PCRD, ADD, PO

Buongiorno.

Oggi parleremo di PARKINSON COWAN RENOWN.

Parkinson Cowan Renown non è un’evoluzione della tristemente celebre malattia.

Parkinson Cowan Renown non è una tipologia di lana simile ai filati Rowan.

Parkinson Cowan Renown non è nemmeno un distaccamento dei cavalieri di Rohan.

(Potrei andare avanti fino a stasera ma mi fermo. La maturità. La forza di dire BASTA. Il fatto che trovare altri giochini di parole con Parkinson Cowan Renown mi risulti in questo momento molto complesso)

Parkinson Cowan Renown DELUXE (sorry, avevo dimenticato la parte finale del nome) è un modello di cucina a gas risalente al Concordato di Worms del 1122.

Parkinson Cowan Renown Deluxe (PCRD per gli amici), come avrete già immaginato, è la cucina che ci ritroviamo nel Cocoon e FA CAGARE.

cucina

A parte il fatto che avevo appena iniziato a prendere confidenza con il forno della Comune (un bel forno affidabile, elettrico, carino, moderno, affettuoso) e che ora dovrò rimuovere tutta la Competenza assorbita per quanto riguarda la preparazione di biscotti, torte e moltissime altre cose (TRE) che ho imparato a cucinare ma che ora non saprei elencarvi, dicevo, a parte questo, un paio di riflessioni si impongono prepotentemente:

  1. Come posso usare questo Attrezzo del Demonio? Non si può nemmeno regolare la temperatura. E la fiamma è viva, non è nascosta da qualche parte dietro un comodo pannello in vetro, LA VEDO, la vedo e mi incute timore.
  2. Perché spendere cumuli di soldi per tinteggiare l’appartamento, renderlo figo, eliminare ogni traccia di moquette e rifare completamente il bagno quando poi uno entra in cucina a scaldarsi una pizza e si ritrova face to face con il Medioevo?
  3. Perché io?

Ma, del resto:

  1. Il piano cottura in alto (quello coi cosetti fornelli) lo padroneggio egregiamente.
  2. Ho trovato online il libretto di istruzioni della nostra cara PCRD aka ADD (Attrezzo Del Demonio). È scritto in sanscrito, ma ci sono le illustrazioni. Solo che è spiazzante: ad esempio, le istruzioni per cuocere una torta non sono “Cuocere per X minuti a Y gradi” bensì “Iniziare cottura nel ripiano in alto, dopo X minuti spostare in ripiano in basso e controllare di volta in volta, quando assume un colore Y e consistenza Z allora è pronta” (ALLORA È PRONTA?)
  3. Un po’ di Scomodità la posso accettare (o forse NO, non posso, che palle).
  4. Un po’ di Scomodità è salutare per il livello artistico di questo Spazio.
  5. Potrei approfittare di questa situazione per imboccare la strada del veganismo raw. Potrei, ma anche no, perché in fondo PCRD/ADD le pizze le scalda benissimo e il procedimento è abbastanza lineare: A) Posizionare la prima pizza sul ripiano più in alto e l’altra in quello in basso. B) Dopo X minuti, quando la pietanza in alto sarà cotta e quella in basso sarà ancora fondamentalmente cruda, togliere la prima pizza dal forno e mettere la seconda al suo posto. C) Dividere a metà la pizza cotta mentre si aspetta che l’altra sia pronta. Oppure andare nella pizzeria sotto casa.

Vabbè.

Continuiamo a solcare i turbolenti mari dell’Arte Culinaria parlando di un nuovo acquisto di cui vado particolarmente fiera. Come ben saprete io sono uno Spirito dei Gusti Nuovi, un Ramingo dei Sapori, io non cado nei tranelli della Ka$ta, io quando vedo qualcosa di diverso dal Solito lo devo provare, io l’altro giorno ho comprato Questo:

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Pâteolè è una specie di patè di acqua, lievito (credo), funghi, patate e tofu, presentato in un packaging giovane e al passo coi tempi. Pâteolè sembra essere dotato di forma salsiccioidale, ma in realtà è una crema spalmabile. Un patè, insomma. Lo dice anche il nome. Olè!

So cosa sta solcando nelle vostre giovani menti: un misto tra WTF / PERCHÉ? / MAI NELLA VITA.

