Toy Story (1, 2, 3 e 4 ma soprattutto 4)

ATTENZIONE: Nel caso il titolo non fosse abbastanza chiaro, ci tenevo a comunicarvi che in questo intervento parleremo della serie TOY STORY. Quei film con i giocattoli che sono vivi ma fanno finta di non esserlo però SONO VIVI. Se per caso non li avete ancora visti tutti e non volete incappare in informazioni che potrebbero rovinarvi la loro fruizione in un futuro prossimo o remoto, NON ANDATE AVANTI A LEGGERE. Ah mi sa che parlerò anche di altri film di animazione, quindi insomma se non volete spoiler non leggete. Per sicurezza.

toy story

FERMATEVI.

Fatto?

Ah già non potete rispondermi perché siete andati via.

PROCEDIAMO.

WoodyBuzz
Io sono Buzz e i lettori rimasti sono Woody

Ieri ho guardato Toy Story 4 e pure la fine di Toy Story 3 che avevo iniziato il giorno prima. Come vedete, due scelte molto sbagliate nel giro di ventiquattro ore.

Non sto dicendo che Toy Story 3 e 4 siano due film brutti. Sto dicendo: perché i film d’animazione devono per forza farci SOFFRIRE?

Complice Disney+ sto avendo modo di scoprire cartoni che non avevo ancora visto e riscoprire cartoni che invece ho visto 218228092 volte. Non ne ho visionati abbastanza per delineare un trend con sicurezza, ma mi sento di dire che negli ultimi anni l’obiettivo delle persone che creano questo tipo di prodotto sia quello di farci versare tutte le nostre lacrime. Così, di getto, mi vengono in mente:

  • I primi dieci minuti di UP! (No, non l’ho rivisto, stiamo scherzando? Mai più)
  • COCO. Coco. COCO. L’ho visto al cinema con TBSw e ne siamo usciti DEVASTATI. (No, non l’ho rivisto, stiamo scherzando? In realtà vorrei rivederlo perché era fatto molto bene ma tutte le volte che ci ripenso poi finisco a dirmi MAI PIÙ).
  • Inside Out. Anche questo l’ho visto solo una volta, ho anche rimosso gran parte della trama ma mi è rimasto impresso il fatto che SI PIANGE.
  • FINDING DORY. Molto bello eh ma UNA SOFFERENZA DALL’INIZIO ALLA FINE.

Soffrire, disperarsi e riflettere può anche essere catartico, ma UNA VOLTA OGNI TANTO. Non voglio STARE MALE ogni volta che guardo un film d’animazione. E invece ultimamente succede quasi sempre.

Apriamo una parentesi: devo riconoscere che il fatto che io da qualche anno pianga per qualsiasi cosa non aiuta. E dire che non ero partita così: ero partita coriacea e quasi insensibile, ero una che alla prima visione di Pearl Harbor non ha pianto perché “è un’americanata del cazzo”. Il declino è iniziato lentamente ma a passo deciso. Ho capito che avevo perso terreno quando mi sono ritrovata a piangere disperata davanti a una pubblicità dei (mi sembra) piselli surgelati (ho cercato di ritrovarla ma senza risultati, c’era tipo uno scuolabus e un – mi sembra – bambino che voleva approcciare una – mi sembra – bambina ma doveva aspettare il momento giusto e c’era una musichetta molto commovente ok cambiamo argomento).

Arriviamo dunque al centro della nostra disamina (vado a ricontrollare il titolo che nel frattempo mi sono dimenticata): TOY STORY. I giocattoli.

Non mi metto a spiegare i personaggi e la trama altrimenti facciamo notte; mi limiterò ad esprimere le mie sensazioni a caso (quindi come sempre, direte voi).

