The Hoot Owl of Death

Ieri sera stavamo guardando Would I Lie to You quando uno dei comici ha raccontato che da ragazzino era solito disegnare ‘sto gufo della morte per poi recapitarlo simpaticamente ai suoi nemici mortali. Ora, visto che noi siamo NOI e non delle persone normali, abbiamo apprezzato MOLTISSIMO la storia e abbiamo adottato the Hoot Owl of Death come mascotte personale. Il gufo ha iniziato a campeggiare un po’ ovunque.

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Sto meditando di riportarlo in auge. Così, la prossima volta che Gabriello mi rovescerà lo yogurt dentro le ciabatte, oppure che il Mela si diletterà a lanciare i penny nella mia preziosa tazza di tisana alla menta piperita, si troverà affisso alla porta The Hoot Owl of Death e allora capirà, senza bisogno di adoperare troppe parole, che SONO CAZZI.

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Kebab al coriandolo sulla tua uniforme di Grifondoro

L’altro giorno mi stavo dirigendo verso l’Antro delle Uniformi tutta sorridente e con in mano uno smoothie a base di SPINACI, CORIANDOLO, SUCCO DI MELA, ZENZERO, AVOCADO E CETRIOLO (che ho poi bevuto con gusto – i tempi in cui compravo roba simile e poi la gettavo nella spazzatura intonando Il mio nome è MAI PIÙ sono lontani).

Vedete, io ci provo ad iniziare le mie giornate con positività. Io ci provo. Bevo sorridendo robe con il CORIANDOLO dentro, che FYI mi fa schifo. Sono le mie giornate che, slowly but surely, si rivelano essere insostenibili.

Siamo ormai entrati nella Fase Finale della stagione e il Negozio accoglie, suo malgrado, orde di genitori convinti di essere andati a comprare l’uniforme ai propri pargoli con largo anticipo (BREAKING NEWS – LE SCUOLE INIZIANO TRA UNA SETTIMANA. SEI IN RITARDO). Una tizia mi ha puntato contro il dito indice della sua mano destra accusandomi di averle detto, DUE SETTIMANE FA, che avevamo in stock tutti i pullover della scuola Nomeacaso.

Tizia, è vero, ho detto che li avevamo in stock DUE SETTIMANE FA. Non è colpa mia se al mondo esiste una cosa chiamata Gli Altri Clienti del Negozio, e non è colpa mia se nelle ultime DUE SETTIMANE, mentre tu eri chissà dove, gli Altri hanno esaurito le nostre scorte.

Ma cambiamo argomento che altrimenti mi innervosisco.

Parliamo della OVERGROUND.

Anzi no non parliamone che è peggio. Lasciamo perdere, siamo persone mature, siamo persone che si nutrono di coriandolo, siamo persone con la tazza di Corvonero.

A PROPOSITO: Marta ha visto la tazza di Corvonero, ha detto “LA VOGLIO ANCHE IO PERÒ DI GRIFONDORO”, e ha aggiunto “Adesso basta comprare tazze. Buttane un paio. MA NON QUELLE COI CUPCAKES CHE ABBIAMO COMPRATO QUANDO ERAVAMO NELLA STAMBERGA E NEMMENO QUELLA ARANCIONE GRANDE”. Potevamo del resto aspettarci la coerenza da UN GRIFONDORO DEL CAVOLO? No. Proseguiamo.

Sto captando il vostro immane desiderio di capire qualcosa di più su questa storia della Overground. Vi spiego (cori di “NOOO NON DISTURBARTIII VA BENE COSÌÌ” vengono zittiti da un mio sguardo imperioso).

Vi spiego.

L’altroieri, sabato 22 agosto, il treno delle 17.45 per Waterloo era stranamente in orario e, ancora più stranamente, formato da 8 carrozze invece che 4. Sono arrivata a Clapham Junction in tempo per prendere la Overground delle 18.00, cosa che, in quattro mesi, non era MAI successa. MAI.