Io invece vi dico che possiamo dare una chance a Pâteolè, io vi dico che possiamo trovargli una funzione nel ricettario della Donna Moderna – una posizione collocata strategicamente tra la pasta con hummus e il risotto mantecato con il formaggino – , io vi dico che possiamo espandere i nostri orizzonti, io vi dico che magari è buono. O passabile. Da quello che ho letto online esiste una vera e propria Setta di adoratori del Pâteolè. Lo mettono nella pizza (?), lo mescolano al pesto per creare una pasta sauce sbarazzina, lo spalmano senza ritegno sul pane, lo danno da mangiare ai gatti (?), ci fanno i funghi ripieni.

wat

Vi saprò dire. Se sopravvivo.

Cercare casa (in affitto) a Londra / 2

Una-pallottola-spuntata-Nielsen

Questo intervento giovane & sbarazzino segue il post dell’altro giorno. Mamma, ma tu l’hai capito che le scritte di colore diverso e sottolineate sono dei link (qua la regia mi dice che le parole straniere in italiano si scrivono sempre in singolare e io credo fermamente nella regia)?

Riformulo: mamma, ma tu lo sai che i link (approfitto della situazione per comunicare alla regia che, comunque, a me linkS suona meglio) li devi cliccare, così ti portano su altre pagine?

A questo proposito ci terrei a dire una cosa che non c’entra una mazza col discorso-case ma che mi sta appesantendo l’anima da mesi: quando interpello mia mamma non lo faccio per copiare Zerocalcare (LINK ALERT!), lo giuro. Ho iniziato a rivolgermi direttamente alla Sostanza Che Mi Ha Creato (cit. mio fratello quando era in terza elementare) dopo aver notato un incremento nella mia casella Gmail di domande inerenti al blog rivoltemi da, appunto, lei. Capirete il mio disappunto quando ho letto per la prima volta fumetti (GENIALI, tra l’altro), tipo questo (ce ne sono altri dove l’Autore si rivolge direttamente a sua Madre ma in questo momento non li trovo). Mi sono sentita quasi peggio di quando volevo introdurre l’espressione WHAT THE FUDGE e poi, dopo una veloce googlata, mi sono accorta che it was already a thing. Però (in questo caso, non nel caso di What the fudge) sono andata avanti, perché visto che great minds think alike è probabile che due persone abbiano la stessa idea senza che uno dei due (io) abbia copiato l’altro (lui), giusto?

(Lasciatemi nel mio ingenuo mondo degli orsetti fatati, grazie)

Chiusa parentesi.

Visto che l’altro giorno non eravamo giunti da nessuna parte possiamo agevolmente partire dal Principio.

Fase uno – La ricerca di una stanza

In Principio c’erano la stazione di Victoria alle dieci di sera, tre ragazze, quattro trolley, uno zaino, due borsoni e un ostello dall’altra parte della città da raggiungere (notate l’elegantezza dell’ossimoro) in TAXI.

In Principio c’erano l’indecisione, l’ansia, la fretta, l’odore della zuppa carrot & coriander in offerta da Sainsbury’s, l’Amico di Tutti che si ostinava a cucinare tranci di salmone nella cucina comune, la voglia di schiodare dall’ostello il più velocemente possibile (anche se, ripeto, il posto non era affatto male – ma le mie sono news risalenti a due anni fa, quindi ora non saprei) e, ovviamente, il fattore I’ve no idea what I’m doing (per una sua efficace rappresentazione iconografica si prega di fare riferimento alla mia scheda About – mamma la stai capendo sta roba dei link? Ne sto mettendo troppi per un solo post, vero?).

Il fattore I’ve no idea what I’m doing è quella cosa che fa venire in mente a tre ragazze appena giunte a Londra, senza lavoro, senza conto in banca e con un capitale complessivo a disposizione pari a 75 pound e otto mini-confezioni di Mature Cheddar di prendere in affitto UN INTERO APPARTAMENTO – questo perché, nella nostra stupidità ingenuità, all’epoca eravamo convinte che affittare due stanze nella stessa casa o una casa con due stanze fosse più o meno la stessa roba, ergo prendevamo in considerazione solo la quota da pagare settimanalmente, ignorando con leggiadria parole minacciose quali deposit (= caparra), agency fees (= vabbè dai, questa è facile: spese di agenzia), council tax e bollette varie. Brrrr.

