Cose che capitano a gente di pregio

Signori e signore.

QUI SI È TROVATO LAVORO!!!

(A questo punto sorge spontanea la domanda: Ma ‘ste due sono in simbiosi che fanno sempre tutto insieme? La risposta è SÌ).

Marta è una fantastica e professionale pretty italian waitress in un pub a dieci minuti dalla Stamberga.

Io a breve inizio a prestare i miei servigi in un posto tutto bianco, rosa e fucsia che vende ombrelli a pois, tazze con su stampati muffin e pomelli per mobili a forma di fiore. Dovrò pure indossare un grembiulino fucsia (can’t wait!).

Insomma, la prospettiva di introdurmi in qualche modo nel mondo lavorativo londinese mi solleva di parecchio il morale (sceso in picchiata dopo la partenza del my preciousss The Black Swan).

Questo, e il fatto di avere trovato il locale (per ora) più bello di tutta Soho grazie all’arguto intervento del già amorevolmente citato T.B.S. e di Corgi.
Dirò solo DIVERTENTISMO REVIVAL a palla e GRUPPONE ETEROGENEO DI SESSANTENNI ARDITAMENTE DANZANTI! Tra qualche anno voglio essere come loro. E invece a casa ho cinque gomitoli e due confezioni di tappi per le orecchie.

E niente, non c’ho testa di scrivere qualcosa di arguto e di sensato, perciò per oggi la pianto qui – ma mi farò ampiamente perdonare.

Vi lascio con una piccola quaestio.
Chi è più (simpaticamente, sia ben inteso) inetto tra:

– Gabriello, che per lui bagel si pronuncia “bìgol”

oppure

– Trop, che ha (seppur involontariamente) ridotto in questo barbaro modo le nostre chips?

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Insonnia, ma un sacco fancy

– 8 ore alla discesa in campo di The Black Swan e io sono un cesso a pedali. O, come mi ha fatto gentilmente notare Marta, “cioè, ecco, si vede che sei stanca… diciamo che sei un po’ sotto al tuo solito standard. E comunque la vera bellezza è quella interiore”. Sì, mi’ nonna.

Motivo del mio appeal pari a quello di uno scendiletto: stanotte io e la mia roomie l’abbiamo passata quasi in bianco. Nel mio caso galeotto fu il batticuore causa prossimo incontro con T.B.S. misto alla Coca-Cola bevuta alle nove di sera. Nel caso di Marta è stata unicamente colpa della suddetta bevanda. Bene, non ci credo, adesso dopo le cinque di sera dovrò bere la Coca-Cola senza caffeina, come i bambini.

A proposito di bambini. Se i giovani virgulti AKA figli dei nostri dirimpettai non la smettono di strillare (disturbando così il mio finora inutile sonno di bellezza) scendo giù e li rincorro brandendo la bandiera di William & Kate a mo’ di oggetto contundente.

Poi, niente, mi sto lentamente ma inesorabilmente trasformando in mia madre (e tutto ciò, sia ben chiaro, è un onore. CIAO MAMMA) perché non solo agisco come lei, NO, adesso mi metto pure a PENSARE come lei. Ad esempio stamattina, mentre stavo cambiando il sacchetto al cestino del bagno ho detto tra me e me “Ecco, ‘sto robo mi sa che lo pulisco solo io, mica gli altri penseranno che si svuota magicamente da solo ogni tot?”.

Si è poi scoperto che anche Marta se ne occupa periodicamente. Quindi ok. Trop invece si è limitato a dire: “Cestino? Quale cestino?”.

Inoltre, saltando di palo in frasca ma con classe, abbiamo una chitarra in casa.

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La pace domestica è ufficialmente terminata. Vivo temendo il momento in cui sentirò le prime note de La canzone del sole e mi ritroverò costretta a fare irruzione nella living room armata della già citata bandiera e di tanta, tanta cattiveria.

Ok, provo a dormire.

C’è bisogno di aggiustamenti

“Io ogni tanto ci penso a come sarebbero state le nostre vite se ci fossimo trasferite nella casa di Pedro” (Marta).

E invece viviamo in un quartierino tranquillo e pittoresco, con casette basse, strade poco trafficate e uccellini cinguettanti. Certo, come FORSE ho lasciato intendere più volte, alla Stamberga non farebbe male qualche miglioria.

Ad esempio mi piacerebbe asportare TUTTA la moquette e lanciarla fuori dal balcone gridando “QUESTA. È. SPARTA!”.

Per ora, però, sarebbe già un passo notevole riuscire a togliere dalla circolazione le cianfrusaglie che la M.R. ci ha amorevolmente lasciato in eredità (“Don’t uòrri ggais, I’ll cöm’ and take it òll òweey”, sì sì come no). E non parlo di cosine poco ingombranti, bensì di:

  • Lavastoviglie non funzionante posizionata all’ingresso della casa ed elegantemente coperta da un lenzuolo bianco. Nonostante questo ardito tentativo di camouflage, però, si nota benissimo che non è una cassettiera dalle linee moderne e innovative, bensì, appunto, una lavastoviglie;
  • Dietro la già citata wannabe-cassettiera: ammasso di roba complesso da discernere, comprendente Tenda della Decathlon, svariati cuscini e manuali di architettura, più molto altro che non ho la forza di andare a stanare;
  • Albero di natale con lucine annesse (anche se, ripensandoci, potrebbe servire a breve);
  • Una quantità spropositata di surgelati che non abbiamo capito se possiamo consumare o meno. Nel dubbio, ogni tanto facciamo fuori – con discrezione – una busta di qualcosa;
  • L’ARMADIO DEGLI ORRORI. Siamo qui da più di un mese e nessuno ha osato aprirlo. È sigillato da vari pezzi di scotch nero e c’è su appeso un foglietto che recita minacciosamente: “M.R.’s stuff – DO NOT TOUCH”. Cioè, se la roba che c’è in giro per casa possiamo toucharla liberamente… I don’t even… Insomma, chissà che schifezze nasconde quell’antro. Paura!  

