Abulia, ma proprio un sacco

Il telefono è ancora muto, lavorativamente parlando. Ho deciso che se va avanti così tra qualche giorno abbasso ulteriormente il tiro e punto ad occupazioni ancora meno gratificanti di quelle che sto cercando ora. La carriera da kebabbara si avvicina a grandi passi, MA VA BENE COSÌ. Spesso le grandi opere letterarie sono nate da situazioni di profondo disagio. Creerò grandi cose. Sì.

Le visite alla stanza proseguono.

Marta ieri non è caduta, ma in questa giornata può darci ancora soddisfazioni. Però anche lei è un po’ sottotono, perché si è svegliata pensando a un tizio del cartone CandyCandy che è morto cadendo da cavallo (non sono esperta del settore quindi la triste vicenda mi è fortunatamente sconosciuta).

Ho voglia di mangiare la pizza (oppure passatelli in brodo oppure lasagne vegetariane) ma non so come posso creare qualcosa di analogo con le mie provviste, che consistono in:

– Biscotti al cioccolato

– Tisana alla menta piperita

– Verdure di dubbia provenienza congelate e tagliate a pezzettini (in realtà credo che si tratti di polistirolo)

– 2 uova

– Patate novelle

– 3 formaggini

– Heinz Vegetable Soup

– Bustina di purè liofilizzato

– Cereali Fruit ‘n’ Fibre

– Mais

– Punto.

E non ho nemmeno voglia di accendere il forno /usare il tagliere / alzarmi dal divano. Ma sono contenta, sì, perché prima o poi questa pigrizia disarmante mi abbandonerà e diventerò la nuova Gordon Ramsay. Anche se, sinceramente, a me basterebbe anche essere capace di preparare una pastina senza bruciare il dado*.

*: Licenza poetica – esagerazione: trattasi di errore grossolano da me commesso solamente una volta e PARECCHIO tempo fa (…).