Cercare casa (in affitto) a Londra / 2

Una-pallottola-spuntata-Nielsen

Questo intervento giovane & sbarazzino segue il post dell’altro giorno. Mamma, ma tu l’hai capito che le scritte di colore diverso e sottolineate sono dei link (qua la regia mi dice che le parole straniere in italiano si scrivono sempre in singolare e io credo fermamente nella regia)?

Riformulo: mamma, ma tu lo sai che i link (approfitto della situazione per comunicare alla regia che, comunque, a me linkS suona meglio) li devi cliccare, così ti portano su altre pagine?

A questo proposito ci terrei a dire una cosa che non c’entra una mazza col discorso-case ma che mi sta appesantendo l’anima da mesi: quando interpello mia mamma non lo faccio per copiare Zerocalcare (LINK ALERT!), lo giuro. Ho iniziato a rivolgermi direttamente alla Sostanza Che Mi Ha Creato (cit. mio fratello quando era in terza elementare) dopo aver notato un incremento nella mia casella Gmail di domande inerenti al blog rivoltemi da, appunto, lei. Capirete il mio disappunto quando ho letto per la prima volta fumetti (GENIALI, tra l’altro), tipo questo (ce ne sono altri dove l’Autore si rivolge direttamente a sua Madre ma in questo momento non li trovo). Mi sono sentita quasi peggio di quando volevo introdurre l’espressione WHAT THE FUDGE e poi, dopo una veloce googlata, mi sono accorta che it was already a thing. Però (in questo caso, non nel caso di What the fudge) sono andata avanti, perché visto che great minds think alike è probabile che due persone abbiano la stessa idea senza che uno dei due (io) abbia copiato l’altro (lui), giusto?

(Lasciatemi nel mio ingenuo mondo degli orsetti fatati, grazie)

Chiusa parentesi.

Visto che l’altro giorno non eravamo giunti da nessuna parte possiamo agevolmente partire dal Principio.

Fase uno – La ricerca di una stanza

In Principio c’erano la stazione di Victoria alle dieci di sera, tre ragazze, quattro trolley, uno zaino, due borsoni e un ostello dall’altra parte della città da raggiungere (notate l’elegantezza dell’ossimoro) in TAXI.

In Principio c’erano l’indecisione, l’ansia, la fretta, l’odore della zuppa carrot & coriander in offerta da Sainsbury’s, l’Amico di Tutti che si ostinava a cucinare tranci di salmone nella cucina comune, la voglia di schiodare dall’ostello il più velocemente possibile (anche se, ripeto, il posto non era affatto male – ma le mie sono news risalenti a due anni fa, quindi ora non saprei) e, ovviamente, il fattore I’ve no idea what I’m doing (per una sua efficace rappresentazione iconografica si prega di fare riferimento alla mia scheda About – mamma la stai capendo sta roba dei link? Ne sto mettendo troppi per un solo post, vero?).

Il fattore I’ve no idea what I’m doing è quella cosa che fa venire in mente a tre ragazze appena giunte a Londra, senza lavoro, senza conto in banca e con un capitale complessivo a disposizione pari a 75 pound e otto mini-confezioni di Mature Cheddar di prendere in affitto UN INTERO APPARTAMENTO – questo perché, nella nostra stupidità ingenuità, all’epoca eravamo convinte che affittare due stanze nella stessa casa o una casa con due stanze fosse più o meno la stessa roba, ergo prendevamo in considerazione solo la quota da pagare settimanalmente, ignorando con leggiadria parole minacciose quali deposit (= caparra), agency fees (= vabbè dai, questa è facile: spese di agenzia), council tax e bollette varie. Brrrr.

Il fattore I’ve no idea what I’m doing è quella cosa che ci ha portato prima nell’ufficio Dexters di Shepherd’s Bush, poi in un trilocale nei dintorni, poi di nuovo nell’ufficio della Dexters (in mezzo al secondo tragitto trilocale-ufficio Dexters: scene di giubilo collettivo, lancio di cappelli in aria, declamazione di frasi tipo “SÌ, QUESTA CASA FA PER NOI, LA PRENDIAMO SUBITO!”).

Interno di agenzia immobiliare, pomeriggio inoltrato.

PERSONAGGI:

  • Tre Giovani Donne visibilmente impreparate alla Tragedia che sta per abbattersi su di loro
  • Dietro una scrivania enorme, un tizio in vestito elegante e cravatta che esteriormente sorride ma dentro di sé è tutto un “Ma tu guarda se devo sprecare il mio abito della domenica per rovinare i sogni di gloria a queste tre imbecilli, ma what the fudge proprio oh”
  • Un mattonazzo di fogli da compilare situato strategicamente tra le Giovani Donne e il Tizio Elegante.

