Da grande farò la sommelier, probabilmente

Abbiamo un nuovo coinquilino.

Cinque pound a chi indovina la sua nazionalità.

Esatto, tra poco appenderemo la bandiera italiana fuori dalla porta e adotteremo come inno della Stamberga quello di Mameli. Siamo un cavolo di ghetto, porca miseria.

A parte queste ovvie considerazioni etnico-linguistiche il nuovo arrivato sembra essere ok, quindi ok.

E poi abbiamo fatto cose e visto gente.

Ieri sera siamo andate a casa di Lara, una collega storica che vive a Londra da qualche mese. La sua casa, come dire, quando ci sono stata in qualità di turista mi era sembrata un posto dignitoso dove vivere, anche se caratterizzato da qualche problema logistico (non so, la moquette, le macchie di umidità…).

Ieri mi è apparsa come una reggia. UNA REGGIA. Non riuscivo più a smettere di accarezzare i mobili. Hanno persino un tavolo VERO! E una CUCINA con SPAZIO sufficiente per starci dentro almeno in sei!

Dopo la cena principesca (= ho mangiato come se non ci fosse un domani, e a dire il vero domani, cioè oggi, si preannuncia povero gastronomicamente parlando, quindi ho fatto bene) siamo uscite con Luca&Luciano che erano in vacanza nella city. Andiamo in un pub a Paddington. Bene, ci sediamo nel pub, ordiniamo da bere nel pub.

Premessa: non bevo molto spesso e questa è stata la prima volta, da quando mi trovo a Londra, che sono andata al bancone a prendermi una pinta di qualcosa (di sidro, ma di questo ne riparleremo).

Segue scambio di sguardi imbarazzati con la bartender.

“…”

“…”

“…But how old are ‘ya?”

“Twenty-six.”

“……………………REALLY?”

“Ehm, yes?”

“…”

“… I don’t know, do you want to see my ID card maybe?”

“YES, PLEASE.”

“…”

“Because ‘ya know, ‘ya don’t look in ya’ twenties AT ALL”.

No, ma va bene. Lo prendo come un complimento.

Dicevo, mannaggia a me quando ho rinunciato alla mia canonica Coca Cola e ho deciso di prendere il sidro. E non un sidro qualsiasi (che di solito mi piace), ma una cosa super figa super aromatizzata super stagionata. Sto parlando del Wyld Wood Organic Cider, che dagli esperti viene descritto come “easy to drink” e con un “ripe apple aroma”. Ok, io che di beveraggi non capisco una mazza, fornirò il mio modesto parere (peraltro condiviso da tutti i presenti al mio tavolo).

Una schifezza.

Una VERA schifezza.

Passandoci il prezioso nettare di mano in mano, manco fosse una grolla dell’amicizia (perché da sola non sarei mai e poi mai riuscita a finirlo), ne abbiamo individuato i sapori e aromi principali:

– Disinfettante

– Funghi

– Scamorza affumicata

– Cheddar maturo

– Dixan

– Terriccio

– Acqua piovana

– Legno

Ma in realtà c’erano altre innumerevoli sfumature che purtroppo non siamo riusciti a cogliere appieno. Quasi quasi la prossima volta lo ordino di nuovo (ma ripensandoci, anche no).

E oggi, a grande richiesta, torna Corgi nella Stamberga!

Abulia, ma proprio un sacco

Il telefono è ancora muto, lavorativamente parlando. Ho deciso che se va avanti così tra qualche giorno abbasso ulteriormente il tiro e punto ad occupazioni ancora meno gratificanti di quelle che sto cercando ora. La carriera da kebabbara si avvicina a grandi passi, MA VA BENE COSÌ. Spesso le grandi opere letterarie sono nate da situazioni di profondo disagio. Creerò grandi cose. Sì.

Le visite alla stanza proseguono.

