Un flashback deprimente quanto necessario

Ciao.

Eccomi.

Sono qui.

No, non piangete. Sì, va tutto bene. No, non vi lascerò più da soli così a lungo. E lei laggiù, metta via quel cappio, non ce n’è più bisogno. Tandi is back home.

Allora.

Dicevo: Salve.

Sorry but c’ho avuto dei problemi di tempo/lucidità mentale/varie ed eventuali.

Ho lavorato full time per una settimana: LA MORTE.

Ebbene sì.

Non vivo di aria, bagels & Arte (come del resto potrebbe trasparire leggendo i miei Elaborati dell’ultimo periodo). Sto lavorando. Sort of.

Prima di entrare nei dettagli, però, credo che sia giunto il momento di aggiornarvi riguardo a TUTTE le mie INNUMEREVOLI (= una e mezzo) esperienze lavorative post-chioschetto.

Ma come posso riassumere questi ultimi mesi in poche parole?

Ah, no, scusate. A volte mi sottovaluto. Certo che posso.

Ansia. Declino. Cover letter. Curriculum. Ansia. Problemi. Soldi. Cercare lavoro. Trovare lavoro. Mollare lavoro. Cercare lavoro. Ansia. Bagel.

Marta dice che devo rispettare lo scorrere temporale degli Eventi, che non posso mettermi a parlare di robe che sono capitate a dicembre come se niente fosse, visto che siamo a marzo, eccetera, bla bla bla.

Marta dice anche che a volte si può bere la Coca-Cola a colazione. Quindi.

Quindi adesso vi parlo

DI QUELLA VOLTA CHE HO PROVATO A FARE LA COMMESSA IN UN GRANDE NEGOZIO DI ABBIGLIAMENTO NEL PERIODO IMMEDIATAMENTE PRE-NATALIZIO

Sottotitolo: mai più.

Ah, fare la commessa è semplice, vero?

Pieghi due magliette e tre pantaloni e poi non ci pensi più, vero?

Sì. Certo.

Allora.

La mia assunzione nel suddetto negozio è avvenuta secondo questi termini:

  1. Ho lasciato il mio cv nel loro sito internet.
  2. Il giorno dopo mi hanno telefonato fissando un appuntamento per una specie di pre-selezione.
  3. Pre-selezione. A PARTE CHE non volevano farmi entrare visto che si erano dimenticati di inserire il mio nome tra quello degli Eletti (cioè DICO, ma COME vi permettete). Comunque non indignatevi troppo, sono riuscita a guadagnarmi l’accesso grazie ai miei proverbiali modi da dolce muffin. La pre-selezione funziona così: compili due moduli (tu e gli altri 59 Eletti), fai un colloquio di tre secondi al termine del quale ciao, le faremo sapere.
  4. Due giorni dopo, alle nove e mezza, apprendo di avere vinto un colloquio con la manager del grande negozio di cui stiamo parlando. Per le dieci e mezza dello stesso giorno. Vado.
  5. La manager ha urgente bisogno di un rimpiazzo perché una delle commesse è fuggita (spoiler: COME BIASIMARLA?). Mi prendono e mi assegnano al settore “abbigliamento donna”.
  6. Incomincio a lavorare il giorno dopo dalle otto di mattina alle cinque di pomeriggio (che poi sono diventate le sei, ma vabbè).

Bene. Questo era il prequel.

Passiamo ora allo Svolgimento degli Eventi.

Ore 8 meno 10: sono davanti al negozio e non riesco ad entrare. La porta è chiusa. Decido di fare il giro delle numerose porte del Loco. Tutte sbarrate.

Ore 8 meno 5: un tizio mi fa gentilmente notare che la porta non è chiusa e che basta spingere le ante per accedere all’interno. Bene. Vado.

La cerimonia di apertura

(8.00-9.45)

In teoria è semplice. Bisogna rimpolpare le file dei vestiti/scarpe/borse/eccetera prendendo della roba dal magazzino. In teoria.

Il problema è che tutto è registrato in una specie di Sistema – non ho ben capito come funzioni, ma il succo del Sistema, AKA Il Grande Schema delle Cose è questo: bisogna scannerizzare i vestiti per inserirli nel G.S.D.C., il G.S.D.C. ti dice QUALI vestiti mancano dal tuo settore, tu vai in magazzino, li prendi, torni nel tuo settore, scannerizzi i nuovi vestiti inserendoli così nel G.S.D.C., metti i vestiti al loro posto. Fine.

Allora.

Mi hanno ficcato una specie di affare-telecomando in mano e mi hanno detto di MUOVERMI VELOCEMENTE tra i vestiti frugandoli con ‘sto coso in modo da, appunto, inserirli nel G.S.D.C. Peccato che il mio telecomando (come poi ho avuto modo di apprendere, l’89% degli altri affari presenti nel negozio) funzionasse cinque minuti sì e venti minuti no.

Comunque. Mezz’ora in giro per il negozio a correre come una deficiente scuotendo vestiti e borse. Intanto la capetta del settore (spagnola, come del resto la stragrande maggioranza delle persone lì impiegate – mmm, vi sto dando un sacco di indizi sull’Identità del Negozio) metteva addosso una pressure negativa a tutte urlando “RÀPIDO, RÀPIDO!” come un’invasata.