Il mattonazzo di fogli rendeva chiaro ciò che Tizio Elegante non aveva cuore di spiegarci a voce, e cioè che essendo noi

  • Letteralmente appena sbarcate sull’Isola
  • Prive di lavoro / conto in banca / appoggi
  • Sfigate

Dovevamo, oltre ad avere a che fare con bollette, council tax e spese d’agenzia (ma questo ovviamente è normale, solo un deficiente come, appunto, noi, poteva pensare di bypassare tutto ciò) avere un GUARANTOR, ossia qualcuno residente in Uk e disposto a garantire per noi (questo non nel senso di fare una telefonata a Tizio Elegante e dirgli “Ma sì, non preoccuparti, sono delle brave fanciulle, fidati”, bensì nel senso di essere disposto a pagare di tasca propria qualora non fossimo riuscite a tirare fuori la mensilità dai nostri 75 pound + 8 mature cheddar).

Essere provviste di GUARANTOR, oppure sborsare una maxi caparra pari a sei mesi (SEI MESI! SEI!) di affitto. Una cifra francamente terrificante (lasciando perdere per un attimo il fatto che all’epoca non avremmo potuto permetterci nemmeno la classica caparra che viene richiesta 9 volte su 10, ossia sei settimane di affitto.

Bene.

Visto e considerato che sei mesi (SEI!) di affitto anticipato e che la visione ossessivo-compulsiva di Sherlock non comportava la possibilità di contattare Benedict Cumberbatch e chiedergli di agire in veste di guarantor, l’unica via di uscita da questa Situazione A Dir Poco Complessa consisteva nel mantenere il controllo dei propri muscoli facciali

 

screams

e FUGGIRE farfugliando un “Grazie-le-faremo-sapere”.

Abbiamo mantenuto il controllo dei nostri muscoli facciali e siamo fuggite. Io e Corgi sull’orlo di una crisi isterica, Marta più serena ed in armonia con il Mondo Circostante (“Dai ragazze, calma, questo significa che non siamo pronte a fare un passo così grande – oooooh, guardate, questo negozio vende delle infradito leopardate”).

Bene.

Il sugo della storia è questo: siete appena arrivati a Londra? Sentite vagamente scorrere dentro voi lo spirito I’ve no idea what I’m doing? Non avete ancora un lavoro? Siete abbastanza low in termini di cash (notiamo per favore il linguaggio multiculturale, giovane e al passo coi tempi)? Non fate Cumberbatch di cognome? NO alla ricerca di un appartamento, SÌ alla ricerca di una stanza.

Che poi andare a condividere una casa con dei perfetti estranei può presentare dei vantaggi di non poco conto:

  • Si risparmia
  • Si risparmia
  • Il landlord si occupa di tutte le seccature (aka bollette, tasse, eccetera)
  • Si risparmia
  • In certi casi i coinquilini possono rivelarsi persone gradevoli con le quali fare amicizia
  • Se siete il genere di persone a cui piace essere sempre in compagnia del Prossimo può rivelarsi un’esperienza favolosa
  • Si risparmia.

Nonostante il nostro essere tarde ingenue, Corgi, Marta & io ci siamo ben presto rese conto che trovare una stanza doppia e una singola nella stessa casa era abbastanza improbabile. Le nostre strade di Ricerca, dunque, hanno preso direzioni diverse: Corgi si è lanciata nel fantastico mondo dell’Alloggio Studentesco (il famoso LOCULO!), Marta ed io nella frenetica ricerca di una stanza doppia (ossia la Camera Padronale della Stamberga).

Se devo essere totalmente sincera tra la fase Sogno infranto dell’appartamento e Cerco camera doppia disperatamente c’è stata una parentesi molto breve (durata: due ore e mezza) chiamata Andiamo a vedere gli studio flats proposti dalla compagnia che gestisce l’ostello. Sottotitolo: never again.

Comunque.

Cose di cui essere consci in partenza quando si dà il via alla Ricerca della Camera:

  • Trovare una singola o una doppia per due ragazze (o una coppia mista) è MOLTO più semplice che trovare una doppia per due maschi o una tripla
  • Espressioni come “young area” o “young environment” nel 99% dei casi significano una sola cosa e cioè “SCAPPATE VELOCEMENTE”. A meno che il vostro sogno proibito non sia abitare nelle immediate vicinanze di Brick Lane e party hard everyday, in tal caso accomodatevi pure (e sappiate che un po’ invidio la vostra joye de vivre).
  • Frasi come “newly refurbished” “bright, spacious flat” e “amazing area” ci piacciono, ma d’altra parte possono risultare non completamente in linea con la situazione low on cash alla quale accennavamo prima.
  • Qualche riflessione in merito alle fotografie presenti negli annunci: se nella foto della camera da letto non si vede altro che un materasso buttato a terra, potete affermare con quasi assoluta certezza che la stanza è UN BUCO e che non ci sta altro che il giaciglio (il quale consisterà, appunto, in un materasso buttato a terra). Invece va detto che l’assioma “foto brutte o risalenti al 1989” – “casa brutta” non è sempre valido. Molte volte si tratta, semplicemente, della totale incapacità del landlord di utilizzare lo strumento “carica file” (e qua, in un perfetto cerchio, torniamo al fumetto di Zerocalcare propostovi prima). E molte altre volte, chiaro, si tratta del fatto che la casa fa semplicemente schifo.