Il fattore I’ve no idea what I’m doing è quella cosa che ci ha portato prima nell’ufficio Dexters di Shepherd’s Bush, poi in un trilocale nei dintorni, poi di nuovo nell’ufficio della Dexters (in mezzo al secondo tragitto trilocale-ufficio Dexters: scene di giubilo collettivo, lancio di cappelli in aria, declamazione di frasi tipo “SÌ, QUESTA CASA FA PER NOI, LA PRENDIAMO SUBITO!”).

Interno di agenzia immobiliare, pomeriggio inoltrato.

PERSONAGGI:

  • Tre Giovani Donne visibilmente impreparate alla Tragedia che sta per abbattersi su di loro
  • Dietro una scrivania enorme, un tizio in vestito elegante e cravatta che esteriormente sorride ma dentro di sé è tutto un “Ma tu guarda se devo sprecare il mio abito della domenica per rovinare i sogni di gloria a queste tre imbecilli, ma what the fudge proprio oh”
  • Un mattonazzo di fogli da compilare situato strategicamente tra le Giovani Donne e il Tizio Elegante.

Il mattonazzo di fogli rendeva chiaro ciò che Tizio Elegante non aveva cuore di spiegarci a voce, e cioè che essendo noi

  • Letteralmente appena sbarcate sull’Isola
  • Prive di lavoro / conto in banca / appoggi
  • Sfigate

Dovevamo, oltre ad avere a che fare con bollette, council tax e spese d’agenzia (ma questo ovviamente è normale, solo un deficiente come, appunto, noi, poteva pensare di bypassare tutto ciò) avere un GUARANTOR, ossia qualcuno residente in Uk e disposto a garantire per noi (questo non nel senso di fare una telefonata a Tizio Elegante e dirgli “Ma sì, non preoccuparti, sono delle brave fanciulle, fidati”, bensì nel senso di essere disposto a pagare di tasca propria qualora non fossimo riuscite a tirare fuori la mensilità dai nostri 75 pound + 8 mature cheddar).

Essere provviste di GUARANTOR, oppure sborsare una maxi caparra pari a sei mesi (SEI MESI! SEI!) di affitto. Una cifra francamente terrificante (lasciando perdere per un attimo il fatto che all’epoca non avremmo potuto permetterci nemmeno la classica caparra che viene richiesta 9 volte su 10, ossia sei settimane di affitto.

Bene.

Visto e considerato che sei mesi (SEI!) di affitto anticipato e che la visione ossessivo-compulsiva di Sherlock non comportava la possibilità di contattare Benedict Cumberbatch e chiedergli di agire in veste di guarantor, l’unica via di uscita da questa Situazione A Dir Poco Complessa consisteva nel mantenere il controllo dei propri muscoli facciali

 

screams

e FUGGIRE farfugliando un “Grazie-le-faremo-sapere”.

Abbiamo mantenuto il controllo dei nostri muscoli facciali e siamo fuggite. Io e Corgi sull’orlo di una crisi isterica, Marta più serena ed in armonia con il Mondo Circostante (“Dai ragazze, calma, questo significa che non siamo pronte a fare un passo così grande – oooooh, guardate, questo negozio vende delle infradito leopardate”).

Bene.

Il sugo della storia è questo: siete appena arrivati a Londra? Sentite vagamente scorrere dentro voi lo spirito I’ve no idea what I’m doing? Non avete ancora un lavoro? Siete abbastanza low in termini di cash (notiamo per favore il linguaggio multiculturale, giovane e al passo coi tempi)? Non fate Cumberbatch di cognome? NO alla ricerca di un appartamento, SÌ alla ricerca di una stanza.

Che poi andare a condividere una casa con dei perfetti estranei può presentare dei vantaggi di non poco conto:

  • Si risparmia
  • Si risparmia
  • Il landlord si occupa di tutte le seccature (aka bollette, tasse, eccetera)
  • Si risparmia
  • In certi casi i coinquilini possono rivelarsi persone gradevoli con le quali fare amicizia
  • Se siete il genere di persone a cui piace essere sempre in compagnia del Prossimo può rivelarsi un’esperienza favolosa
  • Si risparmia.

