Stressarsi alle terme è facile se sai come farlo

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(Il testo di questo post non è giustificato perché sto scrivendo dall’app di WordPress e l’app di WordPress come sappiamo FA PENA)

COSA PORTARE:

Anche se sai che hai bisogno solo del costume perché tutto il resto te lo daranno in loco TU alle terme dovrai necessariamente portare uno zaino da montagna contenente:

  • DUE COSTUMI, uno intero e uno a due pezzi. Sì lo so alle terme è meglio mettersi il costume intero perché nelle vasche idromassaggio il bikini ti finisce da tutte le parti MA: e se poi tutte hanno il due pezzi e tu sei l’unica che fa la signora col costume intero? Meglio avere un’alternativa e complicarsi la vita inutilmente
  • LA CUFFIA perché tua mamma ti ha detto che forse serve la cuffia e anche se tu non credi che la cuffia sia necessaria e comunque la cuffia la detesti TU la cuffia te la porti lo stesso perché è sempre meglio avere un’alternativa e complicarsi la vita eccetera
  • LE CIABATTE anche se sai benissimo che te le daranno alle terme (perché è sempre meglio avere un’alternativa e complicarsi eccetera)
  • DUE ELASTICI perché sai già che tra cascatelle, idromassaggi, sauna, cazzi e mazzi uno lo perderai sicuramente e comunque sempre meglio avere un’alternativa eccetera
  • LA CREMA IDRATANTE anche se la crema te la daranno alle terme – ma giunti a questo punto anche i sassi avranno capito che è sempre meglio avere eccetera
  • VARIE ED EVENTUALI. L’importante è lasciarsi guidare dalla nostra massima (non so se la conoscete: “È sempre meglio eccetera”)

COSA FARE QUANDO SEI A MOLLO NELLE VASCHE:

  • Andare a sbattere contro i bordi delle vasche
  • Andare a sbattere contro i gradini nelle appunto vasche
  • Andare a sbattere contro le persone nelle, come dicevamo, vasche
  • Inghiottire un po’ di acqua per sbaglio e temere il sopraggiungere 1) Di un attacco di diarrea 2) Della morte 3) Di entrambe le cose in ordine sparso
  • Cadere dalla scaletta
  • Perdere il primo elastico

COSA FARE QUANDO SEI NELLA SAUNA:

  • Fissare insistentemente la porta pensando “Non bloccarti”
  • Fissare insistentemente il pulsante antipanico
  • Fissare insistentemente le persone che escono pensando 1) “Ti invidio fratello” ma anche 2) “HAI DOVUTO CEDERE EH, SFIGATO? FACEVA TROPPO CALDO PER TE, VERO? AHAHAH SONO LA MERAVIGLIOSA REGINA DEL FUOCO” e pure 3) Entrambe le cose
  • Perdere il secondo elastico

COSA FARE QUANDO SEI NELLA SALA RELAX:

Nella sala relax puoi anche non fare nulla MA è importante che ti interroghi su (almeno) due dei seguenti spunti di riflessione:

  • HO FAME
  • HO SETE
  • HO FREDDO
  • HO L’ACCAPPATOIO BAGNATO
  • ECCO LO SAPEVO DOVEVO PORTARMI DIETRO IL TELEFONO ORA NON SO NEMMENO CHE ORE SONO
  • HO SBAGLIATO TUTTO NELLA VITA?
  • TANTO MORIREMO TUTTI. T U T T I

CIAO.

Thornton’s Creek S1E01 – Pilot

Thornton’s Creek (sono una persona di parola e rispetto le vostre scelte anche se questo Spazio non è una democrazia) è la serie che narra le appassionanti vicende di Alice Thornton (1626-1707) così come lei le ha raccontate nei suoi diari (o comunque più o meno dai).

Thornton’s Creek non intende spiattellare ai quattro venti le vicende private di Alice. Cioè, sì, MA si tratta di vicende che Alice stessa voleva far sapere al Mondo. Come mai? Lo scopriremo più avanti.

La prima puntata mi sembra invece adatta per fornire al gentile pubblico (voi) una presentazione del personaggio principale che è, appunto, ALICE.

