Fare sfoggio di autoironia con, appunto, autoironia

GRANDI NOTIZIE: Il mio ristorante indiano prediletto forever and ever fa servizio delivery/take away.

Altre notizie, un po’ meno grandi:

  • Ho il numero del suddetto ristorante salvato in rubrica.
  • Sotto “RAJ OF INDIA ♥”
  • Gli ho anche associato un’immagine profilo.
  • Questa:

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  • Io e la dignità, due rette parallele che potranno anche trovarsi in relativa prossimità ma che non si incontreranno MAI. O almeno credo.

Ma parliamo d’altro. Perdonatemi se non mi dilungo su questo affascinante argomento, ma mi sono appena rimpinzata di chicken korma (o non sarà mica KURMA, come lo pronunciano i camerieri del mio ristorante del cuore?) e anche solo guardare di sfuggita l’immagine qui sopra mi causa rimescolii minacciosi nello stomaco.

DUNQUE.

Cos’altro posso dirvi.

Potrei raccontarvi di quando, l’altro giorno, mi sono autoconvinta di avere incontrato AJ dei Backstreet boys in un ristorante/bar italiano e sono pure andata a salutarlo. Non era AJ dei Backstreet boys. Era un innocente sconosciuto.

Svolta drammatica nella narrazione: ore dopo mi è venuto in mente che il tizio NON mi ricordava AJ, bensì quello che faceva Sayid Jarrah in Lost.

Ora, l’effettiva possibilità che si trattasse veramente di Naveen Andrews (per gli amici: il tizio che faceva Sayid Jarrah in Lost) è, per fortuna, decisamente esigua (anche se il sempre sul pezzo TBS mi ha fatto notare che mr Andrews è originario di Londra, precisamente di Lambeth. Bene). MA PONIAMO anche solo per un secondo che io abbia approcciato Naveen Andrews scambiandolo per AJ DEI BACKSTREET BOYS, PONIAMOLO ANCHE SOLO PER UN SECONDO.

Un secondo orrendo.

I’m sorry, Naveen.

Un po’, però, si assomigliano.

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Confonderli potrebbe anche essere possibile.

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Ok, NO.

Naveen, non eri tu e lo sappiamo, ma ci tenevo comunque a dirti sorry di cuore.

E adesso scusate ma vado a nascondermi da qualche parte.

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Io che stranamente trasmetto un messaggio più o meno positivo

La vita a volte ci riserva delle sorprese. Come quando, per uno di quei turning points del Destino complessi da definire, decidi di iniziare a guardare BUFFY – THE VAMPIRE SLAYER con soli 17 anni di ritardo (17 anni, tra l’altro, trascorsi a chiedere a coetanei/compagni di scuola/passanti “Ma veramente guardate questa roba?”).
E INVECE.
Ma, care amiche, cari amici, quest’oggi non siamo qui riuniti per discorrere di Buffy (anche se sarebbe interessante e un giorno LO FAREMO, dove con LO FAREMO intendo LO FARÒ), ergo mi limiterò a sottoporre alla vostra attenzione quest’immagine che sintetizza la complessità dell’argomento in modo decisamente accurato.

Oggi intendo regalare un sentimento di speranza alle nuove generazioni.

È da un po’ che ci leggiamo e penso che abbiate colto la mia simpatica tendenza a sottolineare il più delle volte SEMPRE il lato ORRENDO della vita.
Se nell’arco di 24 ore mi capitano cinque cose positive e una cosa negativa è molto ma molto probabile che io mi concentri su quella negativa. ANCHE PERCHÉ, diciamocelo, è anche molto ma molto più probabile che accada l’inverso (5 schifezze e 1 gioia).
La mia esistenza, care amiche, cari amici, si è fondamentalmente concretizzata in una discesa verso il baratro da quando, in occasione di una recita all’asilo, mi hanno legato un cuscino sul sedere, DUE sulla pancia e mi hanno obbligato a svolgere il ruolo dell’ELEFANTE.

Ma non parliamone, perché ogni tanto ci penso ancora e chiedo al Cielo perché, PERCHÉ, perché non mi avete lasciato recitare la parte del pappagallo annunciatore dei programmi della televisione?!?