Ma la vita dà, la vita toglie, ed ecco che, giunta al binario 2, apprendo la dolorosa notizia. La tratta di Overground che serve a me è sospesa da un’ora e NON SI SA quando riprenderà a funzionare. Non voglio, però, tediarvi con la cronaca di come e quanto questo imprevisto abbia rovinato il mio umore, perché sono una persona matura, sono una persona che si nutre di coriandolo, sono una persona con la tazza di Corvonero, sono una persona che ne ha parlato in lungo e in largo su Twitter quindi ora basta così.

Parliamo dunque per un secondo di KEBAB SKILLS.

Sono lieta di annunciarvi che KEBAB SKILLS (per i fan intimi KBSK) non è più un duo, ma un florido gruppo. Ecco la copertina del nostro primo album di successo, nata dal genio creativo di Firesidechats21:

KEBAB SKILLS

Se anche voi mirate a condensare le qualità artistiche di Spitty Cash e Truce Baldazzi in un corpo solo e sapete incrociare le braccia con stile LA PORTA È APERTA, YO.

AH: è con gioia che vi comunico che la ricerca del Sostituto Subottimale della Fetta Biscottata prosegue senza sosta. Riassunto delle puntate precedenti: ho provato per voi (un coro di “MA CHI TE L’HA CHIESTO” viene frenato sul nascere dai miei occhi da cerbiatto) i French Toast di Tesco e le Dutch Crispbakes sempre di Tesco. Questa settimana è il turno delle BRITANNIA MILK RUSKS, le quali, devo dire, non sono male, ma sono troppo piccole e spesse (se proprio vi interessa ve le fotografo). Quindi la classifica vede, per ora, in testa sempre le Dutch Crispbakes.

Un paio di settimane fa Giulia mi ha scritto che in Kentish Town road c’è un supermercato internazionale che vende un sacco di roba della Mulino Bianco (e mi ha allegato una foto che mi ha fatto piangere dalla commozione). Io l’altro giorno sono passata da Kentish Town road, trascinandomi dietro Corgi che rallentava la nostra Missione mettendosi a fotografare gatti e graffiti ogni 2 per 3 (è però riuscita a farci arrivare a destinazione visto che io, come al solito, mi ero persa) ma temo di essere finita nel supermercato sbagliato (si chiamava tipo Guzman qualcosa e aveva MILIARDI di spezie molto interessanti ma zero fette biscottate). Mentre correvamo verso la stazione della metro ho visto di sfuggita un “mediterranean supermarket” con dentro UN SACCO e ripeto UN SACCO di robe che sembravano provenire dalla nostra madrepatria. Mi sa che era quello. TORNERÒ.

Corgi mi ha chiesto: “Ma le fette biscottate ti piacciono davvero così tanto?” e io le ho risposto la verità, le ho detto che NO, non mi piacciono così tanto, MA che IO voglio avere la possibilità di mangiare fette biscottate OVUNQUE, SE MI VA, e che le fette biscottate sono ormai diventate un SIMBOLO della nostra lotta e che potranno toglierci la speranza, ma non ci toglieranno MAI la libertà! O era il contrario? Ci siamo comunque capiti.

Vorrei dirvi tante altre cose, ma al momento non mi vengono in mente, quindi ciao.

Forse potrei dirvi che sto cantando da dieci minuti una cover di In da club di 50 cent che recita YOU CAN BUY ME A KEBAB, ma non vorrei rovinare la mia già oltremodo compromessa reputazione, quindi CIAO.

Parliamo della mia notevole expertise in giochi da tavolo

Penso di avervelo già detto da qualche parte, ma ripetiamolo, ripetiamolo con lo sguardo rivolto all’orizzonte, ripetiamolo con la convinzione di chi crede nella necessità di esprimere ciò che sente nel profondo del proprio Animo, ripetiamolo con veemenza e passione: A ME GIOCARE FA UN PO’ SCHIFO.