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Dal primo diario di Alice (British Library, Add Ms 88897/1) – Alice Wandesford, la quinta figlia del defunto lord luogotenente d’Irlanda Christopher Wandesford. Nacque a Kirklington, nella contea dello Yorkshire, il tredicesimo giorno di febbraio dell’anno 1626, che era un lunedì, verso le due di pomeriggio. Venne battezzata il giorno successivo. Furono testimoni il signor Lassels, sacerdote di Kirklington, la signora Anne Norton e la signora Best.

Alice Wandesford diventa Thornton nel 1651, anno in cui sposa William – appunto – Thornton. Fosse stato per me l’avrei chiamata tranquillamente con il suo cognome da nubile, ma è lei la prima a firmarsi ovunque così (tranne nella pagina che ho appena messo perché noi storici seri mettiamo in evidenza tutte le fonti, pure quelle che contraddicono la nostra tesi ihihi) (poi vabbè ovvio, non credo che potesse rinnegare il cognome del marito così facilmente) (che tenera io che mi sto già innervosendo per il cognome, cara Tandi you’ve got a big storm coming)

COMUNQUE

Alice intende farci capire subito che non è una persona come le altre ed infatti ci tiene a comunicare subito ai suoi lettori che l’Altissimo l’ha ripetutamente salvata da varie disgrazie e pericoli quali

  • Una brutta caduta (nel 1629)
  • Morbillo (1630)
  • Vaiolo (1631)
  • Un incendio a Londra (1631)
  • Annegamento (6 ottobre 1636)
  • Un’altra brutta caduta (1637)
  • Un altro incendio (1638)
  • Un naufragio (1639)
  • La ribellione in Irlanda (Ottobre 1641)
  • Ancora vaiolo (1642)
  • Indigestione di aragosta (1643)
  • Un altro annegamento (1644)
  • Un pericoloso malessere nel giorno del suo matrimonio con William Thornton, che lei afferma essere accaduto perché “mi ero lavata i piedi in quel periodo dell’anno” (dicembre 1651).
  • Primo parto (1652)
  • Secondo parto (1654)
  • Terzo parto (1655)
  • Quarto parto (1656)
  • Quinto parto (1657)
  • Sesto parto (1660)
  • Una pericolosissima malattia (1661)
  • Settimo parto (1662)
  • Ottavo parto (1665)
  • Un’altra pericolosissima malattia (1666)
  • Nono e ultimo parto (1667). Mi permetto di aggiungere: ultimo solamente perché William Thornton è morto l’anno successivo.

Penso che a questo punto sia ben chiaro a tutti che Alice ha vissuto una vita che, per essere eleganti, potremmo definire “abbastanza difficile”. Penso anche che sia ben chiaro a tutti che la vita nel ‘600 faceva cagare. Se eri una donna, un po’ di più.

Come vedete solo grandi analisi su Thornton’s Creek, che tornerà prossimamente con meno astio e più INTRIGHI.

CIAO.

Progetto Howie: Quit Playing Games (With My Heart)

COS’È PROGETTO HOWIE + RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI 

Letture alternative per i disinteressati: Nomi per animali: come chiamare un cucciolo e Nicolò Franco contro tutti.

PROCEDIAMO.

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L’armonia dei colori, il magnetismo degli sguardi, il silenzio intricato delle sopracciglia. 1996.

Quello di Quit Playing Games è probabilmente il video più imbarazzante dei Nostri. Un video dove i cinque si struggono a rallentatore nel (almeno mi sembra) cortile di una scuola per quattro minuti, poi improvvisamente si mette a piovere e allora ZAN si denudano saltellando in giro perché è così che ci si comporta quando piove e se non lo fai anche tu vuol dire che non sai stare al mondo.

Nel video di Quit Playing Games c’è molto dramma e, allo stesso tempo, non succede una mazza. È un video che non ha bisogno di commenti, è un video che deve essere guardato (e poi dimenticato), è un video che chiede con forza DI ESSERE TRAMUTATO IN GIF, cosa che io ho chiaramente fatto.

Vado?

Vado.

Procediamo:

Continua a leggere…

Hodge (sì ok e Samuel Johnson)

Oggi parliamo di (appunto) Hodge.