Nonostante il nostro essere tarde ingenue, Corgi, Marta & io ci siamo ben presto rese conto che trovare una stanza doppia e una singola nella stessa casa era abbastanza improbabile. Le nostre strade di Ricerca, dunque, hanno preso direzioni diverse: Corgi si è lanciata nel fantastico mondo dell’Alloggio Studentesco (il famoso LOCULO!), Marta ed io nella frenetica ricerca di una stanza doppia (ossia la Camera Padronale della Stamberga).

Se devo essere totalmente sincera tra la fase Sogno infranto dell’appartamento e Cerco camera doppia disperatamente c’è stata una parentesi molto breve (durata: due ore e mezza) chiamata Andiamo a vedere gli studio flats proposti dalla compagnia che gestisce l’ostello. Sottotitolo: never again.

Comunque.

Cose di cui essere consci in partenza quando si dà il via alla Ricerca della Camera:

  • Trovare una singola o una doppia per due ragazze (o una coppia mista) è MOLTO più semplice che trovare una doppia per due maschi o una tripla
  • Espressioni come “young area” o “young environment” nel 99% dei casi significano una sola cosa e cioè “SCAPPATE VELOCEMENTE”. A meno che il vostro sogno proibito non sia abitare nelle immediate vicinanze di Brick Lane e party hard everyday, in tal caso accomodatevi pure (e sappiate che un po’ invidio la vostra joye de vivre).
  • Frasi come “newly refurbished” “bright, spacious flat” e “amazing area” ci piacciono, ma d’altra parte possono risultare non completamente in linea con la situazione low on cash alla quale accennavamo prima.
  • Qualche riflessione in merito alle fotografie presenti negli annunci: se nella foto della camera da letto non si vede altro che un materasso buttato a terra, potete affermare con quasi assoluta certezza che la stanza è UN BUCO e che non ci sta altro che il giaciglio (il quale consisterà, appunto, in un materasso buttato a terra). Invece va detto che l’assioma “foto brutte o risalenti al 1989” – “casa brutta” non è sempre valido. Molte volte si tratta, semplicemente, della totale incapacità del landlord di utilizzare lo strumento “carica file” (e qua, in un perfetto cerchio, torniamo al fumetto di Zerocalcare propostovi prima). E molte altre volte, chiaro, si tratta del fatto che la casa fa semplicemente schifo.

Ma procediamo con le fasi della Ricerca:

  1. Individuare un’area della città che ispira per posizione/nome/consigli di amici/sentimento generico di attrazione.
  2. Passare ore a spulciare annunci su Gumtree, Spareroom, Loot. Per gli amanti del “young environment” di cui parlavamo prima, dirò che esistono eventi di Speedflatmating ai quali partecipare potrebbe anche essere divertente. Potrebbe. Credo.
  3. Una volta individuate le Soluzioni Abitative più appetibili, contattare i vari landlordS tramite e-mail/sms/telefonata/piccione viaggiatore per fissare un appuntamento.
  4. LA VISIONE DEL LUOGO ABITATIVO: è importante imparare la differenza tra “Cose che a noi possono non piacere ma che sono assolutamente normali per una casa inglese” e “Cose francamente inaccettabili”. Cose che a noi possono non piacere ma che sono assolutamente normali per una casa inglese: cesso separato da doccia e lavandino, lavandino con due rubinetti separati per acqua calda e acqua fredda, moquette (spesso presente in tutti gli ambienti tranne il bagno e la cucina – in alcuni casi estremi, presente anche in cucina. Un saluto commosso a Lara e alla sua vecchia casa in Royal Oak), scale strette, lavatrice in cucina, assenza di prese elettriche in bagno, mancanza del bidet (ma questo è ovvio, ragazzi), mancanza di un tavolo da pranzo definibile come tale, sciacquone old style con la catena, presenza di sei o più persone nella stessa casa. Cose francamente inaccettabili (ma che a volte, per forza di cose, vanno accettate – solo, fate attenzione che non siano TUTTE presenti nella stessa casa): tavolo da pranzo creato con vecchi comodini Ikea e cassettiere, lavatrice a gettoni, macchie di umidità molto estese, moquette risalente alla Glorious Revolution del 1688.
  5. ATTENZIONE: le case carine, recentemente ristrutturate e con meno di quattro persone che ci abitano dentro esistono, solo che sono più difficili da trovare (io non ne ho mai vista una MA continuo a crederci).
  6. Se durante l’esame del Luogo Abitativo sono presenti i coinquilini, studiarli con occhio clinico. Quando siamo andate a vedere la Scatola abbiamo notato la presenza di QUPP avvolta in un bozzolo di coperte sul divano, e abbiamo scioccamente ingenuamente pensato “Poverina, sarà malata”, mentre invece, come avremmo avuto agevolmente modo di apprendere nei mesi seguenti 1) Il divano era il suo habitat naturale; 2) Non era malattia ma hangover. Comunque.
  7. Se la casa NON piace: Controllo dei muscoli facciali, “Grazie-le-faremo-sapere”, FUGA.
  8. Se piace: versare il deposit per fermare la stanza, generalmente pari a un mese di affitto (angolo serietà: meglio compiere questa operazione tramite versamento bancario; se non avete ancora il conto inglese potete sempre andare in banca a fare un bel versamento di cash sul conto del vostro futuro landlord).