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No, ok, ovviamente la questione è molto più complessa di come l’ho provocatoriamente buttata giù suscitando, ne sono certa, reazioni di shock scomposto, talmente forti che forse l’immagine pubblicata non basta a rappresentarle appieno e che, forse/2, dovrei sostituirla con qualcosa tipo QUESTO:

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Ho perso il filo del discorso.

Dicevo: la questione è molto più complessa, in quanto

  1. Sono una persona dall’interiorità tremendamente sfaccettata

    robben
    E scusa se è poco.
  2. Mi piace imbastire discorsi senza senso.

Quando ero un giovane virgulto passavo molto spesso per quella che non voleva mai giocare con gli altri bambini, per trascurabili inezie quali

  • Avendo un fratello gemello e uno stuolo di cugini sempre in mezzo alle pal vicini mi sentivo abbastanza coperta per quanto riguardava il settore “interazioni coi coetanei” e, generalmente, non ero interessata a fare nuove amicizie
  • I giochi tipo bandiera, palla prigionera, eccetera, ossia attività che richiedono una certa abilità sportiva, ossia attività predilette dal 99.9% degli altri bambini, mi mettevano ansia (quello anche adesso, in realtà)
  • COFF COFF PREFERIVO I LIBRI ALLE PERSONE COFF COFF E A VOLTE ANCHE ADESSO (= magari se lo dico velocemente e tossendo si nota di meno)

Come chiaramente potete vedere da voi, INEZIE.

Adesso che sono una giovane donna di successo (…) e che sono molto più socievole di quanto non fossi una ventina d’anni fa (…) mi capita di intrattenermi in attività ludiche con gli Altri, e a volte mi diverto pure (MA CON MODERAZIONE). In fondo, lo Shame Team ha scritto le pagine più gloriose della storia dei pub quiz (sotto la voce: Sconfitte Orrende), e, sempre in fondo, la gloriosa congrega dei Ravenclaw, al mai dimenticato HP Party a casa della Stefy, ha eletto per acclamazione ME come CHAMPION della squadra (POI ABBIAMO PERSO, ma non importa ai fini della trattazione) (non ho fatto apposta a fare la rima acclamazione/trattazione e non fatemi sentire in colpa per le mie eccezionali language skills).

Bottom line: la situazione è cambiata, ma alcuni giochi si trovano ancora nella mia personale lista di ANCHE NO – MAI NELLA VITA – MA STIAMO SCHERZANDO?! Segue sintetico elenco esplicativo:

  • Racchettoni, Beach Volley, Frisbee, eccetera – in breve, qualsiasi attività da svolgere in spiaggia che non sia “leggo un libro fermandomi ogni tanto per contemplare l’orizzonte/mangiare una fetta di anguria/immergermi con grazia nella vastità degli abissi/spalmarmi un’intera boccetta di protezione 8392”
  • Qualsiasi gioco che comporti sforzo fisico e sfoggio di (inesistenti) abilità atletiche. E sì, in questa categoria rientra anche il BOWLING, quindi, per favore, non invitatemi MAI a giocare a BOWLING, che non saprei che scusa inventarmi (“Non mi va di giocare a bowling”, del tutto inaspettatamente, non funziona) (Non penso che, dopo aver letto questo Spazio, qualcuno di voi possa sentire il desiderio di invitarmi a fare qualsiasi cosa, ma vabbè, era per finzione letteraria). Rientrano in questa categoria anche IL BILIARDINO e IL PING PONG e il MINI GOLF e il GOLF VERO e PALLA PRIGIONIERA e BALLE VARIE. Ma meglio cambiare argomento, sennò inizio ad elencare tutti i giochi che odio e poi stanotte non dormo. Ah, mi stavo dimenticando BANDIERA!!! ORRENDO. Lo so che non ho più sette anni e che le probabilità di essere obbligata dalle maestre a giocare A BANDIERA non sono molto elevate, ma che ansia.
  • RISIKO. Io lo so che Risiko è un gioco bellissimo, ma non lo capisco. E (tanto per cambiare) mi mette ansia. Giocatevi voi. Idem dicasi per
  • QUALSIASI GIOCO DI CARTE.

