Aggiornamenti sulla mia vita (sintesi: non succede niente)

Questo post è per Sara e per le altre due persone che mi hanno detto che sarebbero contente se io tornassi a scrivere qui. CIAO. E anche per TBSw che mi ha chiesto: “Cosa stai scrivendo?” e ha poi commentato: “AH ERA ORA DOPO DUE ANNI”. Ciao.

Ciao.

Evitiamo scuse e spiegazioni per la mia assenza e riflessioni su come il mondo non sia più quello di una volta ed elenchi su quale sia la verdura di stagione più buona e andiamo direttamente al sodo: AGGIORNAMENTI SULLA MIA VITA.

Aggiornamenti sulla mia vita

Non ci sono aggiornamenti sulla mia vita.

La mia vita sta andando a caso, e io con lei. Stanno succedendo delle cose, e io sto facendo delle cose, e sono stata addirittura definita molto recentemente (ieri) come “very proactive in your career” cioè, capito, VERY PROACTIVE.

Ecco, però, le cose più degne di nota che sono accadute nell’ultimo periodo:

  • Sto ripercorrendo le orme di Mendel con, per ora, scarso successo, ossia sono diventata madre di ben quattro germogli di pisello odoroso. I germogli hanno germogliato ma non hanno germogliato del tutto (sentite come mi approprio in modo magistrale del lessico botanico, sentite come suona bene quando una è portata per queste cose), cioè non si vedono ancora fiori, quindi il mio studio non è ancora ufficialmente iniziato. Sono comunque carini e io sono preoccupata per la loro salute, dunque ho deciso che quando andrò via per qualche giorno li lascerò a Marta facendomi 50 minuti di autobus o 14 minuti di Uber (chiedere aiuto ai vicini? Un’ipotesi non percorribile, punto uno perché chi li conosce i miei vicini, sì lo so che è una cosa negativa e non dovrei dirlo con questa boria, punto due perché Marta ha il pollice verde o comunque più verde del mio).
  • MARTA. Marta come tutti sappiamo è very proactive nella sua carriera più di me e da molto più tempo di me, si è sposata, ha appena comprato casa, a breve diventa pure cittadina britannica, MARTA HA UFFICIALMENTE RACCOLTO ANZI STRAPPATO LO SCETTRO DI PERSONA SERIA NEL NOSTRO DUO DALLE MIE MANI. Marta, che nel 2012 andava a fare la spesa in pigiama zebrato e UGG finti mi sembra anch’essi zebrati e che quando siamo andate per la prima volta e cercare di prendere un intero appartamento in affitto (per poi scappare con la coda tra le gambe quando abbiamo realizzato che non avevamo abbastanza soldi per un progetto così ambizioso) ha commentato la disfatta con: “Vabbè non siamo pronte… UUUUUUUH MA QUESTO POSTO VENDE INFRADITO LEOPARDATE”.
  • Marta.
  • Sto per compiere il passo finale, sto per accettare quello che sono diventata e cioè una persona che (forse) sta collezionando monete da cinquanta pence e da due pound. A questo punto tutti i miei lettori avranno chiuso la pagina del blog (nella maggior parte dei casi per chiamarmi e/o scrivermi COSA TI È SUCCESSO MA TUTTO OK?), quindi sono rimasta da sola, quindi posso specchiarmi nel mio Io più profondo e dipanare con cautela i miei Veri Sentimenti. Forse sto collezionando monete. Finché non compro l’album per disporle ordinatamente, però, non sono ufficialmente una che colleziona monete, e il nocciolo della questione è appunto questo: voglio diventare una persona che colleziona monete? Probabilmente no, ma anche sì. Che album compro? Questo è quello ufficiale ma non mi sembra abbastanza elegante per lo scopo, questo (che prenderei in rosso, o in verde, che ne so) d’altra parte mi attrae di più ma non ha le descrizioncine (termine tecnico che ovviamente il vocabolario limitato di questo computer mi segna come errore) per ogni moneta.
  • Ma cambiamo argomento (voi, e con voi intendo io, continuate però a pensare al dilemma degli album. Io, e con io intendo anche voi, propenderei per il secondo). Cambiamo argomento: sto rileggendo On the road di Kerouac. Dean, e del resto anche Sal, mi giudicherebbero malissimo per questa idea di collezionare monete, ma approverebbero l’idea di andare on the road per trasportare quattro germogli di pisello odoroso in un luogo sicuro. Ho anche iniziato a leggere i libri di A song of ice and fire (devo iniziare il secondo) e sono gasatissima, soprattutto perché ora finalmente capisco tutte le citazioni che io stessa ho fatto negli ultimi dieci anni senza capire quello che stessi dicendo.
  • Devo andare a controllare le rose a Regent’s Park.

