Marta: un ulteriore affresco

Scommetto che sono mesi che non dormite aspettando ragguagli su MARTA.

Scommetto che di notte vi rigirate nei vostri giacigli invocando un sonno ristoratore che non arriva, mentre le vostre menti non cessano di elaborare vari e sempre più fantasiosi scenari catastrofici che raffigurano, appunto, MARTA (Marta che cade da uno dei leoni di Trafalgar Square e, oltre a farsi parecchio male, sfascia i suoi occhiali da vista e si smaglia pure le calze; Marta che si ustiona brandendo con la mano una spugna sulla quale aveva precedentemente scolato l’acqua della pasta; Marta che rimane bloccata a Calais perché le autorità portuali non vogliono farla entrare in Uk – AH NO, scusate, tutta questa roba è successa veramente).

A questo punto io dovrei rassicurarvi e ricordarvi che Marta adesso è una persona seria, una persona che CONVIVE (Marlie is still real!1!), che non ha ancora dato fuoco alla sua casa nuova, che non fa più i bagels da un bel pezzo (per il dispiacere di tutta Hammersmith) ma che lavora in uno dei negozi di cartoleria più belli dell’UniversoMondo conosciuto, che ha smesso di fumare, che si è pure trovata il GP (il medico, non una macchina per fare le gare di Formula 1), insomma, IO dovrei dirvi di stare tranquilli.

State tranquilli.

Purtroppo, però, è mio dovere di Cronachista informarvi di alcuni recenti avvenimenti:

(SIGLA)

  • Marta e Charlie, invitati a un matrimonio, non sono riusciti a unirsi ai festeggiamenti perché si sono persi nelle campagne inglesi. E Google maps, direte voi? E una mappa cartacea? E un villico a cui chiedere informazioni? E il senso dell’orientamento? MARTA E CHARLIE, rispondo io.
  • Questo duro colpo infertole della Vita non ha frenato l’ottimismo e la gioia di vivere di Marta, la quale, trovandosi al mare per una rara settimana di relax, è scesa in spiaggia lasciando il telefonino in bella vista sul comodino e la finestra aperta. Le hanno rubato il telefonino. Il candore brutalmente preso a sberle. La fiducia nel prossimo schiaffeggiata con veemenza. Ma la nostra eroina non si è lasciata scomporre e ne ha tosto comprato un altro, che costa la metà dei soldi e fa le stesse cose. Non credo però che sia bello come il mio, Marta (dopo questa come minimo domani mi cade nel water) (il telefono, non MARTA).
  • Poi vabbè, Marta ha condotto sua mamma e i suoi quasi-suoceri a fare un giro a Richmond Park e si è persa. Ma questa è roba di poco conto, dai, ha fatto di peggio.
  • Tipo decidere di andare sul London Eye quando c’è una tempesta in atto.
LondonEye_marked
Grazie Marta per questa preziosa documentazione fotografica

Marta mi ha detto che il London Eye fa paura perché è più alto di quando sembra, ergo adesso sono un po’ indecisa sul da farsi. In realtà non sono indecisa, in realtà sto ancora aspettando che qualcuno mi doni il cash necessario per il biglietto in modo che io possa andarci e scriverci sopra un post denso di significati.

Comunque ragazzi, state tranquilli che Marta sta più o meno bene. E poi c’ha ancora l’assicurazione sugli infortuni della Barclays. Credo.

Un caro saluto dal vostro Goffredo di Monmouth.

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4 pensieri su “Marta: un ulteriore affresco

  1. La prorompente (e goffa) gioia di vivere di Marta mi fa sollevare il sopracciglio sino alle alture del London eye. Da prendere a piccole dosi (Marta. Ma anche il London eye. E il sopracciglio). Ma io prendo tutti a piccole dosi. In un attimo, chiunque si trasforma in Gente. Chiunque.

    La domenica sera mi prende la stizzetta nervosetta.

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