMI GIRERANNO CON GIRERANNO CON

Dunque.

Preparatevi a vivere un intenso momento “Come facevo a vivere prima di scoprire questo Musicista?”, perché sto per presentarvi FREDI (o Fredy, non è ben chiaro) MILER, artista di punta della Slovenia che conta. Fredi Miler, cito da Wikipedia, “Koroški glasbenik je javnosti postal znan leta 2004 s skladbo Vedno si sanjala njega, ko se je videospot lastne produkcije zanjo razširil po slovenskem spletu“. Immagino che il significato di tutto questo sia cristallino, quindi procediamo.

Sono stata introdotta alla Conoscenza dell’Arte da Corgi (o Corgy, non è ben chiaro). Youtube non esisteva ancora, o forse esisteva, ma il video di VEDNO SI SANJALA NJEGA non era ancora stato caricato, e tramite vie traverse e peripezie che ora non ricordo bene e che comunque non ho voglia di narrare, dicevo, tramite varie vicende sono riuscita a visionare l’Arte. Ora, circa nove anni dopo, la visionerete anche Voi (che emozione):

Qua urge una collaborazione culturale con Corgi per produrre un commento sociopsicoantropologico del testo (SÌ CORGI, SERVE, È INUTILE CHE FAI LA VAGA). Per ora vi basti sapere che il titolo significa qualcosa tipo “L’hai sempre sognato”, e che nella canzone Fredi parla delle sue disillusioni e del suo cuore infranto. Nel video si può chiaramente vedere come una certa Anja dia il benservito all’Artista, ma non mi ricordo quali fossero le parole di commiato scritte nel bigliettino, quindi CORGI sei pregata di intervenire nei commenti e di portare luce su questa vicenda.

PREGASI NOTARE:

  • Il monociglio + baffo parallelo
  • Le intense inquadrature davanti allo specchio
  • Il poster del Limoncè situato strategicamente dietro il Cantante
  • E, in generale, l’atmosfera fiabesca e di altri tempi che trasuda dal video.

Fredi ha proposto al mondo svariati altri successi, che vi consiglio caldamente di cercare su YouTube.

So che sarebbe il caso di chiuderla qui, ma converrete con me che È SEMPRE L’ORA DEGLI AVENTURA.

Era il Nonricordobenecheanno quando gli Aventura fecero sognare i giovani di tutto il mondo con Obsesión, tanto orecchiabile quanto controverso inno allo stalking.

I giovani di tutto il mondo sognavano, mentre io imparavo (più o meno) lo spagnolo (più o meno). Il mio prof di conversazione (più o meno) spagnola al liceo, infatti, aveva ideato un bizzarro metodo di apprendimento che prevedeva come principale strumento didattico – non sto scherzando – Obsesión degli Aventura. Ce la faceva ascoltare, cantare, tradurre, rielaborare. Ci faceva coniugare i verbi presenti in essa. Sceglieva delle parole prese a caso dal testo e ci faceva comporre delle frasi ad hoc. Non per vantarmi, ma state parlando con l’unica persona che è riuscita a prendere un voto positivo nell’esercizio COMPONI FRASI UMORISTICHE USANDO PAROLE PRESE DA OBSESIÓN DEGLI AVENTURA (o forse sono l’unica persona che ha fatto l’esercizio. Non so/non ricordo).

Voi mi chiederete, quali sono i vantaggi di questo metodo?

Io vi risponderò: SHHHH, solo escucha. Son las cinco de la mañana y no he dormido nada, piensando en tu belleza loco voy a parar.

(Che in spagnolo significa: nessun vantaggio, tranne conoscere il testo della canzone a memoria dopo più di 10 anni e avere sempre pronta una risposta alla domanda “OH RAGA CHE CANZONE CANTIAMO ADESSO?”).

A presto baci ciao.

Corgi prosim komentar. Hvala, svetilnik.

Samuel Pepys ce l’abbiamo con te

L’antico proverbio recita “Trova ogni giorno un nuovo motivo per incazzarti e sarai più felice” e io eseguo.

Forse l’antico proverbio non recita proprio così, ma in fondo non importa, visto che oggi un nuovo motivo per essere incazzata ce l’ho comunque e quel motivo si chiama SAMUEL PEPYS.

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#simplyme #Samuel #music #instaboy #instacute #hairgoals

SAMUEL PEPYS (1633-1703), il quale d’ora in poi verrà sempre citato in maiuscolo in segno di profondo sdegno e non, badate bene, di rispetto, è uno dei più noti (o forse il più noto) diaristi inglesi dell’età moderna. Non sono sicura che “diarista” esista come parola, ma ignoriamo questo momento di incertezza e proseguiamo con lo sguardo rivolto verso l’Orizzonte dell’Odio.