Momento nostalgia – “Come eravamo”

Marta & io siamo finite nella Stamberga complici la necessità di trovare una Sistemazione in fretta, il nostro esserci (anche un po’ in modo irragionevole, perché adesso guardo indietro e mi chiedo: “PERCHÉ?”) innamorate di East Acton e l’eloquio della M.R., che ci ha presentato quella che era una catapecchia come un luogo fun e young ma anche bene organizzato.

Frasi dette dalla M.R. durante la nostra Presa in Visione della Stamberga:

  • “Questa è una casa giovane e multiculturale, gli altri ragazzi che vivono qui sono francesi e spagnoli” (più tardi abbiamo compreso che “francesi e spagnoli” per lei era un modo come un altro per dire “italiani”)
  • “La casa non è nuova ma è pulita” (più tardi abbiamo compreso che… vabbè)
  • Ci sono delle porte che vanno lasciate chiuse” (INQUIETANTE)
  • “C’è un po’ di caos in giro ma toglierò tutto, promesso” (abbiamo vissuto per tre mesi con svariati materassi di dubbia provenienza gettati dietro i divani della sala, una lavatrice non funzionante posizionata nel corridoio,  di fianco a un cumulo di roba non meglio identificata nella quale spiccavano un albero di Natale e una tenda da campeggio)
  • “Sì, quell’edificio davanti a noi è la prigione, ma non preoccupatevi è safe, basta solo non attaccare bottone coi carcerati, perché altrimenti poi urleranno HEY MATE, COME BACK per tutta la notte perché, poverini, vogliono chiacchierare”.

Adesso sono diventata una di quelle che afferma robe tipo “Se hai la card e se scegli i prodotti in modo oculato Waitrose non è più caro degli altri supermercati. GUARDA COME È ECONOMICO QUESTO AVOCADO BIOLOGICO” e “Da quando possiedo un frullatore a immersione la mia vita è cambiata”, ma rimango del parere che un po’ di disagio sia altamente formativo e che vivere nella Stamberga mi abbia reso una persona spiritualmente ed artisticamente più meglio.

bambini povri

È anche vero che se a condividere con noi la Stamberga non ci fossero stati i cari Trop, Mela, Gabriello ed Ise bensì gente del calibro di QUPP, GC ed USUR probabilmente ci saremmo sparate / saremmo andate direttamente a consegnarci nella prigione Wormwood Scrubs.

Il mio messaggio finale si può riassumere nei tre seguenti slogan (giovani, sbarazzini e multiculturali come ben si addice a questo Spazio):

  1. EMBRACE DISAGIO, ma con cautela.
  2. Don’t try Stamberga at home.
  3. Stay hungry, stay foolish ma, mi raccomando, non stay pirla.

Lista della spesa intelligente cercasi (e altro)

Nascondo un orribile segreto.

Sono diventata una che va da Waitrose.

A PARTE CHE se usufruisci degli sconti della MyWaitroseCard non è poi così caro.

A PARTE CHE offre un’interessante selezione di prodotti e un packaging sbarazzino.

A PARTE CHE si adatta al tenore di vita di noi gente di West Ken.

