Ancora auguri, Coso.

Un paio di giorni fa ho avuto modo di rileggere un toccante romanzo di formazione (il blog che scrivevo su Splinder intorno al 2006 e che leggevano tre persone me compresa) (spiego per chi non lo sapesse: Splinder era una piattaforma per creare blog, era un posto bellissimo ed è stato chiuso nel 2012).

Questa lettura mi ha fatto ricordare l’EPISODIO forse anzi sicuramente PIÙ FORMATIVO DELLA MIA GIOVINEZZA:

La festa di Coso.

La festa di Coso è avvenuta, come è facile dedurre, intorno al 2006. Io andavo al primo anno di università.

Ma citiamo direttamente dalla fonte, ossia il toccante romanzo di formazione, ossia il mio compianto blog sull’altrettanto compianto Splinder:

Un paio di settimane fa Peus (N.d.A. mio fratello) è tornato trionfante a casa dicendo“Tandi Tandi (N.d.A. io) un mio amico dà una festa, sarà bellissimo, pieno di gente, dai su vieni e porta le tue amiche su su”. Avrei dovuto immaginare che sarebbe stata LA FINE quando, in seguito ad una mia richiesta di ulteriori delucidazioni, il fanciullo ha risposto candidamente: “No, non è proprio un mio amico… diciamo che è un conoscente di un mio amico… eh no, non so come si chiama, TI PARE?”.

Alla fine alla festa ci siamo andati. Io ho portato le mie amiche e Peus i suoi amici e anche un paio di cugini, insomma eravamo un bel gruppetto di persone E NESSUNO DI NOI CONOSCEVA IL FESTEGGIATO.

Arrivati nel luogo dei festeggiamenti (qua c’è da aprire una parentesi che però apro nel prossimo paragrafo altrimenti rovino la carica drammatica della narrazione) abbiamo scoperto che quasi nessuno degli invitati conosceva il festeggiato (ripensandoci, visto che gli altri invitati erano delle persone con un senso dell’umorismo a dir poco discutibile, può anche darsi che rispondere “Boh” alle mie domande sul padrone di casa fosse un simpatico scherzo).

*PARENTESI*

Mio fratello mi aveva detto che la festa sarebbe stata da qualche parte in Piemonte e invece era in Liguria. O forse era il contrario. Ma insomma, il succo del discorso è che mio fratello ha sbagliato regione. Per fortuna se n’è accorto prima della partenza (dieci minuti prima). Siamo quindi andati in treno fino in Liguria (o in Piemonte) e, una volta arrivati a destinazione, abbiamo scoperto che il passaggio in macchina che ci era stato promesso (probabilmente dal conoscente dell’amico di mio fratello) non era più disponibile. E che il luogo dei festeggiamenti era una casa isolata in cima a un cocuzzolo. Dopo cinquanta minuti di scarpinata in mezzo ai boschi (voi penserete: “Starà esagerando”. Ecco, NO) siamo arrivati nella casa del conoscente dell’amico di mio fratello e abbiamo scoperto A) Che l’amico di mio fratello non c’era e B) Che gli invitati erano quasi tutti sedicenni dotati di golfino di cachemire e nomi da rampolli dell’aristocrazia piemontese. O ligure.

La festa è stata, diciamo, interessante (interessante = orribile).

Non ricordo molto di quelle interessanti (orribili) ore, ma un’immagine non mi abbandonerà mai: io che alle 4 di mattina cerco di dormire su un materasso inzuppato di Baileys allietata dalle note di Maracaibo mare forza nove che qualcuno aveva lasciato on repeat nello stereo.

La mia amica Corgi ha dormito sdraiata per metà dentro un mobiletto.

Uno dei miei cugini ha, invece, dormito dentro un cespuglio in giardino.

Ciao.

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14 pensieri su “Ancora auguri, Coso.

  1. una volta sono stata a una festa così in cui non conoscevo nessuno (era una festa più simile a una da centro sociale che da gente in golfino).

    per i dieci giorni successivi mi sono sentita in colpa perché poi ho scoperto che era anche il compleanno di quello che aveva fatto la festa e io non gli avevo fatto gli auguri.
    ovviamente non avevo idea di chi fosse.

    ps: faccia come il culo, ogni tanto spunta.

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    • Io ci sto pensando da dieci anni, dispiacendomi per non avere fatto gli auguri a Coso, poi mi dico che se i suoi amici erano così antipatici lui sarà stato uguale. W la faccia come il culo 😀

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