(Vi spiego a grandi linee la trama: un gruppo di animali decideva di partire per un’avventura e di andare alla ricerca di una stella cometa, TUTTI gli animali, tranne questo pappagallo, il quale non faceva altro che starsene in una scatola di cartone a dare le indicazioni metereologiche (edito perché, in un’improvvisa presa di coscienza, mi sono resa conto che si scrive METEOROLOGICHE. Vado a flagellarmi) per tutta la durata della recita. UN RUOLO BELLISSIMO. Un ruolo che avrei saputo svolgere magistralmente. E INVECE NO. Un cuscino qua, due cuscini là e giù in pista a socializzare con gli altri animali)

E poi, perché proprio IO l’ELEFANTE? Ok, non sono mai stata una bambina magrissima, ma c’erano altri alunni dell’asilo MOLTO più in carne di me. Forse le maestre hanno fatto questa scelta scomoda per non offendere la loro sensibilità? E ALLA MIA SENSIBILITÀ CHI CI HA PENSATO?

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(Ma poi, questi famigerati bambini più cicciotti di me, esistevano o me li sono inventati da sola nel maldestro tentativo di lenire la mia Sofferenza?)

Vabbè.
Ma non è di cuscini legati in vita che siamo qui riuniti a discorrere oggi.
Oggi, come è già stato detto, abbiamo in mente di regalare la Speranza alle nuove generazioni.
Oggi parleremo della mia giornata lavorativa di sabato scorso, ed eviterò di raccontarvi della cliente che ha marciato verso il mio desk con aria combattiva e mi ha comunicato: “Voglio fare un formal complaint riguardo alla qualità di questo maglione. L’ho comprato SOLO due anni fa e si stanno GIÀ iniziando a formare dei buchi”.
Cioè, vediamo se ho capito bene. Questa manda suo figlio a scuola 5 giorni alla settimana, tutte le settimane, con su LO STESSO maglione (pagato 17 pound, non 700) da DUE ANNI e si sente comunque in diritto di fare lamentele sulla qualità. Vorrei trovare chi ha inventato la massima “Il cliente ha sempre ragione” per schiaffeggiarlo ripetutamente con una lontra (chiedo scusa alle lontre, ma mi piaceva il suono della parola).
E non vi racconterò nemmeno della tizia che per chiedere a che punto è il suo ordine non telefona al numero CHIARAMENTE INDICATO sull’e-mail di conferma che ha ricevuto appena il suo ordine è stato inviato, no, lei chiama ME.

No.

Vi racconterò invece di una cliente che ha avuto qualche difficoltà a ordinare un paio di gonne misura speciale (difficoltà chiaramente create da GIUDA e poi risolte da me, ma non stiamo qua a sottilizzare) e che è entrata in negozio con una scatola di cioccolatini per me, per ringraziarmi dell’aiuto e della mia gentilezza/disponibilità (qua dovrebbe scattare l’applauso, il lancio di rose, la detersione di lacrime e urla sparse tipo “SEI UNA PERSONA MEGLIO!”, con io che reagisco imitando Robbie Williams nel non mi ricordo più che premiazione in non mi ricordo più che anno, ossia urlando al pubblico “DAMN RIGHT!”)

Tralasciando il fatto che, di questo passo, io la dieta non riuscirò MAI ad iniziarla (e poi è un attimo che mi fanno fare di nuovo l’elefante alla recita) e che se S2 viene a sapere di questa cosa come minimo mi obbliga a correre fino a Brighton e a tornare indietro sempre di corsa, tralasciando questo aspetto (di peraltro non risibile importanza), non è stata carinissima?

Ed è questo che mi ha ricordato il mio Motto Base (insieme a “Che palle la vita”) e (“Odiare con criterio, odiare tutti”) ossia
ANCHE NELLA MERDA, FAI LA DIFFERENZA
(Scusa mamma lo so che non sei stata tu a inculcarmi questo lessico, è l’Arte che, a volte, lo richiede)
Ossia: dai il meglio di te anche se non sei soddisfatto di quello che ti circonda, anche se vorresti dell’Emmenthal e tutto quello che ti ritrovi è un qualsiasi altro formaggio di simile consistenza a cui qualcuno ha fatto dei buchi, anche se stai facendo fatica a trovare la tua strada, anche se ti obbligano a fare l’elefante quando tu ti senti più pappagallo asocial inside, anche se hai come l’impressione che ti meriti di meglio, perché se non ti impegni a fare la differenza, allora tanto vale restare dove sei. Se dai il meglio di te stesso, giorno dopo giorno (tranne i giorni in cui scrivi sul tuo blog WordPress invece di fare il tuo lavoro. Dettagli), beh questo ti aiuterà a riconoscere occasioni migliori e a gettartici dentro a pesce, o a lontra, quando arriveranno. Se arriveranno. Altrimenti vi do il permesso di rifarvi agli altri miei due Motti Base.