Marta ieri non è caduta, ma in questa giornata può darci ancora soddisfazioni. Però anche lei è un po’ sottotono, perché si è svegliata pensando a un tizio del cartone CandyCandy che è morto cadendo da cavallo (non sono esperta del settore quindi la triste vicenda mi è fortunatamente sconosciuta).

Ho voglia di mangiare la pizza (oppure passatelli in brodo oppure lasagne vegetariane) ma non so come posso creare qualcosa di analogo con le mie provviste, che consistono in:

– Biscotti al cioccolato

– Tisana alla menta piperita

– Verdure di dubbia provenienza congelate e tagliate a pezzettini (in realtà credo che si tratti di polistirolo)

– 2 uova

– Patate novelle

– 3 formaggini

– Heinz Vegetable Soup

– Bustina di purè liofilizzato

– Cereali Fruit ‘n’ Fibre

– Mais

– Punto.

E non ho nemmeno voglia di accendere il forno /usare il tagliere / alzarmi dal divano. Ma sono contenta, sì, perché prima o poi questa pigrizia disarmante mi abbandonerà e diventerò la nuova Gordon Ramsay. Anche se, sinceramente, a me basterebbe anche essere capace di preparare una pastina senza bruciare il dado*.

*: Licenza poetica – esagerazione: trattasi di errore grossolano da me commesso solamente una volta e PARECCHIO tempo fa (…).

Tanta felicità nell’aria (e profumo di kebab)

Volevo intitolare questo post “Gente che se va avanti così presto andrà a lavorare dal kebabbaro” ma poi no. Positività è la parola d’ordine. Non devo pensare ai *coffcoff* anni che ho trascorso a memorizzare pure le note a piè di pagina e le bibliografie dei testi d’esame.

È un po’ dura, però. Probabilmente se potessi tornare indietro al giorno in cui ho deciso di studiare storia “perché mi piace” darei un calcio nei denti alla vecchia-me urlando “MAI NELLA VITA!”. Invece non posso, e mi ritrovo qui con tantissime nozioni interessanti su Lodovico Dolce e Juan Luis Vives che, anche se bizzarre e poco note, non credo che mi saranno utili per trovare un lavoro da un kebabbaro (per quanto colto egli possa essere). E si ritorna dal kebabbaro. È ciclico, vedete.

Va bene, ok, parliamo di cose positive.

Oggi e ieri NON ha piovuto per tutto il giorno (nel senso che ha piovuto eh, ma solo a sprazzi).

Ho comprato un cappottino rosso che è un ammore (anche se forse mi fa sembrare il soldatino di piombo, quello lì sfigato della favola – oppure, secondo il mio fidanzato, una delle guardie di Buckingham Palace).

Stiamo vivendo notti folli di feste con i roomies –> abbiamo iniziato la maratona di Harry Potter in lingua originale.

Sono tornata a correre nel parco (stavolta per almeno 7 minuti). È ufficiale: DETESTO questa attività. In teoria dovrebbe farti scaricare l’adrenalina e aiutarti a stare meglio. In pratica dopo 1/15 di giro del parco volevo solo mettermi a piangere come un agnello. E ora mi fanno male perfino i denti.

Le visite alla stanza vuota proseguono, cheggioia. Tra gli ultimi pellegrini annoveriamo:

  • Due coppie che potrebbero essere abbastanza gradevoli MA NON IN QUESTA CASA, perché, vi ricordo, noi NON VOGLIAMO nessuno.
  • Una coppia di italiani, meglio conosciuta come “Ma noi stiamo in un ostello che è molto meglio di questo posto”. Ecco, bravi, tornate lì, conoscete già la strada, ciao, ciao ciao, circolare, ciao.
  • Una coppia di ragazzi asiatici (lei abbastanza simpatica, lui non pervenuto – nel senso che non si è nemmeno degnato di venire a fare il tour della casa), altrimenti definibili come “But we live in a house better than this one” – Va bene, non fatemi ripetere che altrimenti divento noiosa, la porta è quella, addio.