Penso che per ora possa bastare, un saluto commosso a tutti, vi voglio bene, io e i miei quattro germogli vi baciamo sulla fronte, ciao.

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CI SONO

i am back

Tornare dopo due mesi di silenzio (silenzio si fa per dire, visto che ormai metà delle cose che dico ai miei amici vengono accolte dal commento “Ah sì l’ho letto su Twitter” – cosa abbiamo imparato da questa cosa? Abbiamo imparato che forse devo essere meno logorroica sul web MA COMUNQUE), dicevo, tornare dopo due mesi di silenzio è molto difficile – non solo per me, ovviamente, ma anche per voi, che con ogni probabilità A) Vi sentite un po’ traditi nelle pieghe della vostra anima a causa del mio abbandono e sentite che stavolta ci vorrà del tempo prima che impariate a fidarvi di nuovo, oppure B) Stavate conducendo delle esistenze appaganti senza di me (e questa cosa, se posso, mi fa sentire un po’ tradita nelle pieghe della mia anima).

COMUNQUE.

CIAO.

Sono tornata. Poco fa ho scritto una mail bellissima (si fa per dire) e professionale (si fa sempre per dire) in meno di cinque minuti e mi sono detta “Se posso fare questo posso anche riprendere a scrivere (si fa ancora per dire) sul mio Spazio” ED ECCOCI QUI.

Sono tornata. Ah l’ho già detto.

Ok.

Ciao.

A molto presto.

*sigla*

Scusate in anticipo

Poche cose nella vita mi fanno pensare “CHE PALLE” con la velocità e intensità che caratterizzano i “CHE PALLE” che sfrecciano nella mia mente quando qualcuno decide di raccontarmi i sogni che ha fatto la notte prima.

Ascoltare i sogni degli altri è, quasi sempre, molto noioso.

Raccontare i propri sogni è, d’altro canto, molto divertente, perciò scusatemi ma devo necessariamente propinarvi

Un racconto abbastanza dettagliato dei sogni che ho fatto nell’ultimo periodo

Sottotitolo: CHE PALLE

  • Mood: un misto tra Il Signore degli Anelli e Game of Thrones (del quale non so praticamente nulla, quindi in realtà è più come mi immagino Game of Thrones: armature, mantelli lunghi, torri scarsamente illuminate, paesaggi innevati e draghi che svolazzano in giro). Io sono un potentissimo stregone al servizio del bene che deve sconfiggere un altro potentissimo stregone (il quale è, chiaramente, profondamente malvagio). Decido di seguire il mio nemico e, per non farmi notare, mi trasformo in vento. La trasformazione in vento richiede molta concentrazione e consiste nel 1) Camminare a saltelli, 2) Agitare le mani in modo scomposto mentre si urla SONO UN ALITO DI VENTO SONO UN ALITO DI VENTO 3) Mantenere lo sguardo fisso sul nemico. Dopo qualche tempo il mio avversario, probabilmente captando la mia presenza, si trasforma in una vespa (altra creatura intrinsecamente malvagia) e vola via. E qui allora ecco il mio COLPO DI GENIO: decido a mia volta di prendere le sembianze di una creatura adatta a confrontare lo stregone/vespa e mi trasformo in un minacciosissimo MOSCERINO. La metamorfosi in moscerino richiede un processo meno impegnativo di quella per diventare vento,  perché infatti consiste nel ripetere a voce bassa e sommessa SONO UN MOSCERINO SONO UN MOSCERINO. In veste di moscerino tallono lo stregone/vespa per un periodo di tempo abbastanza lungo, fino a quando, non so come, il mio nemico capisce che sono proprio dietro di lui. A questo punto i miei ricordi si fanno confusi (forse TBS mi ha sentito urlare “SONO UN ALITO DI VENTOOOO” nel sonno e mi ha tirato una gomitata), fatto sta che il sogno si conclude nella cucina di mia mamma con lo stregone malvagio che, seduto al posto più scomodo del tavolo, mi guarda incredulo mentre mi infilo la federa di un cuscino in bocca urlando NON MI AVRAAAAAAAAAAAAAAAAI.
  • Non preoccupatevi: i prossimi sogni saranno decisamente più brevi di quello che ho appena raccontato, questo perché, purtroppo, non li ho raccontati nel dettaglio a nessuno e li ho dimenticati quasi del tutto. Sì, lo so, dispiace molto anche a me.
  • Nel secondo sogno venivo obbligata a fare il giudice in una gara importantissima di judo a causa della mia, come gli organizzatori continuavano a ripetere, “Grandissima esperienza in materia”. Ora fornisco un po’ di contesto per chi non conoscesse i miei trascorsi con lo sport in generale e con il judo in particolare: 1) A me lo sport fa schifo; 2) Quando ero alle elementari i miei genitori hanno bonariamente provato a farmi fare quasi tutti gli sport esistenti al mondo e io ho sempre reagito con “Non fa per me” (questo perché: vedi punto 1); 3) La mia grandissima esperienza in materia di judo consiste in tre lezioni fatte a nove anni (dopo le quali ho detto che, appunto, judo non faceva per me, in quanto: vedi punto 1). Per fornire ancora più contesto vi dirò che mio fratello e mio cugino Nick, che avevano iniziato a fare judo qualche mese prima di me, sono arrivati fino alla cintura nera (o era marrone? Boh, scusate, il judo non fa per me). Mia mamma, che aveva iniziato a fare judo insieme a me nel commovente tentativo di convincermi, è arrivata alla cintura gialla (o era arancione?). MA NON DIVAGHIAMO E TORNIAMO A NOI: alla fine riuscivo a non esercitare i miei doveri di giudice mettendomi a urlare “IO NON VOGLIO FARE NIENTE” e, di conseguenza, svegliandomi.
  • L’ultimo sogno che narrerò oggi mi ha fatto svegliare alle tre di notte pensando “GENIO” e “Questa è la trama perfetta per un romanzo fantasy/thriller/denuncia sociale”. Bene: non ricordo nulla, tranne che avevo dei poteri magici e volevo iscrivermi a una scuola di magia (sono cosciente del fatto che fino a qui è un plagio di Harry Potter), solo che per entrare in questa scuola di magia dovevo superare delle prove tremende, che mi facevano profondamente indignare. Non ricordo nulla delle prove, se si esclude il fatto che a un certo punto c’era una barretta snack di cereali e io mi rivolgevo agli esaminatori dicendo gelidamente VOI STATE SCHERZANDO SPERO.