Ora mi rivolgo a Voi, cari e dolci amici che avete il mio stesso problema, e che magari siete approdati su questo Scritto grondante saggezza digitando su Google cose tipo “Non mi piace giocare con gli altri, sono normale?” oppure “Scuse convincenti per evitare di giocare a bowling” o anche “Quando il gioco si fa duro, i duri SI ECLISSANO perché sono duri, mica deficienti”.

Mi rivolgo a Voi ma, prima, due premesse fondamentali:

  1. SÌ, SIETE PERFETTAMENTE NORMALI. Come me. EHM. Procediamo.
  2. Se trovate delle scuse veloci per evitare una partita di bowling scrivetemele nei commenti.

Miei cari e dolci amici antiludici, durante le scorse vacanze natalizie ho sperimentato per voi diversi giochi da tavolo, individuando in ognuno di essi l’ELEMENTO ANSIA e delineando al tempo stesso, con notevole expertise (thank you), delle strategie efficaci per poter AGGIRARE questo ELEMENTO ANSIA, in modo da rendervi abili di vivere piacevoli minuti di gioco coi vostri simili umani.

Poi a una certa basta, che fanno Il diario di Bridget Jones 2 alla tele.

Miei cari e dolci amici antiludici, quest’oggi vi parlerò di due giochi che sicuramente conoscete (o forse no, vista la vostra strana MA COMUNQUE RISPETTABILE tendenza antigioco). Quest’oggi vi parlerò di Pictionary e Jenga, attività ludiche nelle quali mi sono intrattenuta durante la notte di Capodanno trascorsa a casa della mia amica Vale. Più consorte. Più gatto. Più tante altre persone perché sono socievole. A volte.

Non starò qua a spiegarvi quali siano le regole di questi due giochi, in quanto 1) Questo post sta assumendo dimensioni imbarazzanti, 2) Le regole dei giochi mi mettono ansia, 3) Esiste Google e comunque immagino che le conosciate già, come enunciato nel paragrafo precendente, 4) Dai, ve le linko: qua e qua. Prego.

PICTIONARY

Molto in breve: attività ludica dove, a turno, un giocatore deve far indovinare ai suoi compagni di squadra una parola (o un concetto, o un trattato di fisica quantistica) attraverso dei disegni.

  • ELEMENTO-ANSIA: Pictionary è, detta brevemente, un gioco crudele. L’idea di fare i disegnini è anche carina, ma vogliamo parlare dell’enorme numero di SFIDE atte ad aumentare la (già forte) rivalità tra le squadre? E la categoria “difficoltà” (COME SE LE ALTRE FOSSERO UNA PASSEGGIATA)? E l’obbligo di rappresentare cose tipo “INFLAZIONE”, “ATTACCABOTTONE”, “DOVE”?
  • SOLUZIONE: Fate come ho fatto io. Circondatevi di GENI, geni che riusciranno a capire senza troppi problemi i vostri disegnini deliranti. Una delle ragazze nella mia squadra è riuscita a indovinare “STRUMENTO MUSICALE” da una mia creazione molto simile a questa. Sarà poi anche utile concordare con i vostri compagni di squadra alcuni simboli che vi permetteranno di SCAVALCARE QUEI PERDENTI DEGLI AVVERSARI con grazia e naturalezza. Chessò, qualcosa per rappresentare l’Europa (che tanto il mappamondo 9 volte su 10 vi tocca disegnarlo). Come dite? Si potrebbe disegnare direttamente l’EUROPA, tanto non è difficile? OK.

JENGA

In pratica c’è una torre fatta di mattoncini di legno e i giocatori, invece di contemplarla in silenzio sorseggiando del tè verde, ne sottraggono un blocchetto a turno, fino a che arriva lo sfigato di turno che la fa cadere. E perde.

