Oscar

Ho trovato il mio nuovo spirito guida e il mio nuovo spirito guida è Oscar, conosciuto anche come “Unsinkable Sam”.

(Perché è stato soprannominato “Sam” se si chiamava Oscar? Perché in realtà anche Oscar era un soprannome. Il vero nome di Oscar/Unsinkable Sam non lo conosciamo e, probabilmente, non lo conosceremo mai)

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Oscar/Sam è stato soprannominato “Unsinkable” (l’inaffondabile – traduco perché sono una persona carina) perché è sopravvissuto a tre (THREE) naufragi:

  • Quello della nave da guerra tedesca Bismarck (27 maggio 1941)
  • Quello della nave da guerra britannica HMS Cossack (27 ottobre 1941)
  • Quello della nave da guerra britannica HMS Ark Royal (14 novembre 1941)

Dopo il naufragio della Ark Royal Oscar venne ritrovato mentre si aggrappava a un’asse di legno, “arrabbiato, ma senza un graffio”.

La pittrice Georgina Shaw Baker, come tutti noi del resto, si è lasciata affascinare da questa storia e ha deciso di dipingere un ritratto di Oscar “Unsinkable Sam” mentre, naufrago per la terza volta nel giro di sei mesi, aspetta i soccorsi vivo, vegeto e incazzato nero.

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Forse non l’avevo detto prima: Oscar era un gatto.

Il ritratto di Georgina Shaw Baker è pregevole ma, a mio parere, non coglie le due caratteristiche principali del carattere di Oscar (ossia l’essere CORIACEO e INCAZZATO NERO).

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TIPO COSÌ

Non sono sicura al 100% che il gatto ritratto in questa foto sia Oscar, ma ve l’ho messa lo stesso in quanto A) Rende l’idea; B) Tutti gli articoli che ho trovato su Oscar la linkano, quindi al massimo posso dire che è colpa loro e non mia; C) L’Arte.

Se proprio vogliamo essere puntigliosi al massimo dobbiamo anche ammettere che non  siamo sicuri al 100% che la storia di Oscar sia completamente vera – però la raccontiamo lo stesso (sono passata dal singolare al plurale perché mi identifico come una parte del Tutto), in quanto A) Vogliamo sognare; B) L’Arte.

Il naufragio della Ark Royal ha segnato la fine della carriera navale di Oscar, che è stato prima adottato dal Governatore di Gibilterra e poi mandato in pensione in una Casa per Marinai a Belfast, dove è poi passato a miglior vita nel 1955 per cause naturali.

Possiamo sicuramente trarre vari insegnamenti dalla storia di Oscar, che per amore di brevitas (= non avevo voglia) ho deciso di sintetizzare così: ANDIAMO AVANTI CORIACEI E INCAZZATI NERI.

Voi vi chiederete “Come mai questa sofferenza travestita da spavalderia che trasuda dalle tue parole?”, io vi risponderò che ultimamente ho deciso di prendere delle decisioni interessanti e coraggiose, tipo mettere il pollo nella pasta. Ciao. Scherzo mamma non lo faccio. Per ora. Ciao.

EDIT DEL GIORNO DOPO:

TBS mi ha fatto notare che non ho spiegato come mai Oscar è passato con scioltezza dalla Kriegsmarine alla Royal Navy, quindi rimedio ora: subito dopo il naufragio della Bismarck è stato salvato dai membri dell’equipaggio della britannica HMS Cossack (gli stessi che, incidentalmente, gli hanno conferito il nome Oscar) (Il soprannome Unsinkable Sam è subentrato dopo il secondo naufragio). Passo e chiudo ciao.

Se vi interessa sapere di più su Oscar:

La sua pagina Wikipedia

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Adorabile

Articolo su Zmescience (da dove ho preso le foto)

Se invece vi interessa leggere la storia di un altro gatto intrigante:

Hodge, il gatto di Samuel Johnson, raccontato da una mente luminosa

 

Lista dei posti dove devo fare l’afternoon tea prima di schiattare

 

Siccome le sale da tè sono un argomento che mi agita (DEVO PROVARLE TUTTE. DEVO. TUTTE. PROVARLE. DEVO) cercherò di essere breve, sintetica e professionale.