Hodge è un gatto.

Anzi: Hodge era un gatto.

Hodge è, infatti, deceduto intorno al 1778.

Hodge era il gatto di Samuel Johnson (anche lui chiaramente deceduto) (nel 1784).

Samuel Johnson (per gli amici Dr Johnson) è noto per svariati motivi:

  • HODGE
  • “Quando un uomo è stanco di Londra è stanco della vita gne gne gne” non so se avete presente
  • Era un gattaro all’ennesima potenza
  • Era anche un letterato di fondamentale importanza e ha compilato un dizionario della lingua inglese molto noto (1775) e io sono una bestia e questa è tipo la presentazione più tremenda che sia mai stata scritta MA PASSIAMO OLTRE e cioè occupiamoci del nostro

HODGE.

Cose che sappiamo su Hodge:

  • Era probabilmente un gatto nero
  • Amava mangiare le ostriche (che all’epoca erano una pietanza economica)
  • Era molto carino (questa l’ho aggiunta io sulla fiducia)

Una questione spinosa: Hodge era il gatto preferito di Samuel – sì o no?

Se ci basiamo unicamente sulle dichiarazioni di Samuel allora no, Hodge non era il suo gatto preferito.

(Sono andata a capo per darvi il tempo di trasalire)

Se, però, scegliamo di dare la precedenza al linguaggio non verbale dell’Amore la realtà assume contorni diversi.

Punto uno: Samuel ha ammesso al suo amico e biografo James Boswell che Hodge non era il suo felino prediletto, ma si è poi affrettato ad aggiungere che “he is a very fine cat, a very fine cat indeed” perché temeva di averlo offeso (Hodge, non James).

Ecco il passaggio incriminato della biografia scritta da Boswell: “I recollect him [Hodge] one day scrambling up Dr. Johnson’s breast, apparently with much satisfaction, while my friend smiling and half-whistling, rubbed down his back, and pulled him by the tail; and when I observed he was a fine cat, saying, “Why yes, Sir, but I have had cats whom I liked better than this;” and then as if perceiving Hodge to be out of countenance, adding, “but he is a very fine cat, a very fine cat indeed”. James Boswell, The Life of Samuel Johnson, ed. Christopher Hibbert, 1986, p. 294.

Punto due: sapete chi andava al mercato del pesce a comprare le ostriche ad Hodge? Ci andava Samuel. Non voleva mandare i suoi servitori perché temeva che iniziassero ad odiare il gatto.

Punto tre: Nel 1778 il poeta Percival Stockdale ha composto un lamento funebre dedicato al Nostro. Si intitola AN ELEGY ON THE DEATH OF DR JOHNSON’S FAVOURITE CAT. Va bene, il titolo può anche essere sbagliato, ma ne siamo poi così sicuri?

Come possiamo noi ricordare Hodge oggi?

Possiamo andare a visitare la sua statua a Gough Square, nella City. Sì, ok, e anche a visitare la casa di Samuel Johnson, che è lì di fronte.

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Foto presa da rootsimple.com perché non trovo le mie uffa
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Gough square è molto bella, incidentalmente

Hodge è ritratto mentre siede con fierezza sul dizionario di Samuel. Di fianco a lui, chiaramente, un’ostrica. L’iscrizione recita “A very fine cat indeed”.

Essendo imbecille ero convinta che fosse stato Samuel a commissionare la statua; leggo invece ora che la scultura è del 1997. Peccato. Consoliamoci pensando che Jon Bickley, lo scultore, ha usato come modello il suo gatto THOMAS HENRY.

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THOMAS HENRY. Non è bellissimo che abbiamo una sua foto?  L’ho presa da http://www.purr-n-fur.org.uk/famous/hodge.html (Su che siti vado? Non mi riconosco più)

CIAO.

Let virtue in thy bosom lodge;
Or wish thou hadst been born a Hodge.

Starsi sulle palle nel Cinquecento

Pietro Aretino (1492-1556) e Nicolò Franco (1515-1570) si stavano irrimediabilmente sulle palle. Questo sentimento di reciproco disgusto si è però sviluppato dalle ceneri di una tenera e delicata amicizia (o forse qualcosa di più).