Dotate di lista dei vestiti mancanti ci dividiamo in gruppi da tre e andiamo nello stockroom, AKA il magazzino.

L’INFERNO.

Ve lo giuro.

Scaffali e scaffali di roba accatastata senza (almeno per i miei occhi inesperti) alcun senso logico.

Sì, lo so, i vestiti vengono sistemati secondo un ordine che adesso non mi ricordo ma che quando lo leggi nel libretto di benvenuto nella Compagnia dei Commessi ti sembra anche possedere una sua razionalità, lo so eh, ma, come ho già detto, ve lo giuro,

L’INFERNO.

Niente.

Non sono riuscita a trovare niente. Nemmeno, chessò, una misera canotta. Anche perché, a volte, capita che il G.S.D.C. ti fornisca il codice-prodotto sbagliato e che dove era supposed to be un vestito di pizzo you find yourself with dei cazzo di calzoncini color melanzana.

Vabbè, dai, è solo l’inizio, è normale non capirci nulla, ce la posso fare.

Il meeting pre-apertura

(9.50-10.00)

AKA l’idiozia. Pensavo che avremmo parlato di cose utili, del tipo: “Questa è Tandi, è nuova e non capisce una mazza quindi per favore siate clementi con lei e non urlatele le cose in anglo-spagnolo che poi si spaventa”.

Invece la Capa ci ha intimato di trovare, tra i prodotti in vendita nel Negozio, qualcosa che costasse meno di £10 e che potesse essere un bel regalo di Natale per la mamma/un’amica/una zia/eccetera.

Vabbè, dai, non fa niente, ho appena incominciato, non posso pretendere di capire tutte le dinamiche del Negozio, su, ce la posso fare.

Apertura delle gabbie

Il settore “abbigliamento donna” è suddiviso in quattro aree, che chiameremo Roba cheap, Roba sportiva, Roba di gran classe, Roba basic. Il settore R.B. è molto più grande e incasinato degli altri. Dove mi hanno piazzata?

Nella R.B., ovviamente.

Con il compito primario di tenere in ordine la roba esposta sui tavoli.

Bene, dai, è semplice, ce la possiamo fare.

ALLORA.

I’ve learned the hard way che quello che fa una commessa NON è SEMPLICE e che, soprattutto, non “ce la possiamo fare”. Perlomeno NON IO.

La commessa DEVE:

  • Tenere in ordine, ok. E già questo è un compito assolutamente sottovalutato. Ma avete idea di quanto casino facciate quando andate a comprare dei vestiti? AVETE IDEA? Sì, anche voi che siete convinti di non disordinare. Sì, anche io. Anche io quando non riesco a ricordarmi dove ho preso un vestito e lo lascio dove capita (cosa che, ovviamente, adesso non faccio più). Ma non si tratta solamente dei vestiti messi al posto sbagliato. Si tratta di passare un quarto d’ora a piegare accuratamente cinquantasette paia di pantaloni, girarsi, rigirarsi e trovare i suddetti pantaloni avvolti in una massa informe. Si tratta di ritornare e piegare i maledetti pantaloni, attenzione eh, con il sorriso sulle labbra. Poi ti giri e tac, tutto è ricominciato da capo. Piegare-massa informe-piegare-massa informe-piegare. Anzi, il sistema è più complesso, perché, ovviamente, non devi tenere a bada solo un centimetro quadrato di negozio: piegare roba – notare che altra roba è stata disordinata – piegare l’altra roba – notare che altra roba+roba appena piegata è stata disordinata – sistemare altra roba – notare che la roba di prima, la roba sistemata due minuti fa e altra roba ancora è stata disordinata – sistemare – eccetera.
  • Poi. Poi ci sono I CLIENTI. I clienti che CHIEDONO. I clienti che vogliono sapere se, di quella amazing camicetta fiorita, per caso non hai una taglia L in magazzino. Allora tu devi: a) Scannerizzare l’abito in questione per vedere se effettivamente esiste una taglia L in magazzino, b) Correre in magazzino e TROVARE l’abito, c) Scannerizzare l’abito trovato per inserirlo nel G.S.D.C., d) Consegnarlo al cliente.
  • Poi, chiaro, ci sono le altre colleghe che hanno bisogno di una mano. “Stai andando in magazzino? Mi prendi una M di questi pantaloni?” (NOOO ti prego, lasciami in pace, sto semplicemente andando a cercare un angolo comodo dove raggomitolarmi e possibilmente MORIRE).
  • Poi, beh, bisogna andare nei camerini, prendere i vestiti lasciati lì dalle clienti e rimetterli al loro posto.

Sia chiaro eh, poi magari esistono negozi tranquilli, paciosi e perfettamente organizzati. Io sto semplicemente parlando della mia esperienza. Esperienza che è avvenuta ne IL RE dei FAST PACED WORK ENVIRONMENTS. Ossia in un posto dove devi fare tutto DI CORSA, perché a farti domande/disordinarti la roba non sono due o tre persone, ma almeno QUARANTASETTE ogni mezz’ora (vi ricordo: negozio grande posizionato in centro commerciale enorme durante i giorni immediatamente precedenti al 25 dicembre).

