Attilio

Chi è Attilio?

Chi sono io?

Chi siete voi?

Cos’è un fiore?

La vita ha un senso?

C’è vita dopo la morte?

C’è morte dopo la vita?

Riflettiamo tutti insieme per qualche minuto su questi interrogativi fondamentali e dimentichiamoci di Attilio perché non ho voglia di iniziare il post svelando la sua identità.

Dicevo:

(In realtà non era una cosa che stavo dicendo ma fa niente, in quanto A) L’Arte, B) Faccio quello che voglio, C) Vendetta vera non finirò in galera FREE TRUCEBALDAZZI)

Io non riesco a buttare via le cose. Io accumulo. Io non posso disfarmi dei vestiti/soprammobili/generici oggetti che non mi danno sensazioni perché OGNI COSA MI DÀ SENSAZIONI. Ed ogni cosa, ogni cosa, OGNI COSA, potrebbe servirmi in un futuro remoto ma non troppo. Ogni cosa: anche l’elastico un po’ allentato che mi sono rifiutata di buttare durante le Grandi Pulizie di Primavera avvenute nell’inverno 2013 (gli avevo pure dato un nome: Adalgiso) (ai più acuti non sfuggirà ciò che il tempo verbale usato implica e cioè che Adalgiso non è più tra noi: ebbene sì, l’ho perso. Non apriamo questo capitolo, perché mi porta solo sofferenza).

Insomma: IO NON BUTTO UN CAZZO. Io Marie Kondo so chi è, ma i suoi libri COL CAZZO CHE LI LEGGO.

Scusate la volgarità e lo stampatello ma in questo momento sono fomentata e sto cantando con vigore l’immaginario inno dell’immaginario ma florido movimento chiamato NOI COL CAZZO CHE BUTTIAMO LE COSE.

E ora, con un colpo di scena degno della Grande Letteratura, svelo chi è Attilio

giorgio
ECCO A VOI ATTILIO

Attilio è un sottopentola molto grazioso che ha svolto le sue mansioni di, appunto, sottopentola nella nostra casa a Verbania per almeno tre generazioni. Il tempo ha lasciato i suoi segni su Attilio: dalla foto non si vede, ma i lati sono tutti rovinati; recentemente, inoltre, una macchia coriacea di caffè ha deturpato la sua bellezza (ma solo su una faccia eh. L’altra faccia è intonsa).

Qualche giorno fa sono entrata in cucina e ho visto Attilio nella pattumiera. “Si tratta di un errore”, ho pensato con commovente ingenuità; l’ho rimesso al suo posto e me ne sono andata.

E INVECE MIA MAMMA L’AVEVA BUTTATO VERAMENTE, CAPITE?

Faccio una pausa per dare libero sfogo al mio Sdegno.

Bene.

Mia mamma non è una che si disfa facilmente delle Cose: se ha deciso di buttare via Attilio aveva probabilmente ragione. Quel sottopentola, seppur carino, è decisamente rovinato e quella macchia di caffè non è piacevole da guardare.

A NOI PERÒ NON CE NE FREGA UN CAPPONE (non mi andava di ripetere per l’ennesima volta la parola “cazzo”). NOI NON VOGLIAMO DIRE ADDIO AD ATTILIO. E con “noi” stavolta non intendo “io”, ma intendo noi:

  • Mio papà, che quando mia mamma ha gettato nuovamente Attilio nella spazzatura, lo ha preso e messo nel camino (ERA ANCORA SPENTO, NON PREOCCUPATEVI AMICI) dicendo “Se se ne deve proprio andare, che faccia almeno una fine gloriosa”
  • Mio fratello, che quando ho tirato fuori Attilio dal camino dicendo “MA MICA POSSIAMO BRUCIARLO” ha detto “NO NON BUTTIAMOLO APPENDIAMOLO AL MURO GUARDATE COME È BELLO” (nella mia famiglia si parla molto in stampatello).
  • E poi, logicamente, io.