Vado:

Allora GIÀ Toy Story 3 mi aveva fatto INCAZZARE A BESTIA perché

  • Ho capito che Andy ha ormai quarant’anni per gamba e deve andare in college e non gioca più coi suoi poveri giocattoli e che i giocattoli sono giocattoli e quindi per loro natura sono molto più felici a stare con bambini piccoli che giocano con loro e non con adulti che al massimo li mettono su uno scaffale, quindi logicamente ha senso che Andy li regali a Bonnie (ATTENZIONE però: lui le chiede chiaramente “Me li tieni mentre vado al college?” quindi io per un po’ ho sperato che si trattasse di un prestito e che dopo qualche anno Andy potesse riprendersi QUELLO CHE È SUO DI DIRITTO. Invece no, a quanto pare glieli regala sul serio). Come lo sceriffo Woody ci ha ripetuto fino alla nausea, NOI SIAMO I GIOCATTOLI DI ANDY E DOBBIAMO ESSERE PRESENTI PER ANDY. Siamo i giocattoli di A N D Y. Non di Bonnie. Andy NON DEVE regalare i SUOI giocattoli a Bonnie. Ma vabbè, ripeto, il finale è deprimente però ha anche un suo senso (se non sei una creatura avida e attaccata agli oggetti come me), il cerchio della vita, essere generosi, bla bla bla.ken
  • Non so perché io abbia fatto partire un elenco puntato se devo già finirlo dopo solo un punto. Ho creato quindi questo punto giusto per dare una ragione d’essere all’elenco. Sono avida e materialista ma non sono senza cuore.

Passiamo a TOY STORY 4, ovvero all’AFFRONTO.

Toy Story 4 inizia e, dopo un flashback a dir poco devastante dove ci mostrano l’addio tra Woody e Bo avvenuto anni prima, ci ritroviamo catapultati nel presente: un presente dove Bonnie ha adottato i giocattoli di Andy MA SNOBBA TOTALMENTE WOODY. Lo lascia marcire nell’armadio (INACCETTABILE). E Woody come reagisce? Ha il cuore spezzato MA CERCA IN TUTTI I MODI DI AIUTARE BONNIE. Si autonomina baby sitter del giocattolo-forchetta che ha le crisi di identità e che vuole buttarsi tutti i momenti nella spazzatura (apro l’ennesima parentesi per dire: mood).

Forky
Io quando devo presentarmi a qualcuno che non conosco.

Ed ecco che entra in scena Gabby, la bambola inquietante nel negozio d’antiquariato. Gabby vuole rubare la voice box (non per fare quella che non sa parlare in italiano, anche se basta leggere quello che ho scritto fino ad adesso per capire come siamo messi – spoiler: male -, insomma, non per fare QUELLA persona, ma come si dice? Casella vocale? Mi suona strano) insomma dicevo Gabby vuole rubare la casella vocale di Woody  perché la sua è rovinata; ci prova in tutti i modi ma poi, dopo che gli racconta una storia lacrimosa su come alla fine lei voglia solo avere un’altra possibilità e trovare un bambino con cui giocare WOODY GLIELA CONSEGNA SPONTANEAMENTE!!! Woody ho capito che sei un animo nobile ma fammelo dire: STIAMO SCHERZANDO?

buzz

Il film finisce in bellezza con Gabby la ladra che ha il suo lieto fine (inaccettabile), Woody che è rotto e finisce abbandonato al luna park perché A BONNIE NON FREGA NIENTE DI LUI ma lui è comunque felice perché ha ritrovato Bo –

(Mi interrompo un attimo: io veramente spero che non sia rimasto nessuno che non sa di cosa stiamo parlando perché letti senza contesto questi sembrano i lamenti strazianti di una mente confusa)

E POI IL PEGGIO DEL PEGGIO: Woody che rimane tutto giulivo al luna park mentre BUZZ E GLI ALTRI VANNO VIA CON BONNIE MA STIAMO SCHERZANDOOOO MA STIAMO SCHERZANDOOOOOOOOOOOOOOOOOOO CON SCENA FINALE DI WOODY E BUZZ CHE DICONO VERSO L’INFINITO E OLTRE SAPENDO CHE NON SI VEDRANNO MAI PIÙ MA! STIAMO! SCHERZANDO!

woody

Parliamo per un attimo anche del risvolto economico della faccenda: Woody, come ci hanno fatto sapere nel secondo film della saga, vale FIOR DI QUATTRINI. È un giocattolo RARO. Un giocattolo che va trattato CON CURA. Non si tratta di un giocattolo che deve far cambio di caselle vocali come se si trattasse di caramelle e che soprattutto NON DEVE FINIRE A VAGARE IN UN LUNA PARK SENZA AVERE UN BAMBINO CHE SI PRENDA CURA DI LUI!

Ma stiamo scherzando?