  • ELEMENTO-ANSIA: Il TERRORE di far crollare la torre, azione che a) Vi farà sentire prepotentemente dei FALLITI, b) Vi esporrà alla pubblica gogna.
  • SOLUZIONE: Chissenefrega di mettere in difficoltà gli avversari. Non andate a snidare i blocchetti più interessanti, quelli che minacciano l’equilibrio della torre (ma poi, può un blocchetto di legno essere interessante? Parliamone), FIONDATEVI su quelli banali, su quelli che a momenti si tolgono da soli, su quelli che “AHHH, MA COSÌ È TROPPO FACILE, DAIII”. E, nel caso doveste trovarvi in una situazione difficile, fingete un’improvviso bisogno di recarvi alla toilette e chiedete con noncuranza al vostro vicino di posto di giocare questo turno per voi.

Ora dovrei anche smettere di scrivere che si è fatta una certa.

CIAO.

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Background culturale

Due premesse:

  1. Ciò che, nella mia infinita magnanimità, avrò modo di propinarvi in questo Spazio è da prendere con la dovuta ironia (io specifico perché non si sa mai).
  2. Preparatevi ad una CARRETTATA DI SCHIFEZZE.

Bene, iniziamo.

LODOVICO DOLCE

Ovviamente Il Grandissimo Lodovico (1508/10-1568) non rientra nella carrettata di schifezze. Anzi, solo Respect per lui. Questa Figura Ingiustamente Poco Conosciuta meriterebbe un posto di tutto rispetto nel Panorama Letterario Italiano, e invece, beh, invece campeggia nel Background Culturale di questo blog. Però al primo posto, eh.

Cosa dire. Lodovico Dolce era un poligrafo (anche se questo termine risulta ormai obsoleto per noi Storici del Nuovo Millennio) veneziano, nonché grandissimo figo. Lavorava nelle stamperie più cool della Serenissima (come, ad esempio, quella del supremo Gabriel Giolito de Ferrari, mica pizza e fichi) fungendo da correttore di bozze/traduttore/tanta altra roba. Faceva tutto di fretta perché era sempre in ritardo con La Consegna degli elaborati e, già solamente per questo, lo stimo.

E se, arrivati a questo punto, state pensando “Se vabbé dov’è la roba che fa ridere, io voglio Spitty Cash”, perlomeno abbiate la decenza di SAPERE che, se ancora oggi ci riferiamo all’Elaborato di Dante con il titolo La DIVINA Commedia è tutto merito del ganzissimo Lodovico, il quale, nel 1555, ha pensato “Bellina ‘sta Commedia, ma aggiungiamoci un aggettivo per renderla meno OLD”.

(In realtà la questione è più complicata di così e Jova Boccaccio è stato il primo a chiamare la Commedia “Divina”. Il nostro friend Lodovico è, comunque, stato il primo a far stampare la Commedia chiamandola “Divina” ed è questo quello che conta. CREDO)

Cioè, capite.

Non mi interessa che, così facendo, il Nostro abbia snaturato il messaggio dantesco originario.

Non mi interessa perché LODOVICO, IO NON TI HO DIMENTICATO.

IO NON DIMENTICO IL FONDAMENTALE CONTRIBUTO DI LODOVICO DOLCE ALLA LETTERATURA ITALIANA (nonché alla mia tesi di laurea magistrale). Lodovico Forever In Our Hearts. Ok, la smetto.

No, continuo.

A quanto pare Dolce è sepolto nella chiesa di San Luca a Venezia.

Quest’estate ho trascorso DUE ORE a piantonare la suddetta chiesa.

Maledetti orari estivi dei luoghi di culto poco frequentati.

Ma tornerò, Lodovico, tornerò, e avremo tempo per noi due.

BACKSTREET BOYS

Chi non conosce questa gloriosa boyband che ha segnato la preadolescenza di molte? Io, a dodici-tredici anni, ero profondamente innamorata di Brian Littrell. Brian (da scriversi rigorosamente con il cuoricino sulla i), nato nel 1975 a Lexington (Kentucky), aveva la faccia un po’ da cavallo e un soffio al cuore (ma niente di grave, per fortuna), ma cosa volete farci, l’Ammore è cieco.