Per concludere

Attilio è salvo. Anche mia mamma ha capito che non è possibile buttarlo (non è possibile perché ogni volta che finisce nella pattumiera c’è sempre qualcuno pronto a tirarlo fuori da lì). Ora però l’Interrogativo principale resta. Non sto parlando di “La vita ha un senso?” ma di “Quali sono gli usi alternativi di un sottopentola?”. Per ora abbiamo individuato:

  • Quadretto da appendere
  • Una specie di centrotavola
  • Strumento musicale
  • Totem

 

Chi ne conosce altri parli.

Ciao. Anche da Attilio.

Io che elargisco consigli di vita

Stamattina mi sento intrisa di saggezza. Sarà l’età, sarà che in questi giorni sto riflettendo molto su quel grande Mistero che è la Nostra Esistenza, sarà che ho guardato per dieci minuti una serie tv in portoghese senza rendermi conto della cosa (e non so il portoghese). La Causa della mia Saggezza non ha importanza. In questo momento io SO. E ho deciso di tramandare a Voi, dolci ampolle pronte ad essere colmate di Sapienza, le seguenti tre grandi verità da me apprese in questi giorni (che ho appunto passato riflettendo molto su quel grande Mistero che è la Nostra Esistenza).

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Consiglio di Vita Numero Uno

L’ACQUA MICELLARE FA SPARIRE LE MACCHIE DI TRUCCO DALLA MOQUETTE.

Ora, essendo io in questo momento intrisa di saggezza, so benissimo che

  • Il 99% di voi non possiede una moquette
  • L’1% di voi, ossia i possessori di moquette, non sarà mica imbecille come me da farci cadere su i trucchi
  • Il 50% di voi (mio fratello, mio papà e forse pure mia mamma) non sa cosa sia l’acqua micellare (TBS lo sa perché gliel’ho spiegato ieri). È una specie di struccante molto delicato e dentro ci sono delle particelle chiamate appunto micelle e se la cosa vi interessa cercate su Google.

Questo però NON IMPORTA.

L’importante è SAPERE.

Tralasciamo il fatto che molto probabilmente eravate già a conoscenza di questo metodo, per voi tra l’altro assolutamente inutile, perché, come ho appena avuto modo di appurare tramite una veloce ricerca, è un’idea vecchia come il cucco e dunque spostiamoci con eleganza verso il

Consiglio di Vita Numero Due

(Mamma tu smetti di leggere qui, grazie)

LA TORTA SALATA FACCIAMOLA CON LE VERDURE SURGELATE GIÀ TAGLIATE

Preparare le torte salate è bellissimo perché A) Ti permette di fare fuori tutti gli avanzi che hai nel frigo, B) È veloce, C) Le torte salate sono buone.

Cosa fare però quando non abbiamo tempo né, del resto, voglia di fare U.C. (Un Cazzo)? Semplice: usiamo le verdure surgelate quelle nelle bustine che si trovano appunto nel reparto surgelati. Io le ho fatte andare prima sul fornello, ma mi hanno fatto notare dalla regia che la prossima volta che non ho tempo né voglia di fare U. C. posso provare a schiaffarle direttamente nella teglia (più altre robe a caso) insieme alla pasta sfoglia.

Va da sé che in questa “””ricetta””” stiamo usando la pasta sfoglia quella pronta e pure già stesa, perché se non abbiamo voglia di fare U. C. non vedo come possiamo trovare la motivazione di preparare la pasta sfoglia in casa.

Consiglio di Vita Numero Tre

LE CAROTE

Le carote possono essere un sostituto subottimale delle patatine. Ovviamente non per il sapore, ma per la loro consistenza e per la soddisfazione che essa suscita. Voi obietterete “che cazzo dici” e io non avrò la forza per rispondervi, perché effettivamente è vero che mangiare le patatine è diecimila volte meglio che cibarsi di carote, però se avete a disposizione solo le carote mangiarle può diventare un’esperienza piacevole.

Questo Consiglio di Vita proviene da mia mamma (che spesso propinava ai suoi figlioletti carote e finocchi crudi da sgranocchiare come snack), ma visto che mia mamma ha teoricamente smesso a leggere al Consiglio di Vita Numero Due posso, in questa sede, prendermi il merito di tutto con tranquillità.