Alcune considerazioni finali:
~ Lara mettimi in contatto con il tuo ex landlord che gradirei consigli su come intraprendere la carriera di scrittore di libri motivazionali.
~ Tutto ‘sto Libro Cuore per una scatola di cioccolatini. Pensate se la cliente mi avesse portato un Panettone.
~ Vorrei parlarvi della tizia che ieri sera sull’autobus mi è passata sui polpacci con il carrellino della spesa, ma non lo farò. See? Persona meglio.

Persone che mi irritano (mezzi pubblici edition)

Abbandoniamo lo sciocco atteggiamento di Comunione col Mondo che pervadeva il post precedente e drappeggiamoci con cura nelle purpuree vesti dell’Odio.

FATTO?

Bene.

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Chiamatemi sentimentale, chiamatemi romantica, chiamatemi ingenua: fatto sta che il venerdì trovo molto più semplice odiare il prossimo.

Ma come, direte voi, come puoi essere carica di Sentimenti Negativi proprio il venerdì, proprio il giorno che precede il weekend?

PERCHÉ IO IL SABATO LAVORO, OK?

E vedere gli Altri che ciondolano allegramente in giro, gli Altri che, ringalluzziti dalla fine della settimana lavorativa, diventano improvvisamente super rilassati e incapaci di compiere i gesti più banali tipo, non so, scendere dalle scale di Richmond Station a una velocità accettabile e NON AD ANDATURA LUMACA CHE QUA DIETRO C’È GENTE A CUI IMPORTA QUALCOSA DI NON PERDERE IL TRENO, VISTO CHE, SEMPRE PER LA GENTE QUA DIETRO, DOMANI È UN GIORNO COME UN ALTRO, CI SIAMO CAPITI O NO? TI DEVI MUOVEREEEEEEE E TE LO DICO ANCHE NEL TUO IDIOMA, WILL. YOU. FUCKING. MOVE. OUT. OF. THE. WAY.?

Scusate.

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Sto meglio.

Comunque.

La cosa positiva è che oggi ho trovato l’ispirazione per continuare la LISTA DELL’ODIO – MEZZI PUBBLICI VERSION che avevo iniziato qua.

Ergo proseguiamo con:

  1. Quelle persone che si siedono di fianco a voi (nb. quando voi siete posizionati nei posti a due e siete dalla parte del finestrino, avete presente?) bloccandovi l’uscita proprio quando vi state apprestando a scendere. E magari il posto di fianco al vostro è stato vuoto per tutto il tragitto fino ad adesso. E magari siete sull’autobus da tre quarti d’ora. E magari DOVEVI SEDERTI DI FIANCO A ME PROPRIO ORA? NON POTEVI ASPETTARE, CHESSÒ, 47 SECONDI? FEEL MY ODIO.
  2. Quelle persone che, dopo essersi sedute di fianco a voi bloccandovi l’uscita proprio quando dovete scendere, ai vostri tentativi di uscire dall’impasse e ai vostri “excuse me” reagiscono rimanendo con il sedere ben piazzato sul sedile e limitandosi a SPOSTARE LE GAMBE di mezzo centimetro. Oddio, sono commossa, non avrai creato TROPPO SPAZIO per farmi passare? FEEL ANCORA DI PIÙ MY ODIO.
  3. Quelle persone che si siedono nei posti a due rimanendo dalla parte del corridoio e lasciando così il posto-finestrino vuoto, posto-finestrino destinato a rimanere vacante poiché i nuovi passeggeri dell’autobus, intimiditi, pur di evitare di approcciare le persone di cui sopra chiedendo loro “Excuse me, posso sedermi?” preferiranno andare a sedersi di fianco a coloro i quali si posizionano nei posti a due in modo corretto, nello specifico TU (e con “tu” intendo “IO”), TU che sei seduta tranquilla dalla parte del torto, perché gli altri posti erano occupati, ah no, scusa, dalla parte del finestrino e che stai appunto preparandoti a scendere dall’autobus. E con un elegante cerchio torniamo al punto 1 (senza soffermarci su quante volte io abbia ripetuto le parole “persone” e “posto” in queste poche righe).
  4. Quelle persone che si siedono nei posti a due dalla parte del finestrino e si agitano / chiudono di scatto la borsa / fanno per alzarsi / si sistemano la sciarpa, insomma, compiono dei gesti che lasciano intendere a TE, sventurato seduto dalla parte del corridoio, che sono in procinto di scendere. PER ORE. E invece NO, NON SCENDONO. Anzi: scendi TU prima di LORO.
  5. Quelle persone.
  6. Anzi, LE persone.
  7. CIAO.