La chiudo qui (in realtà avrei tantissime altre cose da dire) perché devo preparare da mangiare. Salmone e verdure. Lo dico per far capire che comunque sono un’adulta responsabile.

Un saluto arrabbiato. Ciao.

Un elenco di cose

TBSw sta impastando in diretta FaceTime insieme a sua mamma (in realtà sua mamma sta preparando gli arancini). In un’altra casa e in un altro Stato, mio fratello sta lavorando nell’orto. In altre case, in altri Stati, tante idee, tanti libri, tante teorie, tanti bulbi, tante pizze, tante cose stanno prendendo forma. Newton ha formulato la legge di gravità mentre era in quarantena per la peste (questa informazione non c’entra molto se consideriamo la linea temporale ma prima l’ho letta e ho rosicato quindi la comunico anche a voi).

Mi piacerebbe dire che in questo momento che ci invita all’introspezione io sto reagendo con l’Opera Definitiva. Mi piacerebbe, ma mentirei.

Cose Degne di Nota Che Sto Facendo:

  • Sto tenendo un quaderno dei pensieri da far leggere in futuro a 1) Me stessa; 2) I miei eventuali nipoti (eventualità un po’ remota e/o ottimista); 3) IL MONDO (eventualità megalomane). A volte mi dimentico di compilarlo, il che è comprensibile visto che le mie giornate sono molto piene e dense di avvenimenti e cose da fare tra divano cucina e finestra. È veramente molto coinvolgente, ben scritto e per niente lagnoso. Vi faccio un riassunto in esclusiva:

     

  • Mi sto appassionando alla PULIZIA DEI PAVIMENTI con IL VAPORETTO. Mi fa sentire parte di una squadra speciale emergenza disinfestazioni. Poi c’è il bonus della pulizia pori grazie all’azione del vapore. Mamma mia che tristezza meglio passare al prossimo punto elenco.
  • Sto guardando Shrek. Il primo film. Tutte le cazzo di sere. Mi rilassa e mi fa sentire al sicuro. Quindi lo guardo per addormentarmi. TUTTE LE CAZZO DI SERE DA *controlla il calendario* DAL QUATTORDICI MARZO. Praticamente è andata così: ero un po’ in ansia a causa dell’Argomento X ed erano un paio di sere che non riuscivo a dormire. A un certo punto mi sono detta: “Vabbè, visto che non devo dormire mi guardo Shrek” e da qualche parte tra la scena delle tre principesse nello specchio e il primo incontro tra Ciuchino e il drago MI SONO ADDORMENTATA! Squadra che vince non si cambia e quindi eccoci qui Shrek & io going strong ancora insieme dopo due settimane. Questa mia situazione solo all’apparenza monotona e lievemente preoccupante in realtà presenta notevoli vantaggi: 1) Potrei scrivere un’Opera di Analisi su Shrek (solo sul primo film, in particolare sui primi venti minuti); 2) Ho la risposta pronta quando qualcuno mi chiede “Cosa stai facendo in questo periodo?” (“Sto guardando Shrek”. BOOM. Drop the mic).
  • Alcuni chiarimenti sul punto precedente per mia mamma: non dormo tutta la notte con la televisione accesa, la spengo appena sento che mi viene sonno, cioè dopo quindici-venti minuti di Shrek. Sto bene tutto ok.
  • Sto giocando a Ticket to Ride insieme a TBSw. In realtà la frase corretta sarebbe sto STRACCIANDO TBSw a Ticket to Ride. Ticket to Ride è un gioco (sì lo so, io odio i giochi! Non so perché questo mi piaccia. Chiaro segno dei tempi che cambiano e della mia delicata situa di questo periodo) dove bisogna creare dei percorsi con i treni e chi riesce a completare i suoi percorsi con successo prima che finiscano i blocchetti che andranno a far parte dei treni e poi ci sono delle carte da pescare cioè in realtà non le peschiamo fisicamente visto che ci giochiamo tramite app ma insomma poi in queste carte puoi trovare la locomotiva che è un jolly insomma molto carino.
  • Sto navigando a tutta birra nel catalogo di Disney+: ieri ho visto per la prima volta Finding Dory ed è un CAPOLAVORO (non guardatelo se siete vulnerabili perché fa piangere per quasi tutto il tempo) (ripensandoci, non guardatelo).
  • Sto bene tutto ok.