Due precisazioni:

  • Non mi drogo.
  • Ho anche fatto di meglio (vedi sogno in cui ero uno gnomo – sogno che ho raccontato fino alla nausea dal 2006 a oggi – e sogno in cui ero un bellissimo pappagallo svolazzante).
  • STO AGGIORNANDO IL POST SOLO PER DIRE: COME HO FATTO A DIMENTICARMI DI QUELLA VOLTA IN CUI HO SOGNATO DI FAR PARTE DI UN DUO RAP CHIAMATO KEBAB SKILLS? COME?

L’Albero dell’Anno

Ho scoperto solo oggi che il Woodland Trust indice ogni anno un concorso per eleggere l’Albero dell’Anno, albero che andrà a rappresentare la Gran Bretagna a una competizione a livello europeo (European Tree of the Year).

Da quello che ho visto l’Italia non partecipa e questo mi fa sentire INDIGNATA, perché se c’è un albero che merita di vincere il vincibile è L’OLMO SECOLARE DI MERGOZZO (VB), che domina la piazza principale del paese dal ‘600.

Quadro_Canis
INDIGNATA.

Devo però accantonare momentaneamente il sentimento di indignazione che provo nel non poter sostenere l’olmo di Mergozzo, perché un altro albero ha bisogno di me: IL GELSO DI EVELYN (DEPTFORD, LONDON).

Perché voterò per il gelso (“Mulberry” in inglese) di Evelyn (che è un quartiere di Londra, chiamato così in onore di un suo famoso abitante, lo scrittore John Evelyn) (come sono professionale)?

  • Per senso di appartenenza. Non vivo propriamente a Deptford, ma sono abbastanza vicino per dire che è l’albero DELLA MIA GENTE. In più ho ricevuto un volantino nella casella della posta che mi invitava perentoriamente a VOTARE (scritto in maiuscolo) per il nostro albero, quindi eseguo.
  • Perché c’è una simpatica leggenda legata a questo gelso che è stata liquidata in due righe dal sito del Woodland Trust in quanto priva di fondamento storico.
  • Perché è sabato sera.

Bene: IO sono qui per dare voce alla ingiustamente taciuta LEGGENDA DEL GELSO DI EVELYN, così come mi è stata tramandata da preziose fonti (il volantino che mi è arrivato nella casella).

“Intorno al 1698 lo zar Pietro il Grande venne a Deptford per aggiornarsi sui nuovi sviluppi dell’ingegneria navale e prese in affitto dallo scrittore John Evelyn una casa a Sayes Court. Durante una serata pazza Pietro distrusse l’adorato agrifoglio di Evelyn e, per farsi perdonare, fece piantare il gelso – lo stesso gelso che possiamo ammirare oggi a Sayes Court Park”.

Fine.

John+Evelyns+Mulberry+Tree+Photo+credit+Martin+Smyth
PEACE.

Aggiorno mettendo il link per votare in una posizione più palese:

VOTA IL GELSO QUI.