Ma procediamo con le fasi della Ricerca:

  1. Individuare un’area della città che ispira per posizione/nome/consigli di amici/sentimento generico di attrazione.
  2. Passare ore a spulciare annunci su Gumtree, Spareroom, Loot. Per gli amanti del “young environment” di cui parlavamo prima, dirò che esistono eventi di Speedflatmating ai quali partecipare potrebbe anche essere divertente. Potrebbe. Credo.
  3. Una volta individuate le Soluzioni Abitative più appetibili, contattare i vari landlordS tramite e-mail/sms/telefonata/piccione viaggiatore per fissare un appuntamento.
  4. LA VISIONE DEL LUOGO ABITATIVO: è importante imparare la differenza tra “Cose che a noi possono non piacere ma che sono assolutamente normali per una casa inglese” e “Cose francamente inaccettabili”. Cose che a noi possono non piacere ma che sono assolutamente normali per una casa inglese: cesso separato da doccia e lavandino, lavandino con due rubinetti separati per acqua calda e acqua fredda, moquette (spesso presente in tutti gli ambienti tranne il bagno e la cucina – in alcuni casi estremi, presente anche in cucina. Un saluto commosso a Lara e alla sua vecchia casa in Royal Oak), scale strette, lavatrice in cucina, assenza di prese elettriche in bagno, mancanza del bidet (ma questo è ovvio, ragazzi), mancanza di un tavolo da pranzo definibile come tale, sciacquone old style con la catena, presenza di sei o più persone nella stessa casa. Cose francamente inaccettabili (ma che a volte, per forza di cose, vanno accettate – solo, fate attenzione che non siano TUTTE presenti nella stessa casa): tavolo da pranzo creato con vecchi comodini Ikea e cassettiere, lavatrice a gettoni, macchie di umidità molto estese, moquette risalente alla Glorious Revolution del 1688.
  5. ATTENZIONE: le case carine, recentemente ristrutturate e con meno di quattro persone che ci abitano dentro esistono, solo che sono più difficili da trovare (io non ne ho mai vista una MA continuo a crederci).
  6. Se durante l’esame del Luogo Abitativo sono presenti i coinquilini, studiarli con occhio clinico. Quando siamo andate a vedere la Scatola abbiamo notato la presenza di QUPP avvolta in un bozzolo di coperte sul divano, e abbiamo scioccamente ingenuamente pensato “Poverina, sarà malata”, mentre invece, come avremmo avuto agevolmente modo di apprendere nei mesi seguenti 1) Il divano era il suo habitat naturale; 2) Non era malattia ma hangover. Comunque.
  7. Se la casa NON piace: Controllo dei muscoli facciali, “Grazie-le-faremo-sapere”, FUGA.
  8. Se piace: versare il deposit per fermare la stanza, generalmente pari a un mese di affitto (angolo serietà: meglio compiere questa operazione tramite versamento bancario; se non avete ancora il conto inglese potete sempre andare in banca a fare un bel versamento di cash sul conto del vostro futuro landlord).

Momento nostalgia – “Come eravamo”

Marta & io siamo finite nella Stamberga complici la necessità di trovare una Sistemazione in fretta, il nostro esserci (anche un po’ in modo irragionevole, perché adesso guardo indietro e mi chiedo: “WHY?”) innamorate di East Acton e l’eloquio della Mangiarane, che ci ha presentato quella che era una catapecchia come un luogo fun e young ma anche bene organizzato.

Frasi dette dalla Mangiarane durante la nostra Presa in Visione della Stamberga:

  • “Questa è una casa giovane e multiculturale, gli altri ragazzi che vivono qui sono francesi e spagnoli” (più tardi abbiamo compreso che “francesi e spagnoli” per lei era un modo come un altro per dire “italiani”)
  • “La casa non è nuova ma è pulita” (più tardi abbiamo compreso che… vabbè)
  • Ci sono delle porte che vanno lasciate chiuse” (INQUIETANTE)
  • “C’è un po’ di caos in giro ma toglierò tutto, promesso” (abbiamo vissuto per tre mesi con svariati materassi di dubbia provenienza gettati dietro i divani della sala, una lavatrice non funzionante posizionata nel corridoio,  di fianco a un cumulo di roba non meglio identificata nella quale spiccavano un albero di Natale e una tenda da campeggio)
  • “Sì, quell’edificio davanti a noi è la prigione, ma non preoccupatevi è safe, basta solo non attaccare bottone coi carcerati, perché altrimenti poi urleranno HEY MATE, COME BACK per tutta la notte perché, poverini, vogliono chiacchierare”.

