Componimento ove si discorre di Roger e Benedict

Cose che succedono in negozio quando lo staff è al completo:

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Cose che succedono in negozio quando sono da sola (tipo oggi):

  • L’aggeggio che legge le carte di credito smette di funzionare e, contemporaneamente, arrivano due clienti. Che vogliono pagare con la card.
  • Cliente: “Posso vedere quella sciarpa in vetrina?” Io: “Ma certo, eccola”. La prende e se la strofina contro la bocca, “Così posso valutarne meglio la morbidezza”.
  • Sono stata colpita da un breve quanto allarmante episodio di pseudo dislessia flash mentre prendevo i dati di una tizia al telefono; lei mi dice “734”, io capisco  “734” e scrivo “37”. Lei mi dice “West”, io scrivo “Weast”. Lei mi dice “Road”, io voglio abbreviare scrivendo “rd” e invece scrivo “dr”. Lei mi dice “8”, io capisco “8”, penso “8”, scrivo “8” e, al momento di leggere quello che ho scritto per chiederle conferma, leggo “12”.
  • Preò non preccuopatvei, aedsso mi è passtao.
  • Una tizia riporta indietro un giubbotto. Con su ancora il cartellino col prezzo, ma con delle deliziose RAGNATELE (particolare molto importante) incastonate sulla manica sinistra. Invece di spalmarle le ragnatele sul muso e di percuoterla ripetutamente con il giubbotto, accetto serenamente di scambiarglielo con uno di una taglia diversa. Prendo il capo di abbigliamento nuovo, lo piego. A questo punto compare UN RAGNO ENORME. Ma CHISSÀ DA DOVE È COMPARSO, MI CHIEDO! Indizio: RAGNATELE. E invece no, e invece Tizia osserva flemmaticamente: “Oh! What a nasty spider che è uscito fuori dal tuo giubbotto”. OH MA SEI SCEMA?
  • Il problema è che il ragno è sparito. Non sono più riuscita a trovarlo.
  • Il problema ancora più grande è che domani è di turno Brigitta, e se lo trova in giro gli sferruzza una cuffietta, lo chiama Roger e ci obbliga a tenerlo con noi per sempre.
  • (Dalla freddezza con la quale sto raccontando gli Eventi forse non si capisce, ma a me i ragni FANNO SCHIFO e sto vivendo da 7 ore nel terrore che Roger si sia infilato nel mio cardigan o nei miei capelli MA PARLIAMO D’ALTRO GRAZIE)
  • Cinque minuti dopo il Fattaccio GDNP (= Genero di Nonna Papera, che lavora negli uffici di Madame Malkin’s) è passato in negozio a prendere dei manichini vestiti con vari pezzi dell’uniforme Frilly House (cambio il nome della scuola per motivi di privacy) e a portarli nella scuola per mostrarli alla preside (non ho capito il motivo di questo gesto, ma dettagli). Il giubbotto avvolto nelle ragnatele si trovava, per caso, vicino ai manichini (l’avevo poggiato lì con l’intenzione di pulirlo in qualche modo / cercare traccia di eventuali cuccioli di Roger, ma non avevo ancora avuto modo di fare nulla in quanto occupata a prendere i dati della sciura Weast Dr 12). Il giubbotto, ancora per caso, faceva parte dell’uniforme Frilly House. Bene. GDNP carica i manichini e se ne va, lo saluto con un cenno, riaggancio il telefono, aiuto una cliente a comprare un maglione, sua figlia mi starnutisce addosso, suo figlio si rotola sul pavimento (e non posso nemmeno dirgli “ALZATI STOLTO CHE C’È UN PERICOLOSO RAGNO A PIEDE LIBEROOOOOOOO” perché altrimenti sai che figura), dico ciao alla cliente, mi giro ed il giubbotto ragnatelato è SPARITO.
  • Si, lo so, l’aveva preso GDNP. Bravi. L’ho capito subito, io.