A ciò si aggiunga:

  • Come vi ho già detto, i cosetti-telecomandi per scannerizzare non funzionavano, il G.S.D.C. spesso faceva degli errori e il magazzino era un dedalo impressionante.
  • I vestiti del negozio in questione, come dire, sono tutti UGUALI. Belli eh, per carità, ma tutti UGUALI. File di pantaloni neri di finta pelle che si distinguono tra loro unicamente per un piccolo dettaglio sulla cintura o sulle caviglie. E tu, sfigata alle prime armi, che devi capire in mezzo secondo dove vada un pantalone e dove l’altro.
  • Ve l’ho già detto che bisognava fare tutto RÀPIDO, RÀPIDO?

Bene.

La mia mattinata si può quindi riassumere in:

Piega vestiti / cliente che vuole taglia mancante / molla piegamento vestiti a metà / scannerizza vestito / telecomando non funziona / corri a cercare altri telecomandi funzionanti / corri in magazzino / crisi di panico nel tentativo di individuare vestito / vestito trovato per intercessione dell’Altissimo o delle addette allo stockroom / corri dalla cliente / trova la cliente (che magari nel frattempo si è rivolta a un’altra commessa o è uscita dal negozio rendendo così il tuo eroico sforzo INUTILE) / ritorna al piegamento vestiti che nel frattempo sono stati ridotti a un ammasso di roba / E COSÌ IN LOOP FOREVER. Il tutto correndo, ovvio.

Mie care amiche, miei cari amici.

So benissimo che state attendendo con ansia la narrazione del momento in cui

Ho sbroccato

(12.30)

Sì. Ho resistito solo quattro ore e mezza, PROBLEMY?! IO SONO KOSÌ E NEX1 MI PUÒ KAMBIARE!!!!1!

Lo ammetto.

Sono scoppiata in lacrime davanti all’ennesima visione di vestiti accartocciati tra loro.

A mia discolpa:

  1. Sono stata graziosamente composta e nessuno si è accorto del Problema che Corrodeva il mio Cuore
  2. Dopo un abbastanza pacato colloquio con la manager mi sono licenziata (ricordiamo la durata complessiva dell’impiego: quattro ore e mezzo) ma ho deciso di rimanere comunque fino alla fine della giornata lavorativa (CAPITE LA NOBILTÀ D’ANIMO. LA CORRETTEZZA. LA LEALTÀ).

Dunque, niente.

Ho continuato a trottare per il negozio portando in giro scarpe/vestiti/borse/roba e cercando disperatamente di keep up appearances.

Una cosa va detta, però. Se le condizioni di lavoro del posto erano, almeno a mio parere, DISUMANE, la stragrande maggioranza delle commesse che ho trovato on my way è stata adorabile (anche se, per chiare ragioni di fast paced environment bla bla bla, avevano pochissimo tempo a disposizione per aiutare una povera piccola recluta in preda a una crisi di nervi AKA me).

Comunque: sono arrivata in qualche modo alle CINQUE, tanto agognato orario di fine turno. Le cinque sono diventate le Sei Meno Un Quarto per non mi ricordo che motivo, ma non importa.

Non importa perché alle cinque meno dieci è arrivata MARTA, *coro di voci angeliche*, MARTA che ha provveduto a rimuovere tutti i vestiti fuori posto presenti nella mia sezione e a piazzarli nei settori adiacenti al mio.

MARTA tvogliamounsaccodib e non abbiamo dimenticato questo tuo Straordinario Contributo che mi ha aiutato non poco a superare – più o meno – indenne il Giorno Buio.

Un po’ come quando io ti ho aiutato a chiudere il posto-bagel quando sei stata male ma Ancora Meglio.

Non dirò più che sei Batman quando ti guardo stendere il tuo bucato (tutto rigorosamente NERO). Sei un sacco Catwoman.

Oooh, e questo racconto colmo di angoscia esistenziale ce lo siamo FINALMENTE levati dalle palle.

State bene? E lei, per la miseria, cosa sta facendo con quel cappio, le avevo detto di metterlo via, da bravo.

E ora tutti SU DI MORALE che vado a fare LA SPESA!

(No, non quella figa dal Sainsbury’s GRANDE, ma sappiate che il payday si avvicina e con esso il rimpinguamento del frigo).

Postilla

CONSEGUENZE DEL GIORNO BUIO

  • Se non trovo la mia taglia CHISSENEFREGA. Io alle commesse non chiederò MAI PIÙ NULLA.
  • Quando browso i vestiti e mi capita di disordinare RIORDINO TUTTO.
  • Se mi capita di trovare un pantalone/giacca/roba fuori posto lo sistemo.
  • Non dico più “Oh però ‘sta commessa un sorriso potrebbe anche farlo, in fondo è il suo lavoro”
  • Non vado quasi più a fare shopping. Questo, almeno, fino al prossimo payday.
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2 pensieri su “Un flashback deprimente quanto necessario

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