Persone che mi irritano (mezzi pubblici edition)

Abbandoniamo lo sciocco atteggiamento di Comunione col Mondo che pervadeva il post precedente e drappeggiamoci con cura nelle purpuree vesti dell’Odio.

FATTO?

Bene.

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Chiamatemi sentimentale, chiamatemi romantica, chiamatemi ingenua: fatto sta che il venerdì trovo molto più semplice odiare il prossimo.

Ma come, direte voi, come puoi essere carica di Sentimenti Negativi proprio il venerdì, proprio il giorno che precede il weekend?

PERCHÉ IO IL SABATO LAVORO, OK?

E vedere gli Altri che ciondolano allegramente in giro, gli Altri che, ringalluzziti dalla fine della settimana lavorativa, diventano improvvisamente super rilassati e incapaci di compiere i gesti più banali tipo, non so, scendere dalle scale di Richmond Station a una velocità accettabile e NON AD ANDATURA LUMACA CHE QUA DIETRO C’È GENTE A CUI IMPORTA QUALCOSA DI NON PERDERE IL TRENO, VISTO CHE, SEMPRE PER LA GENTE QUA DIETRO, DOMANI È UN GIORNO COME UN ALTRO, CI SIAMO CAPITI O NO? TI DEVI MUOVEREEEEEEE E TE LO DICO ANCHE NEL TUO IDIOMA, WILL. YOU. FUCKING. MOVE. OUT. OF. THE. WAY.?

Scusate.

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Sto meglio.

Comunque.

La cosa positiva è che oggi ho trovato l’ispirazione per continuare la LISTA DELL’ODIO – MEZZI PUBBLICI VERSION che avevo iniziato qua.

Ergo proseguiamo con:

  1. Quelle persone che si siedono di fianco a voi (nb. quando voi siete posizionati nei posti a due e siete dalla parte del finestrino, avete presente?) bloccandovi l’uscita proprio quando vi state apprestando a scendere. E magari il posto di fianco al vostro è stato vuoto per tutto il tragitto fino ad adesso. E magari siete sull’autobus da tre quarti d’ora. E magari DOVEVI SEDERTI DI FIANCO A ME PROPRIO ORA? NON POTEVI ASPETTARE, CHESSÒ, 47 SECONDI? FEEL MY ODIO.
  2. Quelle persone che, dopo essersi sedute di fianco a voi bloccandovi l’uscita proprio quando dovete scendere, ai vostri tentativi di uscire dall’impasse e ai vostri “excuse me” reagiscono rimanendo con il sedere ben piazzato sul sedile e limitandosi a SPOSTARE LE GAMBE di mezzo centimetro. Oddio, sono commossa, non avrai creato TROPPO SPAZIO per farmi passare? FEEL ANCORA DI PIÙ MY ODIO.
  3. Quelle persone che si siedono nei posti a due rimanendo dalla parte del corridoio e lasciando così il posto-finestrino vuoto, posto-finestrino destinato a rimanere vacante poiché i nuovi passeggeri dell’autobus, intimiditi, pur di evitare di approcciare le persone di cui sopra chiedendo loro “Excuse me, posso sedermi?” preferiranno andare a sedersi di fianco a coloro i quali si posizionano nei posti a due in modo corretto, nello specifico TU (e con “tu” intendo “IO”), TU che sei seduta tranquilla dalla parte del torto, perché gli altri posti erano occupati, ah no, scusa, dalla parte del finestrino e che stai appunto preparandoti a scendere dall’autobus. E con un elegante cerchio torniamo al punto 1 (senza soffermarci su quante volte io abbia ripetuto le parole “persone” e “posto” in queste poche righe).
  4. Quelle persone che si siedono nei posti a due dalla parte del finestrino e si agitano / chiudono di scatto la borsa / fanno per alzarsi / si sistemano la sciarpa, insomma, compiono dei gesti che lasciano intendere a TE, sventurato seduto dalla parte del corridoio, che sono in procinto di scendere. PER ORE. E invece NO, NON SCENDONO. Anzi: scendi TU prima di LORO.
  5. Quelle persone.
  6. Anzi, LE persone.
  7. CIAO.
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15 pensieri su “Persone che mi irritano (mezzi pubblici edition)

  1. Io uso in maniera saggia il punto 3 sui treni.
    Essendo io un associale di ***da preferisco rimanere solo soletto con due posticini, dei quali uno occupato dalla mia valigia e dal mio zaino, piuttosto che condividere l’aria che respiro con un ipotetico individuo fastidioso; e per me ogni individuo è fastidioso!
    Insomma, mi posiziono sul lato esterno perchè empiricamente ho notato quanto sia più facile ritrovarsi l’orrenda visione dello sconosciuto in piedi sul corridoio che ti chiede se può sederti quando sei sul posto accanto al finestrino rispetto a quando stai su quello distante da esso. Forse è come dici tu, l’effetto psicologico è maggiore.
    Sta di fatto che, salvo imprevisti dovuti alla geniale organizzazione di trenitalia, la gente passa davanti a me senza nemmeno guardarmi in faccia, forse convinta che la catasta di bagagli sia una persona appisolata, e io posso continuare a diffondere il mio odio da un posto sufficientemente spazioso per le mie necessità.
    (ma quanto scrivo?)

    Mi piace

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