Clotilde

Oggi mi sono svegliata pensando ad Attilio. Starà bene? È sempre lì al suo (meritato) posto o mia mamma ha approfittato di questi mesi di silenzio per farlo sparire definitivamente?

Mentre attendo che i miei interrogativi trovino risposta mi distrarrò parlandovi di Clotilde. CLOTILDE è una ciotola che non uso dai primi mesi del 2013 ma che ha per me un grandissimo valore affettivo. Clotilde si chiama Clotilde da oggi, 5 ottobre 2017, giorno in cui ho pensato “Che nome potrei dare a quella ciotola che amo profondamente da anni ma che non uso mai?” e mi sono risposta “CLOTILDE”.

Clotilde
Clotilde e la sua graziosa (inquietante) cannuccia laterale

Il mio primo incontro con Clotilde

Era autunno. Era il 2012. Marta e io vivevamo a East Acton e l’unica cosa simile a un supermercato raggiungibile a piedi dalla nostra abitazione (riassumo per chi non sapesse/non si ricordasse le caratteristiche base della Stamberga: situata di fronte alla prigione Wormwood Scrubs, dotata di un grazioso giardinetto che non veniva curato da MAI, sporca anche quando la pulivamo, un water per sei persone. In breve: un’esperienza), insomma, l’unica cosa simile a un supermercato eccetera era ICELAND. Iceland si occupa primariamente di surgelati, ma offre alla sua clientela anche altri prodotti adatti a chi vuole condurre una vita all’insegna dell’alimentazione equilibrata – come, ad esempio, caramelle gommose, biscotti al retrogusto di Ritz e cereali per la prima colazione.

Un giorno avevo voglia di Coco Pops e sono andata in missione con Marta da Iceland (specifico: durante i primi mesi le nostre finanze erano praticamente in comune. Andavamo a fare la spesa insieme, cucinavamo insieme, mangiavamo insieme, ci veniva voglia di mangiare la stessa roba in sincronia. Forse anche a lei era venuta voglia di Coco Pops, ma i ricordi sono nebulosi su questo punto).

Procediamo. Arrivate al supermercato abbiamo avuto una fantastica sorpresa: INSIEME AI COCO POPS C’ERA IN OMAGGIO UNA CIOTOLA.

CLOTILDE.

A questo punto sarà opportuno ricordare ai miei lettori che nella Stamberga non c’erano ciotole. Nella Stamberga c’erano due pentole, tre piatti in croce, qualche tazza e una manciata di posate. E poi è arrivata Clotilde.

Anche se Marta e io avevamo tutto in comune, Clotilde è stata mia dall’inizio (anche perché la mia roomie all’epoca non mangiava cereali la mattina. O forse cedermi la ciotola era stato un gesto carino da parte sua. O forse la ciotola le faceva schifo. I ricordi sono nebulosi su questo punto. In ogni caso grazie Marta tvb).

Ho fatto colazione con Clotilde fino a quando siamo state brutalmente sfrattate dalla Stamberga, ci siamo trasferite ad Hammersmith e siamo finite in una casa piena di ciotole (e anche piena di gente. Ma lasciamo questa storia per un’altra giornata autunnale, oggi non ho tempo e magari nemmeno voi).

Con il passare dei mesi ho smesso di usare Clotilde per la prima colazione, ma non ho mai smesso di volerle bene e l’ho sempre difesa dalle brutali minacce esterne. Ad esempio:

  • Quando qualcuno dei coinquilini la USURPAVA senza averne IL DIRITTO io dimostravo la mia furia cieca lavandola accuratamente e nascondendola dietro alle mille altre ciotole che, come ho già avuto modo di menzionare prima, possedevamo.  Ok, in realtà la mia furia cieca non la dimostravo (cosa posso farci se sono carina).
  • Una volta una delle mie ex coinquiline ha arbitrariamente DECISO DI BUTTARLA perché non veniva mai usata. Per fortuna Marta era presente e ha provveduto a salvarla. Ancora una volta, Marta grazie. Tvb.
  • Ho traslocato quattro volte in cinque anni ma Clotilde è ancora con me. In occasione dell’ultimo trasloco TheBlackSwan mi ha chiesto “Ma sei sicura che te la vuoi portare dietro anche questa volta?”, io ho risposto “SÌ”, fine del discorso.