Aretino
Mia immagine profilo su Facebook per gran parte del 2011

In questo ritratto Pietro “Carisma” Aretino indossa con nonchalance una collana d’oro dal valore di 600 scudi donatagli più o meno spontaneamente da Francesco I di Francia nel 1534. Non ricordo esattamente cosa Aretino abbia detto o scritto per ottenere questo regalo, ma possiamo tranquillamente usare come guida le parole che lo scrittore ha inviato al duca di Montmorency (che era tipo il capo dell’esercito francese) qualche anno dopo:

Quando i CCCC scudi l’anno mi si consegnano al vivere, con la verità mia favellerò de la fama del Re vostro.♥

Aretino, insomma, faceva un po’ il capetto. In realtà aveva anche ragione a sentirsi importante: lo era. Palazzo Bollani, cioè casa sua, era un luogo dove “si ritrovano ogn’hora virtuosi, onde la si può chiamare l’Academia Aretina, percioché vi si ragionano continuamente di tutte le sorte di scienze”♦ (sto soffrendo molto perché fino a cinque minuti fa credevo che queste parole fossero del nostro idolo LODOVICO DOLCE, e invece scopro adesso che le ha scritte Anton Francesco Doni).

Tra i virtuosi che si riunivano a casa dell’Aretino c’era chiaramente anche lui: Nicolò Franco.

Niccolò_Franco
DUCK FACE

Nicolò Franco e Pietro Aretino si volevano molto bene, ma poi è successo qualcosa di tremendo: è successo il 1539.

Nel 1539 Nicolò “Giuda” Franco pubblica le Pistole Vulgari, ossia la raccolta della sua corrispondenza. Così facendo si lascia ispirare (=scopiazza) dalle Lettere che Pietro “L’hai fatta grossa” Aretino aveva iniziato a scrivere l’anno prima.

Pistole Vulgari è, incidentalmente, un gran bel titolo per una raccolta di sonetti autobiografici di un gangster MA NON DISTRAIAMOCI.

Non lasciamoci distrarre nemmeno da Wikipedia che dice che le Pistole sono del 1538: quello che conta è che Nicolò “Cazzomene” Franco ha pubblicato la sua raccolta di lettere DOPO avere visto che il suo compare stava facendo lo stesso.

Pietro “Vaffanculo” Aretino la prende molto bene e infatti il 7 ottobre 1539 scrive a LODOVICO DOLCE una breve lettera di SETTE pagine in cui dipinge un ritratto del Franco usando epiteti molto carini e sempre attuali e che ora ricopierò per Voi:

  • Lordo
  • Meschino
  • Sciagurato
  • Poveraccio
  • Plebeo
  • Sodomito
  • Gaglioffo
  • Briaco
  • Tristo
  • Balordo
  • Bufalo errante
  • Bue
  • Babuasso
  • Mattospacciato
  • Gioton da forche
  • Cornacchia
  • Pidocchioso
  • Vil verme♣

Nicolò “Shade” Franco, devo dire, non se la lega affatto al dito e nel 1545 dà alle stampe una raccolta di poesie il cui titolo fa intuire al lettore che alcuni versi potrebbero forse e sottolineo “forse” riferirsi al suo ex amico (“RIME CONTRO PIETRO ARETINO”).

Qual è il senso di questa vicenda?

Il senso è che studiare storia è molto bello perché ti regala informazioni utili da poter usare con grazia nella vita di tutti i giorni. E anche che molto probabilmente Lodovico Dolce si è messo in mezzo tra Aretino e Franco e ha contribuito a causare la prematura fine del loro legame.

Ciao.

NOTE

(Ecco spiegato il senso profondo di quei simbolini apparentemente messi a casaccio)

♥ Pietro Aretino, Lettere, a cura di Paolo Procaccioli, Roma, Salerno editrice, 1997, vol. I, 144.

Libro secondo delle lettere scritte al signor Pietro Aretino, 1552, p. 460.

Il secondo libro de le Lettere di Pietro Aretino, in Parigi, appresso Matteo il Maestro, nella Strada di S. Giacomo, a la insegna de i quattro Elementi, 1609, pp. 97r-100r.

Ciao.