Marta, che era molto meno originale di me, trovava più attraente Nick Carter. Pfui.

Comunque qualche giorno fa qualcuno è entrato nel blog digitando su Google “Brian Littrell morto 2013”. Non fatelo più, che mi preoccupo.

Brian ha conosciuto sua moglie (l’odiosa Leigh Anne) sul set del video di As Long As You Love Me, una delle mie canzoni preferite del gruppo. Non credo di avere mai superato questa Beffa infertami dalla Vita.

SPITTY CASH

Ogni volta che trovate scritto qualcosa tipo “Vedo i bambini povri”, “Ho rivisto il mio quartiere frà”, “Dovevo fare CASH”, “Lo abbiamo aspettato a lungo e adesso finalmente siamo uniti”, “Non puoi dire porca miseria quando c’è Spitty NELLA AREA”, “Questa roba è gangsta fino in cima mothafucka”, beh, sappiate che ci stiamo riferendo a Lui.

TRUCE BALDAZZI

Il Dio Negativo. Ha avuto dei problemi ‘fantili e, per questo, ha deciso di sputtanare con successo la scuola media di Rastignano. Da lui abbiamo preso espressioni estremamente catching quali “#GranFama”, “#GranSoldi”, “La mia gente vera è la gente negativa fotte un cazzo della gente positiva”.

LIL’ANGEL$ (+ GIOKER E BEN-J)

Proseguiamo la nostra carrellata di Talentuosi Musicanti con questi Artisti che esprimono appieno la Voglia di Vivere tipica della Gioventù odierna. Qualcuno vuole un po’ di Estateeeeee?

50 SFUMATURE DI GRIGIO / ECCETERA ECCETERA

A me, di questi tre libri, è rimasta impressa solamente una cosa.

Anastasia, ANASTASIA, ma come MINCHIA lo bevi l’Earl Grey?

Cioè, chiariamoci. Anche io sono una fan del tè leggero. Anche io, quando mi capita di bere del tè nero, lo faccio andare in infusione pochissimo (come fa la simpatica coprotagonista del 50 sfumature di ecc.).

Ma io NON VADO al bar a ordinare APPOSTA il tè NERO lasciando in infusione la bustina mezzo minuto e VANTANDOMI di tutto ciò.

Never heard of tè verde?

THE HOOT OWL OF DEATH

Oh, finalmente parliamo di qualcosa di serio. Vi invito a leggere il post che, tempo addietro, avevo dedicato al famigerato gufo. Adorabile, nevvero? Ha pure una pagina Facebook tutta sua (estremamente più successful della mia, ma vabbe’, posso sopportarlo). Qui vi propongo Il Video dal Quale è Nato Tutto.

Continua (purtroppo…)

Londra è più bella vista da sotto, fidati.

È domenica, siamo giovani e scattanti, viviamo in una delle città più cool del mondo (uno di quei posti in cui per annoiarti e/o vestirti male ti ci devi proprio impegnare a fondo).

Oggi non pensiamoci all’inoccupazione galoppante, dai, oggi facciamo qualcosa di entusiasmante.

Bene.

Andiamo ad aiutare Corgi che deve traslocare da un capo all’altro della città, mannaggia a lei.

Siamo partite da casa nostra (contrassegnata in rosso) per trovarci con la nostra amica Adorata Sebbene Tiranneggiante nel cerchietto verde pisello. Trolley munite (il mio, nello specifico, era grandezza-Barbie, però si ribaltava ogni due passi), arrancando ma con dignità, siamo giunte a destinazione (cerchietto azzurro).

NB: Corgi, in un impeto di boria, ha deciso di stabilirsi nell’unica via londinese situata sulla sommità di una collinetta. E dotata di marciapiede dissestato.

Ma ci siamo vendicate: le abbiamo spazzolato tutto il contenuto del Welcome Kit gentilmente offertole dallo studentato (e, inoltre, ho provveduto a inviarle un Hoot Owl of Death via Whatsapp).