Ciao a presto

shrek 2

Pane, amore e mattoni

Sono finalmente riuscita a parlare con mio fratello. In questo mondo di tecnologia sempre più pervasiva non dovrebbe essere complicato riuscire a comunicare con una persona anche se questa persona è lontana: questo ragionamento, però, non è valido se la persona con la quale state cercando di comunicare è mio fratello.

Mio fratello non ha uno smartphone, quindi Whatsapp e simili sono fuori discussione. Al momento lui è in Italia e io in Inghilterra, quindi una telefonata modalità classica potrebbe essere un’opzione troppo costosa. Mio fratello in teoria usa Skype, in pratica al momento ha un computer talmente vecchio che quando ha provato ad aggiornare Skype alla nuova versione il browser si è incazzato e ha voluto essere aggiornato pure lui alla nuova versione, e allora Skype si è accorto che dopotutto c’era una versione ancora più recente e allora eccetera.

Taglio corto: siamo riusciti a chiamarci tramite FACEBOOK. Questa è una grandissima rivincita per Facebook e uno schiaffo morale bello forte rivolto alla parte più profonda della mia anima, perché è da anni che me la meno dicendo che io non uso più Facebook, che non mi piace, che bla bla bla e invece oggi Facebook mi ha salvato il culo. NON DIMENTICHERÒ IL TUO PREZIOSO AIUTO DI OGGI SOLDATO FACEBOOK. NON LO DIMENTICHERÒ.

Comunque: sono riuscita a parlare con mio fratello, che al momento si trova da solo e passerà da solo, in quieta riflessione, il prossimo periodo (Sto girando intorno al tema X di queste settimane come gli struzzi ballerini di Fantasia con il fiocco blu giravano intorno allo struzzo con il fiocco rosa. Non ne parlo esplicitamente per varie ragioni – una delle quali è che non mi va).

Come spesso capita di fronte alle difficoltà che la vita ci pone davanti le nostre modalità di comportamento sono opposte. Io, nonostante lo stile pacato che trapela dalle righe che sto scrivendo in questo momento, costruisco mattone su mattone e smantello a fatica, sempre mattone dopo mattone, scenari apocalittici da quando ho iniziato a interrogarmi sul senso della vita (quindi da quando avevo più o meno sei anni). Mio fratello invece avrebbe potuto fare “Ci preoccuperemo quando sarà il momento” di secondo nome, se non fosse stato così lungo.

Cosa intende fare in questo periodo Lorenzo Ci preoccuperemo quando sarà il momento MioCognome?

IL PANE.

penguin

Lorenzo Ci preoccuperemo quando sarà il momento MioCognome ha recentemente imparato a fare il pane e dice che è una figata, che a me piacerebbe tantissimo, perché, cito, “È come un bambino piccolo, cioè lo devi lavorare ma poi c’è questa pallina che deve riposare, e ti rilassa, e poi ci puoi mettere i semini o quel cazzo che vuoi, però ATTENZIONE devi essere nella giusta disposizione d’animo perché ad esempio se sei nervoso LORO LO SENTONO e non va bene”.

“Loro chi?”

“IL LIEVITO! Sono esseri viventi”

“Chi?!”

“IL L I E V I T O!”.

Sono tentata di imitarlo, anche se il mio ultimo esperimento culinario mi guarda con aria derelitta dalla cucina e mi sta chiedendo “Sei sicura?” in un linguaggio che solo noi due capiamo (il linguaggio del Senso di Colpa).

Il mio ultimo esperimento culinario è una torta al cioccolato che ho fatto (= ho provato a fare) ieri sera. Di solito sono abbastanza brava con le torte, se seguo le ricette – e se seguo solo ricette etichettate come SEMPLICE, o VERAMENTE FACILISSIMO, o ancora POTETE FARVI AIUTARE DAI BAMBINI o FRANCAMENTE IMBARAZZANTE, oppure, ancora meglio, A PROVA DI SCEMO. Ieri sera però mi sentivo giovane, impetuosa, mi sentivo del tipo si vive una volta sola, mi sentivo che potevo aprire le ali e volare via nel cielo mentre intorno a me risuonavano le note di We Are the Champions: ho improvvisato.

È uscito fuori un mattone.

TBSw ne ha mangiato un pezzo, ha detto con falsità commovente “BUONA” e subito dopo ha rischiato di strozzarsi perché il malloppo gli si era incastrato nell’esofago.