Dicevo: SAMUEL PEPYS ha scritto un diario dal 1660 al 1669. Apriamo una piccola parentesi per constatare quanto sia affascinante il ‘600 inglese, tra guerra civile, cambi di regime, incendi e peste (non posso inserire l’emoticon-cuore perché vi sto scrivendo dal computer, ma fate finta come se l’avessi inserita. Grazie). DICEVO.

SAMUEL PEPYS ha scritto un diario pieno di robe interessanti e io non l’ho ancora letto. Due considerazioni che faccio a me stessa:

  • Che early modernist del cazzo sei se non hai ancora letto il diario di SAMUEL?
  • Come fai ad essere contrariata con SAMUEL se non hai nemmeno letto il suo diario?

Cara me stessa, hai perfettamente ragione, e il diario di SAMUEL lo leggeremo presto, te lo prometto. Ora permettimi di esprimere i motivi (anzi, il motivo) del mio Sdegno:

Ho da poco deciso l’argomento della mia tesi (voi penserete che questo non c’entri una mazza con l’essere incazzate con SAMUEL PEPYS, ma non preoccupatevi che ci arriveremo subito): diari privati, ma non troppo, scritti da donne inglesi vissute nel ‘600 (cioè dai, FIGATA. Marta ti vedo che hai alzato gli occhi al cielo) (Capirete bene come fare una tesi sui diari renda imprescindibile la lettura di SAMUEL, e dunque lo farò) (Ho scritto diari “privati ma non troppo” perché non erano destinati alla pubblicazione, ma erano comunque stati scritti con l’intenzione di farli leggere ad un pubblico, seppur molto ridotto – penso ad esempio ad altri membri della famiglia, amici stretti, eccetera).

MA

NON

DIVAGHIAMO

CAZZO

Allora.

Stavo leggendo un libro per la tesi e mi sono imbattuta nella poco nota vicenda di Elizabeth, moglie di SAMUEL PEPYS. A quanto pare pure Elizabeth aveva iniziato a tenere un diario, solo che SAMUEL l’ha obbligata a distruggerlo (motivazione: non gli piaceva quello che aveva scritto).

MA TI SEMBRA IL CASO, SAMUEL???

Non essendo ferrata sulla vicenda rimando qualsiasi ulteriore commento al momento in cui avrò finalmente letto il diario di SAMUEL PEPYS, fonte principale per questa vicenda. Voi mi chiederete, ma allora perché oggi ci hai tediato con una roba sulla quale non hai molto da dire? Io vi risponderò che questo è il mio Spazio e faccio quello che voglio.

A questo proposito vi invito a consultare l’ultimo widget nella colonna a sinistra (o in fondo alla pagina, dipende dal dispositivo dal quale mi state leggendo), per non vivere mai più all’oscuro delle date importanti, e con date importanti intendo le date importanti per le donne del ‘600 di cui ci occuperemo nei prossimi mesi. Ho ripetuto “date importanti” tre volte in una riga ed è questo il genere di traguardi che una diarista del XXI secolo ama raggiungere.

Elizabeth Pepys (e suo marito) sono sepolti nella chiesa di St Olave in Hart Street (vicino alla metro di Tower Hill). CI ANDIAMO? (Mi rivolgo sia a TBS che a MARTA, i quali, sono sicura, faranno a botte per avere il Privilegio di accompagnarmi in questo Pellegrinaggio).

BENE.

Ora vado a ritirarmi con sdegno nelle mie stanze.

Ciao.

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Ciao anche da Elizabeth Pepys, il cui diario non potremo leggere mai. Grazie a te, SAMUEL.

Il coraggio della verità

Hey lontre.

Sono tornata alla base, dove con “base” intendiamo “Londra”.

Mi sono ricongiunta con i luoghi significativi della città, dove con “luoghi significativi della città” intendiamo IL TESCO DI CANADA WATER.

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Il Big Ben

Insomma, tutto bene, tranne il fatto che sono in ritardo spaventoso sulla stesura dei saggi che devo consegnare tra una settimana (“E allora perché sei qui a scrivere a noi?”, chiederete voi, e io risponderò “Perché vi voglio bene, INGRATI DI MERDA”, e voi mi perdonerete il turpiloquio perché capirete che sono un po’ tesa in questo periodo).

Sono tesa anche perché ieri ho dovuto prendere l’aereo e mi sono resa conto che, in tre anni di frequentazione, non vi ho mai resi partecipi del fatto che ho paura di prendere l’aereo, forse nell’ammirevole tentativo di trasmettere un’immagine di me che fosse autorevole e temibile (…).