Marta è caduta. Di nuovo. In mezzo a Trafalgar Square. Rovesciandosi rovinosamente da uno dei leoni. Vogliamo ricordarla con le sue ultime parole: “Senti Tandi io ci provo ad arrampicarmi, tanto cosa mai potrà succedermi, guarda, lo fanno pure i bambini. E poi sono assicurata”.

A dare la mazzata finale al mio umore ha provveduto con grazia il grande Mela, il quale, dopo avere indagato sul tema del post, ha detto con delicatezza: “Ma io direi gente che non trova lavoro nemmeno dal kebabbaro, se va avanti così”.

Ok.

No ma sto bene.

Da grande farò la lavapiatti, probabilmente, ma sto bene.

Nel frattempo Marta e il Mela stanno discutendo molto ecletticamente sul buddismo, sul quanto è grosso il Canada e sulla rimozione sicura delle chiavette USB.

Brutte persone in da house

“Marta, ma tu non sei per niente preoccupata per il fatto che presto qualcuno verrà a disturbare il nostro ecosistema?”

“Veramente no… in realtà do già per scontato che saranno dei tizi orribili. E va bene così eh, ci sta che due persone su otto siano antipatiche, è un po’ come quando al ristorante ordini un piatto buonissimo che, però, ti viene servito insieme ad un contorno schifoso di barbabietole e cetrioli”.

Eggià.

Perché è vero che noi stiamo aspettando con rassegnazione Il Peggio, ma c’è da dire che viviamo con dei soggettoni di tutto rispetto. A ravvivare l’atmosfera della Stamberga, infatti, provvedono tre ragazzetti che insieme non arrivano ai 42 anni. No, va beh, hanno solamente qualche anno in meno di noi, ma sono dislivelli d’età che ti fanno sentire comunque una nonna Abelarda. Anche perché i nostri cari coinquilini hanno la simpatica abitudine di dire cose tipo: “XY è grande, è del ’91”. (MA STIAMO SCHERZANDO? Uno del ’91 a casa mia è un infante!)

Dunque.

A ravvivare l’atmosfera della Stamberga, dicevo (oltre ai numerosi tocchi fucsia approntati da Marta&me) abbiamo Il Mela, Gabriello e Trop, tre giovani virgulti poliedrici in cerca di lavoro. Anzi, a dire il vero Gabriello (per gli amici Gabriel, detto anche “Tra 240£ devo tornarmene in Italia”) ha appena trovato un impiego spostando l’aura della sfiga che ricopre la nostra abitazione in una posizione un po’ più accettabile. Trop (aspirante chef/parrucchiere/tuttofare dotato di canotta della salute) e Il Mela (giovane anima lirica che a volte ama vagare nei boschi ma che in realtà è una betoniera e mangia per sei) condividono una twin room e un’amicizia che a volte sfocia pericolosamente nella bromance, ma solo a volte.

Purtroppo il caro Trop è tornato temporaneamente nelle sue lande natie – ma don’t worry, già da domani tornerà ad essere dei nostri, per la gioia del Mela che potrà tornare a specchiarsi nei suoi occhioni la mattina senza essere costretto a fissare con tristezza un cuscino vuoto.

Tornando a bomba, Trop non c’è e ieri sera noi quattro superstiti abbiamo deciso di uscire. Gabriello, forte della sua prossima prosperità, voleva assolutamente fare serata. E va bene dai, siamo giovani, andiamo, usciamo, facciamo.

Brick Lane era deserta. Ebbene sì: Brick Lane era deserta. Ora, si sa che la movida inglese inizia presto, ma noi siamo usciti di casa alle dieci e mezza, mica alle due. E va beh, fa niente dai, camminiamo, vediamo, cerchiamo. Niente. Perfino il pub “Nostalgia-Metto su il Peggio degli anni ’70” ci ha chiuso i battenti in da face.