Finché non la finiamo non posso provare a buttarmi nella panificazione. Ci vediamo quindi nel 2021, pane. E un saluto anche a voi, LIEVITO.

Ciao.

 

Il Ritorno del Re

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Di solito scrivo le mie tre cazzate, le rileggo con un occhio aperto e l’altro chiuso, giusto per dire che le ho controllate, ma senza controllarle veramente perché se una le controlla veramente poi subentra la decenza/dignità e la decenza/dignità farebbe (farebbero?) cancellare tutto –  E DOPO procedo ad affibbiare un titolo alla mia Creazione.

Questa volta sta funzionando un po’ al contrario, ossia mi sono messa al computer con solo una cosa già decisa: il titolo. Il resto, mi sono detta, arriverà da solo. E infatti guarda come stiamo andando filati, ho già scritto sette righe parlando DEL NULLA, sono molto compiaciuta.

Voglio però chiarire immediatamente una cosa: anche se il titolo lascia intuire che, visto che si sta parlando di un ritorno, e la persona che sta tornando sono io su questo Spazio, allora IL RE sono io. Sembra, dunque, che io stia dicendo: “Ebbene sì, sono Aragorn”. Voglio essere molto chiara su questo punto, reader (piccola parentesi: sto leggendo Jane Eyre, poi ne parliamo con calma se volete, anzi, anche se non volete): io non credo di essere Aragorn. Penso che il massimo a cui posso puntare è un miscuglio tra Frodo (NESSUNO PUÒ CAPIRMI, MI PORTO DIETRO UN ENORME FARDELLO, QUESTA È UNA MISSIONE ALLA QUALE PARTECIPO DA SOLO, IO, IO CHE NON HO VOGLIA DI FARE L’EROE MA SO CHE LO DEVO FARE COMUNQUE, e ok, anche Sam ma non parliamo di lui parliamo di ME e del mio SACRIFICIO e della mia vita da EROE DEI NOSTRI TEMPI UN PO’ MALEDETTO UN PO’ CHE NON VOLEVA QUESTO PESO), Barbalbero (per la velocità dei movimenti) e lo hobbit medio che vive in una deliziosa casetta tonda e che si spacca di seconde colazioni.

Anzi, ora vado su google a cercare un quiz del tipo Che Personaggio del Signore degli Anelli Sei e vedo se la mia sensazione è quella giusta. Torno subito.

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ECCALLÀ

Va bene.

Tutto quello che ho scritto fino ad adesso si può riassumere in:

  1. Non sono certamente Aragorn
  2. Però sono tornata.
  3. (Di nuovo)
  4. (A presto)
  5. (Stavolta sul serio)

CIAO

 

Andare a vedere case a tre metri di distanza dalla tua

Sì raga questo spazio è diventato uno spazio dove si parla di case in maniera ossessiva.

conspiracy map
Io

Buongiorno.

Oggi parleremo del Sogno, illustreremo una linea di condotta che tutti almeno una volta nella vita devono provare, descriveremo uno scenario che regala a chiunque l’idea di avere (quasi) tutto (più o meno) sotto controllo:

Sto parlando di

Andare a vedere case a tre metri di distanza dalla tua

(come dice anche il titolo, del resto)

Raga: è BELLISSIMO. Partiamo dall’ovvio: nel caso la ricerca vada a buon fine, e tu finisca effettivamente ad abitare a tre metri da dove abiti adesso, faresti il trasloco più facile e ridicolo della storia (CHE È QUELLO A CUI AMBISCO). Durante il trasloco tu puoi posizionarti nella casa nuova, il tuo partner rimanere in quella vecchia e farvi ciao con la manina (o costruire una specie di funivia (?) rudimentale sulla quale far passare gli scatoloni, non so non me ne intendo di queste cose io ho un animo artistico).

Ma lasciamo da parte l’idea del trasloco: anche la semplice ricerca ci regala emozioni positive.

