Starsi sulle palle nel Cinquecento

Pietro Aretino (1492-1556) e Nicolò Franco (1515-1570) si stavano irrimediabilmente sulle palle. Questo sentimento di reciproco disgusto si è però sviluppato dalle ceneri di una tenera e delicata amicizia (o forse qualcosa di più).

Aretino
Mia immagine profilo su Facebook per gran parte del 2011

In questo ritratto Pietro “Carisma” Aretino indossa con nonchalance una collana d’oro dal valore di 600 scudi donatagli più o meno spontaneamente da Francesco I di Francia nel 1534. Non ricordo esattamente cosa Aretino abbia detto o scritto per ottenere questo regalo, ma possiamo tranquillamente usare come guida le parole che lo scrittore ha inviato al duca di Montmorency (che era tipo il capo dell’esercito francese) qualche anno dopo:

Quando i CCCC scudi l’anno mi si consegnano al vivere, con la verità mia favellerò de la fama del Re vostro.♥

Aretino, insomma, faceva un po’ il capetto. In realtà aveva anche ragione a sentirsi importante: lo era. Palazzo Bollani, cioè casa sua, era un luogo dove “si ritrovano ogn’hora virtuosi, onde la si può chiamare l’Academia Aretina, percioché vi si ragionano continuamente di tutte le sorte di scienze”♦ (sto soffrendo molto perché fino a cinque minuti fa credevo che queste parole fossero del nostro idolo LODOVICO DOLCE, e invece scopro adesso che le ha scritte Anton Francesco Doni).

Tra i virtuosi che si riunivano a casa dell’Aretino c’era chiaramente anche lui: Nicolò Franco.

Niccolò_Franco
DUCK FACE

Nicolò Franco e Pietro Aretino si volevano molto bene, ma poi è successo qualcosa di tremendo: è successo il 1539.

Nel 1539 Nicolò “Giuda” Franco pubblica le Pistole Vulgari, ossia la raccolta della sua corrispondenza. Così facendo si lascia ispirare (=scopiazza) dalle Lettere che Pietro “L’hai fatta grossa” Aretino aveva iniziato a scrivere l’anno prima.

Pistole Vulgari è, incidentalmente, un gran bel titolo per una raccolta di sonetti autobiografici di un gangster MA NON DISTRAIAMOCI.

Non lasciamoci distrarre nemmeno da Wikipedia che dice che le Pistole sono del 1538: quello che conta è che Nicolò “Cazzomene” Franco ha pubblicato la sua raccolta di lettere DOPO avere visto che il suo compare stava facendo lo stesso.

Pietro “Vaffanculo” Aretino la prende molto bene e infatti il 7 ottobre 1539 scrive a LODOVICO DOLCE una breve lettera di SETTE pagine in cui dipinge un ritratto del Franco usando epiteti molto carini e sempre attuali e che ora ricopierò per Voi:

  • Lordo
  • Meschino
  • Sciagurato
  • Poveraccio
  • Plebeo
  • Sodomito
  • Gaglioffo
  • Briaco
  • Tristo
  • Balordo
  • Bufalo errante
  • Bue
  • Babuasso
  • Mattospacciato
  • Gioton da forche
  • Cornacchia
  • Pidocchioso
  • Vil verme♣

Nicolò “Shade” Franco, devo dire, non se la lega affatto al dito e nel 1545 dà alle stampe una raccolta di poesie il cui titolo fa intuire al lettore che alcuni versi potrebbero forse e sottolineo “forse” riferirsi al suo ex amico (“RIME CONTRO PIETRO ARETINO”).

Qual è il senso di questa vicenda?

Il senso è che studiare storia è molto bello perché ti regala informazioni utili da poter usare con grazia nella vita di tutti i giorni. E anche che molto probabilmente Lodovico Dolce si è messo in mezzo tra Aretino e Franco e ha contribuito a causare la prematura fine del loro legame.

Ciao.

NOTE

(Ecco spiegato il senso profondo di quei simbolini apparentemente messi a casaccio)

♥ Pietro Aretino, Lettere, a cura di Paolo Procaccioli, Roma, Salerno editrice, 1997, vol. I, 144.

Libro secondo delle lettere scritte al signor Pietro Aretino, 1552, p. 460.

Il secondo libro de le Lettere di Pietro Aretino, in Parigi, appresso Matteo il Maestro, nella Strada di S. Giacomo, a la insegna de i quattro Elementi, 1609, pp. 97r-100r.

Ciao.

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