Adesso sono diventata una di quelle che afferma robe tipo “Se hai la card e se scegli i prodotti in modo oculato Waitrose non è più caro degli altri supermercati. GUARDA COME È ECONOMICO QUESTO AVOCADO BIOLOGICO” e “Da quando possiedo un frullatore a immersione la mia vita è cambiata”, ma rimango del parere che un po’ di disagio sia altamente formativo e che vivere nella Stamberga mi abbia reso una persona spiritualmente ed artisticamente più meglio.

bambini povri

È anche vero che se a condividere con noi la Stamberga non ci fossero stati i cari Trop, Mela, Gabriello ed Ise bensì gente del calibro di QUPP, GC ed USUR probabilmente ci saremmo sparate / saremmo andate direttamente a consegnarci nella prigione Wormwood Scrubs.

Il mio messaggio finale si può riassumere nei tre seguenti slogan (giovani, sbarazzini e multiculturali come ben si addice a questo Spazio):

  1. EMBRACE DISAGIO, ma con cautela.
  2. Don’t try Stamberga at home.
  3. Stay hungry, stay foolish ma, mi raccomando, non stay pirla.
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6 pensieri su “Cercare casa (in affitto) a Londra / 2

  1. Espressioni per le quali avrei voluto prendermi il merito ma che ho scoperto esistere gia: SHUT THE FRONT DOOR; OH, SHOES; OH, SHIP, e ovviamente la new hit What the fudge.

    Ho visto case con la moquette in bagno. Avrei voluto cavarmi gli occhi.

    Capisci di sentirti una persona migliore quando ti puoi permettere piú takeaway da HungryHouse alla settimana.
    (Persona migliore si intende essere su un gradino piú alto di quelli che si pagano una stanza allo stesso prezzo del mio appartamento e si devono comprare le proprie stoviglie perché il landlord non gliele fornisce). Ma da li ci siamo passati tutti, no?

    Il disagio formativo serve, concordo al 100%.

    Poi peró mi sono comprata anche io il frullatore nel mio newly refurbished appartamento, e non tornerei MAI indietro.

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    • Penso si tratti di naturale evoluzione del modo di vivere di noi Giovani qua Allondon; all’inizio trovarsi in condizioni quantomeno approssimative può anche essere divertente, ma dopo mesi e mesi.. oh, hai bisogno di una sistemazione DIGNITOSA! Moquette in bagno mai vista, mi reputo fortunata! 😀 Certo che alcuni landlords sono proprio dei son of a biscuit (trac, “nuova” grande espressione) a proporre case/stanze che sono vere e proprie Schifezze Rare. E ci sarà sempre qualcuno disposto ad occuparle! Tipo me con la Stamberga, senza andare troppo lontano.

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  2. Vabbe, sei tipo fantastica. In un solo articolo hai citato zerocalcare, sherlock e Benedict Cumberbatch.
    E poi vabbe, la mia situazione, QUASI uguale uguale.
    Sono arrivata il 22 settembre dicendo “ma siii, troverò sicuramente qualcosa!” per poi passare attraverso agenzie varie e farmi venire il super panicoohmiodiocomefarò a richieste tipo 6 mesi di anticipo o cose simili.
    Perchè ovviamente no, non ce l’ho un garantor, e la sfiga è che mentre dici in giro “si vado a LAVORARE, sono un phd” qui ti dicono “no sei uno studente”. FUCK. Super FUCK.
    Non so come uscirne, credo seguirò il tuo consiglio di cercare una doppia in condivisione (e io e il mio ragazzo che volevamo almeno il bagno per noi 😦 )

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    • Prima di tutto GRAZIE China il capo in segno di commozione
      Ehh, purtroppo almeno per i primissimi tempi la stanza nell’appartamento in condivisione sembra la cosa più sensata da fare. Magari gli studio flats sono meno problematici (non tutti fanno schifo come quelli proposti dal mio ex ostello :D). Poi dipende anche dalla zona eh. Io sono scema che pascolo in quelle super-battute, ma mi è stato detto che in altre aree di londra, sud-est ad esempio, si possono trovare appartamenti carini in condivisione dove si sta al massimo in quattro.
      Capisco appieno la storia del bagno 😦 ma condividere è gioire. NO, NON è VERO, CONDIVIDERE FA SCHIFO.

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