  • Non prima di avere maledetto in tutte le lingue della Terra di Mezzo la famigliola appena uscita dal negozio, convinta che la madre avesse sgraffignato il giubbotto mentre i suoi pargoli mi distraevano con l’ausilio del loro moccio / crisi isteriche sul pavimento.
  • Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul, ash nazg thrakatulûk agh burzum-ishi krimpatul.
  • Poi niente, quando GDNP mi ha riportato i manichini ho visto che addosso a uno di questi campeggiava IL GIUBBOTTO MALEFICO, con tanto di ragnatele ancora addosso. Cioè GDNP fammi capire, ti metti il vestito elegante per fare bella figura coi tuoi manichini e poi proponi ai tuoi clienti un giubbotto SCHIFOSAMENTE PIENO DI RAGNATELE?
  • I miei complimenti.
  • Concludiamo questa carrellata di miserie umane con il bambino che ha avuto una crisi isterica perché la mamma non ha voluto comprargli il blazer della sua scuola (NB: Non gli serviva, dovevano comprare solamente un cappello. NB/2: Costo del blazer OTTANTANOVE POUNDS). Tutto è iniziato con “Vorrei tanto che mi comprassi un blazer, mamma” e “Posso provarne uno, giusto per vedere come mi sta?” a “AAAAAAAAAHHHHHRRR I WANT THE BLAAAAAZEEEEERRRRRR”, “I’M GOING TO BE REALLY REALLY UNHAPPY”, “I HATE YOU”, “I NEED A NEW BLAZEEER” e comportamenti preccupanti del tipo A) Strappare violentemente l’etichetta col prezzo, B) Assumere un’aria innocente sperando che io non mi sia accorta di nulla, C) Quando gli chiedo gentilmente di ridarmi il blazer, CORRERE FUORI DAL NEGOZIO. Con la refurtiva addosso, ovvio, D) Rotolarsi sul pavimento (ecco, sarebbe stato carino se Roger avesse deciso di fare la sua comparsa in quel momento) sbattendo i pugni e piangendo come un ossesso. E la madre NON gli ha tirato due sberle, ma ha cercato di corromperlo (“Facciamo che ti compro un costume da bagno nuovo, invece?” “NOOO-O-O-OHHHHH I WANTTHABLAZAAAAR”) e poi l’ha ammonito dicendo “Please don’t give me this behaviour” e “I’m really upset with you, Benedict (nome modificato per la privacy)”. Cioè, BASTA? MA PESTALOOOOOO e se vuoi ti aiuto ioooooooo a percuoterlo con l’ausilio del manichino (o del giubbotto ragnateloso)
  • Alla fine siamo riuscite a spogliarlo del blazer e madre&figlio se ne sono andati, la prima continuando a sussurrare “disappointed”, “bad behaviour”, “awful”, il secondo urlando a pieni polmoni “BUTIWANTADTHABLAZAAAAAAAHAHAHAHRRRR”
  • Ribadisco: Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul, ash nazg thrakatulûk agh burzum-ishi krimpatul.
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Un pensiero su “Componimento ove si discorre di Roger e Benedict

  1. Ho sempre trovato DISAPPOINTING il modo in cui le madri “educano” i figli in questa grande farsa che é la Posh London. Insomma, noi non siamo mai morte con i ceffoni dei nostri genitori, o no?! Ok, magari mio padre avrebbe aspettato di arrivare a casa prima di suonarmele, ma si sarebbe sicuramente preoccupato di lanciarmi uno sguardo spaventosamente minaccioso da farmi stare zitta per il resto della giornata.
    Invece sono sicura che Benedict, una volta a casa, abbia inveito contro sua madre per un’altra oretta, sufficiente da ottenere un pacchetto di Skittles, un Fruit Shoot al blackcurrant (bleeeh) e magari anche un Happy Meal.
    Complimenti!

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