Siccome sono sintetica e professionale spiegherò in modo stringato cos’è l’afternoon tea: è il tè che si beve, appunto, di pomeriggio e si beve accompagnato da cibarie varie (torte, scones e pasticcini, ma anche roba salata tipo tramezzini) (siamo sintetici e professionali quindi non sottolineerò il fatto che ho piazzato due rime in due righe).

PROCEDIAMO:

Lista dei posti dove devo fare il tè che si beve, appunto, di pomeriggio eccetera eccetera prima di schiattare

(In ordine crescente di prezzo)

(Perché siamo persone professionali)

The Orangery At The Fan Museum

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Cioè DAI. Foto presa da questo utilissimo sito: http://www.highteasociety.com

Questo posto meraviglioso si trova a Greenwich. Ha un prezzo più che abbordabile (8 pound per l’afternoon tea + 4 pound di ammissione al museo del ventaglio, che merita una visita per più di un motivo ma ne parlerò in un’altra sede perché altrimenti apro una parentesi troppo lunga) (se avete in programma un viaggio a Londra e volete saperne di più sui ventagli scrivetemi ihihi). So da fonti molto certe che le torte che vengono servite nell’Orangery sono ottime. ALLORA PERCHÉ NON CI SONO ANCORA ANDATA? MA PERCHÉ SONO DEFICIENTE, OVVIO.

Truly Splendid Vintage Tearoom

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http://ourhithergreen.com/2015/06/new-vintage-tearoom-for-catford/

Forse lo shabby chic ha rotto le palle, o forse no, ma non concentriamoci su queste inezie e pensiamo, piuttosto, al quadro d’insieme: devo andare a bere il tè in questo luogo. Truly Splendid è un po’ più scomodo da raggiungere rispetto all’Orangery, visto che si trova a Catford, ma si tratta di un sacrificio che noi (cioè io) siamo disposti a compiere. Prezzo: £12.95.

Victorian Afternoon Tea at The Morris Room, Victoria and Albert Museum

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Ho un debole (come tutti, del resto) per le refreshment rooms del V&A. Ho scoperto solo poco tempo fa che la domenica si può prendere il Victorian afternoon tea nella Morris Room (quella verde). Se l’afternoon tea è vittoriano cosa cambia rispetto a un afternoon tea normale, mi sono chiesta? Beh Tandi, mi sono risposta, cambia che i cibi che accompagnano il tè sono preparati seguendo (più o meno) le ricette che andavano in voga ai tempi della regina Vittoria. Logicamente qui i prezzi iniziano ad alzarsi (e a me inizia a ballare l’occhio sinistro): 30 pound.

The Library Lounge, Marriott Hotel County Hall

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Sarò sincera: voglio andare a bere/mangiare l’afternoon tea qui solamente perché È IN UNA BIBLIOTECA (e, incidentalmente, davanti al Big Ben). Poi possono anche servirmi delle tartine al cartone, per quello che mi riguarda. Prezzo: 36 pound.

The Gallery at Sketch

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Vabbè, qua scivoliamo nell’Ovvio, visto che lo Sketch è veramente molto conosciuto e (scivolo nell’Ovvio ancora una volta) meraviglioso. In realtà un po’ mi inquieta, anche perché da qualche parte nel loro sito ho letto che il dress code è “ART SMART” (COSA VUOL DIRE) (COSA VOLETE DA ME). D’altro canto, però, ho anche visto una foto dei bagni e penso che valga la pena andare allo Sketch anche solo per quel motivo. Siamo arrivati in fondo alla lista quindi, miei cari lettori, non sarete stupiti nell’apprendere che un afternoon tea allo Sketch costa 58 pound.

Nel caso voleste battermi sul tempo e andare in uno di questi posti prima di me ho due messaggi per voi:

  1. Vi odio.
  2. Ricordatevi di prenotare.

CIAO.

IL TACCHINO

Torno a scrivere perché devo esprimermi su una questione di fondamentale importanza e cioè IL TACCHINO.

IL TACCHINO (genere Meleagris, toh quante cose che si imparano nella vita) è un gallinaceo dall’aspetto nobile. La più antica rappresentazione del tacchino in pittura in Europa si trova nella Stanza degli Uccelli di Villa Medici a Roma, che Ferdinando I de’ Medici ha fatto affrescare a Jacopo Zucchi nel 1576-1580.

 

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Foto presa da Puntodincontro.mx. Io non sono (ancora) mai stata a Villa Medici, sì lo so IMPERDONABILE.