Cose che succedono quando una prova a vivere in modo young wild and free

Episodio 1

Richmond, nove meno qualcosa di mattina. Ha appena smesso di piovere. Sono quasi arrivata a lavoro e sono parecchio in anticipo. INVECE di sprecare tempo ed energie sentendomi di malumore per la mezz’ora di sonno sprecata decido di mostrarmi PROATTIVA nei confronti del Mondo, ossia di scendere dall’autobus prima del solito e di godermi una sana passeggiata rigenerante verso il negozio.

Sana passeggiata rigenerante che avviene lungo una strada

  • Trafficata
  • Dotata di enormi pozzanghere di acqua piovana mista a fango
  • Che sono cretina lo so da me.

Per essere breve: io sono lì che deambulo provando una generica sensazione di positività e specchiandomi con gaiezza nell’ENORME pozza posta alla mia sinistra, quando all’improvviso dietro la curva appare un camioncino. Il camioncino (o, più probabilmente, il guidatore) vede la pozzanghera. Vede me. Il camioncino ACCELERA.

Io arrivo a lavoro interamente ricoperta di fango e di negatività.

Episodio 2

Sabato 8 novembre. Per gli amici “qualche giorno fa”. TBS, io e i nostri friends M, T + pargolo siamo muniti di biglietti per andare a vedere i fuochi d’artificio a Battersea Park. Sabato 8 novembre, per gli amici “qualche giorno fa”, è stata una giornata maledettamente PIOVOSA. Ma noi siamo giovani, noi siamo wild, noi siamo quasi inglesi e non ci lasciamo scoraggiare da due gocce di pioggia. Noi siamo andati ugualmente a Battersea Park.

Sarò sincera e vi dirò che non diluviava. La pioggia torrenziale è cessata verso le cinque, quando ero ancora safe al lavoro, per lasciare posto a una pioggerellina sottile quanto fastidiosa.

Sarò sincera di nuovo: guardare i fuochi d’artificio sotto la pioggia (pioggerellina, vabbè) NON è quello che la Ka$ta vuole farci credere, ossia:


Bensì, specialmente se l’azione viene compiuta all’interno di un parco/bosco/area verde, il risultato è qualcosa di più simile a QUESTO:

Per concludere il discorso: punto uno, i fuochi, comunque, erano belli. Punto due, notiamo come IL FANGO continui a presentarsi negli Eventi.

 

Episodio 3

Sabato scorso, o forse era venerdì, o il sabato prima, MA NON È IMPORTANTE, approfittando di un raro momento di quiete nel negozio e di un non altrettanto raro mio momento di forte improduttività ho avuto la brillante idea di eliminare i Pensieri Negativi con un po’ di sana musica rilassante.

Nel dettaglio QUESTO pezzo, che ho anche provveduto a cantare con trasporto.

La canzone è finita è non è successo niente.

È successo quando stavo per dare inizio alla mia pausa pranzo e nel negozio è entrato un (credo) Hare Krishna. In realtà non è accaduto nulla neanche in quel frangente: mi ha chiesto un’offerta (ora che ci penso non saprei esattamente per che cosa) e mi ha lasciato l’indirizzo di un tempio/negozio/ristorante indiano vegetariano, invitandomi caldamente a fare un giro da quelle parti. Ho tralasciato di dirgli la verità, ossia che quel posto l’avevo già adocchiato in precedenza (= tutte le volte che sono uscita in zona Soho con Marta e gli altri della Stamberga), ma che persone insensibili e incompetenti (=MARTA) si erano opposte alle mie reiterate richieste di andare a provarlo. Ho tralasciato di dire al mio nuovo amico tutto questo perchè troppo impegnata a ringraziare tutte le divinità che mi venivano in mente per averlo fatto entrare nel negozio in quel momento e non un paio d’ore prima, quando stavo ascoltando/cantando GOVINDA HAREEEEEEEEEEEEEEEEE.