-Ho cliccato su “aggiorna post” perché non vi avevo salutato e la cosa mi stava facendo soffrire.

Ciao.  

Brill tvukdb

Hey begonie,

ciao. Sono qua perché sono in fase di stesura dei saggi del secondo semestre e sento il bisogno di staccare dallo scrivere robe troppo serie.

La fase di scrittura dei saggi comprende:

  • Avere voglia di un Mimosa alle 2 di pomeriggio
  • Googlare “Mimosa cocktail” perché non ne ho mai bevuto uno
  • A causa del giro lungo dell’antropologia finire a guardare video di persone che si fanno le lentiggini finte usando prodotti di make up

Va, comunque, tutto bene.

Il mio ultimo (del tutto sano e assolutamente non ossessivo) interesse si chiama Brilliana Harley.

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Brilliana Harley, per gli amici Brill (NON STO SCHERZANDO. ERA VERAMENTE IL SUO SOPRANNOME) ha vissuto in pieno la guerra civile inglese (quindi gli anni ’40 del Seicento). Brill faceva parte dello schieramento dei Parliamentarians – quei pazzi furiosi che hanno messo al potere Oliver Cromwell, per capirci (disclaimer: sto molto semplificando, ma la vita è breve e i ciliegi sono in fiore). Brill però NON faceva esattamente parte dello schieramento dei pazzi furiosi, in quanto

  1. Voleva una soluzione pacifica che prevedesse l’accordo tra i due schieramenti
  2.  E poi comunque è morta prima dell’esecuzione di re Charles I (1649)

La fonte principale per ricostruire l’avvincente vicenda di Brill sono circa 400 lettere scritte da lei stessa e indirizzate, per la maggior parte, al figlio Edward al marito Sir Robert.

Siccome la vita è in fiore e i ciliegi sono brevi arrivo subito al Punto della Questione.

Brill non stava tanto bene. Era spesso malata e costretta a stare a letto.

Brill ha trascorso la stragrande maggioranza della sua vita a Brampton Bryan, ridente paesino dell’Herefordshire, a presidiare il castello del marito MENTRE il marito era a Londra a non fare un caz a partecipare alle sessioni del parlamento.

Brill ha avuto qualcosa tipo sei figli, ma il suo prediletto era Edward (per gli amici Ned). Ned è stato spedito a studiare ad Oxford appena quattordicenne e, qualche anno dopo, si è spostato a Londra dal padre a non fare un caz a seguire i dibattiti nel parlamento.

Perdonate il mio astio verso Robert e Ned, ma sono reduce dalla lettura di praticamente tutte le lettere di Brill, che si possono riassumere con:

  • “Mi manchi. Quando torni?”
  • “Sono malata”
  • “Oggi sono riuscita ad alzarmi per due ore ma poi sono dovuta tornare a letto”
  • “Questo posto è vagamente pericoloso e i Royalists mi minacciano e mi insultano e dicono che ci impiccheranno tutti e so che qualcuno vuole assediare il castello e insomma non mi sento sicura”

Cosa hanno fatto Rob e Ned? L’hanno mollata a Brampton Bryan da sola (con il resto dei figli e i servi ma dettagli). A loro discolpa va detto che, da quello che ho capito, Brill aveva un carattere forte e probabilmente alla fine è lei che ha desiderato rimanere a presidiare il forte. Ho scritto “forte” due volte nella stessa riga ma va bene lo stesso.

La faccio breve (dovevo farla breve tre paragrafi fa, ma ok):

L’assedio alla fine c’è stato, nell’agosto del 1643, ed è durato per sei settimane. L’esercito nemico ha quasi distrutto il castello, ma Brill e i bambini e i servi hanno resistito eroicamente. Brill ha anzi sfiancato i suoi assalitori continuando a rimandare il momento delle trattative, fino a quando questi si sono, per dirla con un termine accademico, rotti le palle.

