Narrami, o musa

Stasera c’ho qualche problema con l’ispirazione letteraria.

Sapete com’è quando ti misuri con l’opera di qualche Genio che ti ha preceduto e non puoi fare a meno di pensare: “Perché disturbarmi ad esternare le mie sensazioni quando esiste Qualcuno che ha già espresso Ogni Cosa in modo perfetto?”.

Ecco.

Marta&io abbiamo appena finito di ascoltare tutto l’album Millennium dei Backstreet Boys, per poi proseguire con capolavori sparsi presi da Backstreet’s back e dal Greatest hits. Ora siamo ammutolite di fronte a tanta Arte.

Per lei, però, la vita continua ad essere semplice. Lei non ha un blog con ben cinque followers che necessitano di essere regolarmente foraggiati di Bellezza e di Arguzia.

Un interrogativo mi scava dentro l’anima: come posso io competere con pezzi grondanti Poesia quali, ad esempio, Don’t wanna lose you now e As long as you love me?

Non posso.

Quindi vi racconterò di quello che ho fatto ieri sera.

Ieri sera mi sentivo ganza inside. Stavo andando alla grande con la Cerimonia di Chiusura e perfino la Copertura mi era uscita fuori un amore (si, devo drappeggiare più o meno con eleganza vari enormi panni colorati sopra la merce – ed è un compito difficile, specialmente per me che ho la grazia innata di Gattuso).

Ho guardato con aria di sfida le ragazze dello stand degli smalti Models own: va beh, se n’erano andate via già da un pezzo (e ripensandoci, loro sono in tre a fare il lavoro che io devo sbrigare da sola, ci mancherebbe altro).

Ho dunque osservato con compatimento i camerieri di Tapas Revolution che erano ancora in alto mare. Ah-ah, sfigati.

Ho afferrato il contenitore degli charms per spostarlo più in là con un unico gesto elastico.

VRAM.

E fu così che smontai mezzo chioschetto.

Ok, non proprio, dai. Precisiamo che non ho rotto nulla di valore e che ho fatto solamente cadere un paio di travi (che si reggevano su per miracolo, NB) per terra. Il problema è che questo piccolo incidente ha prodotto un rumore notevole, attirando l’attenzione altrui fino alla Food Hall, temo.

Ma io sono riuscita ad acquattarmi per terra e trascorrere sette minuti sette a sistemare il casino mantenendo comunque un’aria di superiorità. Come se avessi programmato tutto.

Poi beh, sono tornata a casa e ho trovato i flatmates intenti nella visione di un programma televisivo che parlava di alieni, mangbetu ed egizi.

C’è da dire, però, che il Profondo Disagio di ieri è stato egregiamente cancellato dall’ Estrema Positività di oggi, causata da una fortunata nonché inedita combinazione di day off e sole. E quindi siamo andate a vedere i cervi nell’immenso Richmond Park.

Il problema dei parchi di Londra è che ogni volta che ne vedo uno questo diventa automaticamente il mio preferito.

Richmond Park è il mio preferito perché è semi deserto, è di una grandezza spropositata e poi, beh, ci sono i cervi che se la girano in libertà. Mi sembra un motivo più che ragionevole.

Poi c’è Hampstead heath, che è il mio preferito perché è un bosco ed è a un quarto d’ora dal centro della città. E poi c’è Parliament Hill, che da sola vale la visita.

Ma il mio preferito è Holland Park, che è piccolino eppure ha tutto, pure un meraviglioso giardino in stile giapponese con aironi e carpe giganti.

E non ho ancora visto Greenwich e i Royal Botanic Gardens di Kew.

(Hyde Park, Kensington gardens e Regent’s park non li cito che sono troppo mainstream).

Ma sono conscia di come tutto questo non possa competere con le alte vette di Espressione Artistica menzionate a inizio post, quindi:

Senza parole

Caro diario,

ieri il cielo invece di essere così

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(Actual photo scattata oggi in quel di East Acton)

Era così

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(Actual photo scattata ieri sempre nella magnifica East Acton)

 

E Westfield invece di essere così

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Era così

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No, veramente, gente, io non so più cosa dire.

A parte, forse:

Tendenze autunno/inverno 2012

Che io sia vagamente fuori dal giro per quanto riguarda le nuove uscite in fatto di smalti, ormai, è cristallino. Ho fatto pena perfino a mia mamma che, quando è venuta a trovarmi, si è preoccupata di recapitarmi due dei miei bambini dicendo “Ho letto sul blog che da quando ti sei trasferita tiri avanti con solo due smalti…”.

In materia di capi di vestiario, invece, sono ferratissima.

Osservando l’eterogenea clientela di Westfield, infatti, ho capito che:

  • Il leopardato VA UN SACCO. Ma non bisogna limitarsi ad un unico accessorio, attenzione: la parola chiave è TOTAL LOOK. Quindi vai di tacchi leopardati, casacca leopardata, bandana leopardata e top leopardato. Tutto insieme. Altrimenti siete out.
  • Anche il look total white è accettabile, ma solo se la vostra circonferenza è abbastanza imponente. Altrimenti no; optate per colori più sobri, che è meglio.
  • Ci sono otto gradi fuori? Non importa, per essere veramente sul pezzo è necessario SCOPRIRSI. Esatto. Calzamaglia? Out. Leggings? Pure, e un sacco. Le gambe vanno lasciate FUORI!
  • Paillettes. Il verdetto è sì. Sempre, ovunque e comunque.

