Un sopreccedente tribolamento

È un giorno sicuramente memorabile.

È il giorno in cui inizio a mettermi alla pari con la Narrazione di aspetti della mia Vita che per lungo tempo sono stati omessi, taciuti, coperti.

Mi correggo: è un giorno probabilmente memorabile.

Non illudetevi: non state per ottenere l’accesso a dei contenuti scabrosi o anche solo vagamente interessanti.

Tutt’altro: LA NOIA. I PROBLEMI. IL TRIBOLAMENTO*. In soldoni, la solita roba con la quale sto ammorbandoVi da agosto, però impreziosita da nuove e più ricche sfumature di SCHIFO che andranno a dare una maggiore profondità al già variegato affresco di DEPRESSIONE delineatosi in questo spazio nel corso degli ultimi mesi.

Mi ri-correggo: è un giorno come tutti gli altri.

Dunque.

Come iniziare.

In questi nove mesi londinesi la mia occupazione principale è stata, più che lavorare, cercare un lavoro.

Chiariamo innanzitutto che:

  1. Mi sono impegnata nella ricerca, ma avrei potuto fare sicuramente di meglio.
  2. Sono stata abbastanza picky (anzi, usiamo choosy che è più attuale) e non ho preso in considerazione (a parte qualche eccezione) lavori in bar/caffetterie/ristoranti/posti-cibo. Non perché penso che fare la commessa sia più dignitoso, sia ben chiaro (alla fin fine è sempre la stessa roba), ma per inclinazione personale. Del resto, LORD VOLDEMORT ha iniziato la sua carriera di Essere Malvagissimo e Potente come Sales Assistant in un negozio di articoli di magia oscura (per i non esperti Borgin and Burkes a Knockturn Alley). E io e Lord Voldemort abbiamo molto in comune. A parte il naso. Io ho un naso graziosissimo.

Fatte queste necessarie premesse, va sicuramente detto (nel caso foste già abbonati alla Gazzetta dell’Ovvio, scusatemi e sentitevi pure liberi di saltare le prossime righe) che TROVARE LAVORO A LONDRA NON È MICA SEMPLICE.

Puntualizzazione 1: Sto parlando del “lavoro” in generale, non di settori particolari. Probabilmente a Londra va fortissimo il mercato delle pompe funebri e io non lo so.

Puntualizzazione 2: Vi ricordo che sono una persona che trascorre il suo tempo parlando alle piantine di basilico e sognando di avere un vasetto di garofani tutto suo. Vi ricordo anche (non fa mai male) che sono un genio, ma che il mio cervello è riversato quasi tutto nella parte della creatività&argutezza e che, dunque, non sono in grado di fornire informazioni totalmente affidabili e razionali. Vi ricordo, infine, che il blog è mio e ci scrivo quello che voglio io.

Puntualizzazione 3: Chiaro, qui ci sono più opportunità che in Italia (almeno da ciò che ha visto La Mia Persona). Ad esempio io (per una serie di bizzarre congiunzioni astrali e per la mia sopreccedente* luminosità d’animo) sono riuscita a trovare un lavoro in ufficio per un paio di mesi. Che poi abbia deciso di mollare il suddetto lavoro in preda ad una specie di esaurimento nervoso e che, dopo un mese, tutti gli altri dipendenti siano stati licenziati (anzi, no, diciamo made redundant, è più fine) senza tante spiegazioni, è un’altra storia.

Puntualizzazione 4: Poi, è ovvio, ci sono anche le botte di culo. Ci sono quelli che prenotano il volo per Stansted dicendo “Vabbè, io ci provo”, atterrano, passano la prima notte in ostello, vanno a fare colazione e toh, scoprono che il bar dove sono capitati sta cercando un team member. Ma ci sono anche quelli (e, almeno per la mia esperienza personale, sono MOLTI di più) che passano mesi a cercare un qualsiasi impiego e che, in molti casi, se ne tornano a casa con le pive nel sacco come Max Pezzali quando non riesce a raggiungere la festa perché si perde in strade che sembrano sentieri, shalala.

Vabbè. Ho perso il filo. Fare discorsi strutturati non fa per me e poi, detta sinceramente, penso che queste cose le sappiate già.

Ora riassumiamo le mie esperienze lavorative. In marrone quelle terrificanti.

  1. Sales assistant al chioschetto. Durata: Due mesi. Poi il negozio ha chiuso i battenti (non per colpa mia, sia ben chiaro). Ah, che periodo dorato e paradisiaco. Ma di cosa mi lamentavo, esattamente? Sì, vabbè, c’era LAGGENTE, ma laggente la incontro anche per strada, o quando vado a fare la spesa.
  2. Sales assistant nel Covo della Disperazione. Durata: Nove ore INFERNALI. Siccome sono carina e previdente vi ho già narrato questa esperienza devastante (qui).
  3. Packer (Impacchettatrice e altre robe) nel mail order per la stessa compagnia del chioschetto. Durata: Tre giorni (perché stavo semplicemente sostituendo una tizia in malattia, non perché mi piace mollare le cose subito). Questo lavoro, a dirla tutta, non era poi così malvagio (infatti è di una tonalità di marrone più leggera, non so se si nota). Vi racconterò.
  4. Sales and Customer relations coordinator nella stessa compagnia del chioschetto. Durata: due mesi. Avanzamento di carriera perché sono una persona brillante, affidabile e soprattutto modesta. Peccato che, come vi ho già spoilerato, il lavoro FACESSE SCHIFO. Ma ne parleremo a tempo debito. Per ora mi limito a citarvi Sophie Kinsella, la quale fa dire a Lexi Smart (protagonista di Remember me?) le seguenti sagge parole: “The longer the title, I’ve decided, the crappier the job. They think they’ll blind you with words and you won’t notice you’ve been stuck in the corner of the office with the lousy accounts no one else wants to work on”.
  5. Sales assistant in un graziosissimo negozio situato in uno dei parchi più famosi della città. Durata: DIECI ORE. Ma si trattava semplicemente di un giorno di prova, quindi non sono stata assunta né licenziata. E i gestori del negozio erano dei pazzi furiosi. Tornemo su questo, è una promessa (=minaccia).
  6. Situazione attuale che parrebbe rosea ma sulla quale non oso ancora pronunciarmi, perché vista la quantità di marrone presente nelle mie precedenti gesta è ahimé assai probabile che pure questa si trasformi in una E.L.D.M. (ossia Esperienza Lavorativa Di Merda).

Bene.

Come vedete c’ho un sacco di roba sulla quale aggiornarvi. Non vedete l’ora, vero?

* Vi comunico che, da oggi, sono la custode delle parole “Tribolamento” e “Sopreccedente” su Adotta una parola. Questi due nuovi pargoli sono andati a fare compagnia ad “Ossequiosità”, già nelle mie grinfie da parecchi mesi. Adotta una parola non è un’iniziativa recente (quindi i già citati iscritti alla Gazzetta dell’Ovvio ne saranno già a conoscenza, temo), però ve la segnalo lo stesso, perché è (almeno secondo il mio parere di Donna che Parla col Basilico) veramente interessante.

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