Oggi, però, non siamo qui riuniti per discorrere di gallinacei (anche se dovremmo farlo qualche volta, ci conto). Se volete informarvi meglio sul Meleagris AKA Tacchino vi rimando alla sua pagina Wikipedia.

Il TACCHINO di cui dobbiamo parlare in questa fresca giornata di luglio è QUESTO:

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https://thekeyboardhero.wordpress.com/2011/02/10/introducing-the-grand-gallery-of-awkwards/

Ossia il gesto che si ottiene nel momento imbarazzante che tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella vita; sto parlando di quel momento in cui noi intendevamo dare il cinque a un nostro compare e lui ha invece risposto con un fist bump (in italiano: “Dare il pugno”, che però non rende l’idea, credo). O il contrario.

“MA NESSUNO SI DÀ IL CINQUE ALESSANDRA, NON SIAMO PIÙ NEL 1988, SVEGLIA, MA DOVE VIVI”

Allora:

  1. Io vivo nel 1988.
  2. (Il 1988 è stato scelto in quanto anno di uscita del singolo “Gimme five” di Jovanotti)
  3. Darsi il cinque è molto bello (se si riesce trovare un modo per ignorare le occhiate compassionevoli di quelli che ti stanno intorno). La mia crew ed io ci diamo sempre il cinque, o anche il fist bump, quando andiamo a fare i pub quiz e azzecchiamo una delle risposte (quindi non molto spesso).

Esiste, però, un gesto ancora più soddisfacente del darsi il cinque, che è appunto quello DEL TACCHINO. La mia crew si scambiava involontariamente il gesto del tacchino da anni, questo però veniva di solito accompagnato da una risata + sguardi ancora più compassionevoli da parte di quelli che ci stavano intorno.

Tutto è cambiato giovedì sera, quando abbiamo avuto un nuovo acquisto al pub quiz, un nuovo acquisto molto valido che ha

  • Indovinato praticamente tutte le risposte del round dedicato a Ritorno al Futuro, cosa che ha suscitato molti batti cinque, fist bump e, naturalmente, TACCHINI.
  • Detto “Ma lo sapete che questo gesto ha un nome? Si chiama turkey”  (per mia mamma: “tacchino” in inglese) (mi immagino la risposta indignata “MA IO LO SO EH, MA PER CHI MI HAI PRESO) cambiando così la nostra percezione della gestualità, del modo in cui ci rapportiamo all’Altro, della vita, dell’Universo, di tutto quanto.

IL TACCHINO È, ORA, IL GESTO DELLA MIA CREW.

Questo significa che ogni tanto sbagliamo e ci diamo il cinque.

Ciao.

 

Progetto Howie: Everybody (Backstreet’s Back)

COS’È PROGETTO HOWIE + RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI 

Oggi è un grande giorno, perché oggi Progetto Howie torna ad allietare i nostri cuori e le nostre orecchie con la sua consueta carica di grande musica, talento esuberante e travolgenti emozioni.

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Lettura alternativa per i disinteressati: Quell’alpaca al guinzaglio: “La porto in auto e in paese”, la simpatica storia di un agricoltore di Montespertoli e dei suoi allegri alpaca chiamati Cristina, Marta, Duccio, Angela, Caterina e Antonio. Lorenzo (specifico: Lorenzo non è un alpaca, è mio fratello), visto che al momento ti trovi in Toscana potresti anche andarli a trovare (per chi non lo sapesse: mio fratello sta facendo il giro d’Italia in motorino, al momento è appunto in Toscana anche se le ultime news dicono che si è perso in una città che non riesce ad identificare).

MA TORNIAMO A NOI (E AD HOWIE).

La canzone di oggi è Everybody (Backstreet’s Back), il primo singolo tratto dall’album Backstreet’s Back, un album di ritorni, un album di conferme, un album di video musicali che, presi singolarmente, sono costati di più di tutti i video precedenti messi insieme.

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1997. Che nervoso quando la copertina del singolo non c’entra nulla con il video (cioè SEMPRE) ma anche maglioni molto belli, catenazze idem e, devo dire, pure le espressioni da “BEH COME LA METTIAMO?”

Ho scritto che la copertina del video non c’entra niente con il video perché, se la foto che abbiamo appena visionato ritrae cinque ragazzotti con il broncio vestiti da terriccio, il video che stiamo per analizzare è decisamente di ispirazione HORROR.

