Londra è più bella vista da sotto, fidati.

È domenica, siamo giovani e scattanti, viviamo in una delle città più cool del mondo (uno di quei posti in cui per annoiarti e/o vestirti male ti ci devi proprio impegnare a fondo).

Oggi non pensiamoci all’inoccupazione galoppante, dai, oggi facciamo qualcosa di entusiasmante.

Bene.

Andiamo ad aiutare Corgi che deve traslocare da un capo all’altro della città, mannaggia a lei.

Siamo partite da casa nostra (contrassegnata in rosso) per trovarci con la nostra amica Adorata Sebbene Tiranneggiante nel cerchietto verde pisello. Trolley munite (il mio, nello specifico, era grandezza-Barbie, però si ribaltava ogni due passi), arrancando ma con dignità, siamo giunte a destinazione (cerchietto azzurro).

NB: Corgi, in un impeto di boria, ha deciso di stabilirsi nell’unica via londinese situata sulla sommità di una collinetta. E dotata di marciapiede dissestato.

Ma ci siamo vendicate: le abbiamo spazzolato tutto il contenuto del Welcome Kit gentilmente offertole dallo studentato (e, inoltre, ho provveduto a inviarle un Hoot Owl of Death via Whatsapp).

I più attenti tra i miei cinque lettori si staranno chiedendo cosa rappresenti il cerchietto giallo in tutto questo. Bene, ci arriveremo a breve, non preoccupatevi.

Ieri, ossia domenica, non è stato solamente Il Giorno In Cui Abbiamo Aiutato Corgi Con Le Valigie, ma, anche e soprattutto, Il Giorno Del Derby.

Sarò sincera: del giuoco del calcio non me ne frega quasi niente. Diciamo che più che tifare sono simpatizzante dell’Inter (anche se, come mi fa spesso notare Marta, “simpatia” e “Inter” non possono stare nella stessa frase). Oh, non so cosa farci, sarà il glorioso Zanetti che mi sembra tanto Superman, sarà che Pazza Inter Amala è uno dei pezzi musicali più validi del ‘900, sarà che ho un debole per chiunque sappia perdere con dignità… Detto questo, ignoro quale sia la “nostra” posizione in campionato (che poi, altro che “nostra”, direi “loro”, mica ci sono io in campo) e il fatto che “noi” giochiamo di giovedì non mi crea alcun disturbo particolare. Insomma, detto chiaro e tondo, di ‘sta roba non ci capisco una mazza e, francamente, vivo bene così.

Ma vivo insieme al segretario del Milan Club di Massalengo, mica pizza e fichi.

Dopo il trasloco de fuego, dunque, avevo una Missione Della Massima Importanza da compiere: fare in modo che, entro le 19.45 ora locale, Marta si trovasse posizionata davanti ad una televisione. Beh, semplice dai, siamo a Londra, ci sono sessantamila pub, sicuramente qualcuno ci farà vedere il derby.

Errore: non la stessa sera in cui giocano Real Madrid e Barcellona.

E dunque cosa fare, dove andare a parare, come arginare l’ansia che iniziava ad attanagliare la mia roomie? È con innocenza e ingenuità (ci tengo a sottolinearlo) che ho pronunciato le seguenti parole: “Senti dai, andiamo in ‘sto posto a Soho, si chiama Bar Italia, giochiamo sul sicuro, dai”.

Siamo dunque andate al suddetto bar (cerchietto giallo).

E, in effetti, la partita l’abbiamo vista.

Ma a che prezzo.

Innanzitutto, più che “bar” sarebbe opportuno dire “corridoio”. Ecco, un elegante corridoio 2 metri x 7 dotato di comodi posti a sedere (= qualche sparuto sgabello situato lungo una delle pareti), in grado di accogliere una sessantina di persone (in piedi e schiacchiate tra loro, ovviamente).

Cosa dire degli avventori del locale?

Che marmaglia, santi numi, CHE MARMAGLIA.

Gente che entra nel Bar Italia la sera del derby e si stupisce che anche gli altri clienti siano italiani.

Gente alta due metri e mezzo che si piazza davanti allo schermo.

Gente che di punto in bianco si mette a sbraitare “OHHHFACCKIU’ JUST UACH’ DE GGHEIM AND SHADDAP’, SONO INTERISTA E DI MONOPOLI E NE SONO FIERA”.

Gente che, a secondo tempo inoltrato, afferma con compostezza “Si vabbè ma in fondo il Milan non sta giocando così male, l’Inter non riesce a superare la sua metà campo”.

Gente che inveisce per tre quarti d’ora dopo che l’arbitro ha estratto il cartellino rosso, pensando che fosse toccato a un giocatore del Milan, per poi urlare con gioia “Decisone giusta! Mano, MANO!” quando si rende conto che ad essere espulso è stato Nagatomo.

Mi duole comunicare che a perfomare questo ultimo atto di pochezza è stata proprio Marta. Escludendo questo piccolo cedimento, però, Il Segretario ha mantenuto un atteggiamento zen e da persona matura, ottenendo così la qualifica di Seconda Persona Meglio presente nel bar.

La Prima Persona Meglio, ovviamente, sono io, che ho capito quale fosse la “nostra” porta solamente dopo 5 minuti di gioco.

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