Brill è, purtroppo, morta nell’ottobre dello stesso anno a causa di un “grosso raffreddore”.

Perché sto scrivendo queste cose a voi e non le sto scrivendo nei miei saggi?

NON LO SO.

Quello che so è che io DEVO andare PER FORZA a Brampton Bryan anche se il castello è stato raso al suolo qualche anno dopo la morte di Brill. IL MONDO ha bisogno di una mia rubrica I luoghi della Storia: i posti che vorresti visitare ma non sai ancora perché ma in fondo chissenefrega tu vacci e basta dove io esploro antichi castelli rasi al suolo in compagnia di Alberto Angela.

Si è fatta una certa quindi, per oggi, devo smettere di blaterare di Brilliana (so che desiderate molto leggere gli estratti più divertenti delle sue lettere ma faremo un’altra volta).

Baci.

Elenchi numerati livello PRO

Una cospicua parte dei miei lettori (mia mamma e mio fratello) mi ha gentilmente fatto notare che è tempo di aggiornare questo Spazio (“OH TI MUOVI A SCRIVERE?”).

E dunque eccomi qui, come il susseguirsi delle stagioni, come il tenero ed incerto zompettare di timorosi passerotti sui manti di neve invernale, come la promessa di un lussureggiante fogliame estivo relegata a un Tempo così lontano che diventa quasi Spazio (“CHE CAZZO STAI A SCRIVE?” mi chiede il Tempo, mentre lo Spazio sbatte ritmicamente la testa contro il muro in segno di sconfitta), come IL PANETTONE che, essendo quasi Natale, TI SPETTEREBBE DI DIRITTO PER COLAZIONE ma poi tua mamma ti fa trovare nella dispensa solo yogurt e biscotti secchi e insomma io dico ma guarda ma non credo sia il caso di discutere con questa gente, mettiamo un bel punto e chiudiamo con eleganza questo abominio di paragrafo.

Passiamo ora alle Comunicazioni Importanti:

  1. So che ci tenevate a saperlo e quindi ve lo dico subito: il nuovo editor di WordPress, tutto sommato, MI FA SCHIFO.
  2. Sono tornata in Italia per le festività natalizie. Durante il tragitto casa – metropolitana –  stazione treni – aeroporto ho compilato a mente una lista delle cose che Odio del tragitto casa – metropolitana – eccetera eccetera che, fortunatamente per voi ma sfortunatamente per i Posteri e per l’Arte, non ho pensato di scrivere e che quindi mi trovo costretta a tramandarvi in forma molto ridotta. Ma procediamo con la LISTA DI COSE CHE ODIO DEL TRAGITTO CASA – ECCETERA ECCETERA:
    1. (“Oh Alex che brava che sei a nidificare gli elenchi puntati e numerati” “Grazie per averlo notato”)
    2. Mi rendo conto solamente adesso, però, che in realtà questa versione ridotta della LISTA DELLE COSE CHE ODIO ECCETERA è composta da due voci e basta, quindi il nidificare si è rivelato essere una mossa un po’ azzardata e inutile, ma shh facciamo finta di niente e allunghiamo il brodo con questi deliziosi interventi autoriali.
    3. Dunque. COSE CHE ODIO: il fatto che a Victoria station non ci siano scale mobili e il nuovo SELF BAG DROP O COME CAZZO VOGLIAMO CHIAMARLO di Easyjet.
      1. (Ulteriore nidificazione perché noi siamo liberi di osare e di raggiungere le Vette inesplorate dell’Espressione Artistica).
      2. Premessa: voglio molto bene ad Easyjet, anche se non ho ancora capito perché, boh, sarà tutto quell’arancione che mi manda in tilt i sensi. Premessa/2: non so se questo self bag drop sia un’idea esclusiva di Easyjet o se lo facciano anche altre compagnie, in quanto ho cose più importanti a cui pensare (ossia: si dice nidificazione o nidificamento?) Premessa/3: sì, lo so che questo self bag drop c’è in giro da un po’, come so anche che non è che abbiano eliminato del tutto i tizi che fanno il check in. Lo so. Passiamo oltre.
      3. IL SELF BAG DROP. Dopo che hai poggiato la valigia sul nastro trasportatore, stampato l’etichetta e attaccato l’etichetta alla valigia il coso del self bag drop ti chiede “Sei sicuro di avere attaccato bene l’etichetta?” e tu devi cliccare su “Sì”. MA IO CHE NE SO? MA NON POTETE ATTACCARMELA VOI L’ETICHETTA COSÌ SIAMO CERTI CHE SIA MESSA SU BENE? NON BASTAVA L’ANSIA DI PERDERE IL BAGAGLIO, ADESSO CI VUOLE PURE L’ANSIA DI PERDERE IL BAGAGLIO PER COLPA MIA CHE NON HO ATTACCATO BENE L’ETICHETTA? MA POTRÒ MAI VIVERE SERENAMENTE CON QUEST’ANGOSCIA CHE MI DIVORA LE CARNI E LO SPIRITO?