Titoli di coda

La conclusione può essere solamente una: vivere young e wild e free porta male. E pure un sacco di fango.

Bene.

Cioè male.

Un’ultima cosa

MA NON VI HO ANCORA FATTO VEDERE IL NUOVO VIDEO DI MIO FRATELLO E DEL SUO AMICO LUCA!

Come dite, non vi interessa?

Non vi sento. Dai, ve lo linko. Dai, che enunciano un sacco di cose intelligenti e ascoltare quello che hanno da dire è un piacere per l’anima.

In realtà non dicono niente. Però sono un sacco young wild and pirla. Cioè free.

Vabbè, io ve lo linko.

Turismo senza gente: Point Hill (o The Point, non ho ben capito)

Prima di lanciarci in una nuova entusiasmante Pirlata (nel caso foste novizi al Verbo dei P.I.R.L.A., ecco qua un’illuminante spiegazione socio-semantica al riguardo – dove con “illuminante” intendo “NO”, con “spiegazione” intendo “soliloquio” e con “socio-semantica” intendo “in realtà si tratta di cazzate”) sento il bisogno di scassarvi le p intrattenervi con una breve digressione fonetico-sociologica-socio-semantica.

A quanto pare Greenwich, ridente borough situato a sud-est di Londra, non si pronuncia Grìnuich, bensì una roba tipo Grènich. Come mai, chiederete voi? CHE NE SO, rispondo io, io mi limito a copiare l’intonazione della tizia che annuncia le fermate della metropolitana e, al limite, chiedere conferma a Corgi e a Charlie obbligandoli a ripetere lo stesso termine diecimila volte di fila, IO. Per lo stesso imperscrutabile motivo che vuole la pronuncia del “Green” di “Greenwich” diversa da quella del “Green” di “Green”, il river Thames si dice Thèms (e non Theims) e Leicester square si dice Lèster (e non Leisester). E Islington non è Ailington, bensì Ìslinton.

HO FINITO.

Chiuso questo per nulla irritante dispiego di competenze linguistiche,

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Thank you.

focalizziamo dunque la nostra attenzione su GREENWICH. Grènich. Quel posto dove tutti vanno a farsi fotografare con un piede nell’emisfero orientale e l’altro nell’emisfero occidentale. Io, chiaramente, NO, in quanto a) Sono un fiocco di neve unico e speciale; b) Odio farmi scattare delle fotografie mentre c’è della gente che mi sta fissando.

Oltre a essere un posto francamente delizioso e a vantare attrazioni degne di nota per il Turista Medio (chessò, il Royal Observatory, il parco, il National Maritime Museum, Cutty Sark, eccetera), Greenwich presenta la notevole attrattiva di trovarsi a dieci minuti di distanza da casa di Marlie. E a UN’ORA E DUE MINUTI da casa mia, ma dettagli.

Il Vero Viaggiatore non si lascia scoraggiare dall’Avventura, nemmeno quando essa implica Sofferenza, Sacrificio, Scomodità.

Nemmeno quando essa implica il dover cambiare linea a Bank.

Bank è una specie di luogo infernale che unisce due stazioni (Monument e, appunto, Bank) e cinque linee metropolitane. Bank è un dedalo di scalini, scalette, scaloni, curve infinite e rettilinei angoscianti. Bank puzza anche un po’ di cavolo. L’unica cosa che mi dà soddisfazione mentre vago nelle Vie del Dolore a Bank è sentire i lamenti degli altri viandanti costretti allo strazio di dover percorrere chilometri e chilometri di scale prive di senso logico per passare dalla Dlr alla Central line.

Nel 2013 Bank ha ricevuto il meritatissimo titolo di stazione più odiata dai londinesi.

Chiudiamo questa parentesi della quale sicuramente sentivate tutti la necessità con un’immagine altamente educativa rubata da Time Out. E passiamo oltre. Prego.