IO TI DIFENDERÒ SEMPRE, CLOTILDE. ANCHE SE NON SEI COMODA PER FARE COLAZIONE E ANCHE SE QUELLA CANNUCCIA LATERALE LA TROVO FRANCAMENTE UN PO’ INUTILE. SEMPRE, CLOTILDE. FOREVER.

CIAO.

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Marta: un affresco

“Cosa mangiamo stasera? Proviamo il peri peri (o “piri piri”? NdA) chicken? … No, dai, anzi, prendo la pizza. Mmm. Ripensandoci, ho voglia di nachos con la salsa. NO! Di GELATO! Oppure di insalata con pomodoro, mais e mozzarella. … Ho deciso: vado da Sainsbury’s e prendo quello che mi ispira”.

Questo non è il trailer di un programma televisivo dedicato ai disturbi alimentari. Questa è Marta, l’altra sera (22 settembre 2013).

E, per la cronaca, è tornata a casa con il famigerato peri peri (o piri piri) chicken.

Che, sempre per la cronaca, mi fa schifo.

Anzi! Non si dice che una pietanza “fa schifo”. È roba da bambini poco educati. E poi “che schifo chi dice che schifo gnegnegne”. Quindi mi correggo: il peri piri peri piri chicken non mi piace tanto. Diciamo che non fa per me. È troppo piccante. E poi mi fa schifo.

Ma non siamo qua per parlare di pollo piccante.

Siamo qua per parlare di Marta.

Marta è quella giovane donna che, quando le chiedi “Che cosa hai fatto questo pomeriggio?” ti risponde, nell’ordine:

  1. “POMERIGGIO?! Ma se ho finito di lavorare alle TRE” (A casa mia dalle tre in poi c’è ancora una bella fetta di pomeriggio disponibile, ma shh)
  2. “La doccia”
  3. “Non ho fatto partire la lavatrice perché non ho avuto tempo”

Marta è quella giovane donna che, siccome non ha più vestiti da mettere perché non ha tempo di fare lavatrici, va in giro con:

  1. Maglietta a righe rosse e bianche
  2. Leggins marroni usati a mo’ di pantaloni
  3. Scarpe nere.

Ma queste cose le sappiamo già tutti, vero?

Quello che forse suonerà come una novità è che

MARLIE

IL SOGNO CONTINUA

Ebbene sì! Marta e Charlie ormai sono una coppia fissa e sono veramente carini insieme (anche se non quanto TBS & me).

Charlie è veramente adorabile e se la cava molto bene alle quiz nights (se non altro perché capisce le domande). L’unico problema è che è la persona più sportiva che abbia mai conosciuto (nominatemi uno sport: lo pratica. Sì, anche lo SQUASH o come si scrive). La cosa non si armonizza bene con l’attività sportiva prediletta da quella giovane donna che è Marta, ossia il lancio su divano seguito da lamenti vari causati da dolore alle giunture. Ma l’Amore non si piega di fronte a questi insignificanti ostacoli!

Sto dunque pensando di lanciare sul mercato una linea di prodotti per la casa (tazze, cuscini, scopini per il water…) con su la scritta “I AM A MARLIE SHIPPER”. Qualcuno è interessato?

Ora però scusatemi, devo copincollare un paragrafo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, a beneficio di mia mamma:

Shipping è il termine inglese, derivato dalla parola relationship (relazione), con cui s’intende il coinvolgimento emotivo e/o intellettuale dei fan nel crescente sviluppo della relazione tra una coppia di personaggi di un’opera fittizia (solitamente nelle saghe letterarie e nelle serie cinematografiche e televisive). Sebbene il termine sia tecnicamente applicabile ad un qualsiasi coinvolgimento, esso si riferisce principalmente a diverse dinamiche sociali osservabili su Internet, ed è raramente utilizzato al di fuori di tale contesto.

Lo shipping comprende praticamente qualsiasi tipo di rapporto, da quelli ben noti e stabiliti, a quelli più ambigui ed in fase di sviluppo, e persino quelli fortemente improbabili e palesemente impossibili. Le persone coinvolte nello shipping (o shipper) affermano che il rapporto tra una coppia di personaggi esiste, si formerà in futuro, o semplicemente che vorrebbero esistesse.

Ahh. Non ci sentiamo tutti un po’ più acculturati, ora?

Vabè, probabilmente ho usato il termine al di fuori del suo contesto principale, ma chissene, mi piaceva.