E poi niente, tra due giorni arriva THE BLACK SWAN! È da una settimana che faccio gli scongiuri affinché non piova (sì, ho capito, lo so, siamo a Londra, se non piove qui dove deve piovere, bla bla bla), che la città gli piaccia, che non ci siano intoppi coi mezzi pubblici… e ieri sera, logicamente, Andrew è tornato a casa dicendo “Oh, ma l’avete visto il cartello alla stazione? Questo weekend chiudono PRATICAMENTE TUTTE le linee dell’Underground!”.

Si è poi capito che aveva letto la cartina al contrario, interpretando come “closed” le linee segnate in grigio (che invece sono quelle che garantiscono good service). Cara anima semplice.

Un’ultima cosa: il film di ieri sera è stato fe-no-me-na-le. Così fenomenale che ha fatto sold out.

E noi siamo rimaste fuori, ovviamente.

Spiderman, pensaci tu

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Chi sarà mai il temibile uccisore di ragni?

A) Marta (è vero che la mia roomie soffre di una grave forma di aracnofobia, ma chissà, forse è proprio dalla condizione patologica che nasce il desiderio smodato di ammazzare queste graziose creature plurizampe)

B) Mela (possibile che sotto i suoi modi pacati e assennati da giovane amante dei panda si nasconda un serial killer?)

C) Trop (non regge dosi eccessive di caffeina – ma roba tipo che per un caffè più forte del normale esce di casa dicendo “Guarda! Guarda le mie mani come tremano!” e torna cinque ore più tardi, dopo avere girato mezza Londra con la biciclettina della Barclays. Uccidere un ragno in queste condizioni è una bazzecola)

D) La sottoscritta, così graziosa, innocua e francamente adorabile?

E) Andrew (uno che non mangia quasi mai carboidrati di sera non me la conta giusta!)

F) Gabriello (potrebbe anche essere, vista la sua sbadataggine innata – devo ricordarvi lo yogurt nelle ciabatte? No, vero?)

AGGIORNO OGGI 22 FEBBRAIO 2017 con soli 4 anni e mezzo di ritardo: era stata Marta eh, NON IO.

Cos’altro.

Stasera ci riproviamo con il cinema (Taken 2, sempre per mantenere un livello elevato); oggi siamo state ad Hampstead ed è bellissimo, ma veramente bellobellobellotantaroba. E stiamo raggiungendo livelli da Master della Spesa Economica: i cereali, gli yogurt, la pasta, la carne e il formaggio da Iceland, le cose per la casa da Primark e Poundland e tutto il resto da Tesco. Signori e signore, vi abbiamo presentato il Quadrilatero dell’Indigenza.

Anche se a volte ci scappa una lussuosa zuppa da Sainsbury’s.

La cover letter che forse dovrei scrivere

Ciao, chioschetto/negozietto del cavolo che vende milkshakes/biscotti/stampini per muffin,

sono una ragazza italiana molto cheerful e bubbly (e con “molto” intendo “raramente”), adoro consigliare i clienti riguardo al milkshake/stampino per muffin che cambierà le loro vite e, lo dico proprio con il cuore, questa è la mia più grande ambizione, perché amo le persone e voglio la pace nel mondo.

Vorrei rimanere in quel di Londra per qualche anno, in teoria anche di più, ma se nessuno di voi mi assume la cosa acquisisce contorni utopici perché tra 200 pound devo tornare a casa (cit.).

Mi rendo conto che la mia retail experience non è proprio huge, ma, vedete, penso di potermela cavare. Ho trascorso gli ultimi sei anni della mia vita ad erudirmi sulle gesta compiute da personaggi deceduti da secoli e non ho ancora perso il mio senso dell’umorismo, quindi presumo di essere in grado di accogliere i potenziali clienti con un bel sorriso e tanta giuoia di vivere stampata in fronte. Un’altra cosa: ho studiato tutto il Sabbatucci-Vidotto. Credo, dunque, di potere memorizzare senza fatica tutti i nomi dei vostri milkshakes/biscotti/ecc. Inoltre, beh, sono hardworking, flexible e voglio lavorare tantissimo come part of a team, sia ben chiaro.

E, per la miseria, È OVVIO che voglio lavorare per voi solamente per raggranellare qualche soldo mentre cerco di capire cosa voglio fare nella mia (non più tanto giovane) vita. No, non credo nella validità dei vostri prodotti e il mio sogno non è installarmi in saecula saeculorum nel vostro stand/chioschetto/negozio, per quanto buzzy e busy esso sia.

Grazie per il vostro tempo.

So call me maybe?

ps. Una di queste frasi (chiaro, riadattata ad uso e consumo del mio futuro eventuale employer in modo da non risultare troppo spocchiosa) campeggia realmente in una delle tante cover letter che ho inviato in giro. E non sto parlando di “grazie per il vostro tempo”.