  1. Non devi porti il problema della zona: CONOSCI GIÀ LA ZONA. Non devi chiederti: eh ma chissà se la strada è rumorosa, chissà che supermercati ci sono nei dintorni, chissà se gli autobus sono affidabili – SAI GIÀ TUTTO.
  2. Puoi andare a fare un sopralluogo del palazzo che andrai a vedere ancora PRIMA della visita ufficiale (da fuori intendo. In questo Spazio siamo molto attenti alla legalità e al rispetto degli spazi privati altrui).
  3. La parte più bella però rimane la visita ufficiale con l’agente, visita in cui ti mostrerai progressivamente (risultando quasi inquietante) rigonfio di Conoscenza sul quartiere, la struttura dell’appartamento, la Vita, l’Universo e Tutto Quanto. Ora vado a capo e vi illustro degli esempi pratici, esempi presi dalla vita di una persona a caso (io). Ma prima vi spiego perché sarai a conoscenza ANCHE della struttura dell’appartamento: visto che a Londra gli appartamenti nuovi li stanno costruendo tutti uguali (non scherzo amiche e amici: tutti uguali. Sono fatti più o meno a rettangolo. Tu entri e c’è un’anticamera corta, sulla destra hai il ripostiglio, sulla sinistra il bagno. Vai avanti di due passi e sulla destra hai la cucina/sala in un unico ambiente, sulla sinistra la camera da letto. Le finestre/balcone sono solo da un lato e si aprono su sala e camera dal letto. Il bagno dunque non ha finestre. Poi ovviamente ci sono le eccezioni ma nel 90% dei casi gli appartamenti nuovi, o almeno tutti quelli che ho visto, che sono tanti, sono così). DICEVO. Visto che a Londra gli appartamenti nuovi li stanno costruendo tutti uguali, tu se vivi in un appartamento nuovo e cerchi un appartamento nuovo SAI GIÀ come sarà fatto. Fine.

Ma passiamo agli

Esempi pratici presi dalla vita di una persona a caso (io)

Ieri siamo andati a vedere due case nel nostro quartiere.

Della seconda casa non parliamone perché mi ha fatto soffrire (era un buco ma aveva un balcone con vista su Canary Wharf questo rimpianto me lo porterò dietro nel corso degli anni però era veramente un po’ un buco non si poteva fare).

La prima casa, molto bella, aveva un piccolo problema (affaccia su un cantiere. Anche casa nostra affaccia su un cantiere, seppur in modo meno diretto. Si tratta dello stesso cantiere. Dopo due anni a vivere davanti a un cantiere non ce la possiamo fare), quindi alla fine abbiamo deciso di scartarla.

La cosa divertente (se cercate casa anche voi saprete che dopo un po’ si raggiunge uno stato di esaurimento nervoso tale che si iniziano a trovare divertenti cose a caso) è che c’era una bici in anticamera – questo nonostante avessimo letto che il palazzo è dotato di un parcheggio apposta per le biciclette. Al che TBS ha chiesto con aria innocente del parcheggio delle biciclette, MA IN REALTÀ NOI SAPEVAMO TUTTO. Sapevamo perché abbiamo anche noi lo stesso problema, ossia anche il nostro palazzo ha un parcheggio per le biciclette e anche noi la bicicletta la teniamo in casa. Praticamente: nel nostro quartiere gira una simpatica banda di ladri di biciclette e se lasci la bicicletta fuori dal tuo appartamento non dico che poi il giorno dopo non la ritrovi, ma dico che ci sono forti probabilità che la ritrovi senza ruote. TUTTI si portano la loro bicicletta in casa.

Ora che scrivo a voi mi viene da pormi una domanda: tra cantiere e ladri di biciclette, perché esattamente voglio rimanere in questo quartiere? Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.

Vi lascio con un altro episodio (poi me ne vado lo giuro). Quando abitavo ad Hammersmith con Marta (episodio dunque risalente al 900 a.C.) la via di casa nostra, una traversa di Fulham Palace Road, era abbastanza rumorosa: passavano macchine, c’era un pub a due passi da casa, la domenica mattina passava la polizia A CAVALLO – voi direte: “Mah, mi sembra sempre meno rumoroso di una volante”, e io vi dirò: “VI DIRÒ”. Dopo qualche mese, quando io sono andata a vivere con TBSw e Marta con Charlie, io, non so perché, ero andata a vedere un appartamento proprio in quella via, proprio SOPRA IL PUB. Anzi, lo so perché: al 90% per chiedere all’agente “Questa zona è rumorosa?” e poi rispondere al posto suo. Sì ho una vita per certi versi vuota.

Ciao a tutti.