Ho paura di prendere l’aereo, ma:

  1. Lo prendo lo stesso (anche perché fare Londra – Milano in treno sarebbe abbastanza impraticabile, oltre a prevedere il passaggio nel tunnel della Manica, cosa che, a pensarci bene, mi fa ancora più paura del prendere l’aereo, quindi NGTBC – No Grazie, Tante Buone Cose – ovvio poi che potrei prendere il traghetto, ma il viaggio diventerebbe ancora più lungo. Mi viene ora in mente che eventualmente potrei fare il percorso a piedi e girarci su un film ispirato a Basilicata coast to coast)
  2. Quando lo prendo sono molto tranquilla (BADATE BENE, sono molto tranquilla ma ESTERNAMENTE) (si dice esternamente o esteriormente? Nel dubbio useremo entrambi), non mi agito e non do fastidio agli altri passeggeri, MA non sono in grado di conversare normalmente se sono con altre persone o di leggere un libro se sono da sola. Questo perché esteriormente apparirò anche molto tranquilla, ma, interiormente, sono un sacco impegnata ad ESSERE L’AEREO.
  3. Capito? Io non sono sull’aereo, io SONO L’AEREO. Io non mi distraggo quando sono sull’aereo, perché io devo registrare ogni minima variazione di pressione e ogni minimo rumore sospetto. A questo punto mia mamma si preoccuperà per me e penserà A) che non posso vivere così in preda all’Ansia B) che la prossima volta che parto da Malpensa mi metterà nel tè della colazione un paio di dosi di tranquillante per cavalli, quindi chiudiamo il discorso.
  4. Ma ricordate: io SONO l’aereo.
  5. Avevo detto che avremmo chiuso il discorso, e giuro che prima o poi lo faremo, ma mi preme raccontarvi di quando mesi fa ho preso un aereo Londra-Brindisi e, a causa di non ricordo più quali problemi tecnici, siamo rimasti fermi per tre quarti d’ora prima di partire. Chiusi nell’aereo. Senza aria condizionata. A giugno. A un certo punto le hostess hanno iniziato a distribuire bicchieri d’acqua a noi passeggeri, ma io ho rifiutato, in quanto mi ero autoconvinta che in quei bicchieri d’acqua ci fosse un tranquillante che ci avrebbe aiutati ad affrontare serenamente il nostro tragico destino, ossia quello di rimanere intrappolati in quell’aereo per sempre. Morale:
    1. Viaggiare in aereo mi rende paranoica
    2. E COMUNQUE non avrei potuto prenderlo quel tranquillante, visto che sapevo che a breve avrei avuto bisogno di conservare le mie facoltà mentali per svolgere un compito di estrema importanza, ossia ESSERE L’AEREO.
  6. Per chiudere definitivamente il discorso: evitate affermazioni tipo “Eh ma dai è più probabile fare un incidente in macchina che finire in un disastro aereo” o “Eh ma dai è più probabile vincere la lotteria che finire in un disastro aereo”. PUNTO UNO, secondo te io non ho paura di andare in macchina? O in autobus? O in monopattino? CERTO CHE SÌ, TESTA DI CAZZO (scusate il turpiloquio, voi altre anime gentili). PUNTO DUE, vincere la lotteria sarà anche più probabile MA IO NON L’HO VINTA NONOSTANTE ABBIA PURE COMPRATO UN BIGLIETTO (n.b. l’anno scorso mi sono incazzata perché non l’avevo vinta e poi ho realizzato che non avevo nemmeno comprato il biglietto) E MI SIA PURE SCIROPPATA UNA PUNTATA DI AFFARI TUOI CON FLAVIO INSINNA DALLA DURATA DI TRE ORE E MEZZA TRE ORE E MEZZA ma c’erano Mimì Augello e Catarella ad aprire il pacco della Sicilia quindi ok.

Concludiamo questo allegro bricolage di cazzate con due consigli di vita:

  • Se anche voi vivete in un posto dove nei supermercati non si trova il burro in porzioni piccole e non consumate un intero panetto a botta, potete tagliare il panetto appena comprato in pratiche monoporzioni e congelarle, avvolte (credo) nella carta da forno (ERA CARTA DA FORNO MAMMA? Ma allora perché la devo mettere nel freezer? Ahahah quanta simpatia in una graziosissima persona sola QUANTA)
  • Programma televisivo del futuro: THE GREAT POTTERY THROW DOWN, competizione che vede un gruppo di vasai gareggiare all’ultimo sangue per ottenere il titolo di TOP POTTER.

Vi saluto con affetto e con il mio proposito per il 2016: limitare l’uso delle maiuscole. FORSE. VEDREMO. CIAO.

Elenchi numerati livello PRO

Una cospicua parte dei miei lettori (mia mamma e mio fratello) mi ha gentilmente fatto notare che è tempo di aggiornare questo Spazio (“OH TI MUOVI A SCRIVERE?”).