A PARTE CHE saranno anche caz fatti miei.

Abbracciata senza vergogna la mia nuova condizione di imborghesita wannabe-aristocratica, rimane la consapevolezza di non essere assolutamente in grado di fare la spesa. NON SO COSA COMPRARE. Nemmeno dal Waitrose enorme in High Street Kensington. Io ci entro tutta galvanizzata, ma poi mi perdo tra un pacco di crostini aromatizzati allo zenzero e una confezione di patate novelle al vapore (esistono?), tra una scatola di cioccolatini natalizi (perché qua è già Natale) e un vasetto di Korma sauce, insomma, ci siamo capiti, è il delirio, fino a che arraffo quello che mi capita a tiro, arranco fino alla cassa più vicina e lì, solo lì, mi rendo conto che ho, ancora una volta, seguito il mio solito SCHEMA DELLA NOIA.

Che consiste in:

  • Confezione di CAROTE già sbucciate e tagliate a pezzettini
  • Noodles
  • Verdure stir fry
  • Cereali per la colazione
  • Yogurt per la colazione
  • Succo di frutta per la colazione
  • LA VARIABILE, ossia LA CAZZATA INUTILE. Ad esempio: stasera volevo comprare una maschera per Halloween a forma di zucca. Nonostante io detesti A) Halloween; B) Le feste in maschera; C) Le feste; D) Le maschere; E) I bambini che fanno “dolcetto o scherzetto?”; F) Le zucche. No, scherzo, le zucche LE ADORO. Ma (attenzione, momento Jamie Oliver della settimana!) quelle mantovane sono le migliori, capito? Non trinceratevi in un triste mondo di “A me la zucca non piace” se poi non avete provato quella mantovana e, soprattutto, non avete mia mamma che ve la prepara al forno tagliata a cubetti. MA COMUNQUE. Non divaghiamo. TBS mi ha gentilmente fatto notare che l’acquisto della maschera-zucca sarebbe stato una cazzata, ma poi A) Ha cercato di farmi comprare una candela a forma di fantasma; B) Mentre non guardavo è riuscito a piazzare nel carrello due pies, un sacchetto di patatine al cheddar e una bottiglia di indian tonic water.

Vabbè.

Passiamo ad altro.

CI SIAMO TRASFERITI. Questo implica:

  • No more dividere la casa con altre sei anime
  • No more avere a che fare con CITOFONO
  • No more rampe di scale tra la camera da letto, il bagno e la cucina
  • No more coda per usare la lavatrice
  • No more ciotola dei Coco Pops usurpata da altre persone
  • No more bagno allagato
  • No more TEAM

I nostri ex coinquilini l’hanno presa malissimo.

Soprattutto Sporty Spice e CITOFONO. Infatti mi hanno praticamente strappato le chiavi di mano e sono corse a prendere possesso della nostra ex camera urlando “We’ll catch up lateeeeeer!” E temo che veramente ci catcheremo soon, perché le due arpie hanno in programma di organizzare una festa in occasione del nostro trasferimento (!) e della loro presa di possesso della camera padronale (!!).

MA SE NE PENTIRANNO.

SE NE PENTIRANNO AMARAMENTE.

Non so ancora come, quando e perché, MA SE NE PENTIRANNO.

ANATEMA!

Altri aggiornamenti al volo:

  • Lara si è iscritta a un master ed è andata a vivere nelle verdi lande occidentali! Abita insieme a un pischello di credo sette anni e al landlord, un Soggetto che non vedo l’ora di conoscere, il quale svolge la luminosa professione di Artista/compositore di canzoni/scrittore/creatore di DISCORSI MOTIVAZIONALI. Un idolo, un mito, un modello di vita e carriera.
  • Situazione al negozio: sono stata ammessa al magico ed affascinante mondo della CASSA. Voi direte: Capirai. IO vi dico che è un casino. Vi dico anche che è iniziata la corsa ai guanti, sciarpe e cappotti e IO mi chiedo, dal profondo del cuore, ma LA GENTE quando smetterà di comprare roba? Comunque. Barry sta lavorando con noi solo il sabato e me ne rallegro molto. Negli ultimi due giorni siamo state da sole io e Brigitta, visto che Miss Paperett è in vacanza e Nonna Papera si è molto stranamente tenuta fuori dalle palle: UNA PACCHIA. Argomenti di discussione: gatti, modi di cucinare l’agnello, consigli su come gestire al meglio il riscaldamento centralizzato, knitting, calzini comodi da indossare in casa. UNA PACCHIA. L’unico problema è che Brigitta si ostina a tenere spalancata la porta del negozio e, Briggy cara, non so se te ne sei accorta ma inizia a fare un po’ freddino. O è in menopausa o sta cercando un modo gentile per dirmi che puzzo.
  • CASA NUOVA: Ne parleremo meglio a tempo debito. Per ora vi basti sapere che c’è qualche problemino pratico (ma questo era anche ovvio, story of my life), tipo che abbiamo due docce nello stesso bagno (N.B. Il bagno è grande come un francobollo, ergo con “doccia” non intendo l’intera struttura ma solo quella roba lì da cui esce l’acqua, insomma, come si chiama, dai ci siamo capiti) e che una di queste butta solo acqua fredda (riflettendoci magari è per questo che hanno piazzato la seconda doccia), insomma, roba che svanisce davanti al Grande Disegno dell’Universo e davanti al fatto di abitare in un quartiere meraviglioso. Io, la mattina, posso uscire trionfalmente dalla mia casa rosa indossando un cappottino rosso fiammante e, quindi, della doccia anche I.C.C.M.N.F. (Il Cazzo Che Me Ne Frega).
  • MARLIE: Tutto bene. Charlie è ancora tra noi. La situa si sta evolvendo perché il ragazzo ha deciso di abbandonare il Bronx londinese e di diventare uno dei gloriosi esponenti di Noi Gente di West Ken. Ha trovato dunque casa nelle vicinanze. Casa che dovrà condividere con altre nove persone, al che, caro Charlie, qua una pacca sulla spalla e un “contento tu” sono d’obbligo.

Vorrei trovare qualcosa di sbarazzino con cui concludere il post, ma siccome sono stanca e si è fatta una certa, CIAO.

Protetto: Il bagnoschiuma altrui è sempre più energizzante

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Che tu possa affogare in una valle di pancakes stantii, M.R.

Oggi è un giorno importante.

È il Pancake Day!

E io me lo sto passando alla grandissima.

E con “alla grandissima” intendo “avvolta nel piumone in preda a una Sofferenza Psicofisica di Tutto Rispetto”.

A questo proposito vorrei rendervi partecipi delle riflessioni che ho partorito negli ultimi 16 minuti:

  • Forse quell’ultimo pancake era di troppo;
  • Stasera digiuno;
  • MAI PIÙ carboidrati, lo giuro;
  • Se stasera Marta porta i bagels a casa mi sparo;
  • Però la Nutella è la Nutella, eh;
  • Scherzavo. La Nutella è IL DEMONIO. Never again.

Però non preoccupatevi, sto bene. Sto benissimo. Un fiore.

DUNQUE.

Una gentile ed attenta Lettrice mi ha fatto notare che non vi ho ancora narrato gli ultimi sviluppi della faccenda-M.R.

È vero.

Dove eravamo rimasti?

Che la nostra ex-subaffittante sia una Creatura Francamente Orrenda ve l’avevo già detto, vero?

E anche che la prenderei volentieri a schiaffi sul cervelletto, giusto?

Questo, ovviamente, se non avessi la forza fisica e l’appeal minaccioso di un cucciolo di Labrador. Facciamo che delego il compito del pestaggio a Marta. Io, invece, mi premurerò di comunicare ai Posteri le Gesta Malvagie di quell’Essere Oscuro e Spregevole.

DUNQUE.

Avevamo già avuto modo di erudirci riguardo a come siamo stati vigliaccamente et ingiustamente SFRATTATI dalla Stamberga.

(Pianti, lacrime rumore di fazzoletti accartocciati e portati via dal vento, sospiri disperati, bandiere a mezz’asta, frullare d’ali di corvi)

Quello che non abbiamo ancora approfondito è, invece,

L’ULTIMO TIRO MANCINO DELLA M.R.

Che potremmo riassumere tranquillamente con

LA M.R. NON CI HA RIDATO TUTTA LA CAPARRA ADDUCENDO MOTIVI POCO PLAUSIBILI

E con

‘STA ZOZZA.