Esco dall’elenco puntato numerato perché A) ho perso il conto delle nidificazioni B) vedi punto 1.1.1.

Vi saluto comunicandovi che l’altro giorno, mentre aspettavo l’autobus, ho chiacchierato con una tizia mai vista prima. Mi sono resa conto solamente dopo circa quattro-cinque minuti che la tizia stava parlando al telefono e NON con me.

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(In realtà non stavamo tanto aspettando l’autobus quanto correndo dietro all’autobus che, simpaticamente, aveva deciso di ignorarci e saltare con gioia la fermata dove ci trovavamo. Questa qui stava lanciando improperi rivolti all’autista e nell’Esperienza del Momento non ho notato il telefono cellulare che brandiva e pensavo stesse parlando a me, cosa peraltro assolutamente plausibile).

Ciao e auguri. Anche a chi non apprezza il panettone. Cretini. Ma con affetto. Auguri. Ciao.

Parliamo di cose importanti

Ho capito qual è il punto debole della mia Narrazione degli Eventi di quella mirabolante giostra che è la mia Vita (iniziamo già alla grandissima ripetendo due volte l’aggettivo “mia” nella stessa riga).

Non so comunicare le notizie, ossia gli Eventi, ossia le cose che mi succedono.

Questo ci pone di fronte a due non trascurabili Problemi:

  1. Come fa questa ad essere una Narrazione di Eventi se non sono in grado di Narrare gli Eventi?
  2. La finiamo con queste Lettere Maiuscole messe Alla Cazzo?

Il problema 1., inoltre, si collega con leggiadria ad un altro j’accuse spinoso che viene molto spesso rivolto alla mia persona, e cioè “NON TI SAI VENDEREEEEEE CIOÈ INTENDO CHE NON TI VALORIZZIIII QUANDO PARLIII CHE SEI SEMPRE LÌ A BUTTARE GIÙ QUELLO CHE FAAAAAI”.

Ragazzi.

Lo penso solo io o le persone che sanno vendersi, che si valorizzano quando parlano, che riescono a presentare nella giusta luce ogni cosa che fanno NON sono persone gradevoli?

Eh?

Lo penso solo io?

Dunque.

Passiamo agli aggiornamenti di dovere, ed è con timida letizia, nonché con un delicato invito a ricordare la mia inabilità a Narrare gli Eventi e la mia risposta al j’accuse ad essa collegato che vi comunico che SBAM sono tornata studentessa.

In realtà il verbo “tornare” non è particolarmente calzante, in quanto supporrebbe l’esistenza di un’esperienza identica o simile a quella che sto vivendo adesso, e quella che ho già vissuto NON è assolutamente ma proprio MAI nella vita lontanamente paragonabile a quella in cui mi trovo ora.

Siccome a rileggere le ultime tre righe prodotte mi viene voglia di tirarmi un ceffone da sola LA FACCIO BREVE.