Concludo con l’immagine che mi si dipinge in mente tutte le volte che mi trovo insieme ai due piccioncini:

marley

Dove:

  1. Marley rappresenta per assonanza, ovviamente, la coppia Marlie
  2. Io sono il cucciolo di cane
  3. Lo so che il film ha un finale tristissimo (SPOILER!) ma qua ci stiamo concentrando sul titolo e non sulla trama, ok?

Bene.

Adesso scusatemi, ma vado a mangiare il risotto agli asparagi preparato da quella giovane donna di Marta.

Protetto: Orgoglio e prepotenza

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Non puoi sintetizzare il fluire cosmico della creazione

Siate come le giunchiglie.

Le giunchiglie non si chiedono “Perché Alessandra non si muove a scrivere nuovi postS?”

Le giunchiglie offrono i loro teneri petali al Mondo senza chiedere nulla in cambio.

Ho appena deciso che mi riciclerò come scrittrice di aforismi poetici.

COMUNQUE! Hello folks, sono tornata! Le scuole sono finalmente iniziate e la calca ha smesso di assalire il negozio di uniformi. Bene. Peccato che tra poco non ci sarà più da lavorare e mi ridurranno i giorni. Bene. Anzi, Male.

C’è aria di cambiamenti, mie care amiche, miei cari amici, mie care giunchiglie.

Ma, per ora, non posso dirvi nulla ERGO procederò a comunicarvi cose più che altro inutili. Del tipo:

  1. Oggi ha grandinato, ma non ditelo a mio fratello che poi mi sfotte e dice che Londra è fredda. Ora, io dico, LORENZO STAI ZITTO CHE TU NOTORIAMENTE NON CAPISCI UNA FAVA. Il clima torrido può andare bene per quando si è in vacanza al mare, te lo concedo (anche se, in realtà, non sono d’accordo nemmeno su questo punto: vogliamo parlare del fascino che una spiaggia ha a DICEMBRE? Niente prova costume. Niente GENTE. Il paradiso), ma non è per nulla in grado di offrire basi adatte allo sviluppo dell’Arte e della Riflessione Ponderata. E comunque, FYI, so benissimo che le teorie di Montesquieu sono un po’ datate e no longer accettate tra gli studiosi ma un po’, almeno secondo me, il ragazzo c’ha ragione, ok?! IL CALDO CREA PROBLEMI. E, aggiungo io, talvolta IL FREDDO TEMPRA. Che poi, qua mica fa freddo. Se escludiamo l’episodio della grandine e il fatto che abbiamo acceso i riscaldamenti in casa. Ehm.
  2. GONZO È STATO LICENZIATO. Non è più tra noi. Grazie al cielo. Sentirò la mancanza dei beveroni proteici che si portava da casa e che piazzava in bella mostra sullo scaffale delle blouse rever collar taglia 36 short sleeve.
  3. BRIGITTA HA SMESSO DI IDOLATRARE BARRY! Anzi, le sta decisamente sulle palle adesso. Non riesco a comprendere COSA esattamente abbia scatenato questo brusco cambiamento di opinioni, ma bene così.
  4. A proposito di Brigitta. Oggi, tutta felice, mi ha detto: “Che bello, che bello, mercoledì sera mia figlia mi porta a casa i miei due nipotini! E rimarranno con me per un’intera settimana! Ah, che gioia, non vedo l’ora di coccolarli e di vedere i loro MUSETTI PELOSI (furry faces)”. Ho trascorso un quarto d’ora molto imbarazzante. Poi, quando mi ha detto che uno di loro si chiama BISCUIT, ho capito che stava parlando di due gatti. Meno male eh, perché mi stavo preoccupando. Per i musetti pelosi.
  5. Mi sento una donna realizzata perché adesso ho la Nectar card (che posso swipare tutte le volte che vado da Sainsbury’s, e cioè MOLTE), la carta fedeltà di Waitrose (numero di volte che sono entrata da Waitrose nel biennio 2012-13: TRE. Ma non importa, quello che conta è la presenza), la carta fedeltà di Tesco. Voglio carte fedeltà OVUNQUE.

E volevo anche dirvi che l’8 settembre scorso era l’anniversario del nostro approdo a Londra! Un giorno farò qualcosa per commemorare tutte queste ricorrenze.

Un giorno, con calma.

Stay hungry, stay foolish, stay giunchiglia.