E dunque eccomi qui, come il susseguirsi delle stagioni, come il tenero ed incerto zompettare di timorosi passerotti sui manti di neve invernale, come la promessa di un lussureggiante fogliame estivo relegata a un Tempo così lontano che diventa quasi Spazio (“CHE CAZZO STAI A SCRIVE?” mi chiede il Tempo, mentre lo Spazio sbatte ritmicamente la testa contro il muro in segno di sconfitta), come IL PANETTONE che, essendo quasi Natale, TI SPETTEREBBE DI DIRITTO PER COLAZIONE ma poi tua mamma ti fa trovare nella dispensa solo yogurt e biscotti secchi e insomma io dico ma guarda ma non credo sia il caso di discutere con questa gente, mettiamo un bel punto e chiudiamo con eleganza questo abominio di paragrafo.

Passiamo ora alle Comunicazioni Importanti:

  1. So che ci tenevate a saperlo e quindi ve lo dico subito: il nuovo editor di WordPress, tutto sommato, MI FA SCHIFO.
  2. Sono tornata in Italia per le festività natalizie. Durante il tragitto casa – metropolitana –  stazione treni – aeroporto ho compilato a mente una lista delle cose che Odio del tragitto casa – metropolitana – eccetera eccetera che, fortunatamente per voi ma sfortunatamente per i Posteri e per l’Arte, non ho pensato di scrivere e che quindi mi trovo costretta a tramandarvi in forma molto ridotta. Ma procediamo con la LISTA DI COSE CHE ODIO DEL TRAGITTO CASA – ECCETERA ECCETERA:
    1. (“Oh Alex che brava che sei a nidificare gli elenchi puntati e numerati” “Grazie per averlo notato”)
    2. Mi rendo conto solamente adesso, però, che in realtà questa versione ridotta della LISTA DELLE COSE CHE ODIO ECCETERA è composta da due voci e basta, quindi il nidificare si è rivelato essere una mossa un po’ azzardata e inutile, ma shh facciamo finta di niente e allunghiamo il brodo con questi deliziosi interventi autoriali.
    3. Dunque. COSE CHE ODIO: il fatto che a Victoria station non ci siano scale mobili e il nuovo SELF BAG DROP O COME CAZZO VOGLIAMO CHIAMARLO di Easyjet.
      1. (Ulteriore nidificazione perché noi siamo liberi di osare e di raggiungere le Vette inesplorate dell’Espressione Artistica).
      2. Premessa: voglio molto bene ad Easyjet, anche se non ho ancora capito perché, boh, sarà tutto quell’arancione che mi manda in tilt i sensi. Premessa/2: non so se questo self bag drop sia un’idea esclusiva di Easyjet o se lo facciano anche altre compagnie, in quanto ho cose più importanti a cui pensare (ossia: si dice nidificazione o nidificamento?) Premessa/3: sì, lo so che questo self bag drop c’è in giro da un po’, come so anche che non è che abbiano eliminato del tutto i tizi che fanno il check in. Lo so. Passiamo oltre.
      3. IL SELF BAG DROP. Dopo che hai poggiato la valigia sul nastro trasportatore, stampato l’etichetta e attaccato l’etichetta alla valigia il coso del self bag drop ti chiede “Sei sicuro di avere attaccato bene l’etichetta?” e tu devi cliccare su “Sì”. MA IO CHE NE SO? MA NON POTETE ATTACCARMELA VOI L’ETICHETTA COSÌ SIAMO CERTI CHE SIA MESSA SU BENE? NON BASTAVA L’ANSIA DI PERDERE IL BAGAGLIO, ADESSO CI VUOLE PURE L’ANSIA DI PERDERE IL BAGAGLIO PER COLPA MIA CHE NON HO ATTACCATO BENE L’ETICHETTA? MA POTRÒ MAI VIVERE SERENAMENTE CON QUEST’ANGOSCIA CHE MI DIVORA LE CARNI E LO SPIRITO?

Esco dall’elenco puntato numerato perché A) ho perso il conto delle nidificazioni B) vedi punto 1.1.1.

Vi saluto comunicandovi che l’altro giorno, mentre aspettavo l’autobus, ho chiacchierato con una tizia mai vista prima. Mi sono resa conto solamente dopo circa quattro-cinque minuti che la tizia stava parlando al telefono e NON con me.

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(In realtà non stavamo tanto aspettando l’autobus quanto correndo dietro all’autobus che, simpaticamente, aveva deciso di ignorarci e saltare con gioia la fermata dove ci trovavamo. Questa qui stava lanciando improperi rivolti all’autista e nell’Esperienza del Momento non ho notato il telefono cellulare che brandiva e pensavo stesse parlando a me, cosa peraltro assolutamente plausibile).

Ciao e auguri. Anche a chi non apprezza il panettone. Cretini. Ma con affetto. Auguri. Ciao.