Tanta felicità nell’aria (e profumo di kebab)

Volevo intitolare questo post “Gente che se va avanti così presto andrà a lavorare dal kebabbaro” ma poi no. Positività è la parola d’ordine. Non devo pensare ai *coffcoff* anni che ho trascorso a memorizzare pure le note a piè di pagina e le bibliografie dei testi d’esame.

È un po’ dura, però. Probabilmente se potessi tornare indietro al giorno in cui ho deciso di studiare storia “perché mi piace” darei un calcio nei denti alla vecchia-me urlando “MAI NELLA VITA!”. Invece non posso, e mi ritrovo qui con tantissime nozioni interessanti su Lodovico Dolce e Juan Luis Vives che, anche se bizzarre e poco note, non credo che mi saranno utili per trovare un lavoro da un kebabbaro (per quanto colto egli possa essere). E si ritorna dal kebabbaro. È ciclico, vedete.

Va bene, ok, parliamo di cose positive.

Oggi e ieri NON ha piovuto per tutto il giorno (nel senso che ha piovuto eh, ma solo a sprazzi).

Ho comprato un cappottino rosso che è un ammore (anche se forse mi fa sembrare il soldatino di piombo, quello lì sfigato della favola – oppure, secondo il mio fidanzato, una delle guardie di Buckingham Palace).

Stiamo vivendo notti folli di feste con i roomies –> abbiamo iniziato la maratona di Harry Potter in lingua originale.

Sono tornata a correre nel parco (stavolta per almeno 7 minuti). È ufficiale: DETESTO questa attività. In teoria dovrebbe farti scaricare l’adrenalina e aiutarti a stare meglio. In pratica dopo 1/15 di giro del parco volevo solo mettermi a piangere come un agnello. E ora mi fanno male perfino i denti.

Le visite alla stanza vuota proseguono, cheggioia. Tra gli ultimi pellegrini annoveriamo:

  • Due coppie che potrebbero essere abbastanza gradevoli MA NON IN QUESTA CASA, perché, vi ricordo, noi NON VOGLIAMO nessuno.
  • Una coppia di italiani, meglio conosciuta come “Ma noi stiamo in un ostello che è molto meglio di questo posto”. Ecco, bravi, tornate lì, conoscete già la strada, ciao, ciao ciao, circolare, ciao.
  • Una coppia di ragazzi asiatici (lei abbastanza simpatica, lui non pervenuto – nel senso che non si è nemmeno degnato di venire a fare il tour della casa), altrimenti definibili come “But we live in a house better than this one” – Va bene, non fatemi ripetere che altrimenti divento noiosa, la porta è quella, addio.

Marta è caduta. Di nuovo. In mezzo a Trafalgar Square. Rovesciandosi rovinosamente da uno dei leoni. Vogliamo ricordarla con le sue ultime parole: “Senti Tandi io ci provo ad arrampicarmi, tanto cosa mai potrà succedermi, guarda, lo fanno pure i bambini. E poi sono assicurata”.

A dare la mazzata finale al mio umore ha provveduto con grazia il grande Mela, il quale, dopo avere indagato sul tema del post, ha detto con delicatezza: “Ma io direi gente che non trova lavoro nemmeno dal kebabbaro, se va avanti così”.

Ok.

No ma sto bene.

Da grande farò la lavapiatti, probabilmente, ma sto bene.

Nel frattempo Marta e il Mela stanno discutendo molto ecletticamente sul buddismo, sul quanto è grosso il Canada e sulla rimozione sicura delle chiavette USB.

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