E vabè. Camminiamo, facciamo, andiamo, siamo giovani (qualcuno più di altri, ma dettagli). Prendiamo un bus diretto a Oxford Circus.

Ed ecco che Lei fa la sua comparsa.

“Oh, masse voleteandaare a bbalare viddico io qualchepposto – epperò tu ppàssa quellaabirra eh!”

Mazza Che Flash viene da Brugherio, ha 21 anni e tanta voglia di vivere. Ma proprio tanta. E con “voglia di vivere” intendo “voglia di presenziare a tutti i rave della Gran Bretagna”. E con “rave”, purtroppo, intendo proprio “rave”.

M.C.F. non ci ha mollati per un secondo, ma dico proprio uno. A Oxford Circus, ormai, eravamo già amiconi (=lei blaterava del più e del meno e noi annuivamo lanciandoci sguardi terrorizzati a vicenda). È scesa con noi dal bus e ha espresso con gioia la sua volontà di seguirci ovunque, a patto che andassimo semplicemente a bere qualcosa e non a ballare.

Ora. Non è che io sia proprio much of a dancer, ma a queste parole i miei lombi hanno iniziato a sentire un bizzarro desiderio di ritmo. Ma roba tipo che andava bene anche Doctor Jones degli Aqua (ma che dico, SOPRATTUTTO Doctor Jones degli Aqua).

Gabriello si è girato verso di noi e ha esposto la questione con estrema cautela:

“Allora… se andiamo in qualche posto a bere Mazza Che Flash sarà dei nostri. Se decidiamo di andare a ballare, però, NON viene con noi e SE NE TORNA A CASA SUA… cosa facciamo……?”.

Ê con ingenua ilarità che Marta ha pronunciato le seguenti parole:

“Dai allora andiamo a bere così stiamo tutti insieme!!!”.

Bene.

Andiamo in un locale.

Salta fuori che M.C.F.vuole portarci tutti in un casinò (“Un postottranquilloeh, ci ho speso solo 100£ l’altrasssèra, nientedichè”). E va beh, andiamo al casinò, entriamo nel casinò, ormai peggio di così non può andare, Marta, MARTA, ringrazia il cielo che sei assicurata và.

E poi niente, siamo lì che scendiamo lentamente le scale verso La Dannazione seguendo i capelli viola di M.C.F. Un gradino, due, tre, quando alle nostre spalle giunge il grido stentoreo del Mela: “OH MA GABRIELLO STA SCAPPANDO!!!”.

E in effetti eccolo lì che se la fila all’inglese.

Ma sono cose da farsi a 26 anni?

Ma vogliamo veramente mollare questa anima candida ed effervescente al suo destino?

Sì, vogliamo.

Forse è giunto il momento di condividere con voi il mio piazzamento alla gara dei cento metri che ha coinvolto tutti gli alunni della mia scuola media, *coffcoff* anni fa.

Penultima.

Sono arrivata penultima.

Comunque, in qualche modo me la sono cavata e siamo sfuggiti alle grinfie di M.C.F.

Sì, ma che paura eh. Abbiamo vagato senza meta per le viette intorno a Piccadilly Circus temendo di vedercela comparire davanti con l’espressione da So Cosa Hai Fatto. Ma poi non è apparsa. E giusto perché siamo scemi abbiamo deciso di andare a mangiarci qualcosa. In un localino illuminato a giorno. Sedendoci al tavolo più vicino alla vetrata. Perché uno si deve impegnare per giungere a questi livelli di astuzia.

Poi va beh, il karma ha compiuto il suo corso perché ci hanno pelato e la pizza ordinata da Gabriello gli è rimasta sullo stomaco fino a cinque minuti fa.

Quindi non preoccuparti, M.C.F., sei stata vendicata.

“Piove, vado a farmi un giro che magari ci scappa qualche foto artistica”

Expectation:

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Reality:

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