Nessuno ti ha chiesto di svegliarmi cantando

Oggi è il nostro (cioè il mio) day off.

Oggi avrei potuto dormire fino a tardi (N.B. Per me “tardi” vuol dire “massimo fino alle nove”: please notare la sobrietà).

OGGI, 17 luglio 2013, la mia vicina di casa ha pensato bene di piazzarsi sul terrazzo, imbracciare la chitarra e cantare con sentimento (= ad alto volume) un pezzo country.

Orario: 7.35 di mattina.

Per carità, la performance è stata eseguita molto bene eh, ma, ragazzi, spero che sia ben chiaro a tutti voi che ANCHE UN CORO ANGELICO IN CERTE SITUAZIONI DIVENTA SGRADEVOLE.

Anche “As long as you love me” dei Backstreet Boys. L’ho detto, OH SÌ CHE L’HO DETTO e non me lo rimangio.

Amen.

E che palle.

Comunque sono sveglia e sto bene.

Proseguiamo con qualche comunicazione sparsa:

Ieri sera ho guardato un programma tristissimo sugli hoarders compulsivi, ossia sulla gente che non riesce a separarsi dagli oggetti e accumula un sacco di roba inutile in casa. Il programma mostra come, dopo un luuungo percorso di aiuto psicologico/minacce/tranquillanti (presumo) questi tizi riescano ad eliminare la maggior parte della chincaglieria dalle loro case.

Un procedimento tipo così:

before-after

Bene.

A me questo programma ha messo ansia, ma per le ragioni sbagliate.

  • E se in mezzo a tutta quella roba ci fosse stato qualcosa di veramente UTILE? (Cioè, non magari utile nell’immediato. Intendo quegli oggetti che ti servono una volta ogni due anni. Quegli oggetti che, quindi, è sempre meglio avere a disposizione in casa invece che doverli andare a ricomprare ogni biennio)
  • E se la stragrande maggioranza di quella roba fosse stata UTILE? (Vedi definizione di “utile” precedentemente data)
  • Come si fa a gettare via un bottino accumulato nel corso di anni, un bottino che è costato soldi, sudore e sacrifici, un bottino che rappresenta LA STORIA? Come?!
  • E non osate propormi slogan della Fiera della Banalità tipo “Eh ma non bisogna affezionarsi agli oggetti. Le cose sono effimere, le persone no”. CICCIO, fino a prova contraria, le cose vivono più a lungo delle persone. E, spesso, sono meglio delle persone. Anche perché sono obbedienti, docili e non parlano. Per quanto riguarda il capitolo “Non bisogna affezionarsi agli oggetti”: comprati una borsa di Kate Spade e poi ne riparliamo. Ma anche, più semplicemente, il numero 2500 di Topolino (o, per essere più sul pezzo, il 3000).
  • Una delle tizie del programma, inoltre, mi ha fornito un interessantissimo spunto di riflessione. Alla domanda “Perché ti sei comprata venti paia di stivali di gomma tutti uguali?” lei ha risposto: “Perché non volevo che qualcun altro potesse prenderli. Volevo averli tutti io. Quindi ho comprato tutti quelli che c’erano nel negozio”. Cioè. Se fossi una tredicenne e se questo fosse Twitter, ci apporrei un THIS.
  • “Ho comprato venti paia di stivali di gomma tutti uguali perché non volevo che qualcun altro potesse prenderli. Volevo averli tutti io. Quindi ho comprato tutti quelli che c’erano nel negozio”. THIS

La smetto.

Parliamo invece di Barry, che ieri ha compiuto un passo decisamente falso.

Ieri sono entrate nel negozio due tizie con una marmaglia di bambini urlanti al seguito. Hanno fatto provare ai bambini una quantità enorme di vestiti per poi dirci candidamente “Ah ma non vogliamo prendere niente. L’uniforme la compreremo di seconda mano. Siamo qui solamente per capire quali siano le loro taglie”. NOCIOÈSCUSA.

E Barry, OH, Barry, dopo che le tizie se ne sono andate, ha risposto al “Stupid women” di Brigitta con un serafico: “Eh beh, non le biasimo. In fondo i vestiti che vendiamo sono parecchio costosi”.

MA COS’HAI NEL CERVELLO, I SUPPLÌ?

E, nonostante questo, Brigitta continua a trattarlo come il Piccolo Lord Faunterloy!

Ieri l’ha visto passare l’aspirapolvere al piano di sopra, l’ha osservato sbattendo le ciglia e ha detto: “Owww, look at you!”. E a me, che è da un mese che passo l’aspirapolvere al piano interrato e che ho pure imparato a svuotare il deumidificatore, neanche un cenno.

Comunque sto bene.

Adesso vado a placare la mia sofferenza andando a cantare con energia (=strillando) l’intera discografia dei Back, partendo da questo grande capolavoro.

Hasta luego.

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