I più attenti tra i miei cinque lettori si staranno chiedendo cosa rappresenti il cerchietto giallo in tutto questo. Bene, ci arriveremo a breve, non preoccupatevi.

Ieri, ossia domenica, non è stato solamente Il Giorno In Cui Abbiamo Aiutato Corgi Con Le Valigie, ma, anche e soprattutto, Il Giorno Del Derby.

Sarò sincera: del giuoco del calcio non me ne frega quasi niente. Diciamo che più che tifare sono simpatizzante dell’Inter (anche se, come mi fa spesso notare Marta, “simpatia” e “Inter” non possono stare nella stessa frase). Oh, non so cosa farci, sarà il glorioso Zanetti che mi sembra tanto Superman, sarà che Pazza Inter Amala è uno dei pezzi musicali più validi del ‘900, sarà che ho un debole per chiunque sappia perdere con dignità… Detto questo, ignoro quale sia la “nostra” posizione in campionato (che poi, altro che “nostra”, direi “loro”, mica ci sono io in campo) e il fatto che “noi” giochiamo di giovedì non mi crea alcun disturbo particolare. Insomma, detto chiaro e tondo, di ‘sta roba non ci capisco una mazza e, francamente, vivo bene così.

Ma vivo insieme al segretario del Milan Club di Massalengo, mica pizza e fichi.

Dopo il trasloco de fuego, dunque, avevo una Missione Della Massima Importanza da compiere: fare in modo che, entro le 19.45 ora locale, Marta si trovasse posizionata davanti ad una televisione. Beh, semplice dai, siamo a Londra, ci sono sessantamila pub, sicuramente qualcuno ci farà vedere il derby.

Errore: non la stessa sera in cui giocano Real Madrid e Barcellona.

E dunque cosa fare, dove andare a parare, come arginare l’ansia che iniziava ad attanagliare la mia roomie? È con innocenza e ingenuità (ci tengo a sottolinearlo) che ho pronunciato le seguenti parole: “Senti dai, andiamo in ‘sto posto a Soho, si chiama Bar Italia, giochiamo sul sicuro, dai”.

Siamo dunque andate al suddetto bar (cerchietto giallo).

E, in effetti, la partita l’abbiamo vista.

Ma a che prezzo.

Innanzitutto, più che “bar” sarebbe opportuno dire “corridoio”. Ecco, un elegante corridoio 2 metri x 7 dotato di comodi posti a sedere (= qualche sparuto sgabello situato lungo una delle pareti), in grado di accogliere una sessantina di persone (in piedi e schiacchiate tra loro, ovviamente).

Cosa dire degli avventori del locale?

Che marmaglia, santi numi, CHE MARMAGLIA.

Gente che entra nel Bar Italia la sera del derby e si stupisce che anche gli altri clienti siano italiani.

Gente alta due metri e mezzo che si piazza davanti allo schermo.

Gente che di punto in bianco si mette a sbraitare “OHHHFACCKIU’ JUST UACH’ DE GGHEIM AND SHADDAP’, SONO INTERISTA E DI MONOPOLI E NE SONO FIERA”.

Gente che, a secondo tempo inoltrato, afferma con compostezza “Si vabbè ma in fondo il Milan non sta giocando così male, l’Inter non riesce a superare la sua metà campo”.

Gente che inveisce per tre quarti d’ora dopo che l’arbitro ha estratto il cartellino rosso, pensando che fosse toccato a un giocatore del Milan, per poi urlare con gioia “Decisone giusta! Mano, MANO!” quando si rende conto che ad essere espulso è stato Nagatomo.

Mi duole comunicare che a perfomare questo ultimo atto di pochezza è stata proprio Marta. Escludendo questo piccolo cedimento, però, Il Segretario ha mantenuto un atteggiamento zen e da persona matura, ottenendo così la qualifica di Seconda Persona Meglio presente nel bar.

La Prima Persona Meglio, ovviamente, sono io, che ho capito quale fosse la “nostra” porta solamente dopo 5 minuti di gioco.