La trama è abbastanza semplice: i cinque stanno tornando a casa (DA DOVE? Ma non iniziamo a porci queste domande perché ho appena detto che la trama è abbastanza semplice e se individuiamo tutti i punti oscuri poi mi contraddico da sola e non mi va), dicevo, i Nostri stanno tornando a casa, l’autobus si rompe, trovano quindi rifugio in un castello abbandonato e, del tutto logicamente, si trasformano in mostri e fanno anche un balletto molto bello – balletto che vorrei imparare bene perché penso che possa sempre servire nella vita.

Howie ci fa sognare già dalla prima scena, dove indossa una deliziosa salopette e prova, senza successo, a fare una telefonata (mia riflessione: è lo stesso cellulare che gli vediamo in As Long As You Love Me? Perché è sempre Howie a fare le telefonate? Indagherò).

Le scene in cui Howie fa la parte del vampiro sono poche ma culturalmente elevate:

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Quello che ci (mi) interessa di più in questa sede è, però, IL BALLETTO. Ho scritto prima che questa danza può sempre servire nella vita, e infatti si rivela molto utile 1) Ai matrimoni; 2) Quando si torna a fare la spesa al proprio supermercato preferito dopo mesi di spese in posti inferiori; 3) Quando si torna a casa la sera.

Ora che ho ben sessanta minuti di pilates all’attivo sono diventata, com’è facilmente intuibile, una grande esperta di Movimento armonico/aerobico e Danza e ho quindi generosamente deciso di suddividere per voi la routine in tre mosse molto semplici e dai nomi evocativi:

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  2. Questa non riesco a caricarla in nessun modo, comunque si tratta del movimento sapiente di spalle e mani, si chiama Pura Arte perché è, appunto, Pura Arte e si può trovare seguendo questo link.
  3. giphy3

Riassunto finale

Che Howie fosse un grande attore l’avevamo già capito, ma le sue doti in ambito danzereccio si sono dispiegate a noi in tutta la loro vastità solo grazie a questo video. Bravo Howie, SEI UN GRANDE (“Sei un grande” va detto col tono di mia mamma quando vede De André alla tele) (ora che ci penso questa affermazione non potrà essere compresa appieno dalla maggioranza dei miei lettori, ma la vita, d’altronde, è spesso ingiusta).

Bonus

Everybody (Backstreet’s Back) è una canzone che l’autrice di questo Spazio non esita a definire ICONICA ed è stata spesso omaggiata in vari ambiti. Sottopongo quindi alla vostra cortese attenzione questa recente e gloriosa pubblicità di Just Eat:

CIAO.

Thornton’s Creek S1E02 – George Wandesford e il Karma

Cos’è Thornton’s Creek + riassunto delle puntate precedenti (che in questo caso è solamente una – ma non andiamo per il sottile dai) + bibliografia

Il 15 dicembre 1651 Alice Wandesford sposa William Thornton.

Alice, in realtà, non aveva per niente voglia di sposarsi. Arrivata a venticinque anni aveva già rifiutato due pretendenti e aveva deciso di passare una vita tranquilla da single grazie all’eredità ricevuta dai suoi genitori.

Perché quindi Alice ha sposato William? Perché era il 1651 e perché legarsi ai Thornton significava risolvere un bel po’ di problemi ai Wandesford. “Quali problemi?” chiederete voi, e io risponderò che beh, innanzitutto in quegli anni in Inghilterra c’era la guerra civile, e i Wandesford, che simpatizzavano per la monarchia, si trovavano circondati dallo schieramento opposto. Da qui i problemi, che possiamo sintetizzare con: minacce di espropriazioni di terreni (nello specifico: George Wandesford, il fratello di Alice, si era visto soffiare i suoi diritti ereditari sulle terre di Kirklington) (bel nome “Kirklington”, vero?), minacce di rovina economica, minacce generiche, eccetera.

È qui che entrano in scena William Thornton e la prospettiva del matrimonio.

William Thornton aveva un paio d’anni in più di Alice ed era il nipote di Richard Darley. Richard Darley ricopriva un ruolo molto importante all’interno di un comitato che si occupava, tra le altre cose, di espropriazioni.

Richard Darley voleva trovare una buona moglie a William Thornton.