E se questo look luminoso e ricco di ostentazione non fa per voi, se cercate qualcosa di più modesto e sobrio, allora vi consiglio di rifarvi liberamente alle ultime tendenze della Stamberga:

  • Pigiama dentro i calzini
  • Infradito
  • Pantaloni della tuta
  • Maglioni che spaziano dal color grigio topo al melanzana smorta
  • Magliette termiche
  • Camicie da boscaiolo
  • Unica concessione all’allegria, le ciabatte. Le mie sono fucsia, quelle di Marta zebrate, quelle di Gabriello ad eleganti (?) motivi rossi e blu su sfondo bianco.
  • E, ovviamente, ponchissimo (sì, è tornato in auge, e pure di brutto).

Tamarreide

Tu, genitrice trafelata che hai raggiunto a lievi balzelli il tragitto che ti separava da Hollister al chioschetto trascinandoti dietro un paio di bambinetti che avranno avuto 11 anni in due.

Tu, che invece di interessarti (come sarebbe stato più che normale) al prezzo degli charms o dei portachiavi a forma di muffin, hai scelto di rivolgerti direttamente a me chiedendomi “Scusa eh. È vero che domani ci sarà Kim Kardashian al centro commerciale?”

Tu, che quando hai sentito la mia risposta rassegnata accompagnata da un lieve sospiro esprimente disapprovazione nei confronti del fenomeno-Kardashian in sé (“Ebbene sì, ci saranno tutte le sorelle…”) hai dato di gomito al maggiore dei tuoi figli (attenzione eh, avrà avuto al massimo otto anni) dicendogli: “HAI VISTO?! E TU CHE NON CI CREDEVI!!!”.

Tu, che quando hai visto gli occhi della tua prole illminarsi di una luce che, a quella verde età, dovrebbe essere unicamente riservata all’arrivo di Babbo Natale e/o della Befana (o al massimo di Harry Potter) NON sei stata pervasa da un brivido di ribrezzo ma, anzi, hai proseguito a crogiolarti nel tuo ingiustificato autocompiacimento di madre moderna in grado di istruire i minori sulle cose importanti della vita.

TU.

Senti il mio disprezzo.

Anche se è difficile da trasmettere indossando un grembiulino fucsia.

Comunque, sì, dopo il concerto esclusivo di Taylor Swift la zona eventi di Westfield avrà l’onore di ospitare -today- le fantastiche sorelle Kardashian. Forse oggi non voglio andare a lavorare.

Per chiudere con una nota positiva, ho trovato posto al pomello! E tutto da sola! Ben fatto.

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La disgrazia pomellare

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Oggi, durante il mio shift al chioschetto, ho acquistato (nota bene, acquistato e non fregato, perché sono una commessa modello – e anche perché l’altro giorno ho rotto un cake stand, quindi devo riequilibrare il karma) questa delizia per gli occhi e per l’anima.

Trattasi di pomello a forma di fiore.

“Ma a cosa serve?”, direte voi. Tsk. Sempliciotti. A PARTE CHE i pomelli sono la nuova frontiera dell’arredamento creativo; a parte questo, dicevo, l’ho comprato per un Motivo Ben Preciso. Da qualche tempo una delle antine della credenza porta-tazze presente in cucina è misteriosamente pomello-sguarnita. Bene. Ho deciso, dunque, di esercitare appieno le mie mansioni di Garante del Decoro Domestico e di fornire alla Stamberga un nuovo e carismatico elemento d’arredo.

C’è solo un problema.

La vite del pomello non entra nel buco dell’antina.

Riformulo.

La vite del pomello pagato £ 4.95 NON ENTRA nel buco dell’antina.

Metterlo in un altro spazio pro-pomello che risulti essere della misura giusta non è fattibile – non abbiamo pertugi adatti negli spazi comuni, né nella Camera Padronale.

Cosa fare di questo segno tangibile del mio Fallimento come Interior designer? Ditemi. Che poi, già c’è molto nervosismo in me: stasera ho dovuto affrontare la -forse- peggiore cliente dell’Universo-mondo, ossia una cordiale signora che mi ha trattato malissimo senza motivo. Sì, senza motivo, perché io sono adorabile, cavolo, e per riprendermi da questa ingiustificata carenza di buone maniere mi sono messa a confezionare qualche fiocchetto da appiccicare sulle confezioni regalo.

Ok, siamo sinceri, non si trattava tanto di fiocchetti quanto di cappi, ma il loro effetto calmante l’hanno comunque avuto.

E ora vi lascio con una gradevolissima colonna sonora: una delle cinque canzoni che Hollister, il negozio tamarro situato davanti al Chioschetto, provvede gentilmente a sparare a tutto volume a intervalli purtroppo regolari.