Il coraggio della verità

Hey lontre.

Sono tornata alla base, dove con “base” intendiamo “Londra”.

Mi sono ricongiunta con i luoghi significativi della città, dove con “luoghi significativi della città” intendiamo IL TESCO DI CANADA WATER.

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Il Big Ben

Insomma, tutto bene, tranne il fatto che sono in ritardo spaventoso sulla stesura dei saggi che devo consegnare tra una settimana (“E allora perché sei qui a scrivere a noi?”, chiederete voi, e io risponderò “Perché vi voglio bene, INGRATI DI MERDA”, e voi mi perdonerete il turpiloquio perché capirete che sono un po’ tesa in questo periodo).

Sono tesa anche perché ieri ho dovuto prendere l’aereo e mi sono resa conto che, in tre anni di frequentazione, non vi ho mai resi partecipi del fatto che ho paura di prendere l’aereo, forse nell’ammirevole tentativo di trasmettere un’immagine di me che fosse autorevole e temibile (…).

Ho paura di prendere l’aereo, ma:

  1. Lo prendo lo stesso (anche perché fare Londra – Milano in treno sarebbe abbastanza impraticabile, oltre a prevedere il passaggio nel tunnel della Manica, cosa che, a pensarci bene, mi fa ancora più paura del prendere l’aereo, quindi NGTBC – No Grazie, Tante Buone Cose – ovvio poi che potrei prendere il traghetto, ma il viaggio diventerebbe ancora più lungo. Mi viene ora in mente che eventualmente potrei fare il percorso a piedi e girarci su un film ispirato a Basilicata coast to coast)
  2. Quando lo prendo sono molto tranquilla (BADATE BENE, sono molto tranquilla ma ESTERNAMENTE) (si dice esternamente o esteriormente? Nel dubbio useremo entrambi), non mi agito e non do fastidio agli altri passeggeri, MA non sono in grado di conversare normalmente se sono con altre persone o di leggere un libro se sono da sola. Questo perché esteriormente apparirò anche molto tranquilla, ma, interiormente, sono un sacco impegnata ad ESSERE L’AEREO.
  3. Capito? Io non sono sull’aereo, io SONO L’AEREO. Io non mi distraggo quando sono sull’aereo, perché io devo registrare ogni minima variazione di pressione e ogni minimo rumore sospetto. A questo punto mia mamma si preoccuperà per me e penserà A) che non posso vivere così in preda all’Ansia B) che la prossima volta che parto da Malpensa mi metterà nel tè della colazione un paio di dosi di tranquillante per cavalli, quindi chiudiamo il discorso.
  4. Ma ricordate: io SONO l’aereo.
  5. Avevo detto che avremmo chiuso il discorso, e giuro che prima o poi lo faremo, ma mi preme raccontarvi di quando mesi fa ho preso un aereo Londra-Brindisi e, a causa di non ricordo più quali problemi tecnici, siamo rimasti fermi per tre quarti d’ora prima di partire. Chiusi nell’aereo. Senza aria condizionata. A giugno. A un certo punto le hostess hanno iniziato a distribuire bicchieri d’acqua a noi passeggeri, ma io ho rifiutato, in quanto mi ero autoconvinta che in quei bicchieri d’acqua ci fosse un tranquillante che ci avrebbe aiutati ad affrontare serenamente il nostro tragico destino, ossia quello di rimanere intrappolati in quell’aereo per sempre. Morale:
    1. Viaggiare in aereo mi rende paranoica
    2. E COMUNQUE non avrei potuto prenderlo quel tranquillante, visto che sapevo che a breve avrei avuto bisogno di conservare le mie facoltà mentali per svolgere un compito di estrema importanza, ossia ESSERE L’AEREO.
  6. Per chiudere definitivamente il discorso: evitate affermazioni tipo “Eh ma dai è più probabile fare un incidente in macchina che finire in un disastro aereo” o “Eh ma dai è più probabile vincere la lotteria che finire in un disastro aereo”. PUNTO UNO, secondo te io non ho paura di andare in macchina? O in autobus? O in monopattino? CERTO CHE SÌ, TESTA DI CAZZO (scusate il turpiloquio, voi altre anime gentili). PUNTO DUE, vincere la lotteria sarà anche più probabile MA IO NON L’HO VINTA NONOSTANTE ABBIA PURE COMPRATO UN BIGLIETTO (n.b. l’anno scorso mi sono incazzata perché non l’avevo vinta e poi ho realizzato che non avevo nemmeno comprato il biglietto) E MI SIA PURE SCIROPPATA UNA PUNTATA DI AFFARI TUOI CON FLAVIO INSINNA DALLA DURATA DI TRE ORE E MEZZA TRE ORE E MEZZA ma c’erano Mimì Augello e Catarella ad aprire il pacco della Sicilia quindi ok.

Concludiamo questo allegro bricolage di cazzate con due consigli di vita:

  • Se anche voi vivete in un posto dove nei supermercati non si trova il burro in porzioni piccole e non consumate un intero panetto a botta, potete tagliare il panetto appena comprato in pratiche monoporzioni e congelarle, avvolte (credo) nella carta da forno (ERA CARTA DA FORNO MAMMA? Ma allora perché la devo mettere nel freezer? Ahahah quanta simpatia in una graziosissima persona sola QUANTA)
  • Programma televisivo del futuro: THE GREAT POTTERY THROW DOWN, competizione che vede un gruppo di vasai gareggiare all’ultimo sangue per ottenere il titolo di TOP POTTER.

Vi saluto con affetto e con il mio proposito per il 2016: limitare l’uso delle maiuscole. FORSE. VEDREMO. CIAO.

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13 pensieri su “Il coraggio della verità

  1. Secondo me per vincere la lotteria devi pensare di essere il biglietto.

    A parte questo: il burro si può congelare? Non lo sapevo. Ho smesso di comprarlo perché o lo consumavo in fretta facendomi scoppiare il fegato oppure lo dovevo buttare.

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  2. Mi vengono troppo in mente i Five for fighting: I’m more than a bird, more than a plane… (che poi gli Axis of Awesome proseguivano in “I’m a birdplane”).

    Il burro si può congelare ma il mascarpone no, cioè si ma poi ho avuto serie difficoltà a montare la crema per fare il tiramisù, e credo fosse dovuto a quello 🙂

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  3. “Programma televisivo del futuro: THE GREAT POTTERY THROW DOWN, competizione che vede un gruppo di vasai gareggiare all’ultimo sangue per ottenere il titolo di TOP POTTER.”

    No vabbè.

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    • Questo commento trasuda voglia di saperne di più riguardo al programma televisivo del futuro. VERO??? Ne ho viste 3 puntate e mi ero appassionata ma poi le vacanze natalizie mi hanno distolto dalla Visione. Quasi quasi mi faccio una bella maratona..

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