William Wandesford era lo zio di Alice. William Wandesford voleva risolvere la situazione spinosa in cui si trovava la sua famiglia e ridare Kirklington a George.

William Wandesford e Richard Darley si mettono quindi d’accordo: io ti do mia nipote, tu mi dai Kirklington.

Come abbiamo già detto, Alice non sentiva il desiderio di sposarsi. Viene però convinta a compiere questo passo dalla congrega dei Wandesford, i quali, “con una spada in una mano e un complimento nell’altra”, insistono così tanto che, ci racconta Alice, “una libera scelta mi venne negata”.♠

Se a questo punto vi sentire ribollire nelle vene un combattivo sentimento di Indignazione sappiate che: 1) NON SIETE SOLI; 2) Siamo stati parzialmente vendicati dal Destino: infatti George Wandesford, il fratello di Alice, è morto praticamente cinque secondi dopo la messa a punto degli accordi tra William Wandesford e Richard Darley. George, infatti, è annegato nel fiume Swale, fiume che stava attraversando per recarsi a casa di suo zio e scrivere insieme a lui una lettera di ringraziamento a Richard Darley.

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Il fiume Swale. Immagino che la dipartita di George sia avvenuta in un punto più profondo di questo.

Ora lascio raccontare lo svolgimento degli eventi ad Alice. Racchiusi tra parentesi quadre trovate i miei fondamentali commenti e interpolazioni.

Mio fratello George pensava che fosse suo dovere ringraziare [Richard Darley] per questo favore […]. Quella notte passò da Hipswell [dove alloggiavano Alice e sua madre] per chiedere consiglio a mia madre […]. Cercando la sua benedizione, le disse che intendeva recarsi a Richmond da mio zio William, dove avrebbe scritto a Richard Darley […]. Mia madre disse che era necessario ringraziare [Darley] per la gentilezza che aveva dimostrato in tutta la faccenda, cosa che avrebbe fatto lei per iscritto, se solo non fosse stata occupata […] a preoccuparsi per me, che ero stata colta da un dolore acutissimo nella parte destra del mio collo […]; mia madre non aveva idea di quale potesse essere la causa, e mi aveva fatto un massaggio con l’acqua di rose […]. Queste furono le circostanze di questo strano dolore, che mi attanagliò ancora per mezz’ora, ossia fino all’ora esatta dell’annegamento di mio fratello. Ma procediamo con il racconto di quello che è capitato a lui [non so Alice, ci stai raccontando della morte di tuo fratello e per ora ci hai parlato di più del tuo collo che di altro, però fai pure cara, sei il nostro mito e ti capiamo e probabilmente il tuo dolore aveva origini psicosomatiche – come darti torto] [salto il pezzo del saluto tra George e Alice, che è stato affettuoso, perché lei era una persona superiore e gli voleva bene, o così sembrerebbe. Insomma: George saluta sua sorella e sua madre, salta in sella al suo cavallo e va verso il fiume. Per strada vede delle persone e chiede loro se il fiume poteva essere guadato senza problemi. Questi rispondono di sì. Il fiume, però, è molto pericoloso, perché soggetto a improvvise e forti inondazioni. Ma passiamo di nuovo la parola ad Alice]. [Della pericolosità del fiume] posso testimoniare io stessa, visto che sono stata molto vicina a morire in quelle acque, una o due volte, ma sono stata risparmiata (ringraziando Dio). [Io, Tandi, personalmente qui ci leggo: Dio ha salvato me e non George, gne gne gne]. Ma per tornare al triste racconto di quello che è successo a mio fratello […] alcune persone […] corsero subito verso lo Swale, ma videro solamente il cavallo uscire dal fiume dove George era caduto […]. Cercarono mio fratello in lungo e in largo, senza riuscire a trovarlo.♣

Care amiche, cari amici, care vecchiette del Devon che aspettavano con pazienza la nuova puntata di Thornton’s Creek da più di un mese, se siete arrivati fino a qui vi ringrazio commossa. Alla prossima. Ossequi.


♠ MS2 (se siete curiosi di scoprire il significato di questa sigla esoterica controllate la molto professionale bibliografia di Thornton’s Creek), p. 40. Traduzione mia e di chi se no visto che Alice l’abbiamo studiata in due.

♣ Anselmo (sigla esoterica pure questa), pp. 65-67. Traduzione sempre mia.