(Ora si vede, Marta?)

Clotilde

Oggi mi sono svegliata pensando ad Attilio. Starà bene? È sempre lì al suo (meritato) posto o mia mamma ha approfittato di questi mesi di silenzio per farlo sparire definitivamente?

Mentre attendo che i miei interrogativi trovino risposta mi distrarrò parlandovi di Clotilde. CLOTILDE è una ciotola che non uso dai primi mesi del 2013 ma che ha per me un grandissimo valore affettivo. Clotilde si chiama Clotilde da oggi, 5 ottobre 2017, giorno in cui ho pensato “Che nome potrei dare a quella ciotola che amo profondamente da anni ma che non uso mai?” e mi sono risposta “CLOTILDE”.

Clotilde
Clotilde e la sua graziosa (inquietante) cannuccia laterale

Il mio primo incontro con Clotilde

Era autunno. Era il 2012. Marta e io vivevamo a East Acton e l’unica cosa simile a un supermercato raggiungibile a piedi dalla nostra abitazione (riassumo per chi non sapesse/non si ricordasse le caratteristiche base della Stamberga: situata di fronte alla prigione Wormwood Scrubs, dotata di un grazioso giardinetto che non veniva curato da MAI, sporca anche quando la pulivamo, un water per sei persone. In breve: un’esperienza), insomma, l’unica cosa simile a un supermercato eccetera era ICELAND. Iceland si occupa primariamente di surgelati, ma offre alla sua clientela anche altri prodotti adatti a chi vuole condurre una vita all’insegna dell’alimentazione equilibrata – come, ad esempio, caramelle gommose, biscotti al retrogusto di Ritz e cereali per la prima colazione.

Un giorno avevo voglia di Coco Pops e sono andata in missione con Marta da Iceland (specifico: durante i primi mesi le nostre finanze erano praticamente in comune. Andavamo a fare la spesa insieme, cucinavamo insieme, mangiavamo insieme, ci veniva voglia di mangiare la stessa roba in sincronia. Forse anche a lei era venuta voglia di Coco Pops, ma i ricordi sono nebulosi su questo punto).

Procediamo. Arrivate al supermercato abbiamo avuto una fantastica sorpresa: INSIEME AI COCO POPS C’ERA IN OMAGGIO UNA CIOTOLA.

CLOTILDE.

A questo punto sarà opportuno ricordare ai miei lettori che nella Stamberga non c’erano ciotole. Nella Stamberga c’erano due pentole, tre piatti in croce, qualche tazza e una manciata di posate. E poi è arrivata Clotilde.

Anche se Marta e io avevamo tutto in comune, Clotilde è stata mia dall’inizio (anche perché la mia roomie all’epoca non mangiava cereali la mattina. O forse cedermi la ciotola era stato un gesto carino da parte sua. O forse la ciotola le faceva schifo. I ricordi sono nebulosi su questo punto. In ogni caso grazie Marta tvb).

Ho fatto colazione con Clotilde fino a quando siamo state brutalmente sfrattate dalla Stamberga, ci siamo trasferite ad Hammersmith e siamo finite in una casa piena di ciotole (e anche piena di gente. Ma lasciamo questa storia per un’altra giornata autunnale, oggi non ho tempo e magari nemmeno voi).

Con il passare dei mesi ho smesso di usare Clotilde per la prima colazione, ma non ho mai smesso di volerle bene e l’ho sempre difesa dalle brutali minacce esterne. Ad esempio:

  • Quando qualcuno dei coinquilini la USURPAVA senza averne IL DIRITTO io dimostravo la mia furia cieca lavandola accuratamente e nascondendola dietro alle mille altre ciotole che, come ho già avuto modo di menzionare prima, possedevamo.  Ok, in realtà la mia furia cieca non la dimostravo (cosa posso farci se sono carina).
  • Una volta una delle mie ex coinquiline ha arbitrariamente DECISO DI BUTTARLA perché non veniva mai usata. Per fortuna Marta era presente e ha provveduto a salvarla. Ancora una volta, Marta grazie. Tvb.
  • Ho traslocato quattro volte in cinque anni ma Clotilde è ancora con me. In occasione dell’ultimo trasloco TheBlackSwan mi ha chiesto “Ma sei sicura che te la vuoi portare dietro anche questa volta?”, io ho risposto “SÌ”, fine del discorso.

IO TI DIFENDERÒ SEMPRE, CLOTILDE. ANCHE SE NON SEI COMODA PER FARE COLAZIONE E ANCHE SE QUELLA CANNUCCIA LATERALE LA TROVO FRANCAMENTE UN PO’ INUTILE. SEMPRE, CLOTILDE. FOREVER.

CIAO.