(Prendere nota: se non sapete se usare o meno una virgola ALTERNATE MINUSCOLO E MAIUSCOLO CON NONCHALANCE e il lettore capirà che in quel punto del discorso CI VA UNA PAUSA anche se non marcata come quella contrassegnata APPUNTO da una virgola)

Allora dunque praticamente sto frequentando un MA, che è tipo una nostra laurea magistrale in discipline umanistiche, in un’università qui a Londra (fun fact: la stessa università frequentata da Corgi nel 2013 e che all’epoca avevamo goliardicamente definito come Hogwarts, levati – ma non lo stesso MA, altrimenti l’effetto Neurone Unico* avrebbe rasentato il patetico). Studio un misto tra letteratura inglese-storia della stampa-biblioteconomia, che ai più suscita l’effetto Sguardo di terrore misto ossimoricamente a noia + “AH BEH! Se piace a te allora ok” (CERTO CHE MI PIACE IMBECILLE, SE AVESSI DECISO DI FARE QUALCOSA CHE NON MI PIACE TI AVREI CHIESTO DI ANDARE A CONVIVERE), ma che, fidatevi, è molto bello.

Non vi sentite meglio ora che questa Notizia è stata disvelata e che d’ora in poi potrò aggiornarvi su quello che mi accade quando sono in università senza dovervi prima spiegare del PERCHÉ io sia in università?

So che adesso volete che vi racconti dei miei 14 compagni di corso, coi quali, ve lo dico incidentalmente perché è un po’ come dare un calcio in culo a tutte le persone che nel corso degli anni mi hanno bollato come “Poverina fa fatica a relazionarsi con gli altri”, non ho avuto problemi a fare amicizia. Questo se escludiamo i primi terrificanti 16 minuti del giorno 1, in cui sono entrata in classe dopo avere passato una notte insonne a pianificare un outfit che trasmettesse le seguenti sensazioni: A) Questa ragazza è veramente simpatica e divertente, B) Ma anche parecchio intelligente (nel caso vi interessasse: jeans e camicia a quadri, AKA un allegro – e intelligente – boscaiolo), insomma, dicevo, sono entrata in classe e mi sono resa conto che UNDICI persone su quindici INDOSSAVANO ROBE A QUADRETTI.

So che adesso volete che vi racconti dei miei 14 compagni di corso, ed è per questo che concluderemo il post odierno occupandoci di GEORGE ABBOT (1562-1633), arcivescovo di Canterbury dal 1611 al 1633, anno in cui è APPUNTO morto.

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Hey it’s me, George.

Nel 1621 Abbot stava cacciando con degli amici in allegria, quando per sbaglio, ops, uccide il guardacaccia (o guardiacaccia). In seguito a questo sfortunato incidente Abbot viene via via sempre più isolato dal Giro di Quelli che Contano, i quali però AVEVANO CAPITO che l’ammazzatina effettuata da Abby era involontaria.

Abby, inoltre, pagò ogni anno 20 pound alla vedova del guardacaccia (o guardiaeccetera) e la incluse pure nel suo testamento. E digiunò una volta al mese in segno di penitenza. Fino alla sua morte.

Oggi non ci soffermiamo sulla labile concordanza tra i tempi verbali da me usati, bensì dedichiamo i nostri pensieri a tutti coloro che, come Abby, vivono la propria vita con impegno per poi essere ricordati, 400 anni dopo, come “Dopo Richard Bancroft → G. Abbot, uccide il gamekeeper per sbaglio → sfigato → viene isolato” (dai miei appunti di giovedì scorso).

E dedichiamo i nostri pensieri anche a Peter Hawkins, guardacaccia (o guardiacaccia) freddato erroneamente da George Abbot, “L’unico arcivescovo di Canterbury ad avere ucciso una persona” (cit. Wikipedia) nel 1621.

Ma scopro solo ora che Abbot è sepolto a GUILDFORD!!!! LARA MI CI DEVI PORTARE DEVI ASSOLUTAMENTE!!!

*Neurone Unico: sindrome che ha portato Corgi, Marta, Marta B, Cami e Me stessa a frequentare gli stessi identici corsi durante la laurea triennale, prima di scoprire che “Eh ma ci vanno le mie amiche” non è l’unico criterio valido di scelta dei corsi da seguire.