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Stavamo parlando di Greenwich, luogo celebre per trovarsi vicinissimo a casa di Marlie e per tutta quella roba relativa al meridiano e alle barche. Un altro punto di forza di Greenwich è sicuramente il meraviglioso panorama che si può ammirare dall’alto della collina dove è situato il Royal Observatory. La fruizione di tale Bellezza, però, lungi dal concretizzarsi in un’appagante Esperienza di Contemplazione Mistica & Solitaria, assomiglia di più a una roba tipo questa:

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Ci siamo fatti la foto coi piedi nei due emisferi e ora siamo venuti qua a turbare la tua quiete.

Bene.

Cioè male.

Ma non disperate: a Greenwich è presente un altro punto panoramico, molto meno battuto di quello posto sulla collina del Royal Observatory (e, purtroppo, anche un po’ meno bello, MA QUESTO MI SEMBRA OVVIO, altrimenti la Gente si sarebbe recata in massa là, giusto?).

Sto parlando di The Point. O di Point Hill. Insomma:

The Point è facilmente raggiungibile sia da Cutty Sark che da Greenwich. Basta portarsi su Greenwich High Road e girare dentro Royal Hill appena si vede il Sainsbury’s. E poi da Royal Hill infilarsi dentro Point Hill. Cristallino. A questo punto dovete solamente percorrere la salita, arrancando con grazia verso la destinazione. Se volete rendere la vostra esperienza ancora più catartica potete seguire le orme di TBS&me, ossia fare una puntata al Greenwich market prima della scalata e mangiare QUASI TUTTO il cibo in vendita (no dai, non quasi tutto. Solo un paio di samosas -CIAO LETI E GIUS! Cuori-, una specie di sfogliatina con feta e verdure miste, un calzone, un hot dog, un robo con agnello e halloumi e poi basta, robetta, dai).

Continuate a percorrere Point Hill con ostinazione. A un certo punto troverete uno spazio verde alla vostra destra. Siete arrivati. Datevi una pacca sulla spalla.

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Notare la calma. La quiete. La quasi totale mancanza di esseri umani, fatta eccezione per le due figure appena distinguibili sullo sfondo (spoiler: il punto panoramico è proprio lì), le quali, tra l’altro, si sono allontanate a grandi passi appena ci siamo palesati. Scusate se abbiamo turbato il vostro idillio, ragazzi, ma, come ho già avuto modo di enunciare tempo fa, in fondo siamo tutti “la Gente” per qualcun altro.

Il panorama offerto da Point Hill, MI SEMBRA DI AVERLO GIÀ DETTO, non è ai livelli di quello che si vede dall’Osservatorio, ma ha un suo perché. Dato soprattutto dal fatto che potete godervelo senza beccarvi gomitate nello sterno.

Girando “on the line” (cit. colta) ho trovato questa foto scattata da questo tizio qua, dove Point Hill fa una gran porca figura. Visto che io non sono da meno, vi lascio con le più “normaline” (cit. mio fratello quando era in seconda elementare) creazioni della fotocamera dell’Iphone di TBS.

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Guardate. non c’era un cane, ahahaha ok non fa ridere.
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Non si capisce nulla ma posso assicurarvi che si vedono: London Eye, St Paul’s, i grattacieli della City, Canary Wharf e altro.

Quando terminate di Abbracciare l’Orizzonte con lo sguardo e di bearvi per essere riusciti, ancora una volta, ad evitare la Folla, potete scendere dai gradini posti alla vostra sinistra (questi). Ciò ha una triplice funzione: a) Così facendo diversificherete il vostro vagare, e sappiamo tutti che la varietà è il sale della vita; b) Potrete scattare foto pseudoartistiche della skyline incastonata tra i comignoli delle case; c) Il fatto di riapprodare sulla strada verso casa da un punto diverso rispetto all’andata metterà simpaticamente alla prova le vostre capacità di orienteering.

(Non preoccupatevi. Se sono riuscita a tornare a Cutty Sark sana e salva io, che tempo fa sono riuscita a perdermi a Lèster Square, è semplice. AH ma io avevo TBS a indirizzarmi. Vabbè, ma voi siete più bravi di me, lo so. E poi esiste il GPS. L’importante è non chiedere mai informazioni alla Gente)