Esatto, amici.

The Day After lo Sgombero noi ex inquilini della Stamberga abbiamo ricevuto un messaggio a reti unificate che diceva pressappoco così: “Hellllllooooo mài littòl frieeendddds, spero tutto bene, baci baci je vous aime BUT purtroppo I can’t give all your mòòònèèèèy back”.

I motivi?

  • I CAVOLO DI TAPPETI – Vi ricordate il tappeto che io e Marta avevamo comprato (e trascinato con caparbia lungo il quartierino) nel tentativo di rendere la nostra stanza leggermente più vivibile? Ecco, tra la foga del “Oddiooddiooddio dobbiamo trovare casa nel giro di quattro giorni” e dello “AAAAARRRGH dobbiamo pulire tutta la Stamberga entro la Data dello Sgombero” ce lo siamo dimenticate, lasciando così alla M.R. un comodo appiglio per multarci. Cerchiamo, please, di non pensare al fatto che a quell’ESSERE ORRENDO la presenza del tappeto non arrecava alcun danno visto che avrebbe dovuto comunque occuparsi dello sgombero di TUTTA la mobilia presente nella casa. Tappeto più tappeto meno, ma cosa te ne frega, sorella? Vabbè. Gliene frega. Consoliamoci pensando a chi è andata peggio, ossia ad Ise, che di tappeti in camera ne aveva DUE.
  • LA VERA NOTA DOLENTE ossia LA PULIZIA. Secondo la M.R. abbiamo lasciato la casa SPORCA. Invece lei ce l’aveva subaffittata PULITA. E, logicamente, si aspettava di riaverla nelle medesime condizioni. Non potete capire quanto sia Doloroso per me affrontare questo argomento. Così Doloroso che adesso vado a capo e abbandono la formattazione a elenco in modo da esternare il mio disagio interiore.

Allora.

M.R. DELLA FAVA, tu non ci hai lasciato una casa pulita. Tu ci hai lasciato UN PORCILE SCHIFOSO.

Abbiamo passato DUE SETTIMANE a pulire tutto.

A scrostare residui di cibo punico dai frigoriferi.

A lustrare mobili che non avevano MAI visto uno straccio in vita loro.

E non parliamo di quando ho avuto l’ardire di sollevare lo scopino del cesso.

E non parliamo di quando Marta ha deciso di lavare il tappetino della doccia.

E non parliamo del serraglio che ho trovato dietro il mio letto.

E non parliamo dei materassi in soggiorno, della lavatrice in anticamera, della moquette antidiluviana, dei vetri, delle TENDE, no, dai, non parliamo delle tende, per favore, altrimenti non finisco più di scrivere.

Ma, soprattutto, non parliamo della giara piena di cicche di sigarette.

E non parliamo di Mordor (come abbiamo simpaticamente battezzato l’area sotto il lavandino della cucina, che era ANCORA PIÙ SCHIFOSA del resto della casa).

Comunque.

La Sordida Serpe, nonostante queste Premesse, ha avuto il Barbaro Coraggio di dire, appunto, che ce n’eravamo andati via lasciando Sporcizia dietro di noi.

E, quando io e Marta le abbiamo fatto notare che A) avevamo passato due giorni a pulire e che B) a settembre non avevamo di certo trovato una reggia asettica, beh, la Cloaca Maxima ci ha risposto che:

  • NON ERA VERO!!1!
  • LEI NON VIVREBBE MAI IN UNA CASA SPORCA!!!1! (“I would never live in a house that isn’t clean”, cit.)
  • SIAMO DISGUSTOSI PERCHÉ ABBIAMO VISSUTO NELLO SCHIFO PER TRE MESI!1!1!!! Ok, non ha proprio detto “disgustosi”, ma trapelava dalle sue parole, fidatevi.

Capite adesso.

Capite adesso la Miseria Umana.

Capite adesso i Problemi e le Beffe che abbiamo dovuto affrontare.

Capite adesso perché abbiamo imparato da questo Errore di Gioventù e non ci fideremo mai, MAI, MAI PIÙ di un Landlord / subaffittante-subaffittario-subaffittcoso / Figura di Potere. Mai. Mai più.

M.R., questo pezzone trasudante Odio is for you, ovunque